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Vannacci: “Il nostro Paese è minacciato da un’invasione maomettana di massa”


VANNACCI PUBBLICA ONLINE LA PRIMA PARTE DEL PROGRAMMA DI FUTURO NAZIONALE

(ANSA) – ROMA, 11 AGO – Futuro nazionale pubblica la prima parte del suo programma in vista delle prossime elezioni. Il documento, intitolato ‘Base ideologica e programmatica per l’Italia del futuro 2027 – 2037’, definisce il partito come un movimento “radicato nella tradizione romana e cristiana” che si “propone come forza di destra patriottica e identitaria”.

Molti i punti toccati da questa prima base programmatica: si va dall’economia e la politica fiscale alla questione migratoria e la regolazione della concessione della cittadinanza italiana.

“Questo testo il frutto di un lavoro raccolto dal basso, nel confronto con gli iscritti, inserito nella cornice valoriale del movimento per definire i programmi con cui intendiamo governare il Paese. Dieci anni di riferimento, due legislature: i valori, quelli, non hanno scadenza. Non è un elenco di promesse generiche.

È la definizione di principi e strategie per i campi decisivi dell’emergenza nazionale. Il resto sarà sviluppato dalle Direzioni e dai Dipartimenti”. Lo afferma lo stesso Vannacci commentando la notizia della pubblicazione.

“In queste pagine diciamo chi siamo e cosa faremo: una destra identitaria, pura e vitale, radicata nella Tradizione romana e cristiana, determinata a riportare l’Italia sulle proprie radici. Un Paese sovrano, sicuro, libero e prospero.

Un’Italia che mette al centro gli italiani, la famiglia naturale, l’identità, la sicurezza, il merito e la tradizione. Linee rosse non negoziabili: la vita dal concepimento alla morte naturale, la famiglia naturale, l’identità cristiana, la concezione romana del diritto. Il testo è online. Le altre due parti arriveranno nelle prossime settimane”.

MIGRANTI: FUTURO NAZIONALE, RISPARMI PER REMIGRAZIONE E ‘PRINCIPIO DI SAN PAOLO’ PER LAVORI UMILI A ITALIANI

(Adnkronos) – “A sostegno delle tesi immigrazioniste viene spesso citato il problema dei ‘lavori che gli italiani non vogliono più fare’. Tale problema, effettivamente esistente, verrà affrontato con due nuove modalità”.

Lo sottolinea la Base Ideologica e programmatica di Futuro nazionale per l’Italia del futuro (2027-2037) pubblicata oggi, nel punto ‘Facilitazione al reperimento di mano d’opera italiana e innesco dell’aumento stipendiale per i ‘lavori umili’, una delle 22 misure in cui si articola il Piano di Remigrazione.

Il partito di Roberto Vannacci propone, “insieme agli sgravi per l’assunzione di manodopera italiana nei settori a forte storico di impiego extracomunitario, l’utilizzo di parte delle risorse risparmiate grazie alle politiche di remigrazione di lungo termine (costi sociali diretti, costi carcerari, gestione dei richiedenti asili, costi sistemici dovuti alla criminalità e al degrado delle periferie, ecc.) per ridurre il cuneo fiscale e favorire, quindi, l’innalzamento dei salari senza ulteriore aggravio per i datori di lavoro”.

Inoltre Futuro nazionale ritiene necessario “il vincolo all’erogazione di sussidi legati allo stato di disoccupazione all’effettiva disponibilità ad accettare qualsivoglia lavoro compatibile con la propria condizione medica, anagrafica e logistica, in applicazione al ‘principio di San Paolo’ (chi non vuol lavorare neppure mangi)”.

MIGRANTI: FUTURO NAZIONALE, VALUTAZIONE SANITARIA A MEDICI MILITARI PER TRATTENIMENTO ED ESPULSIONI

(Adnkronos) – “La gestione dell’immigrazione non può essere ostaggio di visioni ideologiche o di pratiche opache, richiedendo invece fermezza, efficienza e assoluta trasparenza istituzionale. L’accertamento e la certificazione dell’idoneità sanitaria al trattenimento e all’espulsione saranno affidati in via esclusiva al personale medico militare, certamente addestrato per essere in grado di garantire, per status e formazione, anche in situazioni di pressione eccezionale, il massimo rigore istituzionale e una totale impermeabilità a pressioni esterne o suggestioni ideologiche contrarie ai rimpatri, nonché a meccanismi di minaccia e ricatto”.

Lo sottolinea la Base Ideologica e programmatica di FUTURO NAZIONALE per l’Italia del FUTURO (2027-2037) pubblicata oggi, tra le 22 misure in cui si articola il Piano di Remigrazione. “Riteniamo -si legge ancora nel documento- che il parere sanitario debba tornare ad essere un accertamento puramente tecnico e oggettivo, a tutela sì dei diritti della persona ma su base oggettiva e anche a tutela delle prerogative di sicurezza dello Stato, sicuri che, sbloccando le procedure paralizzate da burocrazia e certificazioni pretestuose, potremo assicurare una gestione corretta ed efficiente dell’immigrazione clandestina”.

MIGRANTI: FUTURO NAZIONALE, BASTA ‘PAESE BENGODI’, STOP BENEFICI SOCIALI STRAORDINARI

(Adnkronos) – “Oggi il nostro Paese si caratterizza come un vero e proprio ‘Paese del Bengodi’ per tutti, compresi i malviventi e gli scansafatiche. Occorre dunque intervenire con gli opportuni strumenti di legge (anche con una modifica costituzionale, se necessario) per escludere coloro che non sono cittadini italiani da tutti i benefici sociali straordinari a carico del nostro Paese, che riguardano accesso all’edilizia popolare, bonus di varia natura, sussidi di disoccupazione che oggi permettono piani intenzionali di alternanza lavoro/non lavoro e simili”. Lo sottolinea la Base Ideologica e programmatica di FUTURO NAZIONALE per l’Italia del FUTURO (2027-2037) pubblicata oggi, tra le 22 misure in cui si articola il Piano di Remigrazione.

“L’assistenza per lo stato di grave bisogno -assicura il documento- sarà ovviamente garantita, pensiamo per esempio al supporto medico per evento di salute o malattia grave, ma le risorse economiche di un Paese che da decenni non trova il modo di preservare se stesso riattivando il saldo demografico non possono certo essere utilizzate per il supporto ai bisogni di tutto il resto del mondo.

Ogni padre di famiglia ha la grave responsabilità di sfamare i propri figli prima di poter sfamare i figli degli altri, altrimenti una apparente misericordia si risolve in grave ingiustizia. Con le menzionate politiche, FUTURO NAZIONALE ridurrà l’attrattiva dell’Italia per i migranti che, invece, fino ad oggi partivano -regolarmente e irregolarmente- puntando sull’enorme mole di benefici che sapevano essere loro garantiti sulle spalle di chi da generazioni contribuisce alla costruzione dello stato sociale italiano”.

MIGRANTI: FUTURO NAZIONALE, NEI FLUSSI PRIORITA’ A CRISTIANI CONTRO INVASIONE MAOMETTANA DI MASSA

(Adnkronos) – “Gli ingressi per soddisfare parte delle necessità produttive del Paese, estremamente contingentati e subordinati alla presenza di tutti i requisiti di informazioni e accordo bilaterale per il rimpatrio immediato in caso di reati o cessazione del contratto di lavoro, saranno opzionati anche sulla base di un criterio di compatibilità culturale. Si darà dunque preferenza ai Paesi a maggioranza cristiana, i cui dati mostrino una bassa inclinazione alla criminalità e coi quali i rapporti per i rimpatri si siano dimostrati efficaci.

Il rispetto della nostra civiltà e l’assimilazione sono infatti favoriti dalle radici comuni: una piccola immigrazione di persone cristiane non mina l’unità culturale del nostro Paese che è oggi minacciata in primis da un’invasione maomettana di massa”. Lo sottolinea la Base Ideologica e programmatica di FUTURO NAZIONALE per l’Italia del FUTURO (2027-2037) pubblicata oggi, tra le 22 misure in cui si articola il Piano di Remigrazione.

