
(Di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – Per usare un paradosso, c’è da sperare che il governo tedesco dica eccezionalmente la verità, quando accusa Putin di aver inviato un russo e un bielorusso a piazzare un drone esplosivo che non è esploso all’aeroporto di Lipsia accanto a un Antonov ucraino che trasportava mezzi militari pesanti di Ue e Nato. Intanto perché così la Germania darebbe un’occhiata ai suoi formidabili sistemi di sicurezza […]
“Report”, si scalda anche il Gabibbo

(di Nanni Delbecchi – ilfattoquotidiano.it) – Due nomi forti e di grande esperienza, specie nella conduzione, hanno messo la parola fine al TotoReport seguito alla decisione di rimuovere Sigfrido Ranucci. Ma non è stata una decisione facile, altre fortissime candidature erano state sondate in segreto dalla Rai, come siamo in grado di rivelare in esclusiva.
Valter Lavitola. Offrirgli la conduzione di Report, trasferendo lo studio al ristorante Cefalù. Era l’uovo di Colombo: se è amico di tutti e tutti vanno lì, chi meglio di lui? Il primo programma d’inchiesta a domicilio, due ostriche con una fava. Lavitola era possibilista, ma ha rilanciato. Lo studio non al Cefalù, ma in un autogrill sull’autostrada del Sole. Le trattative si sono misteriosamente arenate.
Paolo Mieli. Primo nome emerso da un sondaggio riservato, si era detto disposto a prendere in mano Report in tandem con il direttore di Repubblica Stefano Cappellini. La trattativa è fallita all’ultimo, quando Mieli ha scoperto che le vongole degli spaghetti della mensa Rai non sono sgusciate.
Il Gabibbo. Ora che Striscia la notizia è ferma, qualche papavero di Viale Mazzini lo avrebbe visto bene a Report: “In fondo è uno dei nostri”. Ma il diretto interessato ha seccamente girato la proposta al mittente con una battuta sibillina: “Voi sarete anche dei pupazzi come me, ma io non sono un pupazzo come voi”.
Ignazio La Russa. Se la seconda carica dello Stato può permettersi di sparare a zero contro una trasmissione giornalistica del servizio pubblico, perché non potrebbe anche condurla, tra una seduta e l’altra del Senato? I dubbi dei costituzionalisti hanno stoppato l’ipotesi. Peccato: “Non sarà facile trovare un conduttore peggiore di Ranucci”, aveva tuonato La Russa; con lui sarebbe stato un gioco da ragazzi.
Topo Gigio. L’intramontabile pupazzo animato è un vecchio democristiano, meno schierato del Gabibbo, di Provolino e di Kermit la Rana: tutta la dirigenza Rai lo avrebbe visto bene a Report. Gigio era tentato dal debutto nel giornalismo, ma quando ha saputo che il Mago Zurlì non era disponibile, ha dettato le sue condizioni: voglio interagire con un giornalista Rai senza appartenenze sindacali, politiche e amichettismi di sorta. Non si è trovato nessuno.
Sanità, Italia ultima nel G7: la “voragine” da 36 miliardi che fa tremare il governo. Questo il dato dell’ultima analisi di Gimbe

(di Franco Pigna – lanotiziagiornale.it) – In fatto di spesa sanitaria, l’Italia è il fanalino di coda tra i Paesi del G7. A certificarlo è l’ultima analisi della Fondazione Gimbe, dalla quale emerge che nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana in rapporto al Pil ha subito una flessione, passando dal 6,3% del 2024 al 6,2%. Si tratta di un budget nettamente inferiore rispetto al 7,1%, valore a cui si attestano sia la media Ocse sia quella dei Paesi europei.
Ma non è tutto. La distanza tra l’Italia e i Paesi dell’Ue, in termini di spesa pro capite a parità di potere d’acquisto, è stimata in oltre 36 miliardi di euro.
Queste sono le conclusioni shock a cui giunge l’analisi della Fondazione Gimbe, realizzata in vista dell’avvio del confronto con il governo di Giorgia Meloni sulla Legge di Bilancio 2027. “Il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale”, commenta il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta.
Nel dettaglio, la rilevazione Gimbe, condotta sui dati Ocse, mostra come la forbice tra l’Italia e gli altri Paesi europei si sia ampliata negli ultimi anni. Per quanto riguarda la spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil, il nostro Paese si piazza dietro a ben 14 Paesi europei dell’area Ocse e sconta un distacco di quasi 5 punti percentuali dalla Germania (11% del Pil) e di circa 3 punti da Francia, Svezia e Regno Unito. L’Italia è indietro anche nella spesa sanitaria pubblica pro capite.
Nel 2025, in Italia, quest’ultima è stata pari a 3.952 dollari per cittadino: 909 in meno rispetto alla media Ocse e 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei. “Nel confronto europeo l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale”, dice ancora Cartabellotta.
Un gap rispetto agli altri Paesi dell’Ue che ha cominciato ad allargarsi dal 2011, senza poi più riuscire a essere colmato. “Il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore”, conclude Cartabellotta, lanciando un invito al governo a “cambiare rotta”, in quanto “servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei Lea”.
La costituzione del comitato per il congresso e la nuova fronda padana per scongelare la vecchia Lega Nord apre un altro fronte intorno al partito di Salvini. Con un occhio al 20 settembre, quando il popolo leghista si riunirà sul pratone di Pontida

(Lorenzo Stasi – lespresso.it) – C’è una Lega in subbuglio. Anzi due. C’è quella di Matteo Salvini, la “Lega per Salvini Premier”, che in questi giorni prepara la due giorni romana sull’economia e la liturgia identitaria di Pontida del prossimo 20 settembre (con sullo sfondo i sempre maggiori malumori di una fronda nordista capitanata dal governatore Attilio Fontana e dal segretario lombardo del Carroccio Massimiliano Romeo). E poi c’è l’altra, quella che sulla carta non esiste più ma giuridicamente è viva e vegeta: la “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania“, il partito di Umberto Bossi, mai sciolto, solo messo in ghiaccio. Ed è qui che si è aperto un secondo fronte. Per ora più simbolico che realmente capace di scalzare Matteo Salvini (anche perché – come si è detto – i partiti sono diversi). Ma, per un partito che è tornato a interrogarsi sulla propria reale identità, i simboli possono avere un peso non indifferente. E qui in gioco potrebbe starci anche quell’Alberto da Giussano che campeggia orgogliosamente sul vessillo del Carroccio dagli anni Novanta.
“Non c’è bisogno di partiti paralleli. Il Nord, come il Centro e il Sud, non ha voglia di alchimie politiche, ha voglia di risposte concrete – ha replicato oggi Salvini -. Di Lega ce n’è una. È forte e governa quattordici Regioni su venti”.
Ma facciamo un passo indietro. Da qualche giorno, dal 28 agosto, esiste il “Comitato per la convocazione del congresso federale”. Si è costituito a Forlì nel modo più elementare possibile, come si costituisce qualsiasi comitato con un unico scopo, e ha già chiesto il codice fiscale all’Agenzia delle Entrate per poter operare su tutto il territorio nazionale. Il promotore è Gianluca Pini, ex deputato romagnolo uscito dal Carroccio ma ancora formalmente dentro il consiglio federale della Lega Nord, affiancato da Roberto Fabbri e Paola Ragazzini. Nessun big, per ora: solo ex parlamentari, ex segretari provinciali e vecchie militanze, con qualche centinaio di adesioni raccolte. La richiesta è una sola: convocare il congresso federale, che non si celebra da nove anni, rinnovare tutte le cariche e rimuovere il commissario Igor Iezzi, fedelissimo di Salvini. Se non si arriverà al congresso, promettono, si andrà per vie legali.
C’è la linea politica, riassumibile – per usare le parole di Pini – nella contestazione “al piano sovranista di Salvini” e nel ritorno ai temi nordisti: libertà fiscale, autonomia. Ma dietro il tecnicismo statutario ci sono anche altre questioni che possono aprire più di una crepa nel Carroccio. A partire, come si diceva, dal simbolo.
Il simbolo con Alberto da Giussano appartiene alla Lega Nord, che si limita a metterlo a disposizione del partito di Salvini. Sbloccare il congresso potrebbe significare quindi rimettere in circolo il simbolo più identitario del nordismo italiano e, con esso, un contenitore politico pronto all’uso. Non è nostalgia, giurano i promotori; è un veicolo che in un’eventuale stagione post-salviniana potrebbe fare gola a nomi ben più pesanti dei suoi attuali animatori. Anche se, finora, pezzi grossi che hanno iniziato a incalzare Salvini – a partire da Fontana – si sono smarcati dall’operazione.
Resta poi la ragione per cui quel guscio non è mai stato smontato: i 49 milioni, la cifra che la Lega Nord deve restituire allo Stato per la truffa sui rimborsi elettorali del biennio 2008-2010, il filone giudiziario genovese che ha coinvolto Bossi e l’ex tesoriere Francesco Belsito. Nel settembre 2018 i legali del partito trovarono un’intesa con la procura di Genova sulle modalità di esecuzione del sequestro: 100 mila euro ogni due mesi, 600 mila l’anno. Da qui la scelta di tenere in vita la vecchia Lega Nord come una sorta di bad company: una struttura senza attività politica, il cui compito principale è pagare la rata.
