Info Sannio

De Luca: “Il Pd vive come gli ebrei negli anni delle leggi razziali: braccati, umiliati e senza patria”


(ilfattoquotidiano.it) – Per lui il Partito democratico appare come “un corpo estraneo nella società italiana”. Ma non solo. Perché il governatore della Campania Vincenzo De Luca si spinge oltre nel definire l’attuale fase dei dem, che con il mandato esplorativo affidato a Roberto Fico verificheranno una possibile intesa con il Movimento 5 Stelle per costituire un governo. “Il Pd vive come gli ebrei negli anni delle leggi razziali: braccati, umiliati e senza patria”, ha detto De Luca che, a margine di un’iniziativa Pd a Napoli, ha poi proseguito: “Dopo la sconfitta ripartiamo dalla gente in carne per riflettere sugli errori di questi anni. Renzi ha tentato l’assalto al cielo con la modernizzazione dell’Italia con risultati importanti sul mercato del lavoro e diritti civili ma nella sostanza non ha prodotto risultati. Per questo serve una riflessione spietata e non consolatoria”.

Il governatore ha poi criticato il suo partito, a partire dalla sicurezza urbana. Per lui è questa “la principale emergenza che esplode, pensate alle scuole, ai quartieri, alla violenza giovanile, alla perdita del principio di responsabilità. Sulla sburocratizzazione hanno complicato la vita degli italiani con decisioni come il nuovo codice degli appalti su cui mi ero permesso di fare qualche valutazione critica“. E ricorda che “sulla giustizia, una riforma vera e seria non è stata messa in campo”.

Quanto invece alla situazione del Sud, ha precisato: “Avremmo dovuto trovare il coraggio di mettere a punto un piano per il lavoro, due anni fa avevo lanciato un piano da duecentomila posti. A questo si aggiungono situazioni nei territori che vedono un Pd contestato non solo per ragioni programmatiche ma perché privo di dignità, unità, compattezza, serietà, sobrietà. Ci vuole quindi un’operazione verità, altrimenti ci si riduce a una funzione marginale del Pd“. Infine ha commentato anche il risultato delle regionali in Molise, dove ha vinto la coalizione di centrodestra (con la Lega dietro a Forza Italia) e il Movimento 5 Stelle è il secondo partito. Un risultato che per De Luca era “ampiamente previsto, nessuna novità”.


Le false premesse dell’Aventino imposto da Renzi


(Enrico Palumbo – glistatigenerali.com) – Conviene riflettere un po’ sulla storia, ma anche sull’attualità, con quegli esponenti democratici e i loro seguaci tra gli elettori che sono promotori della campagna per l’«Aventino» del Pd e che, slogan #senzadime in punta di tastiera, insultano gli esponenti del partito favorevoli al dialogo con il M5S.

In un sistema proporzionale non esiste il «mandato per fare opposizione», benché sia necessario tenere conto delle variazioni tra un’elezione e l’altra: un partito che ha perso il 7% rispetto al 2013 e oltre il 22% rispetto al 2014 non può pretendere che il dialogo parta dall’inappellabile difesa dell’eredità dei cinque anni trascorsi (“Jobs act”, “buona scuola”, bonus e mance varie, riforma costituzionale, banche…), perché si presume che proprio gli aspetti salienti e più contestati della precedente esperienza governativa siano le ragioni della sconfitta. Saggio sarebbe sedersi a un tavolo e verificare come questa eredità può essere conciliabile, con correttivi, con le istanze degli interlocutori.

Non si può nemmeno contestare al M5S la scelta di tenere aperti i “due forni”, cioè la possibilità di allearsi sia con la destra sia con la sinistra, enfatizzando alcuni aspetti o altri del proprio programma. Non è strano che ciò avvenga, né sarebbe la prima volta. Vent’anni di finto maggioritario ci hanno illuso che dalle urne possa sempre uscire una maggioranza chiara, ma non è mai stato così, nemmeno in questi vent’anni. Le coalizioni vincenti, dal 1994 in poi, sono sempre state coacervi complessi e confusi di liste e personalità quasi sempre in contrasto tra loro e spesso erano i risultati della parte proporzionale a determinare gli equilibri nei governi in formazione. La breve durata dei governi Prodi e la moltiplicazione delle accuse di “tradimento” nel campo berlusconiano sono gli esempi più evidenti che non abbiamo mai avuto vere e stabili maggioranze di governo.

Oggi siamo tornati quasi alla normalità, nella tradizione italiana ed europea: un sistema per lo più proporzionale che comporta l’apertura di tavoli successivi alle elezioni. E la necessaria ricerca di un compromesso. E’ in fondo meglio così: ora che il sistema è diventato tripolare (salvo che nel Pd prevalga la tentazione renziana di trasformare il partito in un circolo famigliare, seppur minuscolo, tipo il Pri di La Malfa), sarebbe squilibrato un premio a una coalizione che sia lontana dalla maggioranza assoluta di 10-15 punti.