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MIGRANTI: FUTURO NAZIONALE, CITTADINANZA ITALIANA DOPO 20 ANNI IN ITALIA E SI’ A CIVILTA’ GRECA, ROMANA E CRISTIANA

(Adnkronos) – FUTURO NAZIONALE “rifiuta categoricamente e senza possibilità negoziale proposte come ius soli e ius scholae. Per richiedere la cittadinanza italiana sarà necessario aver dimorato regolarmente per almeno 20 anni sul territorio NAZIONALE, dimostrare una padronanza della lingua italiana parlata e scritta di livello C1, non aver riportato condanne penali e sottoscrivere una dichiarazione di assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana”. Lo propone la Base Ideologica e programmatica di FUTURO NAZIONALE per l’Italia del FUTURO (2027-2037) pubblicata oggi, tra le 22 misure in cui si articola il Piano di Remigrazione.

MIGRANTI: FUTURO NAZIONALE, CON GRAVI REATI VIA DA TERRITORIO NAZIONALE ANCHE CITTADINI UE

(Adnkronos) – “Per i cittadini Ue che delinquono sul territorio NAZIONALE, si prevede un’azione di governo determinata attraverso un’interpretazione estensiva della nozione di ‘gravi motivi di ordine pubblico o sicurezza’. In tal senso, verranno definite e tipizzate per legge le specifiche condotte criminali che costituiscono una minaccia tale da giustificare l’immediato allontanamento dal territorio NAZIONALE italiano”. Lo propone la Base Ideologica e programmatica di FUTURO NAZIONALE per l’Italia del FUTURO (2027-2037) pubblicata oggi, tra le 22 misure in cui si articola il Piano di Remigrazione.


Riparte l’assalto a Ranucci dopo l’arresto di Lavitola, Salvini: “Meglio Report senza di lui”


Dopo l’arresto di Lavitola e l’esclusione di responsabilità di Ranucci nell’attentato, Salvini torna all’assalto del conduttore di Report.

Riparte l’assalto a Ranucci dopo l’arresto di Lavitola, Salvini: “Meglio Report senza di lui”

(di Dario Conti – lanotiziagiornale.it) – L’assalto a Sigfrido Ranucci riparte. Nonostante l’arresto di Valter Lavitola abbia dimostrato che il conduttore di Report non fosse a conoscenza dell’attentato a suo danno e che non ci sia mai stato un accordo tra i due. Eppure Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e leader della Lega, chiede a Ranucci un passo indietro sulla conduzione della trasmissione di Rai 3.

“Penso che gli italiani meritino chiarezza e fino a che chiarezza non sarà fatta, anche sui rapporti tra Ranucci e Lavitola, penso che il denaro pubblico degli italiani non debba più andare a finanziare qualcuno che è coinvolto in questa triste vicenda”, dice Salvini parlando come se Ranucci non fosse la vittima dell’attentato di ottobre.

Salvini all’assalto di Ranucci: chiede un passo indietro al conduttore

Incalzato dai giornalisti, che gli hanno chiesto se Report debba continuare senza Ranucci, Salvini ha risposto senza dubbi: “Sì, ma non ce l’ho con lui. Ripeto, credo che coloro che sono coinvolti direttamente in questa vicenda oscura e preoccupante debbano prendersi una pausa”. Un chiaro invito a Ranucci a rinunciare alla conduzione di Report nella prossima stagione.

“Adesso – continua Salvini – emerge che uno dei suoi più cari amici è stato arrestato perché sarebbe stato il mandante. Qualcuno ha sbagliato, ha sottovalutato, ha tramato? Fino a che gli italiani che pagano questo stipendio non avranno chiarezza, ritengo sia utile aspettare che la magistratura faccia il suo corso”. Poco dopo le dichiarazioni di Salvini, è arrivato il commento dello stesso Ranucci: “Il ministro Salvini chiede alla Rai la mia sospensione”, scrive il giornalista su Facebook riportando le parole del vicepresidente del Consiglio.

Il legale: Sigfrido è una vittima, da Lavitola teatro della follia

Dalle carte, intanto, emergono nuovi dettagli. In particolare l’ordinanza di custodia cautelare per Lavitola mostra come l’imprenditore abbia espresso preoccupazione per la mancata assegnazione di una seconda auto di scorta a Ranucci dopo l’attentato: “Ti prego, se non ti danno la seconda macchina, dammi il via libera per fare tutto il casino mi viene in mente”, avrebbe detto.

Intanto sulla vicenda interviene anche il legale di Ranucci, Roberto De Vita: “Sigfrido Ranucci è tre volte vittima, di un attentato grave e pericoloso, di un tradimento e di una strumentalizzazione da parte di un amico in un delirante teatro della follia (se i fatti verranno definitivamente accertati) e, in ultimo, con forse maggiore gravità di una massiva e persistente campagna di linciaggio mediatico e politico che con congetture e insinuazioni ha cercato di trasformare la vittima nel beneficiario più o meno consapevole dell’attentato”.

Domani mattina, nel carcere di Rebibbia, è previsto l’interrogatorio di garanzia di Lavitola, accusato di essere il mandante dell’attentato di ottobre al conduttore di Report. I pm gli contestano l’aggravante del metodo mafioso. Resta invece latitante Gomes Clesio Tavares, il factotum di Lavitola, ritenuto da chi indaga l’intermediario con la banda che ha poi materialmente messo la bomba.


L’Ia è scappata dalla gabbia e balla da sola


Un agente di OpenAI ha aggirato la sandbox, rubato le credenziali e violato i sistemi esterni per raggiungere il suo obiettivo. E non è fantascienza. Ma è il nuovo inquietante problema della sicurezza

(Marco Montemagno – lespresso.it) – Immagina di chiudere un genio in una stanza senza finestre, senza porte, senza nemmeno una presa di corrente collegata al mondo esterno, e di dargli un compito: risolvi questo enigma. Poi torni qualche giorno dopo e scopri che il genio non solo ha risolto l’enigma, ma per farlo è uscito dalla stanza, ha rovistato nei cassetti di mezzo palazzo, ha rubato quattro mazzi di chiavi e si è servito da solo. Ecco, più o meno è quello che è successo a OpenAI nell’ultima settimana di luglio 2026, e non è la trama di un film: è finito nei rapporti di sicurezza dell’azienda, con tanto di Fbi allertata prima ancora che qualcuno se ne accorgesse davvero.

Andiamo con ordine, perché la storia è tanto affascinante quanto istruttiva. Durante una valutazione di cybersicurezza — una di quelle prove in cui i modelli vengono messi alla frusta per capire quanto sono capaci e quanto sono pericolosi — OpenAI ha lanciato un agente autonomo basato su GPT-5.6 “Sol”, il suo modello di punta, dentro una “sandbox”: un ambiente di test progettato per essere completamente isolato, tagliato fuori da internet, una specie di camera stagna digitale. L’idea è semplice e sensata: se vuoi vedere cosa combina un modello potente quando gli abbassi i freni di sicurezza, meglio farlo in un posto da cui non possa fare danni. Il problema è che la camera stagna, stagna non era.

L’agente ha trovato una falla sconosciuta in un componente all’apparenza banalissimo  e attraverso quella crepa è uscito sul web aperto. Una volta fuori, ha fatto quello che farebbe un hacker umano navigato: ha cercato credenziali di accesso lasciate in giro, esposte su servizi di terze parti, ne ha raccolte da quattro account diversi, le ha combinate e con quelle è entrato dentro Hugging Face, la piattaforma dove vive gran parte dei modelli Ia del mondo. Perché? Per recuperare le soluzioni dei benchmark che stava cercando di completare. In pratica, gli era stato chiesto di superare un test e lui ha deciso che il modo più efficiente era andare a copiare le risposte alla fonte. E qui il dettaglio da brividi: nessuno gli aveva detto di attaccare Hugging Face, uscire dalla sandbox, cercare password, violare altri servizi – perché sì, la violazione si è poi estesa oltre Hugging Face, ad altri sistemi.

