Selezione Quotidiana di Articoli Vari

La Nato: il bancomat di Trump!


(ANSA) – WASHINGTON, 05 LUG – Donald Trump ha trasformato la Nato in un’azienda, un meccanismo basato su logiche transazionali, privilegiando l’aumento della spesa per la difesa e gli investimenti in armamenti americani rispetto ai valori democratici condivisi e all’espansione dell’Alleanza stessa. Un cambiamento che rischia di mettere a dura prova la tenuta della Nato e di distoglierne l’attenzione dalla difesa collettiva.

Il presidente americano, osserva Politico, ha convinto i membri dell’Alleanza a incrementare le spese per la difesa e a investire in modo massiccio in armamenti Usa destinati all’Ucraina.

Alla riunione annuale dei leader della Nato, in programma questa settimana in Turchia, Trump tornerà a concentrarsi sull’entità della spesa europea per le forniture militari americane, rischiando di mettere in secondo piano le discussioni sull’allargamento dell’Alleanza o sulla difesa del fianco orientale della Nato contro la Russia. Inoltre, ha indebolito i legami che un tempo mantenevano unito il gruppo, trasformando l’alleanza in un’entità plasmata più dagli interessi nazionali che da ideali condivisi.


Gratteri: “Fentanyl business criminale ad altissima resa…”


Il procuratore di Napoli analizza l’interesse della criminalità organizzata per gli oppioidi sintetici dopo il furto di 80 fiale di Fentanest a Roma. E mentre proseguono le indagini, in Lombardia vengono chieste verifiche su un presunto ammanco in un ospedale di Sesto San Giovanni.

Gratteri: “Fentanyl business criminale ad altissima resa, ma uccide e attira pressione investigativa. Le mafie fanno affari con la cocaina”

(ilfattoquotidiano.it) – Grandi profitti, piccoli quantitativi da trasportare, facilità di occultamento e una logistica molto più semplice rispetto alla cocaina. È questa la combinazione di fattori che rende il fentanyl sempre più interessante per la criminalità organizzata, anche se il mercato europeo è ancora lontano dalle dimensioni raggiunte negli Stati Uniti. A tracciare il quadro è il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che in un’intervista a La Stampa commenta il furto di 80 fiale di Fentanest, anestetico a base di fentanyl, avvenuto nei giorni scorsi all’Ospedale Israelitico di Roma, e per cui sono in corso le indagini.

“Non si può escludere nulla in radice senza conoscere gli elementi investigativi”, premette Gratteri. Un colpo di questo tipo, spiega, “può interessare gruppi criminali diversi: organizzazioni strutturate, reti specializzate, intermediari del mercato illegale o soggetti capaci di rivendere rapidamente il prodotto”. Per il magistrato è però un errore attribuire automaticamente la responsabilità alle mafie: “Non vanno escluse per principio, ma nemmeno evocate automaticamente. Oggi agiscono spesso come broker, finanziatori, garanti logistici o riciclatori, non sempre come esecutori materiali”.

L’interesse delle organizzazioni criminali per gli oppioidi sintetici risponde innanzitutto a una logica economica. “Il fentanyl ha una resa criminale altissima, un alto valore, piccoli volumi, facilità di occultamento e una minore complessità logistica rispetto alla cocaina”, osserva Gratteri. Caratteristiche che consentono margini di guadagno molto elevati, poiché bastano quantità minime per produrre un numero enorme di dosi.

Il procuratore invita tuttavia a non sovrapporre automaticamente la situazione europea a quella nordamericana. “Non siamo ancora arrivati ai livelli degli Stati Uniti“, sottolinea, ricordando però che le agenzie europee stanno segnalando “una crescente attenzione verso gli oppioidi sintetici ad alta potenza e i rischi di contaminazione dei mercati tradizionali”. Allo stesso tempo evidenzia come il mercato europeo presenti un limite strutturale: “Il fentanyl uccide facilmente, destabilizza la clientela e attira una pressione investigativa e sanitaria altissima”.

Secondo Gratteri, il boom registrato soprattutto in Nord America è stato favorito dalla diffusione della dipendenza da oppioidi prescritti, dalla ricerca di sostanze più potenti ed economiche e dalla capacità delle organizzazioni criminali di inserire il fentanyl in pillole contraffatte o di mescolarlo ad altre droghe. La Drug Enforcement Administration (DEA) continua infatti a considerarlo una delle principali minacce del mercato statunitense.

Quanto agli equilibri del narcotraffico, il magistrato precisa che, al netto del fentanyl, “la cocaina resta il grande business delle mafie in Europa“. La ‘ndrangheta conserva un ruolo centrale grazie ai rapporti consolidati con i produttori sudamericani, ma oggi il mercato è più frammentato, con la presenza crescente di gruppi albanesi, balcanici, marocchini, turchi, olandesi, latinoamericani e di reti criminali ibride e transnazionali.

Anche i canali di distribuzione degli oppioidi sintetici sono ormai molteplici. “Il fentanyl può viaggiare in quantità molto più piccole e con rese criminali altissime”, osserva Gratteri. Le rotte passano attraverso lo spaccio tradizionale, le spedizioni postali, le piattaforme criptate, i social network, i marketplace illegali e il dark web, che rappresenta però soltanto uno dei canali disponibili.

Sul caso del furto delle 80 fiale di Roma proseguono intanto gli accertamenti. E proprio l’episodio ha acceso l’attenzione anche in Lombardia, dove il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Regione, Nicola Di Marco, ha presentato, come riporta Fanpage.it, un’informativa urgente all’assessore al Welfare Guido Bertolaso chiedendo di verificare le indiscrezioni relative a un presunto ammanco all’ospedale di Sesto San Giovanni. Al momento non risultano conferme ufficiali, ma la richiesta è di chiarire se vi siano stati furti del farmaco nelle strutture sanitarie lombarde e quali misure di sicurezza siano adottate per impedirne la sottrazione e l’eventuale immissione nel mercato illegale.


A Capalbio è cambiata la fauna, ma sotto l’ombrellone si parla solo di Vannacci


Il generale di Futuro Nazionale è l’argomento clou della località toscana, meta delle ricche vacanze estive di imprenditori, politici e giovani rampolli. Nel frattempo la stagione è ricca di appuntamenti

(di Gianluca Roselli – ilfoglio.it) – Roma. “Se si parla di Vannacci… Mah… Guarda, ormai a Capalbio c’è stato un cambiamento antropologico, la frequentazione è completamente diversa, di politica non si parla quasi più…”. La fonte, autorevole, è assidua nell’ex piccola Atene (ex appunto), attenta a captare quello che si dice tra i lettini dell’Ultima Spiaggia, il bancone del Frantoio e i tavolini del Carmen Bay a Macchiatonda. “Nell’ultima ventina d’anni qui hanno comprato casa sempre più industriali e imprenditori del nord, la zona è costosa e non tutti possono permettersela. Quell’intellighenzia di sinistra ricca ma nemmeno troppo, pure squattrinata, s’è molto ristretta. E quelle conversazioni accese sulla politica che tenevano banco alle cene fino alle due di notte sono un ricordo…”, continua il nostro interlocutore. “Tra giornalisti e politici se ne parla, ma roba di dieci minuti sotto l’ombrellone, poi finisce lì…”. Del resto, basta vedere le automobili da 150 mila euro parcheggiate all’Ultima Spiaggia o alla Dogana, ma anche i giovani rampolli che frequentano il Frantoio, La Selva o il Fontanile dei Caprai, per capire come la fauna sia cambiata.