Nel corso della storia repubblicana, il partito centrale del parlamento, la Democrazia cristiana, ha sempre avuto la possibilità di giocare su più tavoli, variando le alleanze: dopo la fine dei governi eredi del Comitato di liberazione nazionale (1947) e fino alla nascita del Pentapartito (1981), nei governi guidati dalla Dc erano alternativi i liberali e i socialisti e la maggioranza con gli uni precludeva la maggioranza con gli altri. L’ingresso di un partito o dell’altro al governo significava anche variazioni (a volte minime) di alcune scelte di politica economica o sociale, che però trovavano agganci in alcune componenti più conservatrici o più progressiste presenti nella stessa Dc: è la natura plurale dei partiti interclassisti e “nazionali”. Lo stesso Renzi aveva immaginato un destino simile per il Pd, con l’idea del “partito della nazione” pronto a ad aprire svariati forni con la destra o con la sinistra, salvo farsi soffiare l’idea e il successo dell’iniziativa dal M5S, forse anche perché in quel partito non aveva previsto il pluralismo necessario in un progetto a vocazione maggioritaria.

Certo, rispetto a oggi, la Dc doveva compiere passi spesso traumatici prima di giungere a un cambio di maggioranza, spesso con un combattuto congresso: si pensi al lungo e faticoso, ma fruttuoso, processo di apertura ai socialisti. Oggi al M5S basta una telefonata dalla Casaleggio Associati o una votazione su un blog. Ma che differenza c’è tra questo metodo, che i renziani contestano, e la convocazione di un’assemblea di corrente in una vecchia stazione ferroviaria, dove negli ultimi anni si sono tracciate le linee di governo e di leadership di partito?

Anche nell’Europa continentale si discute dopo le elezioni, con l’eccezione della Francia, dove la forma semipresidenziale accentua il successo del partito del presidente eletto. Ma anche lì del resto le liste vincenti sono a loro volta frutto di ampie aggregazioni, spesso contraddittorie. Altrove però il modello è molto più simile a quello che abbiamo oggi in Italia: partiti che, dopo essersene dette di tutti i colori nel corso della campagna elettorale e nella dialettica maggioranza-opposizione, dopo le elezioni sono costretti ad allearsi per governare. In Germania la Cdu ha governato nella sua storia sia con i liberali del Fdp sia con i socialdemocratici dell’Spd. In Spagna c’è un governo di centrodestra di minoranza che deve quotidianamente contrattare con la destra di Ciudadanos e con i socialisti del Psoe, entrambi pronti a farlo cadere. In Austria si sono sempre costituiti governi di coalizione tra forze spesso contrapposte. E così si potrebbe continuare citando i paesi minori.

Se il 18% degli elettori che ha votato il Pd avesse voluto dargli il «mandato per fare opposizione» avrebbe scelto di non votarlo, come hanno fatto gli elettori, ben più numerosi, che gli hanno dato questo mandato andandosene. Il culto della fierezza nella sconfitta – che ricorda l’orgoglio infervorato di Milošević nel commemorare la sconfitta militare del 1389 alla Piana dei Merli – e la pretesa purezza da preservare di fronte agli approcci del M5S ricordano proprio il grillismo della prima ora. Con la differenza che Renzi e tutta la corte dei miracoli che lo circonda non ha nessuna purezza da difendere, avendo per anni governato ed esercitato il potere in modo divisivo e in alcuni casi disinvolto.

Se c’è davvero un’eredità di questi cinque anni da difendere, il modo migliore è portare tale eredità al tavolo della trattativa; e se c’è un interesse nazionale e un prestigio internazionale da non mettere a rischio con un governo M5S-Lega, evitare che questa alleanza si crei e contribuire a temperare alcune posizioni del M5S è il modo migliore per svolgere un servizio al paese. Dialogo e mediazione. Ma forse, in questo gioco di potere tra correnti di un partito sempre più piccolo, a Renzi non interessa né la sua presunta eredità né il ruolo internazionale dell’Italia.


Pietrangelo Buttafuoco: “Troppo Fico tutto l’anno”


Gli stessi 5 Stelle, poi – sollevati da ogni eccesso populista – grazie a vecchie battaglie psicotiche, tipo la proposta di legge per il matrimonio tra “esseri senzienti” (altro che reddito di cittadinanza, si tratta di far sposare cani, gatti & conigli con gli umani) si ritroverebbero accettati dai villeggianti di Capalbio ma anche da Berlusconi felice di dare vista l’inutilità di Forza Italia – un buon partito a Dudù, ‘u canuzzu senziente.