Ed è esattamente su questo punto che via Bellerio ha replicato al comitato: “Chi ha patteggiato per corruzione è disposto anche a farsi interamente carico dei 49 milioni di debiti che la Lega per Salvini Premier ha trovato in eredità e che sta tuttora pagando?”.

(Dario Lucisano – lindipendente.online) – È certamente il tema del momento, ma il governo Meloni non sembra avere troppa voglia di parlarne. Le discussioni sulla legge elettorale si avvicinano sempre di più e il termine per la presentazione degli emendamenti è ormai scaduto. La maggioranza, tuttavia, non ha ancora capito come affrontare il proprio sfidante numero uno: non il campo largo, ma Roberto Vannacci. I principali sondaggi danno il neonato partito del generale intorno all’8%, quarto dopo Fratelli d’Italia, PD e Movimento 5 Stelle, ma c’è chi teme che possa arrivare alla doppia cifra. Futuro Nazionale sta lentamente erodendo l’elettorato di destra, sottraendo consensi soprattutto alla Lega. L’ipotesi emersa è quella di riesumare la proposta del ballottaggio tra le due coalizioni più votate, così da intercettare gli elettori di Vannacci in un eventuale secondo turno e assicurarsi il premio di maggioranza. L’idea, tuttavia, non sembra piacere alla Lega, che teme di essere ulteriormente indebolita dalla crescita del partito guidato dal proprio ex vicesegretario.
A una settimana dalla riapertura del Parlamento, il governo è nel caos. Il termine per la presentazione degli emendamenti alla legge elettorale, approvata dalla Camera e ora all’esame del Senato, è scaduto ieri, 1° settembre, e sul tavolo sono spuntate diverse proposte: in totale, sono stati presentati 697 emendamenti, di cui 659 dal campo largo di PD, M5S, AVS e Italia Viva. Il governo pare invece aver trovato una quadra sul sistema delle preferenze, sul quale lo scorso luglio aveva subito una clamorosa sconfitta in Parlamento. Il tema delle preferenze è da sempre centrale nella campagna elettorale di Fratelli d’Italia, che da tempo preme per eliminare il sistema delle liste bloccate, che finisce per portare in Parlamento soltanto i candidati scelti dai partiti. La proposta di luglio prevedeva un sistema ibrido, almeno sulla carta, con capilista bloccati e il resto dei seggi assegnabili tramite preferenze, ma fu bocciata per un solo voto, blindando il sistema delle liste bloccate. L’accordo raggiunto dalla maggioranza nei mesi successivi replica di fatto il modello proposto a luglio.
Nei mesi, tuttavia, è emersa un’altra grana per il governo, dotata di un nome e un cognome: Roberto Vannacci. La legge attualmente all’esame prevede l’assegnazione di un premio di maggioranza alla prima coalizione per numero di voti nel caso in cui questa raggiunga almeno il 42% dei consensi. Il premio assegnerebbe fino a 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, con un tetto complessivo di 220 deputati e 113 senatori per la coalizione vincente. Futuro Nazionale, tuttavia, ha rapidamente mangiato i consensi dei partiti di destra. Gli ultimi sondaggi di agosto e i primi di settembre danno Futuro Nazionale tra il 7,5% e l’8%, al quarto posto, e il campo largo sopra l’attuale coalizione di maggioranza: nelle varie rilevazioni, il centrosinistra – contando PD, M5S, AVS e Italia Viva – è dato intorno al 42-44% dei consensi, mentre il centrodestra – contando FdI, FI, Lega e Noi Moderati – si attesterebbe tra il 40% e il 42%. Nel sondaggio di BiDiMedia pubblicato il 26 agosto, il centrodestra si ferma addirittura al 38,5%.
Insomma: Futuro Nazionale sta indebolendo la coalizione e, se non smette di crescere, rischia di consegnare la vittoria al centrosinistra; ma, se il centrodestra ha chiaro in mente il proprio problema, non si può dire lo stesso delle modalità con cui affrontarlo. Sul tavolo è emersa la possibilità di introdurre il ballottaggio tra le due coalizioni che hanno ottenuto i maggiori consensi, nel caso in cui entrambe raggiungano almeno il 38% dei voti e nessuna delle due tocchi quota 48%. La proposta è stata avanzata dal senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera, che l’ha presentata direttamente per l’Aula. La mossa pare configurarsi come un tentativo di prendere tempo, tenendo parallelamente aperta una strada per ovviare al problema Vannacci: gli emendamenti possono infatti essere presentati sia in Commissione sia direttamente per l’Aula. Nel primo caso, vengono esaminati e votati dalla Commissione prima del passaggio in Assemblea; nel secondo, come nel caso dell’emendamento Pera, la discussione viene rinviata direttamente all’Aula, dove il governo e il relatore dovranno comunque esprimere il proprio parere.
La presentazione dell’emendamento direttamente per l’Aula salta dunque il passaggio in Commissione, dove la maggioranza avrebbe dovuto assumere una posizione unitaria, che, almeno per ora, pare mancare. L’ipotesi del ballottaggio è infatti un’arma a doppio taglio: se da una parte rafforzerebbe il centrodestra nell’eventualità di un secondo turno, dall’altra potrebbe indebolirlo al primo, perché la prospettiva di uno spareggio tra destra e sinistra potrebbe spingere gli elettori indecisi tra Futuro Nazionale e gli altri partiti di destra a scegliere il partito di Vannacci, contando sulla possibilità di votare il centrodestra al secondo turno. Tale ipotesi pare particolarmente invisa alla Lega, il partito che più sta subendo l’erosione di Futuro Nazionale: il Carroccio rischierebbe di essere definitivamente fagocitato dal proprio rivale, una prospettiva che è già oggetto di valutazione ai vertici del partito.
Da oltre un mese, infatti, il governatore lombardo Attilio Fontana e il segretario della Lega lombarda e capogruppo al Senato Massimiliano Romeo hanno aperto uno scontro con Salvini per spingerlo a tornare a puntare maggiormente sulle posizioni federaliste originarie della Lega e a fare un passo indietro, o quanto meno di lato, lasciando spazio ad altre figure nella guida del partito o affiancandole alla propria leadership. Proprio ieri, al cosiddetto “fronte nordista”, si è aggiunto un altro contendente nella guerra civile del Carroccio: un gruppo di ex parlamentari e segretari provinciali ha infatti chiesto di sbloccare il vecchio simbolo della Lega Nord per assumerne il controllo. La Lega Nord è congelata dal 2017, quando Salvini trasformò il partito in un movimento nazionale, dando vita alla Lega per Salvini Premier e lasciando formalmente in vita il vecchio soggetto politico, chiamato a restituire allo Stato 49 milioni di euro di rimborsi elettorali percepiti indebitamente. Gli ex deputati hanno così creato il Comitato per la convocazione del congresso federale, con lo scopo di costringere, anche «per vie legali», gli attuali vertici di Lega Nord a convocare un congresso, il primo dopo nove anni, e togliere il simbolo dalle mani di Salvini.
Una situazione datata purtroppo da troppo tempo tollerata

” L’ultimo grave episodio, almeno al momento, alla ribalta delle cronache partenopee, avvenuto ai Colli Aminei dove due ragazzi stavano chiacchierando in strada, seduti sui loro scooter, quando sono stati aggrediti da altri otto arrivati sul posto, anche con un tirapugni e una catena, ripropone un tema molto scottante ma anche molto sentito, come dimostrano anche i tanti commenti indignati sulle pagine social “. A intervenire è Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, già presidente della Circoscrizione Vomero, da sempre in prima linea per combattere la violenza e la criminalità minorile.
In verità – afferma Capodanno – hanno ragione quanti ritengono che, anche sotto questo aspetto, l’Italia sia fuori dall’Europa. È assurdo che un ragazzo che commette un reato, solo perché ha meno di 16 anni, non possa essere punito con il carcere e possa liberamente continuare a delinquere. I gravi episodi, riportati sovente dalle cronache giornalistiche, rappresentano l’ennesima testimonianza che alcune zone di Napoli, in particolare, vengono sovente scelte dai giovinastri, sia della periferia che del centro cittadino, armati di catene, bastoni e coltelli e pure talvolta di pistole, come terreno di scontro per una sorta di regolamento di conti, oltre che per rapine e scippi o per il danneggiamento della cosa pubblica “.
” Né più né meno di come accadeva nell’antico Far West – sottolinea Capodanno -, solo che, in quel caso, si trattava di gangster, in età matura, e non di ragazzini ancora in odore di latte materno. Per sconfiggere questo fenomeno che, pure in alcuni quartieri, cosiddetti bene, come il Vomero e Chiaia, ha subito un’impennata preoccupante, con la presenza sempre più costante e invasiva delle cosiddette baby gang, costituite da ragazzi di età variabile, perlopiù dai 12 ai 16 anni, che aggrediscono e malmenano i loro coetanei, producendo anche, in alcuni casi, danni fisici che richiedono l’intervento dei sanitari, bisogna agire a monte, attraverso idonei provvedimenti legislativi “.
