Selezione Quotidiana di Articoli Vari

Blitz a destra: riconoscimento facciale per l’ordine pubblico. La Polizia scavalcherà i giudici


Rischi. Mantovano dà l’input, proteste giallorosa

Blitz a destra: riconoscimento facciale per l’ordine pubblico. La Polizia scavalcherà i giudici

(estr. di Vincenzo Bisbiglia e Wanda Marra – ilfattoquotidiano.it) – […]Integrare i sistemi di videosorveglianza con tecnologie di riconoscimento facciale dopo un reato e raccogliere e memorizzare per 7 giorni – quindi in maniera preventiva – i dati biometrici di tutte le persone che accedano a luoghi considerati a rischio di ordine pubblico e sicurezza (sicuramente stadi, teatri, forse anche piazze o strade dove si terranno manifestazioni o cortei). Con un decreto legislativo (l’adeguamento al regolamento Ue del 13 giugno 2024, che stabilisce regole armonizzate sull’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale per l’attività di polizia) la destra punta ad ampliare i poteri delle forze dell’ordine sul riconoscimento facciale con l’intelligenza artificiale. Proprio nel momento in cui la “casta” è pronta a vietare il sequestro delle chat dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro con l’ex prestanome del clan Senese.

[…]

A denunciare il blitz è stata ieri l’opposizione in Commissione Affari europei in Senato. “Ennesima forzatura sui diritti e le libertà. Palazzo Chigi ordina, il Parlamento si piega. Il riconoscimento facciale a strascico fa un passo avanti molto pericoloso. Un altro mattoncino verso lo stato di polizia”, ha denunciato il dem Filippo Sensi. Che aveva chiesto al presidente della Commissione, Giulio Terzi di Sant’Agata, di non procedere. Richiesta alla quale ha aderito anche Pietro Lorefice (5 Stelle). Ma la Commissione vota e approva. Oggi voteranno (e approveranno) anche la Commissione Affari europei della Camera e le Commissioni Giustizia e Affari costituzionali sia di Montecitorio che di Palazzo Madama. A quel punto il provvedimento diventerà legge. Esiste un parere critico della deputata di Forza Italia, Cristina Rossello, ma è presumibile che stamattina verrà cambiato. Perché il governo, su impulso di Alfredo Mantovano, ci tiene a procedere di corsa.

Tra i punti più controversi quello al comma 6 dell’articolo 8. Dove si prevede che “nei casi d’urgenza, quando vi è fondato motivo di ritenere che dal ritardo possa derivare un pregiudizio grave e irreparabile” per la ricerca di persone scomparse, vittime di sequestro e tratta di essere umani, in quel caso “l’utilizzo del sistema di IA può essere avviato (…) dall’organo di polizia procedente, previa comunicazione, anche in forma orale” al magistrato. In sostanza si dà la possibilità agli ufficiali di pubblica sicurezza (polizia e carabinieri) di utilizzare l’intelligenza artificiale solo con una telefonata al pm, senza passare dall’autorizzazione del gip. Un modo per accelerare i tempi, si dirà. Ma anche per ampliare l’autonomia della polizia rispetto alle prerogative autorizzative del giudice. Estendendo così il controllo di massa dei dati biometrici dei cittadini. Senza contare che si tratta di uno sdoganamento dell’IA, sulla quale tutti professano cautela.

[…]

Il “grande fratello” meloniano presenta un altro punto ostico. Se da un lato l’operazione di matching tra i dati biometrici carpiti dalle videocamere di sorveglianza e le foto segnaletiche avverrà sempre “a posteriori”, dunque a reato compiuto, in alcuni casi, di fronte al pericolo di “attacco terroristico”, la raccolta sarà preventiva. E i dati potranno essere conservati per 7 giorni, prima di essere distrutti. La definizione di “attacco terroristico”, allo stato attuale, è ben precisa. Ma cosa succederà se un successivo provvedimento integrerà la fattispecie allargandola alle manifestazioni politiche? Basta leggere George Orwell e Philip Dick per avere risposta.


Il Cazzaro dell’Estate


(Di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – Non so se l’avete notato, ma è in corso una sfida all’ultima minchiata fra Tajani e Salvini per il Cazzaro dell’Estate. E attenzione: fino a qualche mese fa non c’era partita: doveva ancora nascere un cazzaro più cazzaro di Salvini. Poi, com’è come non è, Tajani ha messo la freccia e l’ha sorpassato: dopo 32 anni di carriera politica da coniglio bianco in campo bianco, ci sta dando dentro come un forsennato. […]


Netanyahu e Zelensky alla Casa Bianca


(Tommaso Merlo) – Netanyahu ha aperto il suo incontro con Trump omaggiandolo con un album fotografico con copertina in pelle umana sulle migliori performance pedofile del presidente americano tra il 1985 e il 1990. Edizione speciale con anche alcune foto che ritraggono Melania agli albori della sua folgorante carriera. Trump ha colto il messaggio ed ha subito rassicurato Bibi che continuerà a buttare via miliardi e vite americane per ogni guerra che Israele ritenga opportuna. Trump non ha però potuto esimersi dal segnalare alcune criticità. L’Iran ci sta massacrando, ha affermato, i marines nel Golfo han fatto la fine dei palestinesi, sfollati da una parte all’altra mentre piovono bombe da tutte le parti. Le difese aree vanno a farfalle e con la chiusura dello Stretto di Hormuz rischiamo la depressione del 1929 e un bel goodbye ai petrodollari. Io sto continuando a sparare cagate alla stampa per manipolare i mercati e far arricchire i miei figli scemi, ma non posso andare avanti all’infinito, la verità sta venendo a galla. Di questo passo a novembre mi voto solo io e il nuovo Congresso di comunisti mi sbatterà in gattabuia col pigiamino arancione. Bibi, sono nella merda, rischio di passare alla storia come il presidente che ha seppellito l’impero americano. Smettila di frignare cazzo e tira fuori le palle, ha sbottato Netanyahu, anche io ho le elezioni e rischio il deretano cosa credi? Donald, ti abbiamo comprato a peso d’oro e adesso devi rispettare i patti o quell’album fotografico lo mando ad Hollywood sempre che non preferisci la soluzione Charlie Kirk. Apri bene le orecchie vecchio rintronato, dai ordine a quel beone che hai messo a capo del Pentagono di bombardare a tappeto. L’Iran deve fare la fine di Gaza. Scuole, asili, ospedali, palazzi del governo, fabbriche, ponti, quartieri residenziali. Se poi non cedono allora non ci resta che la bomba atomica e noi siamo prontissimi. È a quel punto che il cervelletto di Trump si è riconnesso seppure debolmente. Bibi, sei proprio una bestia diabolica assetata di sangue. Siamo al verde e pieni di debiti, con gli arsenali vuoti e la gente imbestialita e perfino i generali mi suggeriscono di ammettere la sconfitta e levarci dai piedi. Noooo, Donald, se non li fermate sti stramaledetti islamici riconquisteranno Gerusalemme e a noi popolo eletto non resterà che tornare tra voi spregevoli goyim mentre io passerò alla storia come una epocale iattura. È a quel drammatico punto che è entrato nello Studio Ovale un commesso ricordando al presidente che Zelensky lo attendeva nella stanza a fianco. Rivedendo Volodymyr da quelle parti, Trump ha avuto come un brevissimo momento di lucidità rendendosi conto di aver incontrato quei due figuri una marea di volte eppure le rispettive crisi geopolitiche sono sempre peggio. Ma che fosse soprattutto colpa della sua abissale inettitudine, non lo ha invece neanche sfiorato. Donald e Volodymyr si sono seduti uno davanti all’altro e forse per i funerali di quel guerrafondaio psicopatico di Lindsey Graham o forse per la stanchezza, i due hanno condiviso sprazzi di sincerità invece di vomitarsi addosso la solita propaganda. L’Ucraina è in condizioni disperate, ha esordito Zelensky, mezzo paese è raso al suolo, lo stato è fallito, la società sfaldata e l’economia crollata. Hanno bloccato anche il porto di Odessa e rischiamo di perdere l’accesso al mare. Un disastro, i giovani scappano piuttosto di combattere mentre quelli russi corrono ad arruolarsi ed avanzano inesorabilmente lungo tutta la linea del fronte. E i droni? Punture di zanzare ad un leone sempre più inferocito. Servono giusto per la propaganda della Nato in modo che quei coglioni degli europei continuino a spedire armi e miliardi nonostante sono alla canna del gas e la guerra è persa da anni. E a comprare energia e armi da noi, aggiunge Trump che poi lo lascia proseguire. Vedi Donald, è un immane bagno di sangue, gli ucraini vogliono la pace e le elezioni e io sono politicamente spacciato se mollo. Troppi scandali e rimpasti e con quel Fedorov in ascesa … E allora togliti dai piedi. Lo farei ma ho paura che mi fanno fuori o i miei camerati intransigenti o i milioni di profughi ucraini in giro per il mondo. No, no problem, ti assumo io a Mar-a-Lago per gestire l’animazione oppure se preferisci posso fare qualche chiamata ad Hoollywood e trovarti una parte in qualche fiction. E poi dai, con tutti i soldi e le ville che ti sei fatto, goditi un po’ di meritato riposo. Dai su, le avete provate tutte per allargare il conflitto e tirarci in mezzo, ho sentito anche della nave iraniana …. rassegnatevi … è finita. Io sono costretto a sostenervi perché lo stato profondo mi tiene per le palle, ma se molli ti sostengo e prima lo fai meglio è per tutti. È a quel punto che è entrato un commesso per ricordare a Trump il prossimo impegno in agenda, ingozzarsi di pastiglie e correre nella sua cameretta a scrollare a raffica e postare minchiate sul suo social mentre in Asia Occidentale divampa l’escalation e l’Ucraina sta scomparendo dalle mappe per colpa di un sistema marcio che lo tiene per le palle e per la sua abissale inettitudine.