Anche se un nucleo resiste, soprattutto oltre i sessanta. “Alle mie cene di politica si parla sempre, quindi anche di Vannacci, che è il fenomeno del momento. E di Donald Trump. Credo che il generale abbia tutto l’interesse a stare fuori dalle coalizioni, perché, se entra, rischia di perdere voti. Ma se Meloni lo dovesse imbarcare, allora l’asse si sposterebbe molto a destra e questo un po’ preoccupa”, osserva Mauro Luchetti, imprenditore, gran frequentatore della zona. Barbara Palombelli è in Sicilia e non è informata, mentre Chicco Testa è a Roma e manca da qualche weekend. Ci risponde però un’altra fonte, che chiede l’anonimato. “Sì, è vero, tra le nuove generazioni c’è più voglia di leggerezza, le persone vengono per il weekend, dopo un’intensa settimana di lavoro, e vogliono rilassarsi. I discorsi vertono soprattutto sui progetti di vita e professionali. La politica interessa davvero molto meno”, racconta il nostro interlocutore.

Allora andiamo dal sindaco. A Capalbio alle Europee del 2019 c’è stato l’exploit della Lega di Salvini e alle Politiche del ’22 quello di Fdi, con oltre il 50 per cento, ma poi alle Regionali ha stravinto Eugenio Giani. “Per ora nessuno s’è iscritto a Futuro nazionale e dubito che Vannacci presenti una lista alle comunali, nel 2027. Ma non escludo che, quando si voterà per le Politiche, dove conta il voto d’opinione, il generale possa fare proseliti anche qui”, osserva Gianfranco Chelini. Che promette di ricandidarsi e ha da poco inaugurato, insieme a Giani sceso per l’occasione, il nuovo Anfiteatro del Leccio, scenario principale dell’estate capalbiese. “Vannacci è interessante perché disarticola le coalizioni e il centrodestra per la prima volta dovrà affrontare problemi di alleanze, che di solito erano solo a sinistra…”, continua Chelini. Intanto la stagione estiva è partita: venerdì sera all’Ultima Spiaggia c’è stato il concerto di Nada, mentre sabato grande serata al Leccio con Irene Grandi.

Sempre al Leccio arriverà uno spettacolo di Paolo Hendel, poi ci sarà Dario Vergassola, ma pure Age Pride, spettacolo assai noto del Franco Parenti di Milano. E qui, all’aperto, si trasferiranno le proiezioni del Cinema Tirreno, altra scommessa vinta negli ultimi anni dalla Fondazione Capalbio, presieduta da Maria Concetta Monaci. Poi il Capalbio Film Festival, a fine settembre, giunto alla quinta edizione. Come mostre, da segnalare Mimmo Palladino. E Capalbio Libri, il Premio Piazza Magenta e un salotto letterario tenuto da Emmanuelle De Villepin: primo appuntamento con Daria Bignardi sulla scrittura al femminile.

“A parte il cinema, tutti gli appuntamenti saranno gratuiti e questo grazie al contributo del Comune e dei nostri sponsor. E col Leccio avremo la possibilità di avere nomi sempre più di livello…” afferma Maria Concetta Monaci. Intanto assidua della zona è diventata Maria Elena Boschi (l’avvocato Roberto Vaccarella, suo fidanzato, ha casa qui). New entry anche l’imprenditore Luca Ferlaino. Ma la vera notizia, da queste parti, è la riapertura di un forno, chiuso da due anni. Mancherebbe poi sempre una libreria-edicola e forse qualcuno prima o poi ci penserà. 


Genova, ora la sindaca Salis resuscita Toti per gli eventi


L’Altraonda affidato all’agenzia Philia

Genova, ora la sindaca Salis  resuscita  Toti per gli eventi

(di Marco Grasso – ilfattoquotidiano.it) – A un anno e mezzo dal patteggiamento, ogni imbarazzo per le vicende giudiziarie sembra essere svanito. Si era già notato un cambiamento negli ultimi eventi, passati da un marcato monocromismo di centrodestra alla più tenue gradazione del salotto bipartisan. Ma questo per Giovanni Toti è un passo in più: stavolta gli hanno affidato il più importante festival dell’estate genovese. La sua agenzia Philia si è infatti aggiudicata il fundraising, la ricerca di sponsor e la vendita degli spazi pubblicitari dell’Altraonda Festival, kermesse a cui sono attese 70 mila persone, e artisti come i Litfiba, Fiorella Mannoia, Bresh, Sayf, Ex Otago, Negroamaro e Alessandro Mannarino. Ad appoggiarsi a Philia è Ops srl, società privata i cui titolari sono gli stessi che nell’ultimo anno hanno avuto il sostanziale monopolio degli eventi cittadini organizzati da Silvia Salis, a cominciare dal rave di Charlotte de Witte e dal bagno di folla di Olly allo stadio Luigi Ferraris.

Nel dicembre del 2024 il tribunale di Genova chiudeva l’accordo di pena per finanziamento illecito e corruzione a carico del governatore ligure, pizzicato a trafficare concessioni portuali e finanziamenti elettorali sullo yacht di Aldo Spinelli. Per una strana geometria del destino, il suo sdoganamento pubblico nel capoluogo ligure avviene proprio nel cuore del porto. E in una città che nel frattempo ha cambiato colore politico. L’Altraonda festival si terrà a luglio all’Arena del Mare, fiore all’occhiello delle aree gestite dalla Porto Antico Spa, società del Comune di Genova. Il presidente della Porto Antico Spa è l’avvocato Mauro Ferrando, uomo nominato da Bucci riconfermato anche dalla nuova amministrazione. Ma ecco i servizi offerti da Philia. Con il pacchetto “main partner”, si ha accesso alla “terrazza esclusiva”, “massima visibilità” e “ospitalità vip”. Con la formula “main sponsor platinum”, “customizzabile”, ci sono la “brandizzazione del palco”, servizi “supervip” oltre ai “pass backstage” e “conferenza stampa”. Il rapporto fra Porto Antico e Philia ha in mezzo un intermediario privato, Ops srl, organizzatore dell’evento.