” Sicuramente – puntualizza Capodanno -, a questo punto, faranno sentire la loro voce i soliti buonisti, che troveranno tutte le attenuati plausibili per giustificare le azioni delinquenziali di questi branchi di minorenni, riversando le colpe sulla famiglia, sulla scuola, sulla chiesa, sulla società e chi più ne ha più ne metta. Vediamo invece cosa accade in altri paesi europei. Segnatamente in Francia, dove, dopo il varo della legge n. 2002-1138, del 9 settembre 2002, d’orientamento e di programmazione della giustizia, che ha modificato il codice penale, il numero di reati che coinvolgono minorenni si è ridotto notevolmente. La stretta repressiva ha fatto sentire i suoi effetti, abbassando la punibilità penale dei ragazzi sotto i 14 anni, vietando party e rave illegali, aumentando le pene per i reati legati alla microcriminalità. Nella legge francese non solo è previsto il carcere preventivo a partire dai tredici anni ma vi è pure la possibilità di comminare sanzioni anche ai bambini di 10 anni, con l’istituzione dei centri educativi chiusi, con l’incremento dei posti previsti nelle prigioni per i minorenni e con la previsione di costruire apposite case di pena destinate esclusivamente a questi ultimi. Istituita anche la figura del “giudice di prossimità”, magistrati, non di carriera, che si occupano dei reati commessi dai minorenni “.
” A Napoli, invece ma il discorso si può estendere tranquillamente all’intero Paese – aggiunge Capodanno – accade sovente che le forze dell’ordine, una volta accertata la minore età dei ragazzi coinvolti in episodi delinquenziali, non possano fare altro che affidarli ai genitori, con il consueto rituale della segnalazione al Tribunale dei minori. Insomma la classica bolla di sapone “.
” A questo punto – conclude Capodanno -, è facile immaginare che gli episodi di delinquenza minorile, in mancanza di provvedimenti incisivi e decisamente risolutivi, potrebbero purtroppo essere destinati a continuare a riempire le pagine della cronaca nera. Con il risultato di mantenere costantemente l’argomento alla ribalta dei mass media anche internazionali, propalando, tra l’altro, un’immagine negativa e violenta di Napoli, col rischio di allontanare i turisti che negli ultimi tempi sono ritornati a visitare e a soggiornare, in gran numero, nel capoluogo partenopeo, dopo che l’immagine della Città era stata fortemente lesa da un articolo, pubblicato su un noto settimanale, nel settembre del 2005, dal titolo: “C’era una volta Napoli”, dove si descrivevano le azioni delinquenziali di bande di ragazzini, con meno di 14 anni, che calavano dalle periferie, pieni di odio e rancore. Dopo oltre venti anni è evidente che nulla sia cambiato e quell’articolo ritorna purtroppo di estrema attualità “.
RUSSIA: VANNACCI A FT, SCOPRO ESSERE INVIATO MOSCA PER DENUNCIARE CARO-CARBURANTI
(LaPresse) – Roberto Vannacci pubblica su Facebook la sua risposta a un articolo del ‘Financial Times’, che ha pubblicato un’analisi dal titolo ‘Il cavallo di Troia russo mette alla prova Meloni’.
“Egregio signore, le rispondo con mano tremante, avendo appena scoperto, grazie al suo articolo ‘Il ‘cavallo di Troia’ della Russia in Italia mette alla prova Giorgia Meloni’, pubblicato oggi sul suo prestigioso giornale, che sono un candidato della Manciuria inviato dalla Federazione Russa per lamentarsi degli insostenibili prezzi della benzina nel mio Paese, l’Italia”, scrive il generale in una lettera indirizzata al quotidiano britannico.
“Lei si affida a organismi notoriamente russofobi come Ecfr e Iai per dipingermi come un ‘cavallo di Troia’. Onestamente, mi aspettavo di più da lei. Mi stupisce l’eleganza del piano: invece di infiltrarsi nel quartier generale della Nato o di hackerare le elezioni, l’Fsb si è apparentemente accontentato di far lamentare un generale italiano per le sue vacanze estive rovinate dai prezzi del carburante – una lamentela condivisa da ogni cittadino italiano da Palermo a Bolzano, nessuno dei quali, per quanto ne so, risponde alla Lubyanka”, aggiunge il leader di Futuro nazionale.
“Non ho idea se il suo articolo faccia parte di un piano più ampio volto a smascherare la vera identità di chiunque abbia mai criticato una politica governativa in materia di energia. Mi scusi, ma fatico ancora ad accettare l’idea che il disaccordo con l’ortodossia di Bruxelles sia ormai empiricamente equivalente alla slealtà verso l’Occidente.
Attendo con interesse il suo prossimo articolo sulla cospirazione internazionale dietro le lamentele sui prezzi dei supermercati. A proposito, da quando chiedersi perché la benzina costi così tanto richiede un nulla osta di sicurezza? Ciononostante, la ringrazio molto per aver diffuso maggiormente – spero gratuitamente! – le mie posizioni. Cordiali saluti, Generale Roberto Vannacci”, conclude.
FNV: VANNACCI, PER FT IO CAVALLO TROIA MOSCA? SONO TERRORIZZATI, IMODIUM PER TUTTI
(LaPresse) – “Sono terrorizzati. Merz vuole trascinare la Germania verso uno ‘stato di guerra’ contro la Russia proprio mentre in Sassonia-Anhalt l’AfD si prepara a rifilare una mazzata politica alla CDU. Per me il sospetto è legittimo: alzare il livello dello scontro esterno diventa un modo per spostare l’attenzione da quello che c’è dentro casa. E magari, domani, per mettere persino in discussione ciò che esce dalle urne. Golpe in salsa BlackRock?
Nel frattempo il Financial Times, espressione di quegli ambienti finanziari e di quell’establishment internazionale che da sempre pretende di spiegare agli europei cosa devono pensare, scopre improvvisamente che in Italia esisterebbe il ‘Cavallo di Troia della Russia’. Indovinate chi? Vannacci”. Lo scrive su Facebook il leader di Futuro nazionale, Roberto Vannacci, che a corredo pubblica una foto con l’AI che lo ritrae con una confezione di Imodium in mano, accanto al titolo del Ft ‘Il ‘cavallo di Troia’ della Russia in Italia mette alla prova Giorgia Meloni’ e il commento “A giudicare dai titoli il mal di pancia è appena cominciato”.
“Senza uno straccio di prova concreta – aggiunge – di ordini ricevuti da Mosca, finanziamenti occulti o rapporti clandestini. Bastano posizioni politiche non allineate sulla guerra in Ucraina e una crescita nei sondaggi per trasformare un avversario politico in un sospetto agente del Cremlino. Quando invece fui io a definire ironicamente Marianna Aprile ‘Cavallo di Troia’, apriti cielo: sessista, misogino, indegno, da denuncia. Oggi il Financial Times può usare la stessa espressione contro di me e improvvisamente nessuno si scandalizza. Ma il punto vero è un altro”.
“In Germania hanno paura dell’AfD. In Italia hanno paura di Futuro Nazionale. E quando il consenso popolare non va nella direzione desiderata, parte sempre lo stesso disco: Russia. Putin. Pericolo. Destabilizzazione. Tradimento. Le idee non si confutano più. Si demonizzano. Il consenso non si combatte politicamente. Si prova a delegittimarlo. E a giudicare da certi titoli, il mal di pancia deve essere davvero forte. Da domani Imodium per tutti. Per i casi più gravi, potrebbe non fare effetto”, conclude Vannacci.
Previsto l’incontro con il direttore degli Approfondimenti Paolo Corsini. Hanno ribadito la volontà delle dimissioni in blocco nel caso in cui l’azienda confermasse Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi alla conduzione al posto di Ranucci

(lastampa.it) – L’incontro tra la direzione Approfondimento Rai e la redazione di “Report” è in corso nella sede Rai di via Teulada giornalisti e dirigenza si starebbero confrontando in un clima che alterna momenti di dialogo pacato ma serrato a momenti di tensione. A quanto apprende l’Adnkronos lo scambio tra i vertici e i giornalisti starebbe procedendo con ”alti e bassi”, tra momenti di dibattito misurato e altri più tesi. A confrontarsi con l’azienda tutta la redazione storica del programma di inchiesta, che ha minacciato di dimettersi in blocco se verranno confermati i due conduttori indicati dalla Rai, Daniele Piervincenzi e Giulia Presutti. La redazione di Report ha alzato ancora il livello dello scontro con la Rai. Gli inviati del programma di Rai3 arrivando nella sede di via Teulada per l’incontro con il direttore degli Approfondimenti Paolo Corsini hanno ribadito la minaccia di dimissioni in blocco nel caso in cui l’azienda confermasse Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi alla conduzione al posto di Sigfrido Ranucci. I toni si alzano, come c’era da aspettarsi: «Se vengono nominati questi due conduttori e la Rai va avanti per la sua strada noi inviati, e siamo tanti, ci dimetteremo in blocco» spiega Giulia Innocenzi prima di entrare nella sede Rai. Il nodo, ha spiegato, non riguarda personalmente i due giornalisti scelti dall’azienda, ma «l’indipendenza e l’autonomia di Report, fondamentale per portare avanti le nostre inchieste». L’incontro tra la direzione Approfondimento Rai e la redazione di ‘Report’ è in corso nella sede Rai di via Teulada giornalisti e dirigenza si starebbero confrontando in un clima che alterna momenti di dialogo pacato ma serrato a momenti di tensione. A quanto apprende l’Adnkronos lo scambio tra i vertici e i giornalisti starebbe procedendo con ”alti e bassi”, tra momenti di dibattito misurato e altri più tesi. A confrontarsi con l’azienda tutta la redazione storica del programma di inchiesta, che ha minacciato di dimettersi in blocco se verranno confermati i due conduttori indicati dalla Rai, Daniele Piervincenzi e Giulia Presutti.