Vomero: nuovo appello stamani per l’area dell’ex gasometro


Gennaro Capodanno intervistato dal TGR Campania. Denunciata la mancanza del cartello di cantiere con i dati dell’opera

 

Un anno e mezzo fa, nel novembre del 2016, a seguito dell’ennesima nota inviata da Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, il quale, da lustri, si batte per la nascita del parco agricolo didattico, in fase di realizzazione nell’area dell’ex gasometro, su un terreno posto tra viale Raffaello e salita Cacciottoli, al Vomero, l’annosa vicenda era finita alla ribalta delle cronache, anche con un servizio, dedicato espressamente alla vicenda, del TGR Campania.

Stamani le telecamere del TG regionale, sollecitate dallo stesso Capodanno, sono tornate sui luoghi per verificare lo stato dei lavori dopo la ripresa avvenuta negli ultimi tempi. Presenti oltre alla troupe del TGR e a Gennaro Capodanno, alcuni residenti. Nessuno invece si è presentato sui luoghi per la municipalità collinare, che comprende i territori del Vomero e dell’Arenella e per il Comune di Napoli.

” Insieme ai cittadini e al giornalista del TGR abbiamo potuto verificare la presenza di alcuni operai a lavoro – afferma Capodanno – ma non si sono potuti acquisire i dati relativi ai lavori in esecuzione, vale a dire il tipo di opere da realizzare, l’importo dei lavori, le modalità di realizzazione, gli estremi delle autorizzazioni e/o permessi, il nome dell’impresa esecutrice, i nomi del progettista, del direttore dei lavori, del coordinatore per la sicurezza, del responsabile del procedimento e del direttore del cantiere, nonché la durata dei lavori con l’indicazione dell’inizio e della fine degli stessi, dal momento che non è stato possibile reperire il cartello di cantiere, per il quale vi è obbligo di esposizione, ai sensi del comma 4 dell’art. 27 del D.P.R. 380/2001. Tale mancanza è stata immediatamente segnalata, a mezzo mail, per i provvedimenti del caso, anche all’ufficio antiabusivismo del Comune di Napoli “.

” Va precisato – puntualizza Capodanno – che, nel caso di lavori pubblici, le dimensioni di tale cartello  sono fissate dalla Circolare del Ministero dei lavori pubblici n. 1729/UL del 1 giugno 1990 e stabilite nelle misure minime di 1 m di base per 2 m di altezza. La stessa circolare indica che la tabella anzidetta deve essere “collocata in sito ben visibile indicato dal Direttore dei lavori, entro cinque giorni dalla consegna dei lavori stessi. Per le opere con rilevante sviluppo dimensionale, il Direttore dei lavori dovrà altresì provvedere affinché venga installato un numero di tabelle adeguato all’estensione del cantiere. Tanto la tabella quanto il sistema di sostegno della stessa, dovranno essere eseguiti con materiali di adeguata resistenza e di decoroso aspetto. La tabella dovrà recare impresse a colori indelebili le diciture riportate nello schema tipo allegato alla presente con le opportune modifiche e integrazioni da apportare, ove occorra, in relazione alle peculiarità delle singole opere. In fondo alla tabella dovrà essere previsto un apposito spazio per l’aggiornamento dei dati e per comunicazioni al pubblico in merito all’andamento dei lavori. In particolare, dovranno essere indicate in tale spazio le sospensioni e le interruzioni intervenute nei lavori, con illustrazione dei motivi che le hanno determinate e con le previsioni circa la ripresa dei lavori e i nuovi tempi di completamento dell’opera “.

” Tornando a quanto riscontrato in sito – sottolinea Capodanno – si è potuto riscontrato il perdurare dello stato d’abbandono che regna nella zona. In particolare in un tratto della salita Cacciottoli, dove da tempo è presente, su un muro posto a confine dell’area interessata, una struttura provvisionale, realizzata con ponteggi tubolari e mantovane parasassi, che versa in condizioni manutentive sempre più precarie. Ponteggi per i quali alcuni residenti paventano che possano essere corrisposti da anni gli oneri per il noleggio “.

Nel corso dell’intervista Capodanno ha ripercorso alcune tappe fondamentali dell’annosa vicenda che parte  nel lontano 1996, 22 anni fa. “ Il parco era stato progettato su un’area vincolata, dell’estensione di circa 14mila metri quadrati, di proprietà privata, all’interno della quale si trovava una campana gassometrica da tempo dismessa. Sotto una parte del terreno interessato si ventilava, all’epoca, l’ipotesi che potesse sorgere un parcheggio interrato, cosa che, con il vincolo dell’area, non sarebbe stata mai possibile – ricorda Capodanno -. Dopo una serie di battaglie sostenute dai comitati e dalle associazioni di zona, il Comune di Napoli elaborò una variante per un progetto di riqualificazione, pubblicato all’epoca anche nelle cartografie del sito internet del Comune di Napoli, variante approvata con deliberazione consiliare n. 44/2001 e con deliberazione di Giunta comunale n. 2365/2002. Successivamente, con decreto del Presidente della Giunta regionale della Campania n. 529 del 24 settembre 2004, la stessa variante fu approvata anche dalla Regione Campania “.

