Selezione Quotidiana di Articoli Vari

Il segreto di Pulcinella


(Di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – Che Netanyahu fosse stato allertato dai servizi egiziani prima del 7 ottobre 2023, lo si seppe già poco dopo il massacro dei 1200 israeliani. E, visti i legami fra intelligence egiziana e americana (Al Sisi è al potere grazie al golpe filo-occidentale che spodestò Morsi, leader dei Fratelli Musulmani, reo di aver vinto le elezioni), si seppe che anche gli Usa di Biden l’avevano avvertito di stare in guardia sulla Striscia. Ora il Wall Street Journal conferma che fu l’allora capo degli 007 del Cairo Abbas Kamel […]


Grillo non molla: dal blitz all’ambasciata cinese al vertice con l’uomo di Musk


Missione a Roma dell’inventore del Movimento. Il nuovo attivismo tra messaggi e diplomazia

Grillo non molla: dal blitz all’ambasciata cinese al vertice con l’uomo di Musk

(di Luca De Carolis – ilfattoquotidiano.it) – A che gioco sta giocando Beppe Grillo? Cosa ha in testa il fu garante del Movimento, che il 21 settembre lo ha giurato nel podcast da Fedez: “Non ho il potere o la facoltà di fondare un partito”? Eppure oggi a Roma, nel solito albergo sui Fori che è la sua abituale base quando scende nella Capitale, Grillo ha incontrato Andrea Stroppa, il referente italiano del magnate del web e delle nuove tecnologie Elon Musk. E così ha confermato quei contatti di cui il Fatto aveva scritto un paio di settimane fa, in un articolo in cui aveva raccontato le telefonate dell’assistente dell’artista genovese, Nina Monti, ad alcuni ex 5Stelle per coinvolgerli in un eventuale, nuovo partito, impostato sui giovani e sull’intelligenza artificiale. Supportato, negli auspici di Grillo e dei suoi, anche dal giro di Musk. Cercato dal Fatto il giorno seguente, Stroppa si era limitato a elogiare il fondatore del Movimento, sfuggendo a ulteriori domande. Ma ieri lui e Grillo si sono visti, senza neanche provare a nascondersi. Un faccia a faccia, nell’hotel dove sono apparsi anche due ex parlamentari del Movimento, Elio Lannutti e Marco Bella, che non hanno per nulla chiuso all’ipotesi di un nuovo partito di Grillo. Per dirla come Lannutti, alla fine di due ore di incontro con Grillo: “Se Beppe è interessato a costruire un nuovo movimento? Mai dire mai”. E Bella è anche meno criptico: “Grillo è possibilista su tutto. A me un nuovo partito piacerebbe se avesse senso, cioè se potesse dare qualcosa agli italiani”.

Lui, il fondatore del Movimento che ha ormai rinnegato, se la ride. Scherza con i cronisti, sulla sua partecipazione lunedì sera al ricevimento organizzato dall’ambasciata cinese all’hotel Parco dei Principi in onore della nuova ambasciatrice, dove era presente anche Massimo D’Alema: “Me lo ha chiesto Xi: dai, vieni fallo anche per la nuova ambasciatrice, se non vieni tu non faccio nulla”. Ride, Grillo, che tra una battuta e l’altra vuole togliere il simbolo del M5S a Giuseppe Conte. E che gioca con l’idea di un nuovo partito. Da corsaro.


Bojano (CB) punta sul turismo lento con il Cammino degli Eremi


Da Bojano a Bojano, con tappa a Sant’Elena Sannita e passaggio per Spinete e Colle d’Anchise: anello per scoprire un Molise autentico e ancora poco conosciuto

Un nuovo itinerario si è aggiunto alla rete dei percorsi dedicati al turismo lento e alla riscoperta dei luoghi della spiritualità molisana. È il Cammino degli Eremi, un percorso ad anello di circa 31 chilometri, con partenza e arrivo a Bojano, che attraversa alcuni dei territori più caratteristici dell’area matesina e raggiunge i borghi di Sant’Elena Sannita, Spinete e Colle d’Anchise.