Del resto era stata durissima anche la posizione di Ranucci in merito alla nomina di Piervincenzi e Presutti. L’ex conduttore ha contestato formalmente attraverso i suoi legali la legittimità della rimozione da Report, riservandosi azioni anche d’urgenza contro la Rai. Ranucci, poi, considera la scelta di Presutti e Piervincenzi «uno schiaffo alla meritocrazia» e sostiene che la loro nomina finisca per mortificare le professionalità che hanno costruito il programma negli ultimi trent’anni. Ranucci ha precisato di non mettere in discussione la professionalità dei due giornalisti, ma giudica «mediocre» la decisione di affidar loro la guida della trasmissione. Secondo il giornalista, dietro l’operazione ci sarebbe un disegno destinato a snaturare Report: «Credo che questo sia un progetto per chiudere Report e ci sono riusciti perfettamente».
Unirai-Figec difende Giulia Presutti dalle critiche di Sigfrido Ranucci, ricordando che fu proprio il vicedirettore a sceglierla per la squadra di Report. Il sindacato giudica offensive le parole rivolte alla collega dopo la sua designazione alla conduzione e invita Ranucci a verificare anche i curricula degli altri collaboratori. Nel mirino finisce Giulia Innocenzi, che secondo Unirai non risulterebbe iscritta né come professionista né come pubblicista all’Ordine dei giornalisti. Il sindacato si chiede quindi come abbia potuto firmare importanti inchieste per Report e solleva il tema di un possibile esercizio abusivo della professione.
Ma è oggi la data calda, il vento soffiua sulle dimissioni in blocco degli inviuati qualora fosse confermata la nomina di due neo co-conduttori. L’incontro con Corsini era stato fissato già una decina di giorni fa, dunque prima che venerdì scorso diventassero pubblici i nomi dei nuovi conduttori. «Finalmente possiamo parlare del futuro di Report, cosa che sarebbe dovuta avvenire prima e non adesso», ha aggiunto Innocenzi. La Rai ha scelto Presutti e Piervincenzi, entrambi giornalisti interni e vincitori della selezione aziendale per giornalisti professionisti, dopo la decisione di rimuovere Ranucci dalla guida del programma che conduceva dal 2017. L’azienda ha definito i due «professionisti che hanno costruito il proprio percorso sul campo» e ha ribadito la volontà di rafforzare il giornalismo d’inchiesta del servizio pubblico. Una scelta che ha però provocato la rivolta della squadra storica della trasmissione. Nei giorni scorsi Bernardo Iovene e Giulio Valesini avevano già respinto l’ipotesi prospettata dalla direzione di assumere un ruolo da capiautori, lasciando a Presutti e Piervincenzi essenzialmente la conduzione in studio. La posizione degli inviati è rimasta quella di chiedere il ritiro delle due nomine come condizione per riaprire il confronto.
«Non abbiamo problemi a parlare con nessuno, non c’è nessuna questione personale», ha precisato Danilo Procaccianti. Il problema, secondo l’inviato, è il metodo seguito dall’azienda: «Oggi avremmo dovuto capire qual è il futuro di Report. Invece venerdì scorso sulle agenzie ci siamo ritrovati i due nomi. Per noi questo è inaccettabile».
Anche Presutti e Piervincenzi sono arrivati oggi a via Teulada. «Siamo qui apposta», ha risposto Piervincenzi a chi gli chiedeva se fossero pronti a confrontarsi con gli inviati del programma.
La crisi si trascina ormai da giorni e ha assunto anche una dimensione politica dopo l’estromissione di Ranucci, che ha duramente contestato la scelta dei suoi successori. La Rai, secondo quanto emerso nelle ultime ore, non sarebbe però intenzionata a tornare indietro sulle nomine.
Il confronto di via Teulada diventa così decisivo per capire se esistano ancora margini per ricomporre la frattura. Sul tavolo non c’è più soltanto il nome di chi condurrà Report, ma la stessa tenuta della squadra che negli ultimi anni ha realizzato le inchieste della trasmissione.

(Dott. Paolo Caruso) – La frase ” La storia maestra di vita” coniata, nel XVIII secolo, da Giambattista Vico, fondatore della “Storiografia moderna”, come dimostrato dai fatti non tradisce mai, sono i cattivi allievi o addirittura la loro assenza a renderla sterile.
“Oggi la terza guerra mondiale è a spezzatino” diceva, con amarezza e sottile umorismo, papa Francesco. Di guerre ne contava oltre cinquanta nel mondo. Tutte contemporanee. Da oltre due anni faceva cronaca quella russo – ucraina, ora al quarto anno, quando si è aggiunta dal 7 ottobre 2024 quella di Israele contro i Palestinesi, per colpire Hamas a Gaza e nel Libano. D’altronde, si sa che dopo il due, viene il tre. Ci ha pensato Trump il 28 febbraio 2026 a bombardare l’Iran. Ma non aveva considerato (ahinoi!) l’importanza dello Stretto di Hormuz, strategico per gli Iraniani. Lo scoprirono i suoi avversari solo allora, quale arma micidiale è strategica per mettere in ginocchio l’economia mondiale, che tanto dipende dai prodotti energetici costretti a passare sulle navi da lì e perciò controllati a vista e sotto le armi da loro puntate. Grazie al Tycoon l’hanno scoperto micidiale, per fare guerra al mondo, e soprattutto all’Occidente e ai Paesi da Téhéran ritenuti “alleati degli USA”. Così anche questo primo quarto di secolo, in sintesi, ha riproposto il peggio del secolo precedente. Un tempo era in uso la la diplomazia, per risolvere i problemi tra gli Stati, e la guerra era “extrema ratio”. L’ ONU, nel secondo dopo guerra, era la sede per dialogare e tenere lontane le armi e dire: “mai più guerre!”. Oggi è il tempo dell’ escalation agli armamenti. La NATO ha iniziato con Biden ad abbaiare ai confini della Russia provocando l’ invasione dell’ Ucraina da parte russa, che ora a Lipsia in Germania fa esplodere i suoi droni. L’ Inghilterra, così come qualunque altra nazione europea, Paesi Baltici “in primis” , sono avvisati. E l’ Europa che dovrebbe da tempo aprire ai negoziati testardamente non si arrende. Il riarmo è divenuto l’ obiettivo principale della politica UE. L’ Italia, che nella sua Costituzione ripudia la guerra, è stata trascinata dal governo Meloni a firmare accordi internazionali che l’ hanno portata al baratro di una economia di guerra, impegnando ingenti risorse finanziarie a scapito della scuola, degli ospedali, del welfare. La Storia non insegna, perché non fa scuola e, da ignoranti, si ricomincia sempre daccapo. Altro giro, altra corsa…
E i morti? Non si contano. Non fanno storia.
Musei nazionali del Vomero, settembre di ripresa
Il 6 settembre il Castel Sant’Elmo accoglierà i visitatori per la prima domenica del mese
ad ingresso gratuito con il nuovo percorso attraverso il Fossato
Riprende, dopo la pausa agostana, la rassegna “Le Voci di Sopra: suoni e visioni”:
da giovedì 10 riapre il Pessoa Luna Park nel Fossato fino ad ottobre,
in Villa Floridiana continuano le proiezioni per il cineforum all’aperto
e in Certosa in programma tre concerti pianistici e tre giornate dedicate alla poesia
Napoli, 2 settembre 2026 – Il mese di settembre ai Musei nazionali del Vomero inizia, dopo una breve pausa nel mese di agosto, con la riapertura della rassegna estiva “Le voci di Sopra, suoni e visioni”, inaugurata il 19 giugno scorso, che unisce i tre siti del nuovo polo museale della collina di Napoli, grazie ad un unico articolato programma.
Domenica 6 settembre l’accesso sarà gratuito, nei tre siti dei Musei del Vomero (Castel Sant’Elmo, Certosa e Villa Floridiana), grazie all’iniziativa “Domenica al Museo” promossa dal Ministero della Cultura.
Al Castel Sant’Elmo, come ogni prima domenica del mese, sono attesi migliaia di visitatori che potranno accedere con un nuovo percorso, predisposto a seguito del crollo di una parte del muro perimetrale, che consente ai visitatori di salire alla fortezza attraverso un camminamento nel Fossato, oppure con il nuovo ascensore installato una settimana fa.
Il 10 settembre proprio nel Fossato del Castel Sant’Elmo, uno spazio recuperato e rigenerato nello scorso mese di maggio, tornerà protagonista ospitando il Pessoa Luna Park aperto fino al 4 ottobre dal giovedì alla domenica con ingresso dalle ore 17,30 alle 23,30. Con il biglietto di ingresso di 2,50 euro (acquistabile on line e alla biglietteria) è possibile visitare anche il Castello fino alle 19,30.
Il 31 agosto ha già ripreso, nell’ambito della rassegna il cineforum all’aperto Napoli Contemporanea in villa Floridiana, l’iniziativa promossa e finanziata dal Comune di Napoli nell’ambito dell’Estate a Napoli 2026.