” Nel 2008 – prosegue Capodanno – l’amministrazione comunale ottenne un finanziamento per i lavori relativi alla realizzazione del parco, per un importo di 2,5 milioni di euro, dei quali 139mila euro per l’indennità provvisoria di esproprio, destinati al proprietario dell’area. Successivamente, nel marzo del 2011, dopo varie traversie, il parco fu presentato, in pompa magna alla stampa, nel mentre, dopo anni d’attesa, erano da poco iniziati i lavori per la sua realizzazione, lavori che sarebbero dovuti durare sei mesi ma che invece furono improvvisamente sospesi di lì a poco. Successivamente sono nate le ben note vicende giudiziarie tra la proprietà del terreno e l’amministrazione comunale partenopea. Durante l’estate dello scorso anno, infine, i lavori sono ripresi e, stando a quanto emerso nel corso  di una riunione della commissione comunale competente, tenutasi a febbraio, sarebbero dovuti essere  in dirittura d’arrivo. Stamani invece si è saputo che, se tutto va bene, il completamento dei lavori avverrà poco prima della pausa estiva ma che potrebbe essere rinviato anche a settembre. L’assenza, già evidenziata, del cartello di cantiere, che, per legge, in materia di opere pubbliche, consente ai cittadini di seguire tutta la cronistoria dei lavori nel corso della loro evoluzione, non consente, al momento, certezze al riguardo “.


Giovani Democratici Campania: eletti due sanniti in segreteria regionale


PARTITO DEMOCRATICO: ELETTA LA NUOVA SEGRETERIA REGIONALE GIOVANI DEMOCRATICI, DUE I SANNITI IN SEGRETERIA.

 

Si è tenuta lo scorso 20 Aprile, presso la sede del Partito Democratico Campania, in Via Santa Brigida a Napoli, la prima segreteria dei Giovani Democratici Campania presieduta del neo-segretario regionale Pasquale Stellato, il quale ha conferito le deleghe tematiche per il prossimo mandato. Eletti nella segreteria regionale anche due sanniti già membri dell’organizzazione provinciale, si tratta di Antonio Guglielmucci che ha ricevuto la delicata delega all’ambiente e di Immafederica Refuto che avrà l’importante compito di Responsabile Organizzazione. Di diritto nella segreteria regionale farà parte, per il Sannio, anche il segretario provinciale gd Antonio Iavarone.

I due neo eletti si sono detti soddisfatti per le deleghe ricevute e vogliosi, sin da subito, di mettersi al lavoro per l’assise giovanile del Partito Democratico in vista di una nuova stagione politica nel segno del rinnovamento e della necessità di ricostruire il rapporto con l’elettorato di centro sinistra, attraverso nuovi temi e il coraggio di scelte di posizione più nette a sostegno dei cittadini.

Due gli eletti sanniti anche nell’organo di direzione regionale GD, si tratta della beneventana Sara Panella e di Pasquale Notariello del Circolo GD di Bonea.


Il Pd per pagare i debiti vende i materassi


Meno eletti in parlamento, crollo di iscritti e buco nei conti

 

(di Paolo Emilio Russo – tiscali.it) – Che gli eredi del Pci provino a vendere qualcosa per ricavare qualche soldo non è una novità assoluta: le librerie Rinascita, per dire, hanno sempre pagato l’affitto e gli spazi dentro le Feste De L’Unità. Eppoi c’erano i concerti, i cui guadagni andavano al partito, gli stand dei volontari che vendevano prodotti e – negli anni Novanta – addirittura polizze assicurative. Ma che un circolo di un partito provasse a piazzare materassi – sì, proprio materassi – per pagarsi i debiti  non era mai successo prima.

Rosso fisso

Dal punto di vista finanziario le cose per il Pd non possono che peggiorare. Eliminato il finanziamento pubblico, oggi i partiti vivono – tutti –  solo della loro quota del 2 per mille e dei contributi dei parlamentari eletti. Nel caso del partito che fu di Matteo Renzi stanno per precipitare sia la prima voce che la seconda. Il consenso è crollato sotto il 20% e il gruppo parlamentare è ridotto a meno di un terzo di quello di un anno fa, quando pure il partito aveva chiuso il bilancio con un buco di quasi 9 milioni di euro. Il problema economico è drammatico a livello nazionale, figuriamoci sui territori, dove resistono centinaia di circoli che devono pagare affitti e spese, ma hanno sempre meno tesserati che possono contribuire a farlo. Non sono più una soluzione nemmeno le Feste se è vero che quelle dell’estate scorsa non sono state di gran sollievo per le casse del partito. Addirittura la storica festa di Bologna, dove c’erano ben 15 ristoranti, che fino al 2011 era capace di incassare addirittura 4 milioni, ha chiuso in passivo per 100 mila euro. Se “piange” la rossa Emilia, figuriamoci il resto d’Italia.