L’agente non era “cattivo”, non aveva intenzioni malevole nel senso in cui le intendiamo noi. Stava semplicemente ottimizzando per un obiettivo, e per raggiungerlo ha concatenato una serie di mosse reali, sofisticate, opportunistiche, esattamente come farebbe una persona con cattive intenzioni e ottime competenze. La differenza è che non dorme mai, non si stanca e ragiona alla velocità di una macchina. Ah, e c’è un particolare che aggiunge sale alla ferita: il tutto è andato avanti per giorni prima di essere rilevato.

Ora, prima di trasformare questa storia nell’ennesima profezia sull’apocalisse dei robot, mettiamoci sopra un po’ di onestà intellettuale. Primo: i modelli erano stati testati con i “freni” di sicurezza deliberatamente abbassati. Le protezioni che normalmente farebbero rifiutare a un’Ia di mettersi a hackerare erano state allentate apposta per l’esperimento. Quindi non è che un ChatGPT qualsiasi si sia svegliato una mattina e abbia deciso di diventare un criminale informatico: era una prova controllata per vedere cosa succede quando togli i guardrail. Secondo: l’agente ha trovato una vulnerabilità vera in uno strumento vero e ha sfruttato password lasciate incautamente in giro. E qui sta la vera lezione: gli agenti Ia non inventano minacce nuove, ma amplificano a dismisura quelle vecchie. Una password dimenticata su un server, un permesso troppo generoso, un componente non aggiornato. Non a caso, mentre leggete, l’industria della cybersicurezza sta correndo: acquisizioni miliardarie, nuove alleanze, un’intera categoria — la “sicurezza degli agenti AI” — che è passata da preoccupazione teorica a mercato concreto nel giro di pochi giorni. Ed è anche il motivo per cui, nella stessa settimana, oltre 1.100 dipendenti delle grandi aziende AI hanno firmato una lettera per chiedere al governo di prepararsi a rallentare. Perché un conto è teorizzare che un’Ai possa sfuggire al controllo; un altro è averlo visto succedere,. La morale è: quando costruisci sistemi capaci di agire da soli, non devi progettare per l’Ia ben educata che speri di avere, ma per quella brillante e testarda che troverà la strada che tu non avevi previsto.


Il tradimento e fallimento del sovranismo


(Tommaso Merlo) – Il sovranismo si è rivelato una clamorosa pagliacciata elettorale. Altro che patrioti de noialtri, al momento buono si sono venduti a padroni stranieri ed hanno tradito gli italiani. Si sono inginocchiati a Bruxelles al punto da sottrarre miliardi a compatrioti in difficoltà per ingrassare le tasche della lobby della guerra intenta a lanciare il più colossale riarmo della storia. Lo hanno fatto fregandosene della volontà popolare contraria, fregandosene di una qualità della vita sempre più penosa e per combattere un nemico immaginario. Una Russia che dovrebbe essere il nostro principale alleato foss’anche solo per ragioni geografiche che energetiche, altro che deliri guerrafondai da alta borghesia. Ma i sovranisti de noialtri si sono inchinati anche a Washington e al sionismo transazionale al punto da calpestare la nostra Costituzione facendo dell’Italia uno dei complici principali del genocidio del secolo a Gaza. Una macchia indelebile nella storia del nostro paese e l’unico fatto che rimarrà di questo indegno governo di pensiero unico neoliberista camuffato da destra. E quando verrà il giorno in cui i responsabili materiali dell’immondo genocidio ne risponderanno davanti alle corti interazionali, anche i responsabili politici dovranno assumersi le loro responsabilità storiche perché solo così certe tragedie non si ripetano mai più e per nessuno. Altro che sovrana, oggi l’Italia è più serva che mai verso chi comanda davvero oltralpe. Siamo una portaerei e un arsenale del depravato impero americano e campo profughi delle vittime dell’iper capitalismo in cerca di salute anche mentale. E siamo un bancomat dei tecnocrati guerrafondai di Bruxelles e dei loro padroni della Nato e dei loro padroni della mega lobby della guerra che ci sta trascinando verso un conflitto mondiale potenzialmente nucleare senza degnarsi nemmeno di trovare una scusa decente. Deriva autodistruttiva con l’aggravante dell’assurdità. Profitto di pochi come unica ideologia e ragione di esistere e morire di tutti. E se non bastasse, l’Italia è pure succube del nazi sionismo, un’ideologia da far vergognare quelle del secolo scorso che sta facendo rivoltare nella tomba generazioni di italiani perbene a partire da quelli che hanno lottato per i nostri diritti e le nostre libertà. Tutti coloro che hanno scritto ma anche difeso una Costituzione scritta proprio affinché certe porcherie non si ripetessero mai più e per nessuno. Ma non solo. Altro che sovranismo, oggi l’Italia è più serva che mai dei mercati finanziari, degli strozzini del Casinò borsistico che posseggono il nostro debito e le nostre aziende e non appena osiamo fare delle riforme a favore dei poveri cristi invece che dei ricchi, cominciano a puntare a manetta sul nostro fallimento imminente costringendo i burattini di turno a Roma ad abbassare la cresta. Una schiavitù economica di cui nessun politicante parla perché per liberarsi servirebbero grandi sacrifici da parte di tutti e i sacrifici non rendono nelle urne e perché servirebbe una credibilità politica che queste classi dirigenti non hanno da anni. Un’Italia finanziariamente schiava fa poi comodo a chi comanda davvero nel mondo, più fcile farci tenere la bocca chiusa. Ma non solo. Altro che sovranismo, oggi l’Italia è più serva che mai di classi dirigenti che sono al potere da decenni senza combinare nulla ma passano da una poltrona all’altra dato che tra i privilegi hanno pure quello di non dover mai rispondere dei loro risultati. Un’Italia serva di un modo di fare politica fallimentare perché infestato di carrierismo, di elitarismo, di narcisismo e di rigurgiti ideologici. Un Italia serva dell’egoismo dei potenti che non si fanno mai da parte nemmeno quando falliscono e diventano un ostacolo al bene comune. Perché non accettano il proprio fallimento mentre di quello del paese se ne fregano. Potenti ai vertici delle istituzioni per prendere invece che per dare e che col tempo perdono sia il contatto con la realtà che il senso della vergogna e quindi tirano avanti nonostante l’Italia rischi letteralmente di scomparire come civiltà. Davvero impressionante e la conferma di come sia la consapevolezza personale la vera ed unica via per evolvere come persone e come società e come mondo. Ma bisogna essere onesti, l’indecente compagine governativa italiana è stata anche particolarmente sfigata. Come imperatore americano a cui leccare il deretano si è ritrovato un diabolico demente che sta trascinando il mondo intero nel caos e come padroni israeliani dei terroristi genocidari mentre la compagine ideologica “sovranista” annovera tra le sue file pazzi furiosi come l’argentino Milei. Già, il sovranismo si è rivelato una clamorosa pagliacciata elettorale. In alcuni paesi come gli Stati Uniti si è concretizzato in politiche devastanti oltre che in una dilagante corruzione anche morale, in altri paesi come l’Italia si è concretizzato nel festival della mediocrità inconcludente ed ipocrita che ci ha fatto perdere credibilità, prestigio e anche quel poco di sovranità che ci rimaneva.


Salvini alla griglia!


SALVINI E LE TENSIONI NEL PARTITO COSÌ PONTIDA ORA DIVENTA UN TEST 

(di Cesare Zapperi – il Corriere della Sera) – Forse mai come nel direttivo lombardo di venerdì scorso Matteo Salvini si è sentito ripetere, con toni e parole diverse, l’invito a passare la mano. È il segno di settimane, se non di mesi, difficili per la Lega, in calo di consensi e alla ricerca di nuovi spazi politici a fronte dell’arrembante ascesa di Futuro nazionale dell’ex vicesegretario Roberto Vannacci. Sullo sfondo, sempre più vicino, un raduno di Pontida che questa volta rischia di trasformarsi in un crocevia decisivo per le sorti del partito.