Il cammino è stato tracciato dai giornalisti Marco Baroni e Fosca Colli (quest’ultima  è anche Consigliere Comunale a Sant’Elena Sannita), con l’obiettivo di proporre un modo diverso di conoscere il Molise: lentamente, passo dopo passo, attraversando piccoli centri, luoghi di culto, testimonianze storiche e paesaggi naturali ancora lontani dai grandi circuiti turistici. Nei giorni scorsi il Cammino è stato presentato al Sindaco di Bojano, Carmine Ruscetta e al Sindaco di Sant’Elena Sannita, Giuseppe Terriaca, Primi Cittadini dei 2 Comuni tappa.

Del Cammino degli Eremi: esiste una guida di 100 pagine corredata da tantissime foto a colori, tra le quali quelle indicano chiaramente il percorso, una Credenziale dove far apporre i timbri e un Testimonium in latino che viene rilasciato a Cammino concluso. Il sito web ufficiale è www.camminodeglieremi.altervista.org mentre i dati di contatto sono e-mail camminodeglieremi@gmail.com e cell. 369.3961812.

Sant’Elena Sannita e gli Eremi dei Santi Cosma e Damiano

Uno dei punti caratterizzanti dell’itinerario è rappresentato dalla tappa di Sant’Elena Sannita (IS), dove il cammino incontra una delle testimonianze che hanno contribuito a determinarne il nome e l’identità: gli Eremi dei Santi Cosma e Damiano. È proprio la presenza di questi luoghi di spiritualità a rappresentare uno degli elementi più suggestivi del percorso. Gli eremi raccontano una dimensione antica del territorio, fatta di raccoglimento, preghiera e vita lontana dai centri abitati, inserita in un paesaggio nel quale natura e devozione si incontrano.

Il passaggio a Sant’Elena Sannita consente, quindi, al pellegrino e al semplice escursionista di entrare nel cuore della filosofia del Cammino degli Eremi: non soltanto un percorso da percorrere fisicamente, ma un itinerario nel quale i luoghi della spiritualità diventano parte integrante dell’esperienza di viaggio. Gli Eremi dei Santi Cosma e Damiano costituiscono in questo senso una tappa particolarmente significativa dell’anello, contribuendo a collegare la storia religiosa del borgo con il più ampio tema del cammino e della ricerca interiore.

ufficio stampa


Presidente Commissione Ambiente, Flocco: “Cava di Durazzano, emersi rilevanti elementi di criticità in Commissione”


“La tutela del territorio viene prima delle contrapposizioni”

“Viabilità, impatto ambientale, compatibilità con le attività già presenti sul territorio e coerenza degli atti amministrativi: dall’audizione di oggi sono emersi diversi aspetti che meritano risposte puntuali e che la Commissione intende approfondire”. Lo dichiara Salvatore Flocco, presidente della Commissione Ambiente del Consiglio regionale della Campania, al termine della seduta dedicata al comparto estrattivo destinato all’estrazione di calcare in località Fossa delle Nevi, nel Comune di Durazzano.

“Abbiamo ascoltato, per circa tre ore, contributi molto articolati e sono state sollevate questioni tecniche e amministrative precise, che saranno oggetto di ulteriori approfondimenti. Come è noto, ci sono procedimenti in corso e la Commissione non intende in alcun modo sovrapporsi alle autorità competenti. Il nostro compito è verificare, per quanto di nostra competenza, che tutte le questioni ambientali e territoriali rappresentate trovino risposte chiare e che ogni successiva determinazione sia assunta sulla base di un’istruttoria completa”.

“Ci interessa tutelare il territorio, i suoi abitanti e le comunità coinvolte, e capire se vi siano aspetti che richiedono ulteriori verifiche da parte della Regione. È emersa inoltre la necessità di guardare all’area nel suo insieme, mettendo in relazione attività estrattive, viabilità, patrimonio ambientale, attività agricole e sportive e gli investimenti pubblici già realizzati”.