I soci, Alessandro Orlando e Nicolò Sasso, titolari anche dell’agenzia Rst events, nell’ultimo anno hanno allestito la quasi totalità degli eventi pubblici cittadini, diventati la cifra della svolta politica di Silvia Salis, sempre in prima fila e sempre a favore di social; ma al tempo stesso sono in ottimi rapporti con Philia, ed erano tra gli ospiti di uno degli ultimi eventi totiani, il Forum del turismo di Santa Margherita. Già in quell’occasione si era fatta strada l’impressione che i gradi di separazione dei poteri cittadini stessero evaporando: all’evento dell’agenzia di Toti c’erano fra gli altri esponenti della giunta Salis e big del centrosinistra, come Roberta Pinotti. Poche settimane più tardi a Portofino Philia ha portato anche Matteo Renzi. Mentre la direttrice di Palazzo Ducale Sara Armella, nominata da Silvia Salis alla guida della più importante istituzione culturale cittadina, ha affidato la sua immagine a Jessica Nicolini, ex portavoce di Toti e cotitolare di Philia. L’affaire Altraonda ha però tutto un altro sapore. E non solo perché sul palco saliranno alcuni artisti storicamente impegnati a sinistra. La normalizzazione di Toti non piace a parte della maggioranza di Silvia Salis, che però, finora, sembra digerire alcune sbavature in preoccupato silenzio. La sindaca nel frattempo è in partenza per New York: una missione che durerà poco meno di una settimana, che segue il tour della Amerigo Vespucci. Ad accompagnarla sarà una delegazione di dieci persone, composta dallo staff, dall’assessora al Commercio M5S Beghin, e dal capo di gabinetto Marco Speciale: “L’iniziativa punta a rafforzare i legami storici e culturali tra Genova e New York”. L’opposizione di centrodestra rumoreggia per il rinvio del consiglio comunale. Tutto cambia. Sembra già ieri quando era il centrosinistra a lamentarsi dei consigli disertati e delle nutrite missioni di Giovanni Toti a Dubai, Singapore o Londra, e il governatore a ribadire quanto fosse importante il marketing territoriale.


Vannacci cresce tra i redditi più bassi. Il 55% dei suoi elettori sta con il governo


Un leghista su 4 lo sceglierebbe. Oltre un terzo di chi lo sostiene si è astenuto alle Europee

sondaggio

(di Nando Pagnoncelli – corriere.it) – Come abbiamo visto la scorsa settimana, a proposito delle intenzioni di voto del mese di giugno, il fenomeno che caratterizza quei dati è il successo di Futuro nazionale, la formazione del generale Vannacci, che cresce apprezzabilmente di settimana in settimana. Alla fine di giugno il dato di questa forza era stimato al 6%, superando la Lega al 5,6%. Si tratta di un risultato evidentemente importante. È utile allora cercare di capire da dove arrivi e come sia composto l’elettorato di questa formazione che potrebbe mutare, forse anche in maniera significativa, gli equilibri politici. Per poterlo fare abbiamo lavorato su circa 20.000 interviste cumulate tra febbraio e giugno di quest’anno, una numerosità che ci aiuta ad attenuare i rischi di approssimazione e di errore che piccoli campioni possono correre.

Come abbiamo già evidenziato nei più recenti scenari politici, l’elettorato di Vannacci proviene in grande parte dall’area di destra: circa il 56%, infatti, si colloca in quest’area, oltre il 22% si definisce centrodestra, il 15% non si colloca politicamente, il 4% si dichiara centrista, il restante (meno del 3%) si dichiara invece elettore di centrosinistra o sinistra. 

Anche i partiti a cui Vannacci sottrae maggiore consenso si confermano quelli che avevamo evidenziato precedentemente; il travaso più rilevante avviene ai danni della Lega: oltre il 20% di chi aveva votato il Carroccio alle Europee oggi sceglierebbe FnV. Il secondo serbatoio è Fratelli d’Italia: al momento circa l’8% dei suoi elettori si sposterebbe su Vannacci, una quota in crescita nelle ultime settimane. Seguono gli ex astenuti delle Europee, tra i quali FnV raccoglie il 9%. Dalle altre forze (Noi moderati, M5S, Azione/Italia viva) i flussi sono minimi, quasi trascurabili.

Passando dalla «dinamica» alla «fotografia» dell’elettorato, cioè alla sua composizione attuale, vediamo che oggi oltre un terzo degli elettori di FnV proviene dagli astensionisti alle Europee, il 31% proviene da Fratelli d’Italia e il 25% dalla Lega. Qui si vede bene la differenza tra flussi e composizione: è vero che FnV prende l’8% degli elettori di FdI e più del 20% di quelli della Lega, ma il partito della premier ha un elettorato più grande. Dunque, facendo 100 gli elettori attuali di FnV, la quota che proviene da FdI pesa più della quota che proviene dalla Lega, nonostante la percentuale di erosione interna alla Lega sia più alta.

Va sottolineato, inoltre, che se l’impatto di Futuro nazionale sulla Lega è stato quasi immediato, cioè una quota consistente di elettori di questa formazione si è trasferito su Vannacci al suo primo apparire nello scenario politico, l’impatto su Fratelli d’Italia è stato meno consistente all’inizio ma sembra progressivamente crescere. 

Tre mesi fa, infatti, FnV attirava meno di 200 mila elettori di FdI alle Europee, mentre oggi arriva a 506 mila; al contrario, l’erosione della Lega sembra rallentare: 372 mila elettori al suo apparire agli attuali 407.000. Se questa tendenza venisse confermata, Futuro nazionale potrebbe insidiare in maniera apprezzabile il partito di maggioranza relativa.

Dal punto di vista delle caratterizzazioni sociodemografiche, l’elettorato di Vannacci è decisamente più maschile (62% contro il 38% di donne), ma è piuttosto trasversale quanto all’età: l’appeal dai giovani agli anziani rimane infatti piuttosto costante nelle diverse classi di età (che nella composizione dell’elettorato di Vannacci prevalgano le classi di età meno giovani non dimostra infatti una maggiore attrattività, ma dipende dal fatto che l’Italia è un Paese particolarmente anziano). Da notare inoltre che emerge una certa capacità attrattiva nei confronti delle giovani generazioni, che tendono a crescere un po’ più di quanto avviene per i meno giovani. 

Per quel che riguarda la condizione economica, la maggiore attrattività si ritrova nelle condizioni basse e medio/basse, che insieme compongono oltre il 50% dell’elettorato attuale di Futuro nazionale, mentre il 34% è composto da elettori di condizione media. Le aree economiche medie e deboli sono anche quelle che segnalano una maggiore crescita negli ultimi mesi. 

Per quel che riguarda la condizione professionale, il massimo di appeal lo troviamo tra i disoccupati e gli operai. Dal punto di vista territoriale, la presenza è maggiore nei piccoli e medi Comuni del Centro-Nord, mentre è minore l’attrattività nel Sud, anche qui con livelli più elevati nei Comuni più piccoli.

Infine, un tema di cui si dibatte è relativo alla potenzialità espansiva di questa nuova formazione. Ci si chiede infatti a quanto potrebbe arrivare. Naturalmente è difficilissimo fare stime attendibili sul futuro, che dipendono da una pletora di variabili imponderabili. Però, sia pur con grandi limiti, se ragioniamo sulla potenzialità attrattiva in termini di interesse per il leader di Futuro nazionale (quanti cioè apprezzano Vannacci pur non votando per FnV), e la considerazione per il partito (quanti tengono in considerazione l’ipotesi di votare per Vannacci pur attualmente non indicandolo come prima scelta), interpolando i due dati si può stimare attualmente un ulteriore bacino elettorale potenziale (1.518. 000) di dimensioni di poco inferiori alla stima dell’elettorato attuale (1.628.000 elettori).