Domani, giovedì 3 settembre è in programma la proiezione del film “L’uomo in più” e altre quattro sono in programma nelle sere di lunedì e giovedì alle ore 21,00 con inclusa la visita guidata al Museo delle Ceramiche Duca di Martina nel costo del biglietto (5 euro). Questo il calendario: 7 settembre “Aria Ferma”, 10 settembre “La Gatta Cenerentola” con la partecipazione dei quattro registi, 14 settembre “Ammore e malavita” e il 17 settembre “L’amico del cuore”.
La Certosa di San Martino, splendido complesso trecentesco incastonato nella collina del Vomero, tornerà ad essere il palcoscenico a cielo aperto con musica classica e poesia contemporanea, .
Il 17 settembre riprenderà Notturni con il primo concerto pianistico in programmaalle ore 21,00, di Giuseppe Andaloro, domenica 20 settembre sarà la volta di Sara Amoresano e venerdì 25 settembre Gile Bae chiuderà la rassegna organizzata dall’associazione Napoli Opera House e curata Luca De Lorenzo. È necessaria la prenotazione e un biglietto di 15 euro.
Dal 18 al 20 settembre è in programma Phoné, un ciclo di tre Incontri sulla poesia contemporaneaa cura diBernardo De Luca e Carmen Gallo con la collaborazione di Ladoc.Gli appuntamenti si svolgeranno sul Terrazzo della Magnolia in Certosa e sono dedicati a tre voci essenziali della poesia italiana contemporanea: Amelia Rosselli, Mario Benedetti e Andrea Zanzotto. È necessaria la prenotazione e un biglietto di 10 euro.
Tutti i biglietti sono acquistabili on line sul sito www.museiitaliani.it, oppure in loco presso la biglietteria (in caso di disponibilità residua).–
Diana Kühne
Musei nazionali del Vomero
CAMPANIA WINE, IL VINO FA SISTEMA:
TERRITORI, CONSORZI E ISTITUZIONI UNITI
IN UN UNICO GRANDE RACCONTO DELLA CAMPANIA DEL VINO

Il 6 e 7 settembre oltre 100 aziende protagoniste della terza edizione che riunisce Consorzi di tutela, Regione Campania e Comune di Napoli. Alla Galleria Umberto I il grande percorso di degustazione, al MUSAP masterclass e Forum sull’enoturismo
NAPOLI – Oltre 100 aziende vitivinicole, numerosi territori rappresentati, due giornate di degustazioni, masterclass, incontri, approfondimenti sull’enoturismo e momenti dedicati alla gastronomia e all’ospitalità. Campania.Wine torna a Napoli il 6 e 7 settembre per la sua terza edizione e presenta un programma che riunisce in un unico grande racconto le principali denominazioni e i territori del vino campano.
L’evento nasce dall’azione congiunta dei Consorzi di tutela – Sannio Consorzio Tutela Vini, Consorzio Tutela Vini del Vesuvio, Consorzio Tutela Vini d’Irpinia, Vitica – Consorzio Tutela Vini Caserta e Vita Salernum Vites – Consorzio Tutela Vini Salernitani – con l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania e il Comune di Napoli e coinvolge l’intero patrimonio enologico regionale, dalle pendici del Vesuvio ai Campi Flegrei, dal Sannio all’Irpinia, dalla provincia di Caserta fino al Cilento e alla Costiera Amalfitana.
“Campania.Wine nasce dalla volontà di costruire un racconto unitario e riconoscibile del vino campano – affermano i Consorzi di tutela del vino campano -. La nostra regione ha una straordinaria ricchezza di denominazioni, vitigni autoctoni, paesaggi e storie produttive: identità diverse che diventano più forti quando riescono a presentarsi insieme. È questo il valore più importante del progetto: cinque Consorzi di tutela che scelgono di fare sistema, mettendo in rete aziende e territori e condividendo una strategia comune di promozione. Portare a Napoli oltre cento cantine significa offrire una fotografia concreta della varietà e della vitalità del nostro comparto e, allo stesso tempo, rafforzarne la capacità di dialogare con stampa, operatori, mercati e pubblico. Campania.Wine vuole contribuire a far crescere la percezione della Campania come una grande regione del vino, nella quale ogni territorio conserva la propria identità ma partecipa a un racconto collettivo più forte e autorevole”.
“Abbiamo deciso di sostenere questa iniziativa – ha dichiarato l’assessora all’Agricoltura della Regione Campania Maria Carmela Serluca – perché crediamo fortemente nel progetto di sviluppo multisettoriale che la anima. L’Assessorato all’Agricoltura sostiene Campania.Wine attraverso attività mirate di promozione, incoming e masterclass e, per la prima volta, in collaborazione con il Comune di Napoli, con il quale saranno avviate numerose altre iniziative dedicate al comparto agroalimentare in vista dell’America’s Cup. Da quest’anno, inoltre, Campania.Wine rientra a pieno titolo nel Programma di valorizzazione agroalimentare della Regione Campania, che prevede, fino al 2028, la partecipazione a oltre dieci eventi ogni anno dedicati esclusivamente al vino. La nostra è una scelta precisa: rafforzare la presenza delle produzioni campane sui mercati nazionali e internazionali, sostenere le nostre imprese e creare nuove opportunità di crescita per un settore che rappresenta una delle espressioni più importanti dell’identità agricola, produttiva ed economica della Campania”.
“Campania.Wine – ha commentato l’assessore al Turismo della Regione Campania Vincenzo Maraio – è un evento importante perché mette insieme le eccellenze del vino e la promozione dei nostri territori. Il vino non è soltanto un prodotto di qualità: racconta paesaggi, comunità, tradizioni e identità. Rafforziamo sempre di più questo legame tra enogastronomia e turismo, trasformando le nostre eccellenze in occasioni di conoscenza, attrattività e sviluppo”.
“Campania.Wine rappresenta ormai una vetrina nazionale e internazionale su questa grande realtà produttiva della nostra regione. Mi piace sottolineare la bella e corale collaborazione delle aziende attraverso lo strumento del Consorzio di tutela. La collaborazione tra Consorzi di tutela, imprese e istituzioni consente di valorizzare produzioni di eccellenza che esprimono l’identità, la storia e la straordinaria varietà dei territori campani. Fare sistema significa trasformare queste eccellenze in una strategia comune di promozione, crescita economica e attrattività territoriale. La Regione farà la sua parte in prima linea”, ha dichiarato l’assessore alle Attività Produttive della Regione Campania Fulvio Bonavitacola.
“Settembre è un mese particolarmente vivace e importante per la promozione internazionale non solo di Napoli ma di tutta la regione”, osserva l’assessora al Turismo e alle Attività Produttive del Comune di Napoli Teresa Armato. “Con la sua terza edizione, Campania.Wine si conferma una vetrina prestigiosa per la narrazione dei nostri vini, sempre ai primi posti nelle classifiche internazionali, eccellenze tutelate dai consorzi Vesuvio, Sannio, Vitica, Irpinia, Vita Salernum Vites, che organizzano la kermesse; e per la promozione di borghi e aree interne della Campania dove vengono coltivati i vigneti. Nello scenario regionale, Napoli con la sua provincia, annovera etichette prestigiose con i vini del Vesuvio e dei Campi Flegrei; e, come rilevato dall’Osservatorio Turistico Urbano del Comune di Napoli, in città è molto attivo il turismo enogastronomico. Poi arrivano le regate preliminari dell’America’s Cup, altro importantissimo momento di promozione territoriale. Nel 2027, quando entreremo nel cuore dell’evento velico internazionale, Comune e Regione insieme studieranno itinerari guidati che da Napoli, condurranno i turisti che arriveranno in città per l’evento velico, alla scoperta delle eccellenze della Campania, dando un’ulteriore spinta al turismo culturale e enogastronomico regionale”.
Cuore aperto al pubblico della manifestazione sarà ancora una volta la Galleria Umberto I, che domenica 6 settembre, dalle 11 alle 19.30, e lunedì 7 settembre, dalle 12.30 alle 19.30, ospiterà il grande walk around tasting con la presenza di oltre 100 aziende vitivinicole provenienti dai principali territori produttivi della regione. Dall’Irpinia al Sannio, dal Vesuvio ai Campi Flegrei, dalla provincia di Caserta al Cilento e alla Costiera Amalfitana, Napoli offrirà così una fotografia ampia e articolata della vitivinicoltura campana contemporanea, delle sue denominazioni e del suo straordinario patrimonio di vitigni autoctoni. L’apertura ufficiale è prevista domenica 6 settembre alle ore 11 con il taglio del nastro alla presenza delle autorità, dei rappresentanti istituzionali e dei Consorzi di tutela, che darà il via alle due giornate di degustazione.
Accanto al walk around tasting, Campania.Wine propone un articolato programma di approfondimenti al MUSAP – Museo Artistico Politecnico di Napoli, in Piazza Trieste e Trento, che ospiterà masterclass sui vini campani, degustazioni e il Campania Wine Forum sull’enoturismo. Previsti anche showcooking, lunch experience, e un press tour per la stampa.
Il programma completo, le modalità di accesso e di prenotazione alle masterclass e tutti gli aggiornamenti sulla manifestazione sono disponibili sul sito ufficiale www.campania.wine.
Le aziende partecipanti alla manifestazione Campania.Wine
Sono 102 le aziende partecipanti, rappresentative dei principali territori vitivinicoli regionali.