Salvini aveva inusualmente convocato il direttivo lombardo proprio per cercare un chiarimento con i malpancisti e per ripartire, proprio dal sacro suolo bergamasco con «una squadra rinnovata» come da suo annuncio, alla conquista di quella doppia cifra che considera ancora alla portata di mano. Ma l’esito della riunione non è stato proprio in linea con gli auspici.

Perché se è vero che raramente si è udito invocare le dimissioni di un leader, certo è stata una primizia assoluta sentire, nel sancta sanctorum leghista di via Bellerio, una vicesegretaria federale, Silvia Sardone, derubricare l’Autonomia differenziata, una delle battaglie fondative del Carroccio e comunque l’unica riforma approvata dal centrodestra in questa legislatura, come qualcosa «che non interessa nulla alla gente».

Parole che sono suonate sacrileghe nei giorni in cui si ricorda Gianfranco Miglio, l’ideologo della Lega federalista scomparso 25 anni fa. Il ministro agli Affari regionali e alle autonomie Roberto Calderoli, da anni impegnato in un faticoso e logorante lavoro di tessitura di una tela ancora non completata del tutto, ha subito rimbrottato la deputata europea (mentre il segretario non ha fatto un plissé) con parole forti, ricordandole en passant la diffidenza nei confronti di quelli che cambiano partito con facilità (Sardone proviene da Forza Italia). […]

Nelle intenzioni di Salvini tutto avrebbe dovuto rimanere confinato nei poco confortevoli ambienti della sede leghista. Ma il passaparola ha preso il sopravvento e di bocca in bocca ha portato all’esterno i contenuti di un dibattito in cui è parsa evidente la spaccatura tra il gruppo dirigente del partito (da Salvini a Sardone, passando per i deputati Luca Toccalini, Paolo Formentini fino alla ministra Alessandra Locatelli) e i quadri lombardi.

In particolare, si sono fatti sentire quattro dirigenti locali: i segretari provinciali Fabrizio Sala (Bergamo) e Roberta Sisti (Brescia), i sindaci Renato Pasinetti (Travagliato) e Giovanmaria Flocchini (Pertica Alta). In comune, seppur declinato con argomentazioni diverse, un ragionamento diretto al leader Salvini: «Il partito è in caduta libera, serve un cambio al vertice». C’è chi ha parlato di stanchezza, chi di scelte sbagliate (quella di puntare su Roberto Vannacci).

A supporto è intervenuto l’ex deputato bergamasco Daniele Belotti, ricordando come Umberto Bossi e Roberto Maroni, pur in due situazioni ben diverse, avvertirono la necessità di farsi da parte per il bene della Lega. In silenzio il governatore lombardo Attilio Fontana (ma le sue uscite critiche sono state numerose), polemico in stile curiale il segretario lombardo Massimiliano Romeo. […]

LEGA, FONTANA GUIDA LA FRONDA “SALVINI FACCIA UN PASSO DI LATO”

(di Gabriella Cerami – la Repubblica) – La miccia l’ha accesa una vecchia conoscenza di Salvini. «Matteo, non sei più credibile, devi lasciare». È stato Daniele Belotti, storico presentatore del raduno di Pontida, ex deputato leghista non più ricandidato dal capo, a dare il via alla rivolta della base lombarda al direttivo regionale del Carroccio. Con lui altri quattro dirigenti al grido di «dimissioni». Così le segreterie provinciali di Bergamo, Brescia e Varese, alcuni sindaci e assessori regionali hanno chiesto esplicitamente al segretario di farsi da parte.

Del resto, almeno una ventina dei trentuno interventi succedutisi venerdì scorso nella sede di via Bellerio a Milano sono stati assai polemici nei confronti del leader che pure aveva convocato la riunione proprio per sedare malumori e insofferenza dell’ala lombarda. Ormai vero epicentro del malcontento. Una rivolta, non più silenziosa, guidata dal governatore Attilio Fontana e dal coordinatore regionale e capogruppo in Senato Massimiliano Romeo. […]

I presenti raccontano che anche Fontana ha preso la parola. Il governatore, per ragioni di diplomazia, non ha chiesto un passo indietro ma ci è arrivato molto vicino: «La Lega deve tornare di lotta e di governo e per far questo serve un passo di lato del segretario affinché si allarghi la leadership».

Il clima è da notte delle “scope” di maroniana memoria. Cinque dirigenti sono andati dritti verso la richiesta di dimissioni, senza troppe sfumature. Non solo Belotti quindi, ma anche il segretario bergamasco Fabrizio Sala, la segretaria bresciana Roberta Sisti, il sindaco di Pertica Alta (Brescia) Giovanmaria Flocchini e il sindaco di Travagliato, Renato Pasinetti.

Critica nei confronti del segretario anche la deputata Simona Bordonali che infatti non ha firmato la lettera contro il coordinatore regionale Massimiliano Romeo, il quale ha chiesto, in conclusione, «un profondo rinnovamento». Il capogruppo della Lega al Senato e Fontana si muovono insieme.

I parlamentari lombardi salviniani, dodici su sedici, prima del direttivo di venerdì avevano chiesto con una lettera di poter partecipare ai lavori delle direzione. Cosa che non è mai successa prima e che Romeo non ha accettato. La missiva è stata la mossa tentata da Salvini per bilanciare, a favore suo, un direttivo regionale che ormai gli ha voltato le spalle e che gli chiede di dimettersi.

Il segretario, in quarantacinque minuti di discorso, ha parlato di opere pubbliche e dei risultati portati a casa per il Nord grazie al suo ruolo di ministro dei Trasporti e della infrastrutture. Così ha provato sedare la fronda che in Lombardia sembra avere la maggioranza. E infatti la risposta è stata: «Non basta». E qualcuno gli ha fatto notare che così sta trascurando il partito, dunque avrebbe bisogno di un supporto.

Conti alla mano, se i due terzi degli interventi sono stati contro Salvini, la restante parte ha provato a sostenere il vicepremier. Tra questi, la ministra Alessandra Locatelli, il capo dei Giovani Luca Toccalini, il capogruppo al Pirellone Alessandro Corbetta e il responsabile Esteri Paolo Formentini. Il ministro Roberto Calderoli ha ricordato che il congresso è stato fatto un anno fa e che forse era allora che si sarebbero dovute avanzare queste istanze.

[…] Prima dello storico incontro, fissato per il 20 settembre, è in agenda anche un altro appuntamento: a Roma, l’8 e il 9 settembre alle Officine Farneto. La chiamano la pre-Pontida nel senso che sarà un momento di passaggio tra la rivolta leghista e ciò che verrà. Ed è qui che il segretario dovrà dare delle risposte, concedere almeno una gestione collegiale o per dirla con le parole di Romeo a Repubblica: «Una squadra» in vista delle politiche.

Salvini ci sta pensando. Si sente forte del fatto che, almeno per il momento, non sia emerso un nome alternativo, che possa sfidarlo per la guida del partito: ma nello stesso tempo sa che non può arrivare a Pontida con una Lega spaccata e senza un’idea. La clessidra per lui sembra correre sempre più veloce.


Il popolo di gucciniani che la sinistra oggi non riesce a rappresentare


E’ sul modello di società che si può giocare l’aut aut, non sul leader di turno della destra

Il popolo di gucciniani che la sinistra oggi non riesce a rappresentare. Soprattutto se lo scopo è sconfiggere Meloni

(Paolo Martini – ilfattoquotidiano.it) – Quel popolo di ‘gucciniani’ che si è spontaneamente ritrovato nelle piazze d’Italia nonostante l’insopportabile canicola racconta forse qualcosa di più che l’affetto per il ‘Maestrone’ di tante canzoni d’autore. Testimonia della resistenza di quei valori forti e riconoscibili che non solo non dovrebbero essere archiviati, ma potrebbero costituire la base del ‘campo largo progressista’. Invece, allo stato attuale delle beghe tra le varie formazioni più o meno leaderistiche, al massimo si finirà di recitare il vecchio mantra ‘dobbiamo sconfiggere Giorgia Meloni’.