È un bacino potenziale che sembra distribuirsi in modo abbastanza simile all’intenzione di voto attuale, anche se qualche differenza è possibile individuarla guardando con attenzione alle stime per i singoli gruppi con cui abbiamo analizzato i nostri campioni: qui troviamo, ad esempio, più elettori con condizione economica medio-alta, ceto impiegatizio, residenti nelle grandi città del Sud.

Va altresì osservato che non sono escluse future defezioni tra coloro che oggi dichiarano la loro intenzione di votare per Vannacci, attratti più dalla novità e dal clamore mediatico che dalla proposta politica. In un elettorato volatile, i ripensamenti non sono infrequenti (non è affatto certo che l’orientamento espresso oggi da un elettore rimanga invariato fino al giorno delle elezioni) e potrebbero essere influenzati anche dalla possibile nuova legge elettorale, dalla politica delle alleanze e dal ricorso al «voto utile».

In vista delle prossime elezioni sarà interessante verificare se l’elettorato di FnV preferirebbe allearsi con l’attuale maggioranza o propenderebbe per una corsa solitaria: le opinioni sul governo attuale non sciolgono i dubbi, dato che il 55% esprime un giudizio positivo contro il 42% che dà una valutazione negativa.

In conclusione, possiamo dire che Futuro nazionale ha il profilo classico della formazione ancorata a destra, che raccoglie prevalentemente un elettorato di protesta: cittadini in difficoltà o comunque in condizioni socio-economiche difficili, trasversali dal punto di vista dell’età, presenti nelle professioni meno qualificate, spesso residenti al di fuori delle aree urbane. È un pezzo di elettorato che proviene in buona parte proprio da quelle aree politiche che avevano messo al centro della loro campagna la difesa di questi ceti e che forse non sono riusciti a farlo. Sembra quindi che il terreno di coltura della nuova formazione sia più tema della (mancata) protezione sociale rispetto a quello, pur non trascurabile, della narrazione identitaria.


La forza del pontefice e la paura dei politici di perdere consensi


Quella di Papa Leone XIV solitario sugli scogli di Lampedusa è un’immagine che ricorderemo

Papa Leone XIV in visita a Lampedusa

(di Eraldo Affinati – repubblica.it) – Papa Leone XIV solitario e pensieroso sugli scogli di Lampedusa che perde lo zucchetto strappato dal vento, là dove continuano a morire sotto i nostri occhi i nuovi dannati della terra, è un’immagine che ci ricorderemo. Come se il Dio del Creato o chissà quale altra bizzarra combinazione astrale, dipende dalla fede di ciascuno di noi, avesse destinato proprio lui, questo agostiniano nato a Chicago, San Gimignano del Novecento, a svolgere il ruolo di supplenza etica che era già stato assunto, con toni diversi ma uguale idealità, da papa Francesco.

Le frasi pronunciate ieri, nel miglior contraltare possibile alla festa dell’Independence Day, soprattutto i gesti compiuti, tesi a legittimarle, l’omaggio alle tombe dei migranti, la Santa Messa celebrata nell’isola posta al centro del più grande cimitero marino dei nostri tempi, rappresentano, con incomparabile evidenza plastica, una risposta schiacciante alla cieca e proterva politica dei respingimenti. Non riconoscerlo significherebbe disattendere quella stessa responsabilità che secondo il pontefice avrebbe dovuto ispirare le decisioni non prese nelle stanze dei bottoni dei palazzi che contano del Vecchio Continente.

Arriverà un giorno in cui qualcuno ci chiederà dov’eravamo noi quando la gente affogava: un po’ le stesse domande che gli abitanti dei villaggi intorno a Bergen-Belsen si sentirono porre dalle truppe alleate che, alla fine della Seconda guerra mondiale, avevano appena liberato il lager nazista. Non vedevate la cenere accumulata sulle foglie degli alberi? I civili tedeschi potevano difendersi dicendo di non sentirsi colpevoli perché chiunque avesse protestato sarebbe finito dall’altra parte del filo spinato. Noi no. Non disponiamo di tale giustificazione. Eppure troppo spesso ci mancano le parole: c’è un vuoto da colmare. Perché abbiamo l’impressione che il Papa, come anche nelle sue riflessioni sull’intelligenza artificiale presenti nella Magnifica humanitas, resti da solo? Siamo prigionieri degli schemi, delle ideologie, delle reciproche strumentalizzazioni.

In particolare le dichiarazioni della classe dirigente sul tema dell’immigrazione appaiono strabilianti, benché facilmente decifrabili. Si tratta di un problema linguistico legato alla percezione artificiosa, se non strumentale, della gigantesca osmosi di popoli alla quale stiamo assistendo. Il migrante non andrebbe né criminalizzato né idealizzato. Dovremmo conoscerlo. Non la categoria che lo definisce. Non le statistiche che lo riguardano. Non i protocolli d’intesa da realizzare coi Paesi da cui proviene. No. Le persone. Ognuna con la sua storia, il suo carattere, la sua esistenza unica, sacra e irripetibile. Se fossimo in grado di farlo, potremmo interpretare meglio noi stessi, diventando almeno consapevoli della dimensione retributiva da cui ci lasciamo governare. Il rapporto con Mohamed o Fatima diventerebbe la misura di tutti gli altri. E invece i cosiddetti leader degli opposti schieramenti si limitano a balbettare formule astratte sui vari tipi di emigrazione. Hanno paura di perdere il consenso. Pensano soltanto ai voti. Hanno fatto credere anche ai nostri ragazzi che la quantità certifichi la qualità. Non è affatto così!

Dobbiamo aspettare il Papa che ci esorta a non temere di contaminarci nell’incontro col prossimo per riscoprire ciò che Arthur Rimbaud scriveva a George Izambard, Je est un autre? Forse sì, e non sarebbe la prima volta: a chi faceva implicito, sebbene sottaciuto, riferimento quel motto divenuto quasi impronunciabile per consunzione interna, se non al giovane rabbi disceso da Cafarnao sulle rive del lago di Tiberiade? Non era stato lui a incrociare lo sguardo dei primi pescatori, lasciando loro intendere la possibilità di realizzare, qui ed ora, non chissà dove, come e quando, un’azione a fondo perduto, non schiava del risultato che avrebbero ottenuto? Vieni, seguimi, io ti darò tutto, anche se tu non mi restituirai niente. Soltanto così capiremo chi siamo.


Stefano Patuanelli: “Agli amici del Covid 100 mln, per i tumori non ne hanno trovati sei”


“Esposto ai pm per chiarire le responsabilità sul pagamento all’azienda vicina al partito di Meloni”

Stefano Patuanelli: “Agli amici del Covid 100 mln, per i tumori non ne hanno trovati sei”

(di Ilaria Proietti – ilfattoquotidiano.it) – “No, non immaginavamo potessero arrivare a tanto”. Il vicepresidente del M5S Stefano Patuanelli è una furia. Ce l’ha con il governo e con il partito di Giorgia Meloni accusato di aver taciuto anche in commissione Covid sullo “scandaloso” bonifico da 100 milioni disposto proprio in favore di un’azienda vicina a Fratelli d’Italia. “Hanno fatto finta di niente evidentemente contando di non essere scoperti. Ora blaterano a sproposito per l’imbarazzo. Ma dovrebbero andare a nascondersi: ricordo che sono gli stessi che non hanno trovato 6 milioni per lo screening dei tumori al seno”.