Sannio: Fontanavecchia, Agri Solaris, Aia dei Colombi, Cav. Mennato Falluto, Il Poggio, Cantina del Taburno, Cantina di Solopaca, Fosso degli Angeli, Cantine del Maresciallo, Cantine Tora, Euvitis 21 – Ocone Vini, La Fortezza, La Guardiense – Janare, La Vinicola del Titerno, Masseria Frattasi, Nifo Sarrapochiello Lorenzo, Sapentia Wines, Terre Massesi, Via dei Mulini 36 Casali, Vigne di Malies, I Colli del Sannio.
Salerno: Villa Lupara, Alessandra, San Salvatore 19.88, Cantina Polito, Cantine Marisa Cuomo, Tenuta Mainardi, Tenuta Palaios, Tenuta Macellaro, Cantine Giuseppe Apicella, Tenuta del Fasanella, Cantine Ciro Bello, Casula Vinaria, Mila Vuolo, Cantina Scairato.
Caserta: Aglaia Agricola, Barbato 1907, A Life Agricola, Cantina Carlo Menale, Cantine Palazzo Marchesale, Fattoria Pagano, I Borboni, Il Verro, Magliulo, Masseria I Monaci, Palmieri Domus Vinaria, Porto di Mola, Tenuta Tralice, Villa Matilde Avallone, Vitis Aurunca, Collefasani, Caputo 1890.
Vesuvio: Fuocomuorto, Bosco de’ Medici, Montesommavesuvio, Sorrentino Vini, Cantina del Vesuvio, Cantina Tizzano, Cantine Villa Regina, Casa Setaro, De Angelis 1930, De Falco Vini, Enodelta, Fioravante Romano Vini, La Cantina del Vulcano, Tenuta Augustea, Poggio delle Baccanti, Cantine Olivella, Masseria dello Sbirro, Villa Dora, Tenuta La Mura, Le Lune del Vesuvio.
Campi Flegrei: Tenuta Loffredo, Azienda Agricola Vitivinicola Iovino Antonio, La Sibilla, Cantina La Grotta, Vinsi04, Il Quarto Miglio, Salvatore Martusciello.
Irpinia: Case d’Alto, Nativ, Cantina dei Monaci, D’Antiche Terre, Cantine di Marzo, Tenuta Cavalier Ferrante, Donnachiara, Vigne Guadagno, Petilia, Alabastra, Cinque T, Danimi, Historia Antiqua, Tenuta Sarno 1860, Famiglia Pagano Luogosano, Giovanni Carlo Vesce Wines, Cantine Fratelli Addimanda, Feudi di San Gregorio, De Joanna dal 1851, I Capitani, Villa Raiano, Macchie Santa Maria Cantine.
Penisola Sorrentina: Iovine Raffaele
Nella Sala Affreschi di Palazzo Caracciolo Cito, un percorso enogastronomico tra prodotti locali, cucina d’autore e vini in abbinamento

Il vino incontra la cucina, i prodotti del territorio diventano protagonisti e la convivialità si trasforma in un’esperienza da vivere attraverso tutti i sensi. È questo lo spirito degli appuntamenti enogastronomici in programma nell’ambito di Vinestate 2026, a Torrecuso. La suggestiva Sala Affreschi di Palazzo Caracciolo Cito ospiterà un percorso dedicato alla valorizzazione delle eccellenze sannite, attraverso cene degustazione di prodotti locali accompagnate da vini in abbinamento. L’iniziativa, curata dal Comitato Vinestate, dall’Associazione Aglianico del Taburno e da Assosommelier, propone un viaggio alla scoperta dell’armonia tra sapori e calici, mettendo in dialogo la cucina, le materie prime del territorio e la cultura vitivinicola del Sannio. Si comincia giovedì 3 settembre, alle ore 20:30, con “Preludio di Vendemmia al Palazzo”, una cena degustazione di prodotti locali curata da Alessandro Frangiosa di Masseria Frangiosa e Patrizia Iannella di La Casa di Torre a Oriente. Un appuntamento che richiama l’atmosfera della vendemmia e propone agli ospiti un percorso tra sapori autentici, tradizione e produzioni del territorio. Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare il numero +39 340 252 6591. Il viaggio prosegue venerdì 4 settembre, alle ore 20:00, con “Sinfonie d’estate”, cena degustazione a cura di Gabriele Piscitelli di Agape Ristorante. Una proposta gastronomica costruita sull’incontro tra piatti e vini, dove ogni abbinamento diventa occasione per esaltare profumi, sapori e caratteristiche delle materie prime. Per prenotazioni e informazioni è disponibile il numero +39 392 584 8855. A chiudere il percorso, sabato 5 settembre, alle ore 20:00, sarà “Aromi di terra, essenza di Vino”, a cura di Annamaria Mastrantuono di Biancamela cucina d’autore. Una cena che mette al centro il rapporto tra la terra e il vino, attraverso una cucina capace di valorizzare i prodotti locali e raccontare il territorio con sensibilità e creatività. Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare il numero +39 392 584 8855. A rendere ancora più ricca l’esperienza sarà il racconto degli abbinamenti tra piatti e vini, affidato a Luigi Della Gatta, Presidente Regionale di Assosommelier Campania, che insieme agli altri sommelier accompagnerà i partecipanti durante le degustazioni, illustrando le caratteristiche dei vini scelti e spiegando l’equilibrio e le affinità tra ogni calice e le proposte gastronomiche. Un percorso guidato per scoprire non soltanto cosa degustare, ma anche come il vino possa dialogare con il cibo, esaltandone profumi, sapori e consistenze e offrendo una chiave di lettura più consapevole del patrimonio enogastronomico del territorio. Le cene degustazione rappresentano così un ulteriore momento di incontro all’interno di Vinestate, manifestazione che celebra il vino e la cultura del territorio attraverso esperienze capaci di unire tradizione, gastronomia e convivialità. Nella cornice di Palazzo Caracciolo Cito, tra la bellezza degli affreschi e i sapori della cucina sannita, il pubblico sarà accompagnato in un viaggio fatto di gusto, profumi e calici, per vivere il territorio anche attraverso la tavola.
(di Amy Kazmin – ft.com) – Quando quest’estate i prezzi della benzina in Italia hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi tre anni, il provocatorio esponente dell’estrema destra Roberto Vannacci ha interrotto le sue vacanze al mare per dare la colpa all’Ucraina.
A torso nudo e con al collo un ciondolo a forma di doppia ascia associato al movimento neofascista Ordine Nuovo, l’ex addetto militare italiano a Mosca ha sostenuto che gli attacchi con droni ucraini contro le raffinerie di petrolio russe avessero fatto «volare alle stelle» i prezzi dei carburanti.
La sua soluzione: «Smettere di dare armi e soldi all’Ucraina», ha detto Vannacci in un video sui social media che non faceva alcun riferimento alla guerra in Iran né al suo impatto sui prezzi del petrolio. «Dobbiamo solo avere il coraggio — che molti non hanno.»
L’attacco di Vannacci ha aperto un nuovo fronte contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sfidando direttamente la sua politica estera fermamente filo-ucraina con argomenti sorprendentemente vicini a quelli della stessa Mosca.
Le sue tesi allineate al Cremlino — tra cui l’appello a riprendere gli affari e gli scambi commerciali con la Russia — rischiano di complicare la campagna per la rielezione di Meloni, facendo leva sulle profonde correnti di pacifismo, malcontento economico e affinità verso Mosca presenti in Italia.
«Senza Vannacci, avrei scommesso con una certa tranquillità sulla rielezione di Meloni», ha detto Giovanni Orsina, direttore del dipartimento di scienze politiche dell’università Luiss di Roma. «Con Vannacci, è molto più complicato e difficile fare previsioni.»
I sondaggi estivi indicavano il nuovo partito di Vannacci, Futuro Nazionale — lanciato quest’anno dopo la rottura con la Lega di estrema destra del vicepremier Matteo Salvini — al 7,6 per cento, con consensi provenienti da elettori che in precedenza avevano sostenuto la coalizione di destra di Meloni.
Alcuni analisti sospettano che dietro l’ascesa di Vannacci vi sia l’influenza russa, soprattutto dopo che Meloni ha costretto Salvini — un tempo lui stesso fervente ammiratore di Vladimir Putin — ad allinearsi al suo sostegno a Kyiv.
«Abbiamo il sospetto che sia un progetto russo», ha detto Nona Mikhelidze, senior fellow dell’Istituto Affari Internazionali di Roma.
In una recente analisi, l’European Council on Foreign Relations (ECFR) ha definito Vannacci «un cavallo di Troia dell’influenza russa all’interno dell’Italia». Il think-tank ha avvertito che, se dovesse sostenere la coalizione di Meloni, potrebbe «mandare in frantumi il consenso collettivo dell’UE sulla sicurezza».
«Una Roma influenzata da Vannacci bloccherebbe attivamente le iniziative di difesa dell’UE, porrebbe il veto alle sanzioni e farebbe trapelare informazioni sensibili sul coordinamento in materia di sicurezza», ha affermato l’ECFR.
La prospettiva non è del tutto accademica. Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri di Fratelli d’Italia, il partito di Meloni, ha detto la scorsa settimana di augurarsi che Vannacci entri nella coalizione di governo di destra.
Il partito ha successivamente affermato che il commento rifletteva la sua «opinione personale», e Cirielli ha precisato di aver parlato «in via teorica». Vannacci non ha risposto alle richieste di commento sui suoi presunti legami con la Russia.