Il procuratore Lo Voi scrive alla Camera: “Le chat di Delmastro e Caroccia sono fondamentali per l’indagine”


Alla vigilia del voto alla Camera dei deputati, il procuratore di Roma ha scritto al presidente Lorenzo Fontana spiegando i motivi della necessità di acquisire quelle conversazioni

Il procuratore Lo Voi scrive alla Camera: “Le chat di Delmastro e Caroccia sono fondamentali per l’indagine”

A poche ore dal voto in Aula a Montecitorio, il procuratore di Roma Francesco Lo Voi ha scritto al presidente della Camera Lorenzo Fontana sulla vicenda delle chat tra il sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove e Mauro Carroccia, il ristoratore condannato in via definitiva a febbraio scorso per essere stato il prestanome del clan Senese.

Nella missiva, secondo quanto trapela, il procuratore illustra i motivi per i quali ritiene fondamentale per l’indagine sulla “Bisteccheria d’Italia” potere acquisire quelle conversazioni di WhatsApp contenute nel telefono sequestrato a Caroccia. Come riporta Repubblica, Lo Voi spiega che l’accesso al contenuto del dispositivo non è solo utile per esigenze investigative, ma anche per finalità di garanzia, consentendo di verificare integralmente il materiale presente nel telefono e di confrontarlo con quanto già prodotto dalla difesa.

Come noto – due giorni dopo il no in giunta per le autorizzazioni di Montecitorio alla richiesta della procura di poter avere accesso alle conversazioni – il legale del ristoratore ha inviato alla procura di Roma una memoria con le chat. Per l’avvocato Fabrizio Gallo da quelle conversazioni “si capisce chiaramente chi è il proprietario del locale” e questo è fondamentale per chiarire la posizione del suo assistito. E aggiunge: “Il Parlamento, negando l’acquisizione, fa un grosso danno a un cittadino che non può difendersi, visto che Delmastro non è indagato“. Non è chiaro se l’avvocato di Caroccia invierà tutte le chat necessarie ai fini dell’inchiesta. Tra l’altro la procura ha subito dopo comunicato che non prenderà in considerazione, almeno per il momento, la memoria depositata dal difensore di Mauro e Miriam Caroccia: gli inquirenti ritengono infatti di dover attendere l’eventuale autorizzazione della Camera dei deputati prima di poter acquisire e valutare il contenuto delle conversazioni nell’ambito dell’inchiesta.


Peggio di Pirlo


(Stefano Feltri – appunti.substack.com/) – Roberto Mancini è tornato alla guida della Nazionale italiana il 28 luglio 2026. La nomina è stata annunciata dal presidente della FIGC Giovanni Malagò […] dopo il ritiro della candidatura di Andrea Pirlo, bloccata per la collaborazione pubblicitaria con la società russa di scommesse Fonbet.

FACILE RISTRUTTURARE E LE SANZIONI

Tra il 2022 e il 2023 Mancini è stato testimonial di Facile Ristrutturare insieme a Paola Marella. La società era anche Premium Partner della Nazionale. Nel dicembre 2023 l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha sanzionato Facile Ristrutturare e la controllante Renovars per complessivi 4,5 milioni di euro.

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L’Autorità ha accertato la diffusione di recensioni positive non autentiche, il dato falso secondo cui il 98 per cento dei clienti sarebbe stato soddisfatto e l’applicazione di un costo non comunicato chiaramente per i materiali acquistati con Iva agevolata.

[…] Nel gennaio 2025 il TAR del Lazio ha respinto il ricorso delle due società contro il provvedimento. Nel luglio 2026 la Guardia di finanza ha eseguito sequestri per oltre quattro milioni di euro nell’ambito di un’indagine per bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio. Sette persone risultano indagate. La società è in concordato preventivo con debiti superiori a 180 milioni di euro.

LE MARCHE E LA DESTRA

Mancini è diventato testimonial turistico delle Marche nel 2021. La collaborazione fu presentata dal presidente regionale Francesco Acquaroli, esponente di Fratelli d’Italia e presidente della Regione dal 2020. Nel giugno 2023 l’Agenzia per il turismo e l’internazionalizzazione delle Marche, ATIM, gli affidò un contratto da 600.000 euro per l’utilizzo del nome, dell’immagine e della voce. Il contratto aveva durata biennale.

La commissione incaricata dalla Regione di esaminare la gestione di ATIM ha rilevato l’assenza della verifica preventiva dei requisiti del fornitore e la mancanza, nel fascicolo esaminato, della firma digitale della Camera di commercio delle Marche. La stessa mancanza è stata riscontrata nell’addendum del luglio 2024. La verifica complessiva della commissione ha rilevato irregolarità in circa il 40 per cento degli atti esaminati.