Della transazione con la JC di Dario Bianchi non si sapeva nulla fino a poche ore fa… Che ne pensa?

Intanto che questo signore è diventato dal 2024 il principale teste di accusa di Fratelli d’Italia nei confronti dell’ex premier e Giuseppe Conte. Bianchi è stato sentito più volte dalla commissione Covid e non gli è uscito mai di bocca nulla a proposito dei 100 milioni che aveva nel frattempo incassato dal governo.

Né a lui né a chi sta gestendo l’inchiesta in commissione

Esatto. Abbiamo chiesto ripetutamente al presidente della commissione Covid Marco Lisei di Fratelli d’Italia che venissero acquisite notizie sulla vertenza in corso con questa azienda: ha sempre nicchiato e ora capiamo perché.

È possibile che Lisei fosse all’oscuro di tutto?

Beh mi pare molto difficile. Così come è altrettanto curioso che i segugi dei giornali della famiglia Angelucci, che hanno sprecato fiumi di inchiostro su JC non abbiano saputo nulla. Del resto anche ora che la transazione è stata rivelata hanno liquidato la cosa in poche righe quando lo hanno fatto.

Il ministro Schillaci? Poteva non sapere?

Guardi, il consiglio dei ministri di cui fa parte ha sfornato un decreto che destinava al suo ministero un contributo da 100 milioni: le pare possibile che non abbia chiesto a cosa dovesse servire?

Sta denunciando l’intera filiera di Fratelli d’Italia…

Non so se ci sono gli estremi della falsa testimonianza per Bianchi che ha omesso di raccontarci della transazione. Di sicuro vogliamo che la magistratura faccia chiarezza sulle singole responsabilità in questa vicenda che rappresenta un unicum nella storia d’Italia: senza attendere la sentenza di appello e neppure la sospensiva, il governo a ottobre ha deciso di pagare, sborsando quella cifra…

Avete annunciato un esposto in procura

C’è più di un elemento che non torna, anche se non occorre Sherlock Holmes per capire cosa sia accaduto. Chi firma la transazione è la moglie del meloniano Cirielli messa in quella posizione nonostante un curriculum non proprio calzante per il ruolo a cui è stata preposta al ministero della Salute. Vogliamo anche capire in che circostanze sia maturato il parere dato sull’operazione dall’Avvocatura dello Stato. Questo per tacere della norma infilata alla chetichella nel decreto approvato in quattro e quattr’otto in Parlamento. Ma poi mi scusi…

Prego.

Non hanno mai detto una parola su questa transazione neppure un cenno. Parlano di trasparenza e con la massima opacità hanno pagato 100 milioni degli italiani quando non ne hanno trovati 6 per gli screening tumorali. Per non parlare delle liste di attesa su cui hanno messo briciole. Ma non si vergognano?

Martedì il presidente della commissione Covid sentirà il capogruppo di Fratelli d’Italia.

Verrà a gettare altro fumo negli occhi per continuare ad accusare di ogni nefandezza gli avversari. Conte, l’allora ministro della salute Speranza… Questo invece di chiedere conto alla loro ex ministra Daniela Santanchè che ha dovuto restituire la cassa integrazione Covid per i dipendenti di Visibilia che lei continuava a far lavorare. La commissione d’inchiesta non la usano per capire cosa ha funzionato e cosa no durante la gestione della pandemia, ma serve per fini squisitamente politici. Purtroppo sono così: sono inadeguati al ruolo perché non hanno la minima grammatura istituzionale”.


Sarebbe questa la famosa America?


(di Michele Serra – repubblica.it) – Il discorso di Trump in occasione del 4 luglio è stato talmente puerile, elementare, privo di qualunque gravame culturale o psicologico, da costringere a chiedersi se non siano la protervia, l’avidità o la violenza, ma sia l’ignoranza la peggiore minaccia per il futuro dell’umanità. E pure per il presente.

La stolta idea che esista un Bene (l’America) e un Male (la non America, per comodità di Trump ribattezzata “il comunismo”) è, prima di essere un’idea fanatica, un’idea paurosamente incolta. Per arrivare a formularla, ed esprimerla in pubblico, bisogna non sapere niente non solo del mondo, ma perfino degli americani, che del mondo sono comunque un piccolo spicchio (per la precisione: circa il 2,4 per cento del totale del genere umano).

Bisogna credere che ogni possibile scrupolo di equità sociale, specie se alligna sul sacro suolo americano, sia “comunismo”. Che avere fede nell’America equivalga ad avere fede in Dio, perché le regole dell’America sono le stesse di Dio, e dunque gli atei (sinonimo di comunisti) sono nemici da schiacciare o corpi estranei da espellere (che differenza c’è con gli ayatollah?). Bisogna credere che arricchirsi sfruttando un ruolo pubblico (come sta facendo, sfrontatamente, Trump) sia lecito, sia in regola con “l’America”; mentre tassare i miliardari per aiutare i poveri sia invece “un furto” perpetrato dal comunismo ai danni dell’America.

Un farmer bianco, povero e incazzato, che scende dal suo pickup per andare a mangiare tre dollari di robaccia in un fastfood di paese, non avrebbe saputo dire di peggio. Va bene che gli intellettuali servono a poco; in compenso si capisce bene a cosa servono gli ignoranti, specie quando vanno al potere: a rendere il mondo perfino più stupido e cattivo.


La riesumazione della paura rossa


La novità ideologica di questi tempi americani è lo sdoganamento del socialismo

Donald Trump

(di Lucio Caracciolo – repubblica.it) – Uno spettro si aggira per l’America, lo spettro del comunismo. Donald Trump, sullo sfondo di Mount Rushmore, dove sono scolpiti i ritratti colossali di George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln, riscopre la sempreverde Paura Rossa (Red Scare) in vista delle elezioni di metà mandato che a novembre decideranno del suo futuro. Per i 250 anni dell’indipendenza a stelle e strisce, il presidente si lancia nella sua specialità: la campagna elettorale. E lo fa disegnando un filo rosso dell’orrore che lega la minaccia immigratoria a quella comunista, incarnate dal Partito democratico, covo di sovversivi: “La minaccia comunista sta risorgendo nel nostro paese, compresi i nuovi arrivati che abbracciano idee totalmente opposte al nostro stile di vita.” Ma tranquilli, ci penserà lui a “battere rapidamente il comunismo”, a “rimandare presto a casa” gli invasori rossi: “L’America non sarà mai un paese comunista!”.