Un portavoce di Futuro Nazionale, il partito di Vannacci, ha affermato che la posizione del partito sulla Russia è «molto chiara» e che sostiene la «pace in Ucraina» anziché una «guerra inutile». Nel suo manifesto politico pubblicato di recente, il partito sottolinea «l’importanza di riaprire i canali con la Federazione Russa» per ridurre i costi dell’energia per gli italiani.
Afferma inoltre che l’Italia dovrebbe rivalutare tutti gli impegni assunti attraverso i trattati internazionali, compresa la possibilità di ritirarsi dalla Nato. «Nessun tema o opzione dovrebbe essere considerato un tabù politico», sostiene il partito.
Tra le altre idee estreme figurano deportazioni di massa, l’attribuzione di più voti alle elezioni ai genitori con figli piccoli e la promozione di un «patriarcato mediterraneo» che «forma uomini forti capaci di dominare le emozioni».
Sebbene molte proposte saranno liquidate come stravaganti, Orsina ha affermato che le posizioni di Vannacci sulla Russia troveranno probabilmente un pubblico ricettivo. «Sta esprimendo un’opinione o una convinzione profondamente radicata e diffusa — che la Russia non sia un problema, che non rappresenti una minaccia alla sicurezza», ha detto Orsina. «Questa è una delle ragioni per cui Vannacci è così pericoloso.»
L’affinità di Vannacci con la Russia è emersa quando, all’inizio del 2021, è stato inviato a Mosca come addetto militare italiano, dopo una carriera da paracadutista all’estero che lo aveva portato anche in Iraq e Afghanistan.
John Foreman, ex addetto alla Difesa britannico in Russia, che ebbe modo di conoscerlo a Mosca, ricorda Vannacci come un uomo affascinante che non considerava la Russia una minaccia alla sicurezza.
«Apparteneva a quel tipo di militare italiano che pensa che non dovremmo essere in contrapposizione con la Russia — che la Russia dovrebbe essere un partner», ha detto Foreman al FT. «Non appartenevano al fronte dei falchi sulla Russia. L’atteggiamento era: “lasciamo che il passato resti nel passato”.»
Vannacci spingeva inoltre con entusiasmo affinché Roma riprendesse la cooperazione militare con Mosca dopo che la Nato aveva interrotto i rapporti in risposta all’annessione russa della Crimea nel 2014, ha aggiunto Foreman.
Anche le opinioni socialmente conservatrici di Vannacci e il suo istinto per la gerarchia lo rendevano ricettivo nei confronti della Russia di Putin. «È una sorta di uomo autoritario», ha detto Foreman. «Si può vedere l’affinità che ha con il pugno di ferro di Putin — e con la narrazione del Cremlino secondo cui Putin ha riportato disciplina e ordine.»
Vannacci ha inoltre attribuito alla moglie romena da oltre 20 anni, Camelia Mihailescu, il merito di aver alimentato il suo interesse per la vita e la cultura russe. Figlia di un ufficiale di carriera dell’esercito romeno, lavorava come archivista presso l’accademia militare di Bucarest quando Vannacci la conobbe durante un viaggio nella città.
Nel 2023 Mihailescu ha raccontato a una testata online romena che il periodo trascorso a Mosca dalla coppia e dalle loro due figlie era stato «uno dei più fantastici» della sua vita. Prima dell’invasione dell’Ucraina, Vannacci sosteneva con fermezza che la Russia non avrebbe attaccato, nonostante le crescenti prove di un concentramento di forze militari.
«La sua valutazione del concentramento di forze e dell’invasione dell’Ucraina nel 2022 si rivelò completamente sbagliata», ha detto Foreman. «La sua affinità verso la Russia e il regime, la sua mancata comprensione del più ampio contesto storico . . . e forse la considerazione che ha di sé e il suo ego hanno interferito con la sua valutazione.»
Dopo l’inizio dell’invasione, Vannacci disse all’ambasciatore italiano in Russia, Giorgio Starace, che le forze russe sarebbero entrate in Ucraina «come un coltello nel burro» e predisse che Kyiv avrebbe capitolato rapidamente.
«Sopravvalutava l’efficienza e la potenza dell’Armata Rossa e forse sottovalutava la capacità degli ucraini di resistere», ha detto Starace, ricordando l’«ammirazione» di Vannacci per la potenza dell’esercito russo.
Nel maggio 2022, Vannacci fu tra i 24 diplomatici italiani espulsi da Mosca dopo che Roma aveva espulso un gruppo di diplomatici russi. Successivamente assunse il comando dell’Istituto Geografico Militare italiano.
Poi, nell’agosto 2023, il generale fino ad allora poco conosciuto balzò agli onori della cronaca con un incendiario libro autopubblicato, Il mondo al contrario, che attaccava il femminismo, l’omosessualità e la diversità etnica, elogiando al contempo la Russia. Fu rimosso dal suo incarico e sospeso per 11 mesi, prima di lasciare infine del tutto le forze armate.
Ma il bestseller gli fruttò anche €800.000, secondo quanto da lui dichiarato, e spinse Salvini a farne il capolista della Lega alle elezioni del Parlamento europeo del 2024. Quando Vannacci ha lasciato la Lega a febbraio, si è lasciato alle spalle molta amarezza.
«Pensavo che potesse essere un buon innesto — molto intelligente, molto bravo nella comunicazione», ha detto il senatore della Lega Claudio Borghi, che contribuì a reclutare Vannacci. «Forse pensava che fosse un bel modo per ottenere un posto molto ben pagato al Parlamento europeo.»
Dalla sua posizione nell’assemblea dell’UE, Vannacci ha continuato a considerare inevitabile la sconfitta dell’Ucraina, esortando il blocco a raggiungere un accordo con Putin e cercando di eliminare dai documenti parlamentari i riferimenti alla minaccia rappresentata dalla Russia per l’Europa.
«La pace è vicina, è a un passo», ha detto Vannacci agli altri eurodeputati lo scorso anno. «Non sarà una resa a Putin o a [Donald] Trump, ma una resa al campo di battaglia e alla realtà.»
In patria, Vannacci sostiene che le difficoltà economiche dell’Italia derivino in parte dal suo isolamento dalla Russia, un tempo il suo principale fornitore di energia e un importante mercato per i beni di lusso italiani.
Teresa Coratella, policy fellow dell’ECFR, ha affermato che Vannacci ha «compreso molto saggiamente» che collegare le sanzioni contro la Russia alle difficoltà economiche dell’Italia potrebbe essere una strategia vincente in un paese in cui i salari reali sono ora inferiori del 6,1 per cento rispetto all’inizio del 2021.
«Vannacci sta colmando il vuoto nel dibattito sulle questioni economiche», ha detto Coratella. «Promuoverà l’agenda russa, nascondendola dietro la necessità di porre fine alla cattiva situazione [economica] dell’Italia.»
SALVINI, CHIEDERÒ AGLI ALLEATI DI VOTARE NO ALL’EMENDAMENTO SUL BALLOTTAGGIO

(ANSA) – “Chiedere ai cittadini di tornare a votare dopo quindici giorni anche no. Si vota in un giorno, chi vince vince e governa per cinque anni chi perde perde. Non sento la necessità di ballottaggi”. Lo dice il vicepremier Matteo Salvini a margine della visita al comando di Stazione dei Carabinieri di Roma-Alessandrina nel quartiere Torre Maura della capitale.
E alla domanda se chiederà alla maggioranza di non votare l’emendamento Pera per introdurre il ballottaggio il leader della Lega risponde: “sì”. A chi invece chiede se veda o no rischi di nuove spaccature nell’iter di approvazione della nuova legge elettorale il leader della Lega precisa: “No. E la legge elettorale occupa pochissimo tempo delle mie giornate”.
VANNACCI, CENTRODESTRA ORA NON VUOLE IL BALLOTTAGGIO PERCHÉ HA CAPITO CHE CI RAFFORZA
(ANSA) – “Prima il ballottaggio doveva essere la trappola perfetta: lasciare che Futuro Nazionale corresse al primo turno e poi pretendere i voti dei nostri elettori al secondo.
Senza parlare con noi, senza riconoscere il nostro consenso e senza accettare le nostre idee. Poi hanno fatto due conti. Hanno capito che, liberati dal ricatto del cosiddetto “voto utile”, ancora più italiani sceglierebbero Futuro Nazionale.
E hanno scoperto un’altra cosa: i voti degli italiani appartengono agli italiani. Non ai partiti che pensano di poterli incassare automaticamente. Così la trappola anti-Vannacci rischia di trasformarsi in un regalo a Futuro Nazionale.
E ora pensano di fermare persino il ballottaggio. Ieri il ballottaggio per fermarci. Oggi vogliono fermarlo perché ci rafforza. Cambiano formule, soglie e regole. Ma non possono cambiare la volontà degli italiani”. Lo scrive sui social il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, parlando della legge elettorale e dell’ipotesi di inserire il ballottaggio.