IL SOSTEGNO AD ACQUAROLI

Il 2 luglio 2025, a pochi mesi dalle elezioni regionali, Mancini annunciò il proprio sostegno ad Acquaroli, candidato del centrodestra contro Matteo Ricci, europarlamentare del Partito democratico. […] L’endorsement arrivò dopo il contratto da testimonial stipulato durante la presidenza Acquaroli. Il consigliere regionale del Pd Maurizio Mangialardi richiamò pubblicamente questo rapporto.

MELONI E ATREJU

L’11 dicembre 2021 Mancini partecipò ad Atreju, la festa nazionale di Fratelli d’Italia. Era commissario tecnico della Nazionale e reduce dalla vittoria agli Europei. Salì sul palco con Giorgia Meloni e Francesco Acquaroli. […]

Nel giugno 2023 Mancini fu inoltre scelto come testimonial della campagna del governo «Tutte le droghe fanno male, scegli le emozioni vere». Lo spot fu realizzato dal Dipartimento per le politiche antidroga e dal Dipartimento per l’informazione e l’editoria. La campagna fu presentata alla Camera durante un evento concluso da un intervento della presidente del Consiglio.

ARABIA SAUDITA, RIPULIRE L’IMMAGINE

Mancini si dimise dalla Nazionale italiana il 13 agosto 2023. Il 27 agosto fu nominato commissario tecnico dell’Arabia Saudita con un contratto quadriennale. La stampa italiana e internazionale indicò un compenso di circa 25 milioni di euro netti all’anno. Lasciò l’incarico nell’ottobre 2024, dopo quattordici mesi.

Nel febbraio 2023 Amnesty International aveva accusato la FIFA, per l’assegnazione all’Arabia Saudita del Mondiale per club, di essere complice di una «evidente operazione di ripulitura reputazionale attraverso lo sport».

Amnesty ricordava che le autorità saudite avevano condannato persone a pene comprese tra dieci e quarantacinque anni di carcere per avere espresso pacificamente le proprie opinioni online. Citava inoltre le esecuzioni capitali e i processi gravemente iniqui: in una sola giornata del 2022 furono messe a morte 81 persone.

Nel dicembre 2024, dopo l’assegnazione dei Mondiali 2034, Amnesty denunciò i rischi per i lavoratori migranti e parlò del pericolo di «un decennio di sfruttamento, discriminazione e repressione» legato al torneo.

ZENIT, NELLA CITTÀ DI PUTIN

Mancini allenò lo Zenit San Pietroburgo dal giugno 2017 al maggio 2018. Il club è controllato da Gazprom. Il contratto triennale fu indicato in circa 4,5 milioni di euro all’anno. L’incarico arrivò tre anni dopo l’annessione russa della Crimea e l’inizio della guerra nel Donbass. […] Nel marzo 2018 Mancini elogiò l’organizzazione dei Mondiali in Russia. Disse di aspettarsi un torneo organizzato ad alto livello e ricordò la costruzione dei nuovi stadi.

Il 7 marzo 2022, dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina, definì la situazione «drammatica», espresse vicinanza al popolo ucraino e parlò delle persone innocenti che morivano in guerra. Aggiunse: «Penso che anche in Russia ci siano tante persone che questa guerra non l’approvano».

MANCHESTER CITY: GLI STIPENDI

Mancini allenò il Manchester City dal dicembre 2009 al maggio 2013. I documenti di Football Leaks pubblicati da Der Spiegel nel 2018 e nel 2022 ricostruiscono due contratti paralleli. Il contratto con il Manchester City è datato 19 dicembre 2009, durava tre anni e mezzo e prevedeva uno stipendio base di 1,45 milioni di sterline netti a stagione, oltre a premi e incentivi.

Lo stesso 19 dicembre 2009 Mancini sottoscrisse un secondo accordo, anch’esso della durata di tre anni e mezzo, per fornire servizi di consulenza tecnica all’Al Jazira di Abu Dhabi. Il compenso era di 1,75 milioni di sterline all’anno. La prestazione minima richiesta era di quattro giornate di consulenza all’anno.

Le due parti fisse ammontavano a 3,2 milioni di sterline all’anno. Per l’intera durata dei contratti, il valore nominale complessivo era di circa 11,2 milioni di sterline, ai quali si aggiungevano bonus, aumenti e altri benefici previsti dal contratto del City.

I due contratti portavano la stessa data, avevano la stessa durata e risultavano firmati per le due controparti dalla stessa persona. L’accordo con Al Jazira conteneva una clausola di riservatezza che vietava di divulgarne l’esistenza o i termini senza il consenso scritto dell’altra parte.

IL CIRCUITO DEI PAGAMENTI

Nel 2018 Der Spiegel pubblicò un’email del settembre 2011 nella quale un dirigente del City spiegava che alcuni pagamenti dovevano essere formalmente effettuati da Al Jazira. Il Manchester City avrebbe inviato il denaro ad Abu Dhabi United Group, ADUG, la holding proprietaria del club inglese; ADUG lo avrebbe trasferito ad Al Jazira con le istruzioni per il pagamento.

La ricostruzione indicava che nel 2011 almeno una parte del denaro destinato a Mancini passò da Manchester ad Al Jazira e poi a Sparkleglow Holdings, società registrata a Mauritius. I documenti pubblicati nel 2022 aggiunsero un secondo gruppo di email. La società Italy International Services, collegata a Mancini, emetteva fatture trimestrali. Il denaro veniva trasferito dal City ad ADUG, da ADUG ad Al Jazira e infine alla società indicata nelle fatture. In un’email del luglio 2012 il direttore finanziario del City Graham Wallace chiese al responsabile delle finanze Andrew Widdowson di procedere «come di consueto» e organizzare il trasferimento.

LE CONTESTAZIONI

Nel febbraio 2023 la Premier League contestò formalmente al Manchester City otto violazioni relative all’obbligo di comunicare tutti i dettagli della remunerazione dell’allenatore per le stagioni dal 2009-10 al 2012-13, corrispondenti al periodo di Mancini. Il procedimento riguarda il club. Il Manchester City ha negato ogni irregolarità.

Nel marzo 2023 Mancini dichiarò: «Non sono stato contattato né convocato da nessuno e non penso che qualcuno mi contatterà. Ho pagato le tasse. È tutto in regola». Al 28 luglio 2026 la decisione della commissione indipendente non è ancora stata pubblicata.

PAUL&SHARK: I NEGOZI IN RUSSIA

Il sito ufficiale di Mancini lo indica come global brand ambassador di Paul&Shark. La collaborazione fu annunciata nel marzo 2021. Al 28 luglio 2026 il sito ufficiale di Paul&Shark presenta una versione destinata al mercato russo e include la Russia nell’elenco dei paesi serviti.


Siamo sempre sull’orlo dell’escalation


MEDIO ORIENTE, L’IRA DI TRUMP PER GLI ATTACCHI SUI TARGET USA: ‘COLPIREMO L’IRAN DURAMENTE’. RAID IN IRAQ

(ansa.it) – I raid di Stati Uniti e Arabia Saudita in Iraq hanno ucciso almeno 20 membri di un’alleanza di ex paramilitari che comprende gruppi filo-iraniani, secondo quanto affermato dall’alleanza stessa.

Le Forze di Mobilitazione Popolare, una coalizione di ex gruppi e fazioni paramilitari ora integrate nelle forze armate irachene, hanno dichiarato che almeno 20 combattenti ‘sono stati martirizzati e altri 32 feriti, secondo un bilancio preliminare’ a seguito dei raid contro le sue basi in sette province.