Tutto è cominciato nel Lazio

Il primo focolaio della crisi economica del Pd e del tracollo dei circoli sono stati il Lazio e Roma. Laddove i Cinquestelle hanno travolto – prima che altrove – gli eredi di Ds e Ppi già tre anni fa, a fine giugno del 2015, dopo lo scandalo che era chiamato “Mafia Capitale” l’ex ministro Fabrizio Barca aveva fatto uno studio sullo stato di salute delle vecchie sezioni.  Secondo lui ben ventisette circoli del Pd sui centootto che erano aperti erano “dannosi”, a rischio chiusura. L’economista di provenienza ex comunista, che era stato incaricato dal  commissario romano del partito Matteo Orfini di condurre la mappatura nella città, riteneva che ben un circolo su 4 era sul punto di saltare per aria, che tanti avevano troppi debiti per poter essere recuperati. Tra i nove giudicati “migliori” e che quindi, sulla carta, avrebbero dovuto avere un avvenire radioso c’era il circolo dem di Ottavia-Palmarola. Situato nel quattordicesimo municipio della Capitale tra il Grande raccordo anulare, è  decisamente lontano dal centro storico tanto caro a Walter Veltroni, ed è proprio il quartiere dove vive – col figlio – la sindaca pentastellata che ha fatto vedere le stelle al Pd, Virginia Raggi.

Circolo per circolo

La storia di questo circolo è molto diversa da quello più famoso, a Via dei Giubbonari. In quello centralissimo dove si iscrivevano i vip e che era in affitto dal Comune si sono trascinati debiti decennali e il 22 ottobre 2016 è arrivato l’ufficiale giudiziario a chiudere tutto a chiave. Qui a Ottavia Palmarola, invece, il circolo è stato aperto solo dieci anni fa. Lo spazio era di soli  80 metri quadri dove c’era stato un negozio di scarpe e costava “solo” 600 euro al mese, saliti nel tempo a 800, ma dopo il 2016 dimezzato a 400 dalla proprietaria che è una simpatizzante Pd. Mano a mano che diminuivano gli eletti e le quote di autofinanziamento, il circolo è andato in sofferenza. Gli iscritti erano stati 180, oggi sono 55 e la tessera per iscriversi, come da regolamento provinciale, lascia solo un pugno di euro al circolo di periferia: costa 30, ma 20 prendono la via del centro. Il risultato è che anche il circolo giovane e virtuoso ha fatto debiti e chiuderà.

Come Mastrota

Per non farlo col disonore del rosso, però, i democratici della borgata si sono industriati. La storia – fantastica – la ha raccontata Giovanna Vitale sulle pagine romane di Repubblica. Venerdì sera  dentro il circolo si è presentato il rappresentante di una società di materassi. Come Giorgio Mastrota, ma dal vivo, per due ore ha esposto un esemplare, mostrato ai “compagni” un’illustrazione video-teorica e dato suggerimenti sull’igiene del sonno e sui -tanti- buoni motivi per cui sarebbe bene non risparmiare sul materasso.

Ospitare il “piazzista”

L’idea, racconta ancora Repubblica, era venuta ad una iscritta che aveva raccontato al segretario Roberto Trobbiani dell’esistenza di questa società disposta a pagare 480 euro a chiunque invitasse almeno 25 coppie cui far provare questa nuova tipologia di materasso. Ospitare il “piazzista”, insomma, avrebbe consentito al circolo di recuperare  un terzo dei 1.300 euro ancora da restituire alla proprietaria delle mura. Poteva andare meglio: in caso di vendita di tre completi rete con materasso e cuscino, l’organizzatore avrebbe incassato cento euro in più. Questa trovata non risparmierà il circolo dalla chiusura. Anzi, sulla porta già è appeso il cartello “affittasi”. Problemi simili ci sono però un po’ dappertutto. Pochi giorni fa a Terni, nell’altra Regione “rossa”, la notizia che la storica sezione dem di via Mazzini, di proprietà della Fondazione Ds, indebitata di 38 mila euro, stava sul punto di chiudere. Qui, però, l’ “apparato” si è messo in moto per tempo. Un pezzo della sede sarà venduta di modo da estinguere un vecchio mutuo, la parte restante dell’immobile sarà mantenuto in comodato d’uso dal Pd.