Se questo è il percorso che dovrebbe portare all’elaborazione di un programma e alla scelta di un leader nazionale, e pure di alcuni candidati sindaci di primissimo piano, con o senza fantomatiche primarie, è come se si udisse già in lontananza l’urlo di sempre che dice pian piano:/non siamo, non siamo, non siamo (sono le strofe finali del capolavoro intimista del Guccini 1990, Quello che non).

Si dice già che tanti elettori Cinquestelle non voterebbero un Premier terzo scelto insieme con i fantomatici riformisti, nemmeno l’ex campionessa Silvia Salis; viceversa molti di area Pd non digeriscono ancora l’asse con gli ex grillini. ’Non siamo’ men che meno la prima persona plurale: non siamo perché è molto difficile pensare che il popolo riunito a cantare per l’ennesima volta La locomotiva possa mobilitarsi, a Milano, per confermare il modello della metropoli-‘treno pieno di signori’ di Beppe Sala, men che meno per Mario Calabresi: in piazza dei Mercanti, tra i gucciniani commossi, c’era persino chi minacciava già di presentarsi in giro con la t-shirt ‘Io voto Pinelli’.

Ancora: non mancano gli anti-putiniani sinceri tra chi si riunisce a intonare ancora Dio è morto, ma è quasi impossibile trovare chi approvi il progetto neo-militarista SAFE della Ue, la frenata sul Green New Deal o la deriva d’inciviltà che sta imprimendo all’Europa la commissione a maggioranza variabile di Ursula Von Der Leyen. Per dirla con un altro poster che qualcuno già si preparava a portare in piazza, con i volti di Meloni, Von Der Leyen, il tedesco Merz, Dick Schoof dei Paesi Bassi, la danese Mette Frederiksen e così via: ‘In Ruanda mandiamoci loro!’.

Sul fronte del popolo a sinistra si vive purtroppo un grave problema di partecipazione e di riconoscimento, date la sordità e impenetrabilità dei vertici, nonché l’insussistenza di figure riconoscibili come magistrali. E la stessa partecipazione commossa alla scomparsa del mitico Maestrone Guccini in fondo fa notare ancor di più il bisogno di personalità in grado anche di esercitare con carisma e con pazienza questo ruolo di riferimento.

E dire che sarebbe facilmente rimediabile guardando, con un atteggiamento di ascolto e di apertura, al mondo del lavoro e alle università, a che s’impegna nella ricerca e nella cultura in generale. Va da sé che questo significa anche voler rifondare un preciso pensiero politico, come sta succedendo persino nella sinistra americana o inglese di fronte alla follia degenerativa senile del capitalismo.

E’ sul modello di società che si può giocare l’aut aut, non sul leader di turno della destra. Così, a Massimo D’Alema che si è subito distinto sottolineando la distanza antropologica del cantautore di Pavana dal vecchio Pci (‘Guccini era un socialista, noi comunisti cantavamo le canzoni d’amore’) ha giustamente risposto Lodo Guenzi – reduce da un pregevole riallestimento di Morte accidentale di un anarchico di Dario Fo e anche da frontman per I Musici di Guccini: “Apprezzo molto che chi ha aderito con rigidità a un certo disegno politico ammetta di sentirsi estraneo a quei guizzi di libertà e anarchia”.

E fa una certa impressione notare che a settembre, quando si celebrerà di nuovo in piazza il funerale collettivo di Guccini intonando i versi ‘garbatamente rivoluzionari’ del Maestrone, nel campo largo si sarà bisticciato un altro po’ per ritrovarsi a cantare le più improbabili strofe amorose tra ex.


Un sistema missilistico per proteggere Trump durante un torneo di golf


(askanews) – Un sistema missilistico antiaereo semovente Avenger è stato schierato a protezione del presidente statunitense Donald Trump mentre assisteva a un torneo di golf nel suo club di Bedminster, in New Jersey. Lo riferisce il sito specializzato War Zone sulla base di fotografie scattate domenica.

Le immagini, la cui autenticità è stata confermata ieri dalla Casa bianca secondo il sito, mostrano il sistema Avenger dietro una recinzione mentre Trump assisteva alla giornata conclusiva del torneo LIV Golf Bedminster. Nella stessa giornata il North American Aerospace Defense Command (Norad) aveva riferito di aver intercettato diversi velivoli nei pressi del club di Bedminster, dove il presidente stava trascorrendo il fine settimana.

Le misure di sicurezza attorno a Trump sono state rafforzate dopo una serie di tentativi e presunti complotti contro la sua vita negli ultimi due anni. L’episodio più recente citato dalla fonte riguarda un piano, scoperto a giugno, per colpire un evento Ufc alla Casa bianca.


Un clima infame


(Agostino Gramigna – il Corriere della Sera) – È come se la storia della meteorologia (e di tutti i metodi di registrazione messi a punto a partire dal XVII secolo) fosse all’improvviso schizzata in alto. […] Il Regno Unito e la Francia si stanno preparando alla quinta ondata di calore.

L’agenzia meteorologica nazionale Météo-France avverte che oggi le temperature potrebbero avvicinarsi ai 40 gradi nel sud-est del Paese. Il servizio meteo britannico (Met Office) annuncia invece che entro giovedì potrebbero raggiungere 37 gradi in alcune zone dell’est, 3,8 gradi sopra la media calcolata tra 1991-2020. Mentre in Spagna, l’Agenzia meteo Aemet, informa che la temperatura media si è attestata a 25,7 gradi, 2,6 sopra la norma…

[…] Anche se non c’è niente di più ideologico del «tempo che fa», come diceva Roland Barthes, c’è uno spettro che si aggira in Europa e non è più politico: è il caldo. I dati sono tutti in salita e hanno la forma di un bollettino di guerra se si osserva la «fotografia» scattata da Copernicus (il programma di osservazione e monitoraggio della Terra della Commissione europea), secondo cui il luglio 2026 è stato il più caldo di sempre per temperature dell’atmosfera e del mare.

Ma anche per siccità e incendi. Del resto le immagini satellitari fornite sono impressionanti. Mostrano una geografia europea stravolta in pochi anni. Ghiacciai scomparsi, fiumi in secca, pianure e colline un tempo verdi diventati paesaggi marroni. Come il nord della Francia. Anche a livello globale, tratteggia Copernicus, luglio è stato il più caldo di sempre in 33 Paesi nel mondo, per una popolazione di 900 milioni.

[…] I livelli di umidità del suolo a luglio sono stati nettamente inferiori rispetto al luglio 2022. Le alte temperature hanno intensificato la siccità. La Spagna ha subito il luglio più secco dall’inizio delle rilevazioni del 1961. Metà dell’Inghilterra è a secco: il Paese ha avuto sette settimane consecutive con meno di 10 mm di pioggia, alcune con meno di 1 mm. La siccità favorisce gli incendi.

Alla fine di luglio sono andati in fumo circa 42.00o ettari nel sud ovest della Francia (in Gironda 220.000 persone sono state evacuate). Nello stesso periodo, il più grosso incendio della storia della Spagna ha bruciato quasi 44.00 ettari vicino Madrid.

Contattato telefonicamente Ronan McAdam, oceanografo del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, parla di temperature del mare e dell’atmosfera mai viste negli ultimi 30 anni. «Nell’ovest del Mediterraneo a giugno ci sono stati 8 gradi in più rispetto alla media. A luglio invece il balzo è stato di 4-5 gradi rispetto a quello di 25 degli ultimi anni. In futuro?

Avremo nuovi record». Anche in Italia il caldo non dà tregua. Oggi saranno 19 e domani 20 le città con bollettino rosso.


Viaggiare nel 2026 è diventato impossibile


(ANSA) – Il nuovo sistema elettronico europeo di controllo delle frontiere sta provocando un forte aumento dei tempi di attesa in alcuni dei principali aeroporti dell’Ue per chi proviene da Paesi terzi e attraversano le frontiere esterne dell’area Schengen. Lo scrive il Financial Times, citando i dati del gruppo di analisi del traffico Qsensor, secondo cui nelle ore di punta le code sono arrivate quest’estate fino a due ore.

A Francoforte, riferisce il quotidiano britannico, il tempo massimo di attesa a luglio ha raggiunto i 120 minuti, contro i 60 dello stesso periodo dello scorso anno. A Monaco è passato da 31 a 60 minuti, mentre ad Amsterdam è salito da 80 a 120 minuti.