La tattica è chiara. Trump conta di mobilitare i moderati contro la deriva socialista dei democratici. Per lui sono comunisti. Trump non è un esegeta delle categorie marx-leniniste, ma sa che il comunismo, a differenza del socialismo, resta tabù in quanto marchio del Nemico sovietico. Liquidato trentacinque anni fa. Da riesumare per scatenare la terza Red Scare dopo quelle del 1919-20 (rivoluzione bolscevica) e 1947-57 (maccartismo da guerra fredda). Il Lenin americano sarebbe il sindaco di New York, l’islamico Zohran Mamdani, affiancato a Alexandria Ocasio Cortez, riferimento dei demosocialisti. Entrambi figli politici del vecchio Bernie Sanders, nume dei Democratic Socialists of America, marchio in ascesa. La novità ideologica di questi strani tempi americani è lo sdoganamento del socialismo. Sondaggi rivelano che quattro statunitensi su dieci (cinque fra gli under 35) considerano il socialismo cosa buona e giusta. Fra i democratici siamo a due su tre. E se i demosocialisti fossero il Maga Blu? Earl Browder, capo dei bolscevichi americani dal 1930 al 1946, assicurava che “il comunismo è americano come la torta di mele”. Non sembrerebbe. Ma Trump forse ignora che il primo presidente repubblicano degli Stati Uniti — lui è il diciannovesimo — Abraham Lincoln (1861-65), era stato in corrispondenza con Karl Marx, esule a Londra, che giocava con l’idea di trasferirsi in America. Nella convinzione che gli Stati Uniti in quanto patria del capitalismo allo stato puro si sarebbero svelati avanguardia della rivoluzione mondiale. Secondo lo storico Michael Perelman, il fondatore del comunismo scientifico “è stato una figura importante del Partito repubblicano”. E “forse un giorno la testa di Karl Marx sarà scolpita a Mount Rushmore”.

Tutto nasce dalla battaglia che Marx — autore di circa cinquecento articoli per la New York Tribune, il giornale preferito di Lincoln — condusse con la sua Prima Internazionale per impedire che gli inglesi si schierassero con i sudisti nella guerra di secessione, intesa liberazione dallo schiavismo. Ciò avrebbe radicalmente cambiato la traiettoria degli Stati Uniti e del mondo. Nel novembre 1864 Marx invia a nome dell’Internazionale le sue felicitazioni a Lincoln appena rieletto. Si rivolge al “semplice figlio della classe operaia al quale è toccato il compito di guidare il suo paese nella nobile lotta per la liberazione di una massa asservita”. Lincoln gli risponde molto cordialmente attraverso il suo ambasciatore alla Corte di San Giacomo, Charles Francis Adams senior, cofondatore del Partito repubblicano oltre che figlio del sesto e nipote del secondo presidente Usa, in contatto con l’Internazionale.

Eppoi, fra i combattenti unionisti spiccavano diversi tedeschi transfughi dai moti del Quarantotto, fra cui i generali August Willich e Franz Sigel, comunisti convinti. Molti fra quei German Americans saranno repubblicani radicali nell’èra della Ricostruzione (1865-77). Il marxismo non è una torta di mele. Non per questo è estraneo alla storia dell’America. E se nel duecentocinquantesimo anniversario quello spettro tornasse davvero a scuotere il faro del capitalismo?

P. S. Confidiamo che Trump non legga la Repubblica. Non vorremmo che in uno scatto d’ira facesse cancellare la testa di Lincoln dal monumentale complesso di Mount Rushmore.


Vannacci sta arrivando da Marte


(estr. di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – […] Salta per aria la commissione di vigilanza sulla Rai? La destra si immola pur di spedire Simona Agnes alla presidenza di viale Mazzini? In campagna elettorale avremo sempre di più TeleMeloni nei palinsesti del servizio pubblico? Sì, ma intanto Roberto Vannacci continua a crescere nei sondaggi. I giornali di Angelucci si scatenano contro Giuseppe Conte con accuse farlocche sull’acquisto delle mascherine Covid? Nicola Porro organizza un agguato televisivo contro l’ex presidente del Consiglio? Si scopre che il governo ha pagato la bellezza di cento milioni (che puzzano di ricompensa) al “testimone” di FdI contro il leader dei 5Stelle? (dopo una sentenza di primo grado e rinunciando all’appello, ma tu guarda)? Ok, ma Futuro Nazionale non smette di correre verso le percentuali a due cifre.

[…] A Villa Taverna mezzo governo si genuflette davanti all’ambasciatore americano? Malgrado l’assenza di Giorgia Meloni, insolentita da Donald Trump? Tra pochi giorni, ad Ankara, il presidente americano potrebbe mettere il carico da undici contro l’Italia e gli altri Paesi “scrocconi” della Nato? Mentre Zelensky, sottoposto ai feroci bombardamenti di Putin continua a chiedere soldi e aiuti militari agli alleati, sempre più in difficoltà con le rispettive opinioni pubbliche? Buon per il generalissimo con un debole per Putin che, infatti, di Nato e di Ucraina se ne frega altamente. Potremmo andare avanti a lungo nell’elencare l’agitarsi disordinato della maggioranza, come un grosso pesce che si dibatte nella rete vannacciana, con inutile, e inconsulto, spreco di energie. Perché nel frattempo lui (non ancora Lui) dirige in scioltezza l’invasione degli ultracorpi della destra. Apparentemente disinteressato alla spartizione televisiva: per fare il pieno degli ascolti non sembra avere bisogno dei vassalli e valvassini del video. Incurante delle baruffe parlamentari in mascherina. Insensibile al problema delle spese militari, del bilancio pubblico, del patto di stabilità, tutti problemi che non lo riguardano, orgogliosamente digiuno com’è di economia (domestica). […] E che dire della cosiddetta sinistra, stupidamente convinta di indebolire Meloni lisciando il pelo al lupo in camicia nera? La stessa illusione che portò un altro sottovalutato a marciare su Roma. In un contesto dove maggioranza e opposizione vivacchiano strappandosi scampoli di decimali, l’uomo della X Mas prospera nella sua comoda rendita di posizione. Cresce soltanto lui, perché per lui lavorano tutti gli altri. Fascisti su Marte. In attesa di atterrare.


Pandemia di balle


(Di Marco Travaglio – ilfttoquotidiano.it) – Alcuni fatti documentati per difenderci dalle balle del Circo Barnum detto “commissione Covid” e dei suoi trombettieri a mezzo stampa e tv. “Monopolio cinese sulle mascherine”. A inizio pandemia (febbraio 2020) ne servono milioni al giorno, ma l’Italia non ne fabbrica mezza. Tutta Europa le cerca: prezzi alle stelle. Il premier Conte nomina commissario Arcuri per riallestire la produzione nazionale e intanto trovarle all’estero. Solo 1/4 arriva […]


Il Renzi prima del camuffamento: Covid, bavagli, insulti a M5S e Pd


Cosa diceva fino a ieri

Il Renzi prima del camuffamento:  Covid, bavagli, insulti a  M5S e Pd

(di Lorenzo Giarelli – ilfattoquotidiano.it) – In origine fu l’elezione di Ignazio La Russa a presidente del Senato. Voto segreto, certo, ma Carlo Calenda, che sedeva con Matteo Renzi nel Terzo polo (pace all’anima sua), ripete da tempo che molte preferenze inattese arrivarono da lì. Del resto, per anni, Italia Viva ha offerto sponde alla maggioranza e fino a dopo le Europee, alla famosa partita del cuore con l’abbraccio tra Renzi ed Elly Schlein, l’ex premier si definiva “incompatibile” con la leader dem e dava del “coniglio” a Giuseppe Conte. Poi l’aria è cambiata: capito che il centro era naufragato e che la destra non avrebbe abboccato, Iv si è convertita al centrosinistra e l’establishment se ne compiace. Questo era Renzi pre-folgorazione.