Sul ballottaggio un emendamento solo di Pera. “II 2° turno? per noi è storia vecchia”

(di Luca De Carolis – ilfattoquotidiano.it) – La legge elettorale funziona come i vasi comunicanti. Più la destra ne discute e la cambia, più si spacca: tanto da affondare (quasi) l’ipotesi del ritorno dei ballottaggi. Per di più, con l’effetto di ricompattare tutto il campo largo, da Pd e Cinque Stelle agli italovivi: uniti sugli emendamenti in Senato per affossare il Melonellum, a cominciare da quello che reintroduce le preferenze per l’elezione di tutti parlamentari. Questo racconta il martedì in cui i partiti spiegano i propri emendamenti. Con le destre che si spaccano in pubblico, al punto che la proposta per inserire i ballottaggi, a cui Fratelli d’Italia aveva pensato per poter fare a meno di Roberto Vannacci in coalizione, viene presentata solo dal meloniano Marcello Pera. La Lega era e resta contrarissima: ha paura che nel primo turno Vannacci la cannibalizzi. E se per giunta nel secondo turno il centrodestra dovesse perdere, il Carroccio riporterebbe in Parlamento solo un pugno di eletti. Ma anche Forza Italia non presenta un proprio testo sul tema, pur avendo fatto capire di essere favorevole. Così perfino FdI alla fine lascia solo l’ex presidente di Palazzo Madama, come ammette il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Andrea De Priamo: “Pera ha presentato l’emendamento a titolo personale. Lo valuteremo come gli altri, i tempi sono abbastanza stretti”.
Si cammina sulle uova, nella maggioranza. “La verità è che sono spaccati su tutto” infierisce il capogruppo dem Francesco Boccia, che bolla come “un tentativo di inseguire Vannacci” l’emendamento di Pera: “È il ballottaggio di Meloni contro il generale”. Nella conferenza stampa delle opposizioni in Senato, il Fatto gli ricorda che anche voci sparse nei dem – con in prima fila il costituzionalista ed ex parlamentare Stefano Ceccanti – vorrebbero l’introduzione del secondo turno. Ma per Boccia “sono discorsi di 30 anni fa: quando chiedevamo il ballottaggio, pensavamo a un bicameralismo diverso da quello attuale”. Dopodiché il punto rimane che le opposizioni contestano tutta la legge, “chiaramente incostituzionale” come scandiscono il dem e i suoi omologhi del Movimento e di Avs, Luca Pirondini e Tino Magni. In collegamento c’è anche la renziana Raffaela Paita. “E anche Più Europa sostiene i nostri emendamenti” spiegano. Oltre 700, che oltre alle preferenze reintroducono i collegi uninominali e cancellano l’indicazione del candidato premier sulla scheda elettorale, “in contrasto con le prerogative del presidente della Repubblica”. Infine, chiedono la parità di genere per i capilista e di cancellare l’articolo con cui le destre vogliono ridisegnare la circoscrizione Estero. Ma poi c’è anche il messaggio politico. Per dirla come il 5Stelle Pirondini, “non è normale che invece del costo dei carburanti e dei libri di testo scolastici, il Parlamento sia costretto a occuparsi della legge elettorale”. Ma ora che succede? Boccia insiste: “Questa legge non regge, e non è solo questione di ballottaggio: in tanti nella maggioranza non vogliono proprio questo impianto”. Ergo, “se non capiscono di doversi fermare rischiano di andare a sbattere”. Magari non in Senato, dove non si potrà votare a scrutinio segreto. Ma a Montecitorio sì, eccome.
Nell’attesa, FdI presenta due emendamenti che incuriosiscono: uno propone di innalzare la soglia di sbarramento dei voti validi dall’1 al 2 per cento, mentre un altro abbassa la soglia per il premio di governabilità dal 42 al 41 per cento dei voti.
A sinistra invece si ragiona su una manifestazione contro la legge. “Per ora non ne abbiamo parlato” dice Boccia. Ma Riccardo Magi (Più Europa) rilancia: “Ritroviamoci in piazza”.
L’attivista sui social: «Giorni difficili, ma sto meglio»

(di Emanuele Buzzi e Nicolò Fagone La Zita – corriere.it) – Quindici ore di volo, due scali e una corsa contro il tempo per garantire la sicurezza: l’aereo che riporterà Alessandro Di Battista in Italia da Cuba partirà venerdì da L’Avana per atterrare a Roma. È lo stesso Di Battista ad annunciarlo sui social: «Oggi mi sento meglio. Sono stati giorni difficili e allo stesso tempo sono ottimista e cerco sempre di vedere il positivo in tutto. Ringrazio i medici cubani che, come mi è stato confermato dai medici italiani, sono stati molto bravi e tempestivi nella diagnosi e nella scelta delle cure iniziali. Partirò da Cuba il 4 settembre con un’aeroambulanza i cui costi verranno coperti dalla compagnia assicurativa con la quale ho stipulato una polizza prima della partenza».
L’arrivo al Policlinico Gemelli dell’ex stellato è previsto sabato a metà pomeriggio. Sull’aereo insieme a lui, oltre al personale medico, ci sarà Sahra Lahousnia, madre dei due figli dell’ex M5S. Come ipotizzato nelle scorse ore, il velivolo dovrà affrontare due soste: la prima alle Bahamas, la seconda in Irlanda.
«Alessandro è perfettamente cosciente e interloquisce lui in prima persona con i medici», assicurano fonti vicine all’ex parlamentare. «Lui è lucidissimo su quanto gli sta accadendo e su quali saranno i prossimi passaggi», aggiungono. Perché il trasferimento in Italia è solo una prima fase dell’iter che attende Di Battista. Anche gli ultimi esami clinici hanno confermato la gravità della situazione. Per questo, una volta giunto al Gemelli, l’ex parlamentare dovrebbe ricevere assistenza con massima urgenza, «quanto prima possibile» i medici interverranno sul suo caso.
Intanto sui social continua a far discutere la polemica sul possibile volo di Stato. In realtà il trasporto sarà garantito dalla copertura assicurativa, ma i botta e risposta sul web hanno lasciato il segno, al punto che ieri è intervenuto con un video pubblicato su X il ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Dall’1 giugno al 31 agosto di quest’anno, cioè durante tutta l’estate, il ministero degli Esteri non ha lasciato solo alcun italiano che avesse problemi mentre si trovava all’estero, soprattutto coloro che avevano problemi di salute», spiega. Poi aggiunge: «Sono stati rimpatriati ben 25 nostri connazionali». E ancora: «Dall’onorevole Di Battista al giovane Younes, tutti sono stati assistiti con lo stesso spirito, con la stessa disponibilità, con la stessa voglia di dare assistenza ai nostri connazionali».
Per una volta anche alcuni 5 Stelle sono sulla stessa lunghezza d’onda di Tajani: «Si tratta di una polemica becera di fronte a un dramma umano: questo dice molto di chi la sta rinfocolando». Ma i toni sembrano non abbassarsi.
L’ex parlamentare M5s scrive sui social e annuncia il rientro “con un’aeroambulanza i cui costi verranno coperti dalla compagnia assicurativa con la quale ho stipulato una polizza prima della partenza”

(ilfattoquotidiano.it) – Un post accompagnato da una sua immagine, in cui compare sorridente in primo piano e sullo sfondo una manifestazione costellata di bandiere della Palestina. Alessandro Di Battista, dopo essere stato ricoverato in gravi condizioni mentre si trovava in viaggio a Cuba, aggiorna sul suo stato di salute e sul rientro in Italia, previsto per il 4 settembre. “Oggi mi sento meglio. Sono stati giorni difficili e allo stesso tempo sono ottimista e cerco sempre di vedere il positivo in tutto. Ringrazio i medici cubani che, come mi è stato confermato dai medici italiani, sono stati molto bravi e tempestivi nella diagnosi e nella scelta delle cure iniziali”. L’ex parlamentare M5s, che si trovava sull’isola per un reportage per Il Fatto Quotidiano e Loft, poi, scrive la data del suo rientro in Italia: “Partirò da Cuba il 4 settembre con un’aeroambulanza i cui costi verranno coperti dalla compagnia assicurativa con la quale ho stipulato una polizza prima della partenza”, annuncia. Poi aggiunge: “P.S. Da anni ho deciso di ‘sfruttarè gli spazi mediatici che ho a disposizione per denunciare l’Olocausto palestinese, che va avanti anche se molti giornali si voltano dall’altra parte. Ne approfitto dunque per raccontarvi quello che mi dicono negli ospedali a Cuba, ovvero che molti dei medici e degli infermieri palestinesi uccisi in Palestina negli ultimi tre anni avevano studiato e si erano formati qui”. Infine Di Battista conclude: “Grazie a tutti per l’affetto che è superiore a quello che mi sarei mai immaginato”.
Il costo del volo verrà quindi coperto da un’assicurazione privata, di cui il Fatto lo aveva dotato prima della partenza per Cuba. Ma se dovesse essere necessario coprire spese ulteriori, la sua associazione Schierarsi è pronta a lanciare una raccolta fondi. Mentre da Cuba fanno notare che, per colpa dell’embargo statunitense, non c’ è combustibile per gli aerei. Quindi, i velivoli devono fare scalo nella Repubblica Dominicana per fare il pieno. Un problema in più, anche per i voli sanitari. La certezza è che Di Battista non farà ricorso a voli di Stato. Anche se il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha voluto ribadirlo: “Durante la stagione estiva, dal 1º giugno al 31 agosto, abbiamo aiutato tantissimi italiani che erano in difficoltà. Abbiamo riportato 25 persone che avevano problemi di salute nel nostro Paese. Trattiamo tutti alla stessa maniera, politici e non politici”. L’ennesima spiegazione a fronte della valanga di cattiverie sui social – e su certi quotidiani – da parte di chi ironizza “sull’anticasta soccorso dal governo”.