Reuters intanto ha scritto che l’Iran ha acquistato 400 lanciamissili antiaerei cinesi per 60-70 milioni di dollari. ‘Entro poche settimane la prima fornitura’.

Dopo l’incontro di Netanyahu e Trump alla Casa Bianca, Teheran bersaglia una base Usa in Giordania e colpisce 3 petroliere nello Stretto di Hormuz. Balzo del prezzo del greggio. Il premier israeliano parla di “incontro eccellente” col tycoon: “Non vogliamo che l’Iran abbia l’atomica”. […]

IRAN: TRUMP FURIOSO DOPO RAID SU BASE, “GLI FAREMO IL C…”

(AGI) – Non usa mezzi termini Donald Trump per preannunciare la reazione degli Stati Uniti all’attacco a sorpresa iraniano sulla base americana in Giordania, la notte scorsa. “gli faremo il culo” (letteralmente “We’re going to beat the fucking shit out of them”), ha detto a Fox News a quanto riferisce lo stesso reporter che ha parlato con il presidente americano. “Li colpiremo duramente”, ha insistito, “prenderanno una bella batosta”.

“Si e’ trattato di un attacco a sorpresa. Le forze americane hanno avuto appena pochi minuti per intercettare e abbattere i missili iraniani”, ha detto ancora Trump.

IRAN: RAID USA E A. SAUDITA IN IRAQ, ‘MORTI ANCHE 5 IRANIANI’

(Adnkronos/Afp) – Cinque consiglieri iraniani sono tra le persone rimaste uccise nei raid di Stati Uniti e Arabia Saudita in Iraq. Lo hanno confermato due fonti delle Forze di mobilitazione popolare all’agenzia Afp.

Il bilancio fornito nelle scorse ore parla di un totale di 20 morti. Le operazioni, ha confermato il Centcom, hanno preso di mira “terroristi filo-iraniani, incaricati dai Guardiani della Rivoluzione”, i Pasdaran iraniani, “di condurre attacchi contro forze Usa e infrastrutture energetiche saudite”. Secondo le fonti dell’Afp, gli iraniani sono rimasti uccisi in un raid nella provincia di Diyala. Corrispondenti dell’agenzia hanno visto bare avvolte nelle bandiere iraniane durante una cerimonia organizzata dalle Forze di mobilitazione popolare a Baghdad per le persone rimaste uccise nelle operazioni.

IRAN: MILIZIE FILO-IRANIANE IN IRAQ, ‘RISPOSTA INEVITABILE’ A RAID USA E A. SAUDITA

 (Adnkronos/Afp) – “Inevitabile” una risposta ai raid di Usa e Arabia Saudita in Iraq. Parla così la Resistenza islamica in Iraq, potente rete di gruppi armati filo-iraniani che ha rivendicato molti attacchi contro obiettivi americani nella regione dall’inizio del conflitto in Medio Oriente. “La nostra risposta contro il nemico americano è inevitabile e potrebbe colpire i suoi strumenti in Arabia Saudita”, affermano in un messaggio.

Petrolio: prezzo continua a correre, Brent sopra ai 90 dlr

(AGI/AFP) – Londra, 29 lug. – I prezzi del Petrolio continuano a salire a causa della ripresa degli attacchi in Medio Oriente, che suscita timori per l’approvvigionamento di “oro nero”, dopo una tregua delle ostilita’ durata diversi giorni. Il Brent, con consegna a settembre, e’ salito del 7,16% a 90,11 dollari. Il suo equivalente americano, il barile di Wti, con consegna nello stesso mese, ha guadagnato il 6,6% a 84,46 dollari.

Usa: calo inatteso scorte settimanali di petrolio

(AGI) – Roma, 29 lug. – Le scorte commerciali di petrolio hanno registrato un calo significativo la scorsa settimana negli Stati Uniti, in controtendenza rispetto alle aspettative, e sono stati prelevati ulteriori barili dalle scorte strategiche, secondo i dati ufficiali pubblicati oggi. Secondo il rapporto settimanale dell’Agenzia statunitense per l’informazione sull’energia (EIA), le scorte commerciali sono diminuite di circa 7,2 milioni di barili nel periodo di sette giorni conclusosi il 24 luglio. Il mercato si aspettava invece un aumento di circa un milione di barili, secondo la mediana di un consenso stilato dall’agenzia Bloomberg.

IRAN: TESORO USA IMPONE NUOVE SANZIONI LEGATE A “SISTEMA DI ESTORSIONE ASSICURATIVA LEGATA AI PASDARAN”

(Agenzia_Nova) – Il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato nuove sanzioni contro due societa’ ritenute parte integrante di un sistema di estorsione sostenuto dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc, i pasdaran), che costringerebbe le navi commerciali ad acquistare una copertura assicurativa marittima obbligatoria per attraversare lo Stretto.

Sebbene tale copertura dichiari di proteggere le imbarcazioni da rischi come il sequestro, secondo il Tesoro statunitense tali rischi sarebbero in larga parte creati dall’Iran stesso. Attraverso la Persian Gulf Marine Insurance Company e la HormuzSafe Marine Services Authority, il regime iraniano, secondo Washington, promuove polizze approvate dai pasdaran con l’obiettivo di generare entrate sotto la copertura di servizi marittimi, compresi pagamenti in attivita’ digitali per eludere le sanzioni, rafforzando cosi’ il controllo sulle attivita’ di navigazione e convogliando fondi verso le operazioni dell’Irgc.

“Con un’economia in caduta libera e un’inflazione a tre cifre, il regime e’ disperatamente alla ricerca di liquidita’”, ha dichiarato il segretario al Tesoro, Scott Bessent. “Gli Stati Uniti non permetteranno all’Iran di tenere in ostaggio il commercio globale o di utilizzare il trasporto marittimo internazionale per finanziare il terrorismo, l’aggressione e la repressione dell’Irgc”. Il dipartimento ha inoltre annunciato il rafforzamento delle attivita’ di interdizione militare statunitensi e un’ulteriore intensificazione della pressione sulle esportazioni energetiche iraniane, imponendo sanzioni contro diverse navi che hanno trasportato petrolio greggio e prodotti petrolchimici iraniani.

Dall’inizio dell’anno, il Tesoro ha sanzionato oltre 100 imbarcazioni collegate alla cosiddetta “flotta ombra” dell’Iran, una rete logistica clandestina che, secondo Washington, consente al regime di continuare a esportare petrolio e a incassarne i proventi nonostante le sanzioni internazionali.


Il piano diabolico di Infantino: vendere i Mondiali ai privati (tra cui un fondo legato a Trump)


L’Europa minaccia il boicottaggio: “La Fifa non è proprietaria del calcio”. Il numero uno del massimo organo calcistico mondiale dà un ultimatum alle 211 federazioni: “O votate a favore entro il 19 settembre o avrete meno fondi”. L’Uefa convoca una riunione d’emergenza: cosa sta succedendo

Il piano diabolico di Infantino: vendere i Mondiali ai privati (tra cui un fondo legato a Trump). L’Europa minaccia il boicottaggio: “La Fifa non è proprietaria del calcio”

(di Domenico Cannizzaro – ilfattoquotidiano.it) – Vendere una parte del Mondiale ai fondi privati per raccogliere miliardi di dollari. È questa la nuova strategia di Gianni Infantino, che ha deciso di aprire le porte della Fifa ai grandi investitori attraverso la nascita della “Fifa Forward Enterprise” (FFE), una nuova società commerciale destinata a gestire i diritti e l’organizzazione delle principali competizioni internazionali, tra cui Mondiale e Mondiale per Club. Un progetto che ha immediatamente provocato lo scontro con la Uefa (ma non solo), fatto arrabbiare diversi esponenti sportivi e della politica in tutta Europa e acceso una battaglia sul futuro della governance del calcio mondiale.