Quel genio di Nordio (19.01.23). Iv vota la relazione sull’amministrazione della giustizia di Carlo Nordio. Renzi ne è un grande fan: “La magistratura deve cambiare, Nordio è l’unico che può cambiare davvero lo stato delle cose. È una persona libera, ha una visione bella del Paese”.

Salvini è lei? (25.03.23). Ok al decreto che resuscita il Ponte sullo Stretto. Renzi raddoppia: “Sono per il premierato e il Ponte sullo Stretto”.

Salva-Santa (26.07.23). Italia Viva non vota la mozione di sfiducia contro Santanchè. Renzi: “Siamo garantisti da sempre”.

Bonus sciagura (21.09.23). Renzi si intesta la battaglia contro il Superbonus: “Conte ha distrutto un settore. Non ho niente contro gli incentivi, ma col governo Conte viene fatta una misura che è concettualmente esagerata, scritta male e permette le truffe”.

La clava Covid (8.11.23). Via libera alla Commissione Covid, per la gioia di Renzi: “La Commissione è un dovere morale”. “Se il Parlamento non ha il coraggio di approfondire quello che è successo, fa una scelta di vigliaccheria istituzionale”. “Vogliamo la verità sui soldati russi in Italia, sui ventilatori cinesi mal funzionanti, sulle maxi provvigioni delle mascherine. Perché Conte ha paura?”.

Il salario è populista (30.06.23). Le opposizioni trovano un accordo per un ddl sul salario minimo. Iv si sfila. Renzi esonda: “Siamo molto diversi da questa sinistra populista di Conte e Schlein. Un’opposizione poco credibile come dimostrato dalle recenti polemiche sul posizionamento europeo, sull’aumento della tassazione, sul giustizialismo, sul salario minimo”.

Oltre Nordio (3.10.23). Renzi sorpassa a destra il governo: “Se Nordio porta in aula la separazione delle carriere voto a favore, se porta le norme per cui se un magistrato sbaglia paga, voto a favore”. Renzi non dichiarerà il suo voto al referendum. Raffaella Paita, sua fedelissima, ha fatto però campagna per il Sì.

Bavaglino (20.12.23). Ok alla Camera al bavaglio Costa: divieto di pubblicare le ordinanze di custodia cautelare. Italia Viva vota a favore, Renzi sui social ricondivide le ragioni di Enrico Costa, autore dell’emendamento.

Amici mai (24.02.24). Renzi è categorico: “Con Schlein siamo amichevolmente incompatibili”.

Insulti leporidi (5.04.24) Renzi agonistico: “Sono anni che vorrei fare un confronto con Conte, ma lui scappa come un coniglio”.

Sono qui! Sono qui! (9.05.23). Renzi s’offre con tutto il cuore: “Io dico a Meloni: vai avanti, noi sul premierato ci stiamo anche se non ci stanno gli altri e saremo corretti con voi”.

Pnrr e algoritmo (22.05.24). Gli oltre 200 miliardi del Pnrr sono arrivati in Italia per merito di un software, evidentemente programmato da informatici italiani: “Il Pnrr è stato stabilito da un algoritmo. Ora lo ha detto Gentiloni e dopo tre anni ve ne siete accorti. Questo cancella tutta la retorica di Conte che dice di aver portato 209 miliardi. Ha semplicemente ricevuto i soldi grazie all’algoritmo”.

Carri armati per il sociale (30.05.24). In linea col governo, Renzi applaude il riarmo: “L’aumento di spese militari è un investimento in ricerca e sviluppo. Il militare ti crea le condizioni per investire in nuove tecnologie, basti pensare a Internet”.

Santa Mes (2.06.24). Nuova ossessione: “Se non prendiamo i soldi del Mes che Meloni e Conte non hanno voluto prendere, rischiamo di mandare gambe all’aria la sanità pubblica”.

Pacifinto (1.06. 24). Dileggio da concorso: “Conte dice ‘pace’, lo ha messo anche nel simbolo. In due dicono ‘vogliamo la pace nel mondo’: lui e Miss Italia. Tutti la vogliono, anche io, ma come?”. Ci vorrebbe proprio un bell’algoritmo.


Nella celebrazione dei 250 anni di indipendenza Tump si prende la scena


(Dott. Paolo Caruso) – A Trump da un intervistatore fu richiesto come giudicasse l’anno della sua presidenza americana. In politica, rispose nicchiando, mentre per gli affari si dichiarò imprenditore dai grandi profitti. Li quantificò. In un anno e mezzo di sua presidenza, aveva guadagnato due miliardi e duecento milioni di dollari. Se la rideva tutta. Era d’altronde lo scopo per cui, anche contro ogni diritto di legalità (sul groppone aveva 36 condanne e il colpo di stato di Capitol Hill), ha preteso il secondo mandato. E gli Americani “Maga”, ma più scandalosamente i “peones” latino-americani illusi di diventare anche loro “zii Paperoni”, lo avevano fatto vincere. Oggi si ritengono da lui derubati nei
diritti e soprattutto nei dollari. Truffaldino auto legalizzato! Oggi 4 luglio, festeggerà i 250 di indipendenza degli USA. Una celebrazione Trumperizzata che vede il Tycoon al centro di qualsiasi iniziativa. Una festa a sua misura, arrogante e rancorosa. Piena di slogans sovranisti con vilipendio palese della NATO e della Ue. Papa Leone, invitato ufficialmente a presenziare in qualità di cittadino americano, gli ha dato picche, preferendo, a contraltare, recarsi a Lampedusa, il luogo del dolore e dell’egoismo umano. A ricordare quei migranti che il mare ha fermato nella loro speranza di raggiungere la libertà. Ma per Trump, e non solo per lui, e con lui molti italiani, la loro fine in mare viene salutata come una logica conseguenza. Vanesio, come Nerone, Trump vuol fare il suo ingresso nella Storia di coloro che contano, per avere fatto soffrire e morire tanti innocenti. Ci è riuscito oltre ogni ragionevole aspettativa. Nel Pantheon, dove la Storia conserva gli uomini più spregevoli che l’hanno umiliato, ci sarà posto anche per lui. In numerosa compagnia. Incosciente vuole che il suo faccione venga scolpito sulla montagna, accanto a quello dei quattro che, ormai in uno sbiadito passato, resero grande l’America. “C’era una volta l’America”, parodiando il regista Sergio Leone. E mentre il Tycoon si gigiona con imprese di malaffare che surrettiziamente hanno contrassegnato i suoi opachi ottant’anni, cerca ancora come allargare il suo potere, comprando per un resort, contro la volontà degli stessi albanesi, un pezzo della loro Terra per farne sua proprietà. Mira, con offese soprattutto incivili ( e la Meloni forse ora se ne resa conto) a fiaccare l’Europa. Non può reggere la sua forza belluina con la civiltà europea e i valori democratici, ormai latitanti in USA da quando è insediato di nuovo alla presidenza lo sciacallo. Foraggia, da incosciente, la tracotanza di Netanyahu, il quale sferra, come rantoli feroci, attacchi alla popolazione palestinese inerme uccidendo oltre settantamila civili di cui trentamila bambini. Volto senza anima, anche il suo. Trump, ossessionato dal dollaro è narcotizzato al punto da non riuscire a vedere altro, da presidente di una Nazione che immaginavamo garante di stabilità nel mondo, per la libertà e la democrazia. Una Nazione relativamente giovane che risalendo il corso della storia ha mostrato fin dalle origini il suo carattere belligerante con il vero e proprio genocidio delle popolazioni indigene ( gli indiani d’ america ), e negli anni più recenti con la partecipazione alla seconda guerra mondiale e il criminale lancio della bomba atomica a Hiroshima e Nagasaki, sempre nel secolo scorso con la guerra rovinosa in Vietnam, Iraq, Siria, e recentemente in Iran. Indirettamente presente nei governi militari del sud america e dei colonnelli in Grecia, fautori insieme all’ Unione Sovietica della cosiddetta guerra fredda e della famigerata cortina di ferro è stata da sempre la culla del neo liberalismo più sfrenato, un centro finanziario smodato che ha influito e influisce sui destini economici del mondo intero. Una Nazione a modo suo esportatrice di libertà che è riuscita solo a consolidare governi repressivi. Ai TRUMP, ai sovranisti e ai Vannacci di turno che affollano il pianeta bisogna ricordare che la Terra è di tutti e che questi vituperati migranti provenienti soprattutto dall’ Africa sono figli delle guerre provocate dal mondo occidentale e vittime dei nuovi proprietari terrieri, cinesi, russi, americani. Per Trump il business prima di tutto…