Il nuovo Entry/Exit System (Ees) è il sistema informatico dell’Ue che registra elettronicamente gli ingressi e le uscite dei cittadini di Paesi terzi alle frontiere esterne dello spazio Schengen. Al primo ingresso vengono raccolti dati personali, fotografia e impronte digitali, sostituendo progressivamente il tradizionale timbro sul passaporto.

Secondo l’Ft, diversi aeroporti hanno temporaneamente alleggerito alcune procedure nelle ore di punta, rinunciando ad esempio alla raccolta delle impronte digitali, per ridurre le code. Questa flessibilità dovrebbe terminare a settembre, ma otto Stati membri dell’Ue, insieme alla Svizzera, hanno chiesto alla Commissione europea di prorogarla.

Bruxelles sta discutendo con i Paesi membri un’eventuale estensione delle deroghe. Un portavoce della Commissione Ue, citato dal quotidiano britannico, in circa 70 secondi il tempo medio necessario per una registrazione Ees, sottolineando che “nella maggior parte dei casi” l’impatto sui viaggiatori provenienti da Paesi extra-Ue resta limitato.

Dal lancio del sistema sono stati registrati circa 160 milioni di ingressi e uscite. Ryanair ha criticato duramente il funzionamento dell’Ees, mentre British Airways ha segnalato criticità in alcuni scali senza tuttavia registrare, nel complesso, conseguenze significative sulle proprie operazioni.


Le infinite bugie della repubblica


Silvio costruì un’Italia immaginaria, per interesse privato e sciagura pubblica, spostando con la televisione il confine tra fatto e racconto. Giorgia, con social e smartphone, rende portabili le menzogne

Le infinite bugie della repubblica

(estr. di Pino Corrias – ilfattoquotidiano.it) – […] Al tempo remoto di Andreotti, il politico mentiva e sperava, protetto dal buio dell’inchiostro, di non essere scoperto.

In quello istantaneo di Giorgia Meloni, la menzogna lampeggia in video, strilla sui social e punta a essere condivisa: “Ceuta è in Europa e la Spagna confina con l’Italia, per questo sospendiamo Schengen”. “A Marcinelle, Landini ha dato le spalle a La Russa e ha offeso la nazione”. “Le accise sui carburanti sono colpa della sinistra”. “Delmastro non ha nulla da nascondere”. “Abbiamo abbassato le tasse”. “Mai così tanti soldi alla Sanità”. “Se i magistrati vincono il Referendum, avremo gli stupratori e i pedofili per strada e tante altre Garlasco”.

La bugia non è più l’incidente della politica. È diventata la sua tecnica. Un materiale da costruzione per l’identità e la vendetta. Silvio Berlusconi l’ha scoperto e usato per primo in forma industriale sia per dire cose pesantissime, “da noi la magistratura è una mafia più pericolosa della mafia siciliana”, sia per rendere vera la suprema idiozia di Ruby nipote di Mubarak, giurando “sulla testa dei miei cinque figli”, con la destra bambocciona che applaude in Parlamento.

[…] Per interesse privato e sciagura pubblica, Berlusconi in trent’anni ha costruito un’Italia immaginaria: il Paese del benessere. Dei ristoranti pieni. Della rivoluzione liberale. Delle tasse diminuite. Del milione di posti di lavoro. Dei giudici comunisti che complottano per attribuirgli mafia, tangenti, minorenni.

Con la tv ha spostato il confine tra il fatto e il racconto. Ha imposto la somma centralità del leader, il controllo dell’agenda, il vittimismo giudiziario, la costruzione di una verità emotiva capace sempre di prevalere sulla verifica.

Meloni aggiorna la fabbrica delle menzogne. Con i social e lo smartphone le rende portatili. Il comizio diventa permanente: video, tweet, Instagram. Nessuna domanda. Nessuna replica. Nessun giornalista che interrompa, ma solo i Porro, i Sallusti, i Del Debbio che si bevono tutto. Si sceglie un fatto, si ritaglia la parte utile, lo si incornicia per il proprio pubblico. Ogni sbarco diventa un’invasione. Ogni rissa di strada, un’emergenza. Ogni sentenza sfavorevole, un attacco al governo. Ogni protesta, l’anticamera del terrorismo. Una stella a cinque punte disegnata col pennarello sul muro di una scuola, il ritorno delle Brigate rosse.

Se Donald Trump ordina di spendere il 5 per cento del Pil in armamenti, Giorgia e l’intero governo, allestiscono la bufala dell’aumento dall’1,5 al 2,1 per cento, riclassificando spese ordinarie – come le pensioni del personale militare, la cyber sicurezza, le missioni estere dei carabinieri – con astuta truffa contabile, come se dal nulla fossero comparsi 12 miliardi di euro in carri armati, munizioni e soldati. Non falsificano del tutto i numeri, ma solo quello che i numeri lasciano immaginare.

[…]

Stessa dinamica con Ceuta. Gli immigrati invadono, in un giorno solo, le spiagge dell’enclave e le tv del mondo. Meloni ne approfitta per attaccare Sánchez e il suo governo socialista. Lo strillo di copertina dice: “Ecco le porte aperte della sinistra!” La crisi reale diventa immediatamente una nera favola politica. I dati sugli sbarchi nei primi sei mesi del 2026 dicono che ci sono stati 16mila ingressi in Grecia, 15mila in Italia e solo 12mila in Spagna. Ma la matematica non conta e stavolta neanche la geografia, visto che Ceuta è in Africa, non in Europa. La paura funziona meglio. E tutti i particolari che complicano il racconto vengono espulsi dalla scena. È quello che il linguista George Lakoff chiama “frame”. In questo caso la cornice è “invasione” con risonanza così forte che finisce per autoavverarsi: i confini sono violati, l’Europa è assediata, la sinistra è complice. Il verdetto arriva all’istante. Ulteriori spiegazioni sono noiose, ingombranti, ipocrite. Il meccanismo aggiorna quello della propaganda. La ripetizione dell’allarme e della denuncia conferma il messaggio inventato e cancella quello vero.

A Marcinelle tre sindacalisti voltano le spalle al palco dove La Russa, presidente del Senato, sta commemorando la strage di minatori, anno 1956. Parte l’assalto dei comunicati di Fratelli d’Italia contro la Cgil: “Vergogna! Vergogna!”.

La notizia è falsa. I tre sindacalisti che si voltano sono belgi e rivendicano il gesto. La Cgil non c’entra niente. Ma la denuncia è un frame ghiotto. Gli strilli sono un buono pasto per la propaganda. Meloni lo afferra, arrotando il tono e lo sguardo per la grande indignazione: “Voltare le spalle è un gesto grave e vergognoso!”. Nemmeno le immagini che mostrano la falsità dell’accusa servono a cambiare il verdetto: “È inutile che Landini smentisca. Chieda scusa”.

[…]

Berlusconi lo aveva capito trent’anni fa: la politica non doveva più rappresentare la realtà, doveva produrla. Meloni governa dentro quella rivoluzione. Ha sostituito il sorriso aziendale con la nazione assediata. Il venditore con la combattente. Il Re Mida che si è fatto da solo, con l’Underdog che da sola cavalca.

Con lei la menzogna non è più una vergogna da nascondere, ma un metodo di governo da esibire. La propaganda non serve più a mostrare ciò che ha fatto. Serve a nascondere ciò che non ha fatto. A ingrandire quello che conviene. A cancellare ciò che disturba. A inventare il nemico necessario. A fabbricare una realtà sufficientemente semplice da stare dentro uno slogan. E sufficientemente falsa perché il potere possa starci comodo. Il danno finale non è che i cittadini credano a una bugia. È peggio. È che smettano di pretendere la verità.


Una lezione di diplomazia


(askanews) – Il Regno unito ha abbandonato il progetto di recuperare un tesoro stimato in 5,5 miliardi di sterline (6,4 miliardi di euro) dal relitto della Sussex, affondata nel 1694 al largo di Gibilterra, per il timore di riaccendere le tensioni con la Spagna sulla sovranità delle acque della zona.