La “CAASband” sarà di nuovo sul palco venerdì 27 aprile all’Osteria della Musica di Cepagatti (PE)


Sarà un’altra serata all’insegna della musica di Carlos Santana, proponendo i grandi classici e le più conosciute produzioni dell’ultimo periodo Pop/Latino del musicista messicano.

Il gruppo, nato nel 2016 e dopo qualche cambio in alcuni ruoli, sarà di scena con la formazione composta da:

Ivano Cavallucci (chitarre);

Alfredo De Innocentiis (basso);

Giovanni Luca D’Onofrio (timbales / percussioni);

Pietro Marchesani (voce / percussioni);

Maurizio Lupo Nuccio (batteria);

Stefano Pulcinella (tastiere);

Giorgio Salvatore (congas).

Sarà anche stavolta l’occasione per sentire il magico sound di Santana con i pezzi storici come “Europa”, “Moonflower”, “Samba pa ti”, “OyeComo va” ed altri, ma anche per farsi coinvolgere dal ritmo di “CorazonEspinado”, “Smooth”, “La Flaca”, ecc.

Non mancheranno di certo le piccole “incursioni” che la CAASband propone di solito nei live, e sicuramente qualcuno riconoscerà brani storici del Rock inframezzati in qualche pezzo di Santana; del resto chi conosce i componenti del gruppo sa che il loro primo obiettivo è quello di suonare per divertirsi cercando di divertire. Ma forse stavolta ci potrà essere qualche altra sorpresa…

Info e/o prenotazioni:

Osteria della Musica

Via Quattroventi 71

Cepagatti (Pe)

085 9749809

www.osteriadellamusica.it

https://www.facebook.com/latuaOSTERIA/

https://www.facebook.com/caasband/

Marco Vittoria

(Addetto stampa CAASband)


“La Dea Bendata”: Marco Dari Mattiacci a Cori (LT) per le “Confessioni di uno Scrittore”


Sabato 28 Aprile, alle ore 18:00, presso la Biblioteca civica “Elio Filippo Accrocca”, un nuovo appuntamento con la rassegna letteraria che offre la possibilità di ascoltare dalla voce degli autori le storie e i percorsi che si nascondono dietro ogni loro opera.

Sabato 28 Aprile, alle ore 18:00, presso la Biblioteca comunale “Elio Filippo Accrocca”, nuovo appuntamento con “Confessioni di uno scrittore”, la rassegna letteraria organizzata dall’Associazione culturale “Arcadia” e dall’Amministrazione comunale di Cori per ascoltare dalla voce degli autori le storie e i percorsi che si nascondono dietro ogni loro opera. Il prossimo protagonista sarà il giornalista Marco Dari Mattiacci che presenterà il suo lavoro La dea bendata. Viaggio nella società dell’azzardo (Ecra Editore).

Interverranno: Paolo Fantini (Assessore Cultura Comune Cori) e Simone Feder (Psicologo, Coordinatore No Slot, Giudice onorario Tribunale per i Minorenni Milano). Modererà l’incontro Marco Reggio (Responsabile Comunicazione e Relazioni Esterne Federcasse e Segretario Generale Fondazione Tertio Millennio) che ne ha scritto l’introduzione, mentre la prefazione è a firma di Leonardo Becchetti (Professore ordinario Economia politica Università di Roma Tor Vergata e cofondatore SlotMob).

Il libro analizza il complesso fenomeno della ludopatia, vera e propria patologia legata all’abuso del gioco d’azzardo che, poco visibile per le sue stesse caratteristiche, spesso sottovalutata, è in realtà una mina vagante pronta ad esplodere. Causando rovine economiche e dissesti nella vita di relazione. Con costi sanitari e sociali dirompenti. Potendo travolgere chiunque, di fronte ad uno Stato tollerante per il contributo che il settore dà all’erario.

Con uno stile da reportage, con dati, interviste e citazioni puntuali, il Quaderno illustra la situazione in Italia, primo mercato del gioco d’azzardo in Europa. Più del 5% del PIL, la terza impresa del Paese, fiorente e in crescita, che non risente della crisi, anzi, su di essa prospera, sia nella legalità che nella illegalità, e con un’offerta così ampia e variegata da rendersi accessibile anche da casa, in pochi click. 800 mila sono le persone colpite da ludopatia e circa 2 milioni i soggetti a rischio.