La nuova holding, secondo i piani della Fifa, avrebbe una valutazione stimata intorno ai 20 miliardi di dollari e dovrebbe permettere di raccogliere circa 4,2 miliardi entro la fine dell’anno attraverso la cessione di quote di minoranza. L’obiettivo – a detta di Infantino – è attirare capitali privati per aumentare il valore commerciale del Mondiale e del Mondiale per Club, due degli eventi più importanti del calendario calcistico. Tra i soggetti interessati all’operazione ci sarebbe anche la banca d’affari statunitense JP Morgan, mentre ha fatto discutere la presenza di Thrive Eternal, fondo guidato da Joshua Kushner, fratello di Jared Kushner, genero del presidente americano Donald Trump.


Zelensky vuole saldare la guerra europea a quella tra Usa e Iran. Niente di più drammatico!


L’Europa sta cadendo nella trappola del presidente ucraino. Ma in che mani siamo? Anche l’area riformista del Pd lo sostiene

Zelensky vuole saldare la guerra europea a quella tra Usa e Iran. Niente di più drammatico!

(di Enza Plotino – ilfattoquotidiano.it) – L’Europa sta cadendo nella trappola di Zelensky: trascinarci nella guerra di Trump contro l’Iran. Ma in che mani siamo? I nostri governanti sono davvero incapaci di leggere la realtà che noi vediamo ad occhio nudo oppure sono consapevoli di portarci verso una guerra guerreggiata? In Italia sembra, dico sembra, che anche il Pd sia dilaniato tra chi spinge per confermare a tutti i costi il sostegno militare e chi è contrario a continuare ad armare l’Ucraina. Ma in realtà così non è.

L’ala riformista del Partito democratico vale poco o niente nel Partito ma ha il sostegno di buona parte dei media che gonfiano, pompano a dismisura le idee belliciste di questa minoranza sparuta. Alla fine sarà quasi naturale arrivare ad una resa dei conti per evitare saldature politiche e ideali tra questa sparuta minoranza e l’asse centrista di Renzi e far rientrare dalla finestra un elemento destabilizzante che è già uscito dalla porta per demeriti acquisiti, come è Renzi. Solo le primarie potranno sciogliere questo nodo nel Partito e fuori, visto che Schlein non vuole produrre strappi e quindi diventa necessario far esprimere il popolo di centrosinistra su tutti questi aspetti controversi.

Anche questo modo orribile di buttare nello scontro Silvia Salis dopo che lei stessa ha detto in ogni modo che non le interessa (da politica seria pensa di dover governare la sua città per cinque anni come i cittadini hanno chiesto, votandola) dimostra la scaltrezza di questi riformisti capaci di usare ogni mezzo e ogni persona per destabilizzare l’area in cui militano.

E ora che anche Zelensky vuole “partecipare” alla guerra illegale contro l’Iran che faranno i bellicisti di casa nostra? Uno scenario da incubo si sta aprendo sotto i nostri occhi atterriti: l’estensione delle operazioni militari ucraine nel Mar Caspio, culminata con gli attacchi condotti contro imbarcazioni battenti bandiera iraniana, rappresenta il tentativo da parte di Zelensky di saldare la guerra europea allo scontro tra Washington, Tel Aviv e Teheran. Niente di più drammatico!

Come scrive Garimberti sul quotidiano amico dei riformisti del Pd, Zelensky punta ad attrarre la guerra contro l’Iran verso l’Europa per forzare la mano agli alleati occidentali. Un circuito infernale in cui, da un lato, c’è il governo Meloni che dichiara che la guerra all’Iran “non è la nostra”, mentre dall’altra c’è sia la Destra che il Pd di Schlein che garantiscono a Kiev aiuti “con tutti i mezzi a disposizione”, senza mai chiedere una de-escalation, senza porre condizioni vincolanti e, soprattutto, senza mai pronunciare o ipotizzare una vera via diplomatica. Ma così facendo tutta la politica italiana (tranne AVS e Movimento 5Stelle), finisce per avallare la strategia di allargamento globale del conflitto.

Per fortuna nel Paese reale, diversamente dal dibattito mediatico gonfiato ad arte, non c’è traccia di impulsi guerreschi anzi! C’è un movimento che serpeggia non tanto nascostamente e che è convinto sulla possibilità che un’altra difesa è possibile e che la vera risposta progressista e di sinistra sia contro la guerra e per un’azione diplomatica a tutto campo, con il coinvolgimento di tutti i governi europei. Allora, ben vengano le primarie del centrosinistra per scoperchiare questo inganno!


Roberto Traversi (ex M5S) aderisce a Fratelli d’Italia ed entra in maggioranza!


(ANSA) – Il deputato ligure ed ex sottosegretario di Stato al ministero delle Infrastrutture Roberto Traversi fuoriuscito dal Movimento 5 Stelle in polemica con la gestione di Giuseppe Conte aderisce a Fratelli d’Italia. Lo comunica il partito in una nota.

“Il presidente Meloni ha cambiato la percezione dell’Italia a livello internazionale, anche in un momento complesso ecco perché aderisco a Fratelli d’Italia – così Traversi motiva la decisione -. A fronte di un momento complicato con uno storico debito pubblico strutturale che attanaglia il nostro Paese e con una congiuntura geopolitica complessa, va dato atto e merito al presidente Meloni di aver garantito la tenuta del quadro finanziario e una stabilità istituzionale che rappresenta un fattore determinante non solo a livello nazionale, ma ancor più a livello internazionale”.

“Fratelli d’Italia ha dimostrato, in aula e nelle piazze, una coerenza che dovrebbe appartenere a tutti i partiti e movimenti politici, – continua – ho quindi scelto di sostenere il progetto politico che, anche nelle mille difficoltà, la sta perseguendo con costanza, come dimostrato in questi anni di lavoro e nonostante tutte le avversità verificatesi, le diverse guerre che minacciano pesantemente l’Europa, fino ad indurla a cambiare un atteggiamento che aveva dimenticato dai tempi dalla seconda guerra mondiale”.


L’arrocco: nessuno vuole mollare la poltrona


Forza Italia, Casellati tiene in ostaggio il partito in Basilicata: congresso bloccato per garantirle il seggio

Forza Italia, Casellati tiene in ostaggio il partito in Basilicata: congresso bloccato per garantirle il seggio

(di Giacomo Salvini – ilfattoquotidiano.it) – Insieme al Piemonte è l’altro congresso bloccato. Ancora non convocato. Servirà ancora qualche settimana di trattative per celebrarlo in autunno. D’altronde la protagonista è particolarmente esigente: stiamo parlando dell’ex presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati che da mesi non vuole lasciare il suo ruolo di coordinatrice regionale di Forza Italia in Basilicata. Il destino è scritto: Casellati dovrà farsi da parte per lasciare che a prendere il suo posto sia il governatore azzurro Vito Bardi o, al massimo, il suo fedelissimo assessore allo Sviluppo Economico Francesco Cupparo.