Lo riferisce il Telegraph. La nave britannica potrebbe contenere fino a dieci tonnellate di monete d’oro destinate a finanziare la campagna militare del duca di Savoia Vittorio Amedeo II contro il re di Francia Luigi XIV durante la guerra dei Nove anni.

All’inizio degli anni Duemila Londra aveva raggiunto un accordo con la società statunitense di esplorazione sottomarina Odyssey Marine Exploration per localizzare il relitto, effettuare gli scavi e riportarlo in superficie, prevedendo anche la condivisione dell’eventuale tesoro recuperato.

Il progetto incontrò però l’opposizione della Spagna. Madrid, che contesta la sovranità britannica su Gibilterra e sulle acque circostanti, cercò di bloccare la spedizione e avanzò a sua volta rivendicazioni sull’eventuale tesoro presente a bordo. Secondo il Telegraph, proprio il rischio che una nuova operazione di recupero possa riaprire il contenzioso con Madrid avrebbe ora spinto il governo britannico ad accantonare il progetto.


Da marcinelle a Ceuta: il dolore e la speranza


(estr. di Elena Basile – ilfattoquotidiano.it) – […] L’8 agosto 1956 si consumava a Marcinelle, in provincia di Liegi, la più grande tragedia delle miniere di carbone in Belgio: 262 minatori, di cui 136 italiani, scomparvero nell’incidente. Le immagini del cattolico re Baldovino I in ginocchio furono un commovente risveglio per la società belga, che nella regione dell’industria carbonifera aveva visto la mentalità razzista lievitare contro gli immigrati italiani a cui era persino vietato di entrare nelle panetterie con appositi cartelli di tragica memoria. La disgrazia del Bois du Cazier influì grandemente sul mutamento della società belga, oggi cosmopolita e in grado di onorare il contributo dei 300mila italiani iscritti all’anagrafe e dei tanti di origine, ormai integrati. Il primo ministro belga nel 2011-14, Elio di Rupo, di origine italiana e figlio di un minatore, è l’esempio emblematico delle tante storie di successo della comunità italiana in Belgio.

[…]

Durante gli anni in cui ho servito come ambasciatrice in Belgio, l’8 agosto assistevo, con la delegazione italiana venuta appositamente dall’Italia, a una cerimonia che nulla ha perduto della sua solennità. I rintocchi delle campane che marcano ogni perdita umana sono seguiti dai discorsi dei politici italiani e belgi e dalla lettura da parte dell’ambasciatore del discorso del presidente della Repubblica. È una giornata di memoria del lavoro e dell’immigrazione. Leggo che quest’anno i rappresentanti del governo sono stati fischiati a Marcinelle. A prescindere dalle inevitabili strumentalizzazioni politiche, credo la rivolta abbia un innegabile fondamento. Non si possono celebrare gli immigrati italiani in Belgio e sostenere nel contempo politiche razziste di esclusione degli immigrati stranieri in Italia.

Del resto, mal comune mezzo gaudio. In questi giorni di torrido caldo le commemorazioni del Bois du Cazier sono state accompagnate sulla stampa da cronache atroci, l’assalto di migranti, probabilmente pilotato dai servizi israeliani e marocchini, contro le enclave spagnole di Ceuta e Melilla. Giovani marocchini disoccupati o pagati con salari di fame rispetto al costo della vita, si sono giocati tutto per inseguire il sogno antico, comune agli immigrati italiani degli anni 50, di poter trovare nei paesi più ricchi un destino differente. Centinaia di morti accertate e migliaia di dispersi. Ci sono differenze nell’immigrazione. Gli italiani arrivavano in Belgio in virtù del famigerato accordo “braccia contro carbone”. L’emigrazione dei marocchini è anarchica. Eppure il dolore e la speranza sono uguali. La triste realtà della miniera simile ai campi di detenzione in Europa. Il fallimento dei governi europei e la mancanza di umanità dei nostri politici è stata riconfermata.

L’avventurismo politico della Meloni, pronta a inseguire Vannacci, sullo stesso terreno, ha fatto cilecca. La sospensione di Schengen ha avuto come risposta la remigrazione in Italia di quei migranti che in base all’accordo di Dublino, firmato anche dal governo Renzi, devono essere scrutinati nel Paese di primo ingresso. Che macerie umane! Dove è finita l’Europa umanistica che avevamo pur sognato? Dal vertice di Tampere nel 1992, la politica dell’immigrazione europea non è stata realizzata, l’integrazione di 2 milioni di immigrati l’anno in una comunità di 500 milioni non è stata possibile. Le destre razziste ne hanno tratto beneficio. La falsa sinistra, in cerca di voti, ha inseguito la fermezza basata sull’esclusione. Le nostre società si sono imbarbarite. L’Europa delle patrie benedetta dalla maggioranza Ursula ha perseguito il tradimento dei diritti umani di cui la classe dirigente si riempie la bocca nella retorica liberal, in un nuovo colonialismo contro le cosiddette autocrazie. La politica di integrazione è fallita nelle socialdemocrazie nordiche come nei Paesi della periferia. Il nuovo fascismo sta per andare al potere in Europa. Non vedo un Re in ginocchio, ma politicanti pronti a cercare voti con i loro opportunismi e immoralità.

[…] Intanto l’Europa globalista, liberal e russofoba, prepara leggi anticostituzionali per sanzionare il dissenso e stigmatizzare i cosiddetti filo-putiniani. In Lituania è stato presentato un progetto di legge che richiede fedeltà ai dogmi della Nato per poter servire nella sfera pubblica. Il politologo svizzero J. Baud è stato sanzionato pesantemente dalla Commissione, non da un organo giudiziario. Su input di politici del campo largo Calenda e Picierno, il professor d’Orsi, insieme ad altri tra cui la sottoscritta, ha subito linciaggi pubblici. Ugualmente coloro che ricordano il genocidio palestinese sono perseguiti con sanzioni statunitensi a cui l’Europa si allinea. Il caso di Francesca Albanese è eclatante. L’intellighentia, l’accademia, il giornalismo, restano passivi. L’autocensura tipica degli Stati totalitari si impone.


L’Italia è alla ricerca di materie prime per ridurre la dipendenza dalla Cina e guarda all’Australia


(di Fabio Riva Sara Tirrito – la Stampa) – L’Italia apre un nuovo canale per rafforzare la sicurezza delle proprie forniture di materie prime critiche. Sace e Invest & Trade Western Australia – l’agenzia governativa dell’Australia Occidentale – hanno firmato un accordo propedeutico alla sottoscrizione di un memorandum of understanding, prevista per ottobre, che definirà le linee guida della collaborazione tra imprese nello sviluppo di filiere industriali strategiche. […]

L’obiettivo è quello di individuare partner affidabili e creare nuove opportunità industriali nei settori della sicurezza energetica e della difesa. Al centro dell’intesa di Perth ci sono le terre rare, in particolare neodimio e praseodimio (NdPr), elementi indispensabili per la produzione dei magneti permanenti ad alte prestazioni. 

Servono per produrre motori elettrici, tecnologie energetiche avanzate, droni, sistemi radar e applicazioni militari. L’Italia possiede competenze tecnologiche nella produzione dei magneti, ma non le materie prime necessarie alla loro realizzazione. La Cina controlla invece circa il 90% della produzione di magneti permanenti e negli ultimi decenni è cresciuta fino a rappresentare il principale polo di raffinazione e trasformazione delle terre rare al mondo. […]

Il Western Australia è il principale hub mondiale per minerali critici e materiali destinati alla transizione energetica, con produzioni rilevanti di litio, nichel, rame, manganese, cobalto e per l’appunto terre rare (nel 2024-2025 sono state vendute 800mila tonnellate). La firma dell’accordo è stata accompagnata da un evento dedicato al networking tra imprese italiane e australiane potenzialmente coinvolte nei futuri progetti, anche grazie all’attività del console d’Italia a Perth Sergio Federico Nicolaci e del viceconsole Emilio Sessa nel favorire i rapporti con istituzioni e operatori locali.