Pompei (NA): Xª edizione di “Italian Movie Award – Festival Internazionale del cinema”


Pompei – 29 luglio | 6 agosto 2018

 

 

ITALIAN MOVIE AWARD ® Festival Internazionale del Cinema, tra i più importanti premi di cinema riconosciuti all’estero, giunge quest’anno al suo decimo anniversario, un traguardo importante che sarà celebrato con un’edizione speciale, dal 29 luglio al 6 agosto 2018 nella storica città di Pompei. La manifestazione è nata nel 2009 dal progetto del suo fondatore e attuale presidente, il giovane regista Carlo Fumo, che ebbe l’idea di un festival che potesse valorizzare la cultura cinematografica italiana e internazionale, garantendo la presenza di grandi personalità dello spettacolo, preparando i giovani attraverso l’ideazione di master e workshop di alta formazione, diffondendo il nostro cinema e il nostro patrimonio culturale, storico e turistico all’estero, grazie agli eventi collaterali al festival organizzati nel corso dell’anno a New York e a Mosca. L’edizione 2018 del Festival avrà come tema il FUTURO: Uno sguardo alle generazioni, a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni, perché gli insegnamenti di oggi rappresentano le scelte e le azioni del domani.

La Conferenza Stampa di Presentazione della X edizione dell’ITALIAN MOVIE AWARD ® si terrà mercoledì 16 maggio 2018 dalle ore 16:00 alle ore 17:00, in occasione del 71° Festival de Cannes presso il Salon Marta dell’Italian Pavilion, all’interno dell’Hotel Majestic.

In occasione della Conferenza, alla presenza del Presidente e Direttore Artistico Carlo Fumo e del conduttore del festival Luca Abete, saranno annunciate le nomination 2018 decretate dalla Giuria Accademica delle categorie miglior film, miglior documentario e miglior corto italiano all’estero. Vista la numerosa presenza di festival di cinema sul territorio italiano, a partire da quest’anno, Italian Movie Award ® ha deciso di dare una svolta innovativa alle modalità di selezione e premiazione introducendo un nuovo e originale criterio. Sarà la Jury Roots composta dalle più importanti comunità di cittadini di origini italiane all’estero, a sancire le migliori opere italiane all’estero preselezionate e nominate dalla Giuria Accademica.

 

Per ulteriori informazioni:

Ufficio Stampa: Studio Vezzoli R-evolution | e-mail: r-evolution@studiovezzoli.com  

Alessandra Vezzoli – Mariapaola Romeri


Regionali in Molise, Donato Toma nuovo Presidente: il messaggio di Patriciello


VENAFRO, 23 APRILE 2018“Un grande giorno per il centrodestra e per il Molise. Congratulazioni e buon lavoro al neo Presidente, Donato Toma: sono sicuro che saprà da subito mettersi al lavoro per ripagare la fiducia che gli elettori hanno avuto in lui e nella coalizione che lo ha sostenuto. Complimenti agli eletti e a tutti i candidati; alle donne e agli uomini che hanno creduto con coraggio e passione in questo progetto. Gli oltre 25mila voti raccolti da Forza Italia e Orgoglio Molise, prime due liste della coalizione di centrodestra, rappresentano un risultato davvero straordinario: la prova che i cittadini hanno saputo riconoscere il valore e la serietà della proposta politica. Il Molise ha bisogno di unità di intenti e di una programmazione strategica a lungo raggio. Mi auguro che tutti, compreso le forze di opposizione, possano partecipare in maniera costruttiva al rilancio della nostra terra con senso di responsabilità”.

Così Aldo Patriciello, parlamentare europeo e membro del Gruppo Ppe, sul risultato delle elezioni regionali in Molise.


Quello che Salvini ha ereditato da Renzi


(Wanda Marra – ilfattoquotidiano.it) – “Matteo dice ai suoi”. In questa fase post-elettorale che assomiglia a una serie tv con una sceneggiatura di massima, nella quale le singole puntate hanno un inizio definito e un finale aperto, la frase sembra un déja-vu. “Matteo” in questo caso è Salvini, i “suoi” non sono ben identificati. In attesa di vedere come va a finire, il leader del Carroccio in ascesa continua pare aver ereditato dal suo omonimo decaduto a senatore di Scandicci una serie di pregi e difetti. Con un rebus da risolvere: come consolidarsi ed espandersi, senza perdere la sua carica di rottura?

Salvini sta in politica da sempre (e quindi ne conosce le regole), ma prova a giocare il ruolo del leader nuovo; è a capo di un partito strutturato come la Lega, ma intanto cerca di prendersi l’eredità di Forza Italia, con tutti i rischi del caso: altro elettorato, altra ragione sociale, altre dinamiche; vorrebbe fare il governo, ma sa pure che gli conviene fino a un certo punto: con Matteo Renzi è impossibile, con i Cinque stelle sarebbe una partnership dalla quale rischia di uscire annacquato; vuole fare l’opposizione, ma sa bene che il governo logora chi ce l’ha ma anche chi non ce l’ha.

Per ora, dunque, si rifugia in quella che fu la specialità dell’altro Matteo: la campagna elettorale permanente, tra comizi di rottura, dichiarazioni improvvise dai toni moderati, retroscena sui giornali, post Facebook d’impatto, continui cambi di registro, uscite che paiono colpi di scena e contraddicono quelle precedenti, disfide a tutti, a partire da Sergio Mattarella. Aspettando di vedere se per caso tutto questo si rivelerà una strategia vincente, la domanda sorge spontanea: “Sicuro sicuro” (cit.) che l’eccesso di tattica non sia pericoloso?