Un avvicendamento logico visto che Casellati è segretaria regionale in Basilicata quasi in maniera fortuita: nel 2022 era stata paracadutata in regione ed eletta in un collegio sicuro in Basilicata per fare posto a Padova all’allora capogruppo azzurra, Anna Maria Bernini, oggi ministra dell’Università. Da quel momento in poi in Basilicata Casellati non l’hanno mai vista e i vertici azzurri in Regione hanno rivendicato il suo posto, soprattutto per la campagna di tesseramento che ha portato a 14 mila iscritti nel 2025 a fronte di 250 mila in tutta Italia.

L’ex presidente del Senato inizialmente si era opposta a un cambio ai vertici del partito regionale: si era opposta al congresso (anche in diverse riunioni di partito) attaccando “lo strumento delle tessere”, ma soprattutto perché temeva la detronizzazione. Ora, invece, vista la malaparata, sta trattando l’uscita. Nello specifico, da settimane sta trattando con il governatore del Piemonte Alberto Cirio (delegato da Marina Berlusconi a svolgere i congressi e trovare un accordo tra maggioranza e minoranza del partito) per scrivere un documento politico che certifichi il suo ruolo da ministra e da segretaria regionale di Forza Italia e soprattutto sottolinei il suo peso politico nella sua vera regione, cioè il Veneto.

Un modo – di fatto – per chiedere al partito di essere ricandidata in Regione nel 2027, diversamente da quanto avvenne cinque anni fa. Soluzione complicata visto che, con la nuova legge elettorale e i posti che saranno ridotti nel prossimo Parlamento, non è detto che Casellati possa ottenere una ricandidatura come capolista bloccata in Veneto.

Una mano nei giorni scorsi ha provato a dargliela il segretario regionale azzurro da poco riconfermato Flavio Tosi: “Avvicinandosi scadenze fondamentali come le elezioni politiche e amministrative del 2027 Forza Italia decide di investire ulteriormente sul Veneto – ha spiegato l’europarlamentare – abbiamo chiesto al ministro Elisabetta Casellati di rafforzare la sua presenza nel nostro territorio; rimarrà ovviamente un riferimento per la Basilicata come per tutte le altre Regioni, ma è fondamentale la sua presenza qui con noi”. Una nota che serve come primo segnale per garantirle l’uscita dalla Basilicata e un possibile ombrello in Veneto. Sempre che qualcuno riesca a garantirle la rielezione sicura tra un anno.


Stabilicum? Quante chance ha questa legge elettorale di giungere in porto? Poche!


LEGGE ELETTORALE: LA RUSSA, IN AULA SENATO A INIZIO SETTEMBRE

(AGI) – La legge elettorale arrivera’ nell’Aula del Senato “nei primissimi giorni di settembre. Lo scopriremo nei prossimi giorni”.

Lo dice il presidente Ignazio La Russa conversando con i cronisti a Palazzo Madama a margine della cerimonia del Ventaglio.

E a chi gli chiede se teme che salterà tutto per le preferenze replica: “No, non ho nessuna paura anche perchè non ci sono più voci su voti segreti sulle preferenze. Il voto finale è diverso.

Ognuno poi si assume le proprie responsabilità, diverse da quelle che si assume su un sì o un no su un emendamento non firmato”. 

LEGGE ELETTORALE, OGGI RESA DEI CONTI NELLA MAGGIORANZA SULLE PREFERENZE

(Emilia Patta – il Sole 24 Ore) – Tutti contro il doppio listino bloccato del Melonellum, uno (da 2 a 6 nomi) per l’elezione dei parlamentari nella parte proporzionale e uno (da 1 a 3 nomi) per eleggere, circoscrizione per circoscrizione, i 70 deputati e i 35 senatori legati al premio di maggioranza per la coalizione che maggiormente supera il 42% dei voti. 

Se la premier Giorgia Meloni e il suo partito Fratelli d’Italia cercavano un aiuto per imporre ai recalcitranti alleati la riproposizione in Senato dell’emendamento sui capilista bloccati e le preferenze per gli altri in lista bocciato a Montecitorio nel segreto dell’urna, quell’aiuto lo hanno certamente ricevuto dai 26 costituzionalisti ed esperti auditi nelle scorse ore nella prima commissione presieduta dal meloniano Andrea De Priamo. 

Non solo i professori chiamati dalle opposizioni e notoriamente su posizioni contrarie al modello con premio voluto dal centrodestra (tra gli altri Gaetano Azzariti, Andrea Pertici, Massimo Villone, Enrico Grosso, Roberta Calvano, Francesca Biondi), ma anche gli esperti “riformisti” non contrari a un sistema con premio come Stefano Ceccanti, Francesco Clementi e Roberto D’Alimonte hanno individuato nelle liste bloccate il principale aspetto a rischio di incostituzionalità. 

Questi ultimi, poi, hanno anche auspicato la reintroduzione del ballottaggio nel caso in cui nessuno raggiunga il 42% come norma di chiusura per evitare il rischio di ritorno al proporzionale della Prima Repubblica.

Insomma, la principale arma per convincere i senatori azzurri capeggiati da Stefania Craxi, vicina a Marina Berlusconi, resta quella del rischio concreto che la Consulta, come già accaduto nel 2014 con il Porcellum, introduca d’imperio una preferenza senza neanche i capilista bloccati. 

I senatori azzurri si riuniranno oggi con il segretario Antonio Tajani per cercare una posizione unitaria e la linea ufficiale resta quella tracciata nei giorni scorsi: «Valuteremo l’emendamento sulle preferenze, che non sono l’elemento essenziale della riforma, quando sarà presentato, senza pregiudizi».

Parole generiche che nascondono una vera e propria guerra interna, dal momento che la volontà di “rinnovamento” e di “svecchiamento” delle liste veicolata al partito dai figli di Berlusconi trova proprio nelle preferenze, che naturalmente avvantaggerebbero parlamentari conosciuti e radicati sul territorio, il principale ostacolo. 

D’altra parte è nota la volontà della premier Giorgia Meloni di non mollare sul tema: non solo per schivare il fuoco amico di Roberto Vannacci e per togliere un motivo di forte di critica della riforma alle opposizioni, ma anche perché il tema è trasversalmente molto popolare come si evince dai sondaggi (ben il 62% secondo YouTrend chiede di poter scegliere). 

L’emendamento è già sul tavolo dei “fratelli” e introduce le quote di genere (40 e 60) anche per i capilista, quote che mancavano nella norma bocciata alla Camera, per andare incontro alle preoccupazioni delle parlamentari. 

Per il resto si attende solo il via libera politico per poterlo presentare in commissione: per fissare il termine per la presentazione degli emendamenti si attende appunto l’esito della riunione di oggi dei senatori azzurri.

Due le ipotesi sul campo: entro le ferie estive, e quindi entro il 5 o 6 agosto, come vogliono Fratelli d’Italia e la stessa premier per chiudere la questione in vista del voto in Aula a settembre; oppure dopo le vacanze, il 31 agosto o il primo settembre, come chiedono le opposizioni e come sperano gli stessi azzurri.

“STABILICUM” CONTRO LA COSTITUZIONE E IL BUON SENSO

(Enzo Cheli (Vicepresidente emerito della Corte costituzionale) – La Stampa) – Ci sono molti motivi per dubitare che questa legge elettorale su cui la maggioranza ha premuto l’acceleratore abbia la possibilità di giungere in porto e trovare applicazione nelle elezioni del prossimo anno. 