«L’Italia può essere il soggetto giusto per aiutare a costruire una industria di raffinazione dei minerali in Western Australia in modo tale che non ci possa essere più il rischio per l’occidente, e per il mondo in generale, di avere qualcuno che possa militarizzare l’utilizzo dei minerali contro un’altra economia», ha spiegato Picchi, sottolineando la complementarità tra i due sistemi industriali. «Abbiamo bisogno di mettere in sicurezza le nostre catene di approvvigionamento in tutti i settori, inclusi quelli strategici della difesa e della sicurezza energetica». […]

Poi c’è un obiettivo più ampio che riguarda gli investimenti minerari veri e propri, nel Paese, per arrivare poi alla produzione in Italia di magneti permanenti». La vera sfida, secondo Torlizzi, è la raffinazione, «il punto dove si concentra il principale collo di bottiglia del mondo delle terre rare». 

Secondo gli ultimi dati del Quaderno sulle materie prime critiche e strategiche (Mpc) diffuso dall’Agenzia Ice a marzo, nel 2024 l’Italia ha importato materie prime critiche per 12,7 miliardi di euro, con oltre il 90% costituito da Mpc raffinate. E se la strategia di Perth si muove sui magneti, che diventeranno sempre più importanti per la transizione tecnologica, oggi cinque materiali coprono oltre l’87% dei flussi, principalmente rame (oltre il 39%) e alluminio (25%), poi i metalli del gruppo del platino, nichel e carbone da coke. Il 54% dell’import 2024 proviene da 10 Paesi, con Spagna, Bulgaria, Paesi Bassi, Germania e Stati Uniti che pesano per un terzo del totale. 

«L’alluminio – spiega il direttore dell’Associazione italiana dei produttori e trasformatori di metalli non ferrosi (Assomet) Orazio Zoccolan – arriva principalmente da Paesi del Golfo, India e Norvegia». Fino a poco tempo fa il primo partner era il Mozambico. «Ora siamo orfani di una quantità importante da rimpiazzare». […]


Guerra in Ucraina. Sempre più grave: ecco la possibile soluzione per uscirne


(estr. di Alessandro Orsini – ilfattoquotidiano.it) – […] La guerra in Ucraina non fa altro che aggravarsi. Entrambe le parti rifiutano il dialogo, la pace e l’idea di fare concessioni. Mosca ha dimostrato una capacità di rigenerazione militare e industriale che nel 2022 i più avevano sottovalutato. Anziché crollare, la Russia ha aumentato enormemente la produzione militare; acquisito esperienza bellica; ampliato la propria capacità di mobilitazione; sviluppato nuove capacità missilistiche e di guerra con i droni; rafforzato i rapporti con Cina, Iran e Corea del Nord; dimostrato una notevole capacità di sostenere una guerra prolungata. Prevalgono l’angoscia e il pessimismo: sembra che la diplomazia non abbia nessuna possibilità di successo. Eppure, un’ipotesi di compromesso è forse possibile, ideando un piano di pace in tre fasi fondamentali.

[…]

Nella prima fase, l’Ucraina si impegna a cedere alla Russia le roccaforti che conserva in Donbass: questa è la richiesta di Putin per il cessate il fuoco. Tuttavia, l’Ucraina non abbandonerà immediatamente le postazioni promesse per passare alla seconda fase, in cui i russi daranno agli ucraini il tempo di costruire un nuovo sistema di fortificazioni lungo il nuovo confine. Gli ucraini si ritireranno soltanto dopo il suo completamento. Non c’è un’altra soluzione per proteggere i territori a Ovest, giacché Putin non accetterà mai una forza di interposizione della Nato a presidiare la linea di contatto. Il nuovo confine dovrà essere protetto dai soldati ucraini. Tuttavia, la vera difficoltà risiede nel passaggio alla terza fase, in cui la Nato dovrebbe annunciare la rinuncia a espandersi in Ucraina, superando il paragrafo 23 del Comunicato finale del summit di Bucarest del 2-4 aprile 2008. La sconfitta strategica della Nato è nella terza fase, non in quelle precedenti. Se la Nato non porrà fine alle sue mire sull’Ucraina, la pace sarà impossibile nei decenni e la guerra potrà essere risolta soltanto sul campo di battaglia. Il vero problema della guerra non è la questione territoriale immediata, ma l’orientamento strategico dell’Ucraina. Una volta crollate le roccaforti in Donbass, Putin sarà nella condizione di decidere se avanzare ulteriormente, ed è chiaro che l’Unione europea, lasciando invariata la sua posizione intransigente, gli fornirà un incentivo a incedere. Con il passare del tempo, l’intransigenza dell’Unione europea e dell’Inghilterra, e l’aumentare degli attacchi contro Mosca, indurranno i generali russi a meditare mosse sempre più ardite, come l’assalto a Kiev, la presa di Odessa, l’annessione di Sumy e di Kharkiv.

[…]

Tuttavia, un cessate il fuoco, con la garanzia che l’Ucraina lascerà le roccaforti contese, darà a tutti il tempo di ragionare e di scongiurare lo scenario peggiore: Putin che si trova nella condizione di strappare nuove regioni all’Ucraina, mentre Zelensky esaurisce i Patriot. La strategia di Zelensky volta a confinare la guerra al Donbass è fallita. I missili di Putin arrivano dappertutto; i cieli di Kiev sono sempre più scoperti. La guerra contro l’Iran sta riducendo drasticamente i missili intercettori della Casa Bianca, al punto che Guido Crosetto ha dovuto dare quelli italiani all’Arabia Saudita per proteggere le postazioni americane nelle dittature del Golfo Persico alleate della Casa Bianca. L’Unione europea ha sempre rifiutato il cessate il fuoco. Adesso lo invoca, ma non pioverà dal cielo e non arriverà per gentile concessione: dovrà essere costruito con una strategia.


Il rischio di un nuovo Bataclan


(Andrea Zhok) – Israele e USA hanno una notoria e capillare capacità di modellare la realtà percepita.

Larry Sanger, cofondatore di Wikipedia, ha rivelato come la CIA abbia operato una sistematica revisione delle pagine di Wikipedia, per anni, nell’interesse del governo USA, di “governi amici” e di alcune corporations.

Sappiamo che Israele sta allocando per le campagne propagandistiche (hasbara) enormi investimenti. Alla luce del sole ci sono 726 milioni stanziati per il 2026, ma molto altro (vedi il condizionamento dell’Eurovision o l’avvelenamento delle fonti delle AI, via società come Clock Tower X) passano per canali indiretti.

Questo dato di fatto spiega la manifesta costante crescita delle campagne antiislamiche sui social media. Solo nella giornata di ieri ho contato tre post virali, con profluvio di like, che una breve indagine ha rivelato essere del tutto falsi (richiesta di adozione della Sharjia in Michigan, presunta persecuzione dei cani in quanto animali impuri, filmati di origine irrintracciabile descritti come spedizioni punitive di gruppi di islamici.)

Questo turbinio di menzogne, mezze verità distorte o schiette diffamazioni è il concime su cui fioriscono le esternazioni dei nostri Vannacci, che drenano parassitariamente sangue dalle paure di molti, non per cercare di risolverle, ma per esacerbarle a fini elettorali.

Il problema però non è l’uso elettorale: il punto di caduta di queste iniziative è ben più grave.

Avendo il mondo visto il vero volto di Israele negli ultimi anni, la hasbara sta promuovendo un’operazione correttiva di soft power, che ripresenti Israele (e gli USA) nelle vesti sbiancate del “baluardo antiislamico”.

Abbiamo visto che per questi attori internazionali il fine giustifica ogni mezzo. Al di là degli utili idioti che si prestano al gioco per qualche voto in più, il problema è che l’odio fomentato è reale: si sta spargendo massivamente benzina in un’area fumatori.

E siccome gli esagitati ci sono in ogni gruppo, non ci vuole niente per organizzare un bel Bataclan e una guerra civile, come premessa per uno “scontro di civiltà”.

Chi diffonde questa spazzatura è complice di ciò che seguirà.