Marine Le Pen, l’ultimo selfie prima del giorno del giudizio


Francia, martedì 7 luglio la sentenza che può estrometterla dalla corsa all’Eliseo. Appuntamento a Liévin, feudo politico del nord per il Rassemblement National, per il bagno di folla prima del verdetto. Ma il delfino Bardella è pronto a sostituirla e vola nei sondaggi

Marine Le Pen, l’ultimo selfie prima del giorno del giudizio: “Non farò campagna con il braccialetto elettronico”

(di Luana De Micco – ilfattoquotidiano.it) – La “festa” di questa sera, a Liévin, nel feudo politico del Nord, il Pas-de-Calais, è per Marine Le Pen l’ultimo incontro con i militanti prima della sentenza di martedì prossimo, 7 luglio, appuntamento giuridico determinante per il futuro politico della leader dell’estrema destra: la Corte d’appello di Parigi si pronuncerà sul caso della frode ai danni del Parlamento europeo da parte del suo partito, Front national prima, poi Rassemblement national. Se i giudici confermassero la sentenza di primo grado – quattro anni di detenzione, due con la condizionale e due ai domiciliari col braccialetto elettronico, più cinque anni di ineleggibilità – Marine Le Pen dovrà lasciare il suo giovane bracciodestro, Jordan Bardella, correre alle presidenziali del 2027 al posto suo. Se l’ipotesi dell’assoluzione a questo punto sembra poco probabile, non si può escludere invece un giudizio più clemente. Ma meno che la pena non venga ridotta al massimo a due anni Le Pen non può sperare di concorrere alle presidenziali.

In attesa di conoscere la sentenza, la cui lettura comincerà martedì alle 13.30, Le Pen ha dichiarato su LCI che, in ogni caso, “non farà campagna con il braccialetto elettronico”: “Sarò candidata solo se potrò fare campagna. Per essere candidati alla presidenziali bisogna essere totalmente liberi di muoversi. Rifiuterei di dipendere dalle autorizzazione dei giudici”.

Marine Le Pen si gioca la quarta candidatura all’Eliseo: “Non ho paura – ha aggiunto -. Qualunque cosa accada non sarò morta e continuerò a combattere per le mie idee”. La fête champêtre di oggi è quindi per lei l’ultimo bagno di folla, di selfie e strette di mano prima del verdetto, nelle vesti della candidata naturale del RN. Accanto a lei c’è il “delfino” Jordan Bardella, per ora ufficialmente destinato al ruolo di futuro primo ministro, ma già preparato da tempo all’eventualità più impegnativa di una candidatura all’Eliseo. “Non gli farò mai da tutrice”, ripete Le Pen, rivendicando l’autonomia politica del presidente di partito, che al momento delle elezioni avrà 31 anni. Da mesi la leader RN sta organizzando il possibile passaggio di consegne.

La sera stessa del 7 luglio, dopo la decisione della Corte d’appello, Marine Le Pen sarà ospite del tg delle 20 di TF1 e, in funzione della sentenza, chiarirà se è candidata o se il testimone passerà definitivamente a Bardella. Nelle ultime settimane i due hanno moltiplicato le uscite pubbliche insieme, offrendo, almeno di facciata, un’immagine di unità. Restano invece divergenze, ed in particolare sulla riforma delle pensioni, con Bardella che ha assunto posizioni considerate più rassicuranti dai grandi patron rispetto a quelle tradizionalmente difese da Marine Le Pen. Differenze che hanno alimentato interrogativi sulla reale solidità del tandem politico. Come ha confidato un dirigente del movimento a BFM Tv: “Dopo questo fine settimana nulla sarà più come prima: entreremo nell’ignoto”.

Intanto, la popolarità di Bardella ha toccato un altro picco nell’ultimo sondaggio Odoxa, realizzato ad una settimana dalla sentenza, registrando per lui il 40% di opinioni favorevoli. L’Ifop lo piazza a sua volta intesta al primo turno del 18 aprile 2027 col 36%. Neanche nuove vicende giudiziarie sembrano intaccare il capitale politico di Bardella. Infatti alcune perquisizioni sono state effettuate in Francia e in altri Paesi Ue, tra cui l’Italia, nell’ambito di un’inchiesta sulla sospetta appropriazione indebita di fondi Ue da parte dell’ex gruppo Identità e democrazia al Parlamento Ue (circa 4,3 milioni di euro tra il 2019 e il 2024), di cui faceva parte anche il RN. Nelle stesse ore, sulla base di rivelazioni di Libération e del Canard Enchaîné, l’associazione Anticor ha chiesto l’apertura di un’inchiesta, accusando Bardella di avere occupato nel 2015 un impiego fittizio come assistente parlamentare europeo edi avere prodotto documenti falsi destinati a giustificare l’attività. Si aggiunge poi un’altra indagine, rivelata anche in questo caso dal Canard Enchaïnée, relativa al possibile utilizzo di fondi europei da parte del RN per finanziare lezioni di media training, compreso un coach personale per Bardella in vista della campagna presidenziale del 2022


La differenza tra Mastella e Travaglio


Il discorso commovente del sindaco di Benevento ai suoi concittadini: “Pregate per me, spero di farcela”

(di Andrea Marcenaro – ilfoglio.it) – Il discorso commovente di Clemente Mastella ai cittadini di Benevento: “Pregate per me, spero di farcela: dopo l’annuncio della malattia è stata un’esplosione d’affetto, vivo già quel che avverrà quando non ci sarò più”. Così, l’indecente trafficone democristiano. In identiche circostanze, speriamo tutti le più lontane possibili, l’emancipato e civile Marco Travaglio avrebbe invece tenuto con onore il punto laico. Certo come già è che il suo maestro Montanelli, quantomeno come urì, un paio di negrette minorenni non potrebbe non passargliele.