Su questa legge le opposizioni hanno sollevato varie questioni di costituzionalità che appaiono ben fondate ed ora, con l’aiuto dei tecnici, stanno mobilitando l’ostilità della società civile.

Ma ancor prima che sul piano costituzionale molti sono i motivi di buon senso istituzionale che vengono ad opporsi ad una riforma come questa, motivi di cui il mondo della politica sarà alla fine costretto a tener conto. 

Il primo di questi motivi attiene alla stessa finalità della legge che la maggioranza afferma essere stata costruita per rafforzare la stabilità dei governi, tanto da definirla come “Stabilicum”.

Ma nella legislatura in corso la stabilità è già stata ampiamente raggiunta in base alla legge vigente con un governo che sta maturando il record della durata. E allora perché cambiare un “Rosatellum” che ha già ben funzionato sul piano della stabilità con uno “Stabilicum” dalle prospettive controverse e incerte? 

Emerge qui la vera ragione della riforma che mira non tanto in astratto a stabilizzare i governi del futuro quanto in concreto a conservare il governo nelle mani dell’attuale maggioranza.

Ma questo significa anche cambiare, alla vigilia della partita e nell’interesse di uno dei giocatori in campo, regole che per essere valide dovrebbero esprimere il massimo dell’oggettività e della neutralità. 

Penso che su questo aspetto dell’ambiguità che è dato constatare tra ciò che si dice e ciò che realmente si intende fare il corpo elettorale sia divenuto molto sensibile e questa sensibilità (già dimostrata da ultimo nel referendum costituzionale) verrà sempre più a pesare in corso di opera, approfondendo nei partiti le divisioni che sono sinora emerse.

Ma al di là dei principi di buon senso restano, con un peso maggiore, quelle questioni di costituzionalità che sono già state esposte e ampiamente dibattute sia in sede scientifica che politica, questioni che, ove la legge risulti rapidamente approvata, potranno essere tempestivamente portate, attraverso azioni di accertamento, all’esame della Corte costituzionale. 

Si tratta di profili che appaiono insuperabili, alla luce di una giurisprudenza già affermata, sia per quanto riguarda le liste bloccate utilizzate sia per i collegi che per il premio, sia per quanto riguarda l’entità del premio definito in misura fissa e tale da intaccare palesemente il principio di uguaglianza del voto. 

A questi profili si aggiunge la controversa indicazione preventiva del premier che apre verso la prospettiva di una diversa forma di governo e che, se non giuridicamente, quanto meno politicamente viene a incidere negativamente sui poteri attuali del Capo dello Stato nella formazione dei governi.

Tanti sono dunque i motivi che rendono problematica l’entrata in vigore di una riforma come questa. 


Napoli: s’annuncia un’estate disastrosa per il trasporto pubblico


Decisioni che scaricano intollerabili disagi su residenti e su turisti

            ” Mentre gran parte dei napoletani sono ancora in città e Napoli è piena di turisti si aggrava la situazione disastrosa determinata dalla malagestione del trasporto pubblico cittadino. Infatti dopo la soppressione di diverse linee su gomma e la chiusura fino al 13 settembre prossimo della tratta della linea 1 della metropolitana che collega Piscinola con i Colli Aminei con le stazioni Piscinola, Chiaiano e Frullone, dal 7 agosto e fino al 3 settembre, per tale linea, scatta anche la drastica riduzione dell’orario di funzionamento con la sospensione dei prolungamenti notturni previsti per il venerdì e il sabato “. A denunciare la grave situazione è ancora una volta Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, già presidente della Circoscrizione Vomero.

            ” Inoltre – aggiunge Capodanno – dal 1° luglio scorso e fino al 6 settembre prossimo sono chiuse le seconde uscite delle stazioni di via dell’Erba, del Rione Alto II, di Montecalvario e di Montedonzelli. Non va meglio  per la linea 6 che nel periodo dal 10 al 23 agosto effettuerà corse solo in orario mattutino, fino alle 13:50. Infine, per la linea 2, la stazione di Napoli Montesanto sarà chiusa dal 4 al 19 agosto e, subito dopo, rimarrà chiusa, dal 20 agosto al 4 settembre, la stazione di Napoli piazza Amedeo “

            ” Ma non finisce qui – puntualizza  Capodanno – in quanto dal 15 maggio scorso è chiusa la funicolare Montesanto per i lavori di revisione ventennale, appiedando una media giornaliera di 12.500 passeggeri, solo una parte dei quali ha potuto usufruire della navetta sostitutiva con capienza molto limitata rispetto ai vagoni dell’impianto a fune, navetta che ovviamente non può garantire la stessa efficienza e rapidità dell’impianto a fune e il cui capolinea invece di essere posto dinanzi alla stazione superiore in via Morghen è stato collocato in piazza Vanvitelli con ulteriori disagi anche per le migliaia di turisti che si recano ad ammirare le bellezze presenti nell’area di San Martino “. 

            ” In questo quadro – sottolinea Capodanno -, la riduzione estiva dei servizi rischia di trasformarsi in un ulteriore colpo alla vivibilità della città, con ricadute negative su pendolari, attività economiche e accesso ai servizi essenziali. È inaccettabile che, proprio nei mesi in cui Napoli accoglie più presenze e si registra una maggiore necessità di mobilità, si continui a scaricare sui cittadini il peso di una programmazione insufficiente e di una gestione emergenziale “.

           Il Comitato Valori Collinari si schiera quindi al fianco di chi denuncia questo stato di cose e chiede ad ANM e ai rappresentanti delle istituzioni competenti, con in testa il sindaco Manfredi e l’assessore ai trasporti Cosenza, un immediato cambio di rotta, con il ripristino di livelli di servizio adeguati, una migliore organizzazione del personale e un piano trasparente per evitare che, nell’ambito del trasporto pubblico, agosto diventi, ancora una volta, il mese dei disagi per chi vive e lavora a Napoli ma anche per chi viene a trascorrervi le vacanze.


Miasmi e schiuma nei corsi d’acqua: serve un’operazione verità e trasparenza per Benevento


Quanto sta accadendo in questi giorni a Benevento, con le continue segnalazioni di miasmi che rendono l’aria irrespirabile in diverse zone della città e con la presenza di schiuma nei corsi d’acqua, impone risposte immediate e un deciso cambio di passo da parte delle istituzioni.

Da troppo tempo i cittadini denunciano situazioni che compromettono la qualità della vita e alimentano una crescente preoccupazione per la tutela della salute pubblica e dell’ambiente. Non è più accettabile assistere al ripetersi di episodi che suscitano allarme, salvo poi essere archiviati senza che venga fatta piena luce sulle cause e sulle eventuali responsabilità.

È indispensabile che tutti gli enti competenti – Comune di Benevento, Provincia, Regione Campania, ARPAC, ASL e le altre autorità preposte – attivino ogni strumento necessario per accertare l’origine di questi fenomeni e adottare tutte le misure utili a impedirne il ripetersi.

Ma soprattutto i cittadini hanno il diritto di sapere cosa stanno respirando e cosa sta finendo nei fiumi che attraversano la città. Non bastano rassicurazioni di circostanza o comunicazioni generiche: occorrono controlli puntuali, campionamenti, analisi scientifiche e un monitoraggio costante per accertare l’origine dei miasmi e della schiuma, verificare l’eventuale presenza di sostanze inquinanti ed escludere o confermare qualsiasi rischio per la salute pubblica e per l’ambiente.

Per questo chiediamo al Comune di Benevento e alla Provincia di promuovere una vera e propria operazione trasparenza. Al di là delle attività di competenza di ARPAC, ASL e degli altri organismi tecnici, le amministrazioni locali hanno il dovere di garantire ai cittadini un’informazione completa, costante e verificabile. Tutti gli esiti delle analisi, dei campionamenti e dei controlli effettuati devono essere resi pubblici tempestivamente, affinché ogni beneventano possa conoscere la reale situazione ambientale della propria città.

La trasparenza non è un favore concesso ai cittadini, ma un preciso dovere delle istituzioni. Solo attraverso dati certi, informazioni accessibili e una comunicazione chiara sarà possibile ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e amministrazioni.

La Lega chiede inoltre l’immediata convocazione di un tavolo istituzionale con tutti gli enti competenti per coordinare le attività di monitoraggio, condividere i risultati delle verifiche e definire un piano di intervento capace di affrontare in maniera definitiva una problematica che non può più essere considerata episodica.

Se vi sono responsabilità, dovranno essere individuate e perseguite senza alcuna esitazione.

Ciascuna istituzione e ciascun ente competente è chiamato ad assumersi fino in fondo le proprie responsabilità, senza scaricabarile e senza i consueti rimpalli di competenze che finiscono soltanto per ritardare l’accertamento della verità e le soluzioni attese dai cittadini.

Su ambiente e salute pubblica non sono più tollerabili silenzi, giustificazioni o rinvii. Benevento merita risposte chiare, dati pubblici, tempi certi e interventi concreti.

Lega – Coordinamento di Benevento


M5S Campania: “Con l’approvazione dell’assestamento e della variazione di bilancio, più investimenti per servizi, territori e imprese”


Il presidente del Movimento 5 Stelle (M5s) Giuseppe Conte commenta i risultati elettorali per le elezioni della Regione Lazio della candidata del M5s Donatella Bianchi, presso il comitato del M5s in via di Campo Marzio, Roma, 13 febbraio 2023. ANSA/ANGELO CARCONI

“L’approvazione dell’assestamento e della variazione di bilancio segna un passaggio decisivo per il futuro della Regione e consente di trasformare il risanamento dei conti in una nuova stagione di investimenti a favore dei cittadini, dello sviluppo e della coesione sociale. La manovra punta sulle tecnologie innovative e sulla competitività delle imprese attraverso il programma europeo STEP. Prevede inoltre interventi per la tutela della risorsa idrica, la prevenzione del rischio idrogeologico, il rinnovo del trasporto pubblico locale, la digitalizzazione e il sostegno al comparto agricolo. Allo stesso tempo rafforza il percorso di innovazione della sanità, proseguendo il progetto di medicina predittiva per le patologie oncologiche e genetiche”. Lo dichiarano i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Campania Elena Vignati, Raffaele Aveta, Luca Trapanese, Salvatore Flocco e Gennaro Saiello.

“Come Movimento 5 Stelle abbiamo promosso misure per il trasporto verso i luoghi di cura, il sostegno psicologico, le tecnologie assistive nelle scuole, le aule multisensoriali, i laboratori educativi e gli spazi gioco accessibili a tutti. Tra le nostre proposte rientrano anche interventi per la prevenzione e la sicurezza sanitaria, per migliorare le scuole, gli spazi pubblici e i luoghi di aggregazione, insieme a iniziative culturali, sportive e sociali capaci di valorizzare le comunità, le diverse identità territoriali della Campania e i beni confiscati alla criminalità organizzata. Per noi il valore di questa manovra risiede soprattutto nella direzione politica indicata: destinare le risorse disponibili ad ampliare i diritti, rimuovere gli ostacoli e non lasciare indietro nessuno”, concludono.–

Mario Mosca

Responsabile comunicazione Movimento 5 Stelle

al Consiglio regionale della Campania

Nicola Arpaia

Addetto stampa


Napoli: aperte le iscrizioni ad “accordi @ DISACCORDI”, festival internazionale del cortometraggio


 Scade il 18 settembre 2026 il termine per presentare le candidature alla 23ª edizione di accordi @ DISACCORDI – Festival Internazionale del Cortometraggio, in programma a Napoli, presso la Corte dell’Arte di FOQUS – Fondazione Quartieri Spagnoli, dal 9 al 15 novembre 2026.

Da oltre vent’anni il Festival rappresenta un autorevole punto di riferimento per il cinema breve internazionale, accogliendo cortometraggi di finzione, documentari, opere d’animazione, film sperimentali e di ricerca. L’edizione 2026 è dedicata al tema delle consonanze e dissonanze del nostro tempo, proponendosi come luogo di incontro e di riflessione sulle dinamiche sociali, culturali e ambientali che caratterizzano la contemporaneità.

Cuore della manifestazione è un format che affianca alle proiezioni delle opere selezionate un intenso programma di incontri con registi, autori, produttori e interpreti, favorendo il dialogo diretto tra i protagonisti del cinema e il pubblico composto da appassionati, professionisti della filiera audiovisiva, esperti del settore e operatori culturali, in un contesto informale e partecipativo.

Nel corso degli anni il Festival ha consolidato anche un articolato programma di iniziative culturali collaterali, comprendente workshop e laboratori realizzati in collaborazione con università e istituti scolastici, masterclass, eventi speciali e focus dedicati alle più recenti produzioni cinematografiche internazionali, a specifiche aree geografiche e a temi di particolare rilevanza e attualità.

Un’attenzione particolare è riservata alla sezione competitiva dedicata all’ambiente, che valorizza opere incentrate sull’ecosostenibilità, sulla tutela e difesa del patrimonio naturale, sulle buone pratiche ecologiche e sulle sfide poste dai cambiamenti climatici, confermando l’impegno del Festival nella promozione di una cultura della sostenibilità attraverso il linguaggio cinematografico.

La partecipazione al concorso è gratuita ed è aperta a opere completate dopo il 1° ottobre 2025, della durata massima di 20 minuti per i cortometraggi di finzione, d’animazione, sperimentali e di ricerca e fino a 30 minuti per i documentari.

Il bando di concorso e il regolamento sono disponibili sul sito ufficiale del Festival:  www.accordiedisaccordi.it

La manifestazione è diretta da Pietro Pizzimento ed è organizzata dall’Associazione Movies Event, in collaborazione con il Comune di Napoli e con il sostegno del Fondo Regionale per il Cinema e l’Audiovisivo della Campania.

Una giuria composta da autorevoli professionisti della filiera cinematografica assegnerà premi e menzioni speciali alle opere e agli autori che si distingueranno nelle categorie Miglior Cortometraggio Internazionale, Miglior Cortometraggio Nazionale, Miglior Cortometraggio prodotto o ambientato in Campania, Miglior Cortometraggio d’Animazione, Miglior Documentario e Miglior Cortometraggio a Tematica Ambientale. Saranno inoltre conferiti i riconoscimenti per la Migliore Regia, il Miglior Attore e la Migliore Attrice, mentre il pubblico del Festival attribuirà il tradizionale Premio del Pubblico al miglior cortometraggio in concorso

Info: www.accordiedisaccordi.it