Un italiano su tre non sa cosa si commemora il 25 aprile


(Renato Mannheimer per il Giornale)Il 25 aprile costituisce tutti gli anni una scadenza importante per la vita politica e sociale del nostro Paese. Esso evoca valori, eventi, conflitti che per molti sono ancora attuali e che ancora oggi rappresentano per alcuni un elemento di frattura e divisione e rivestono comunque grande significato.

In ogni caso, il contenuto simbolico del 25 aprile rimane ancora oggi un elemento di rilievo per conoscere e interpretare correttamente i sentimenti della nazione.

Ma ci si può domandare in che misura gli italiani sono consapevoli di che cosa si celebra il 25 aprile. Sanno, in particolare, quali avvenimenti vengono ricordati in questo giorno? E quali significati e insegnamenti vengono loro attribuiti? O per molti è solo un giorno di vacanza dalla scuola o dal lavoro, senza che se ne sappia bene la motivazione?

Una ricerca effettuata nei giorni scorsi dall’ Istituto EumetraMR di Milano, intervistando un campione nazionale di cittadini al di sopra dei 17 anni di età, ci evidenzia un quadro contraddittorio e, per verti versi, preoccupante.

Circa due intervistati su tre (67%), infatti, mostrano di conoscere con relativa precisione ciò che si ricorda il 25 aprile. Ma ben un terzo (33%) dei nostri concittadini non ne ha idea o il che forse è ancora peggio ne ha una completamente errata. La percentuale di non conoscenza è comunque decisamente maggiore di quella risultante da un analogo sondaggio condotto nel 2001 (risultava il 13%) limitato però alla sola città di Milano.

In particolare, oggi, il 15% non sa proprio cosa rispondere al quesito che domanda cosa si commemora il 25 aprile.

E un altro 18% offre risposte paradossali, dicendo che in questa data si festeggia «l’ Unità d’ Italia» (2%, la percentuale può sembrare bassa ma corrisponde a centinaia di migliaia di cittadini e raggiunge le dimensioni di diversi partiti politici) o «l’ anniversario di Roma come Capitale» (3%) o «la Festa del lavoro» (2%) o, forse un poco più plausibilmente, ma sempre mostrando una conoscenza imprecisa, «la fine della seconda guerra mondiale» (9%).

Contrariamente alle aspettative di qualche analista sociale, la maggiore ignoranza del significato del 25 aprile non si rileva nelle generazioni più giovani, dai 18 ai 24 anni (ove la conoscenza è del 75%, con pur sempre un quarto dei Millennials che non sa nulla del 25 aprile), ma in quelle successive, dell’«età di mezzo», dai 25 ai 45 anni (circa 40% di non conoscenza).

E, com’ era facile attendersi, tra quanti hanno un titolo di studio meno elevato. Ma anche tra i laureati, ben uno su quattro non conosce il significato della ricorrenza.

Una consapevolezza sensibilmente inferiore si rileva tra gli intervistati residenti nelle regioni meridionali. Tra le casalinghe e i disoccupati e tra coloro che sono in cerca di prima occupazione. C’ è qualche differenza anche sul piano dell’ orientamento politico e, di conseguenza, su quello dell’ intenzione di voto in caso di nuove elezioni. Tra i votanti per il Pd, sorprendentemente, emerge una quota elevata di risposte «non saprei» (20%, vale a dire uno su cinque), mentre tra quelli per Lega e Movimento Cinque Stelle si accentuano le affermazioni più palesemente errate e, in certi casi, paradossali.

Le cause a cui ascrivere questa diffusa ignoranza sono molteplici. Non si tratta solo della scuola, che spesso tende a non preparare e a non formare adeguatamente gli studenti (con lamentele anche da parte di questi ultimi sulla scarsa preparazione, come abbiamo evidenziato in un precedente sondaggio qui pubblicato), ma anche, talvolta, in responsabilità o, forse, ignoranza, da parte di alcuni che, attraverso i media e altri strumenti, dovrebbero contribuire a stimolare una maggiore consapevolezza tra i cittadini.

Nell’ insieme il quadro è, almeno ad avviso del sottoscritto, piuttosto desolante. Il fatto che un italiano su tre milioni di persone non conosca che cosa si ricorda il 25 aprile (e se ne vada lo stesso in vacanza) e, di conseguenza, ignori un pezzo cruciale della nostra storia e dei fondamenti ideali (condivisi o meno) della formazione della nostra Repubblica appare molto grave. E la dice lunga sul grado di consapevolezza con cui molti cittadini vivono le proprie scelte politiche e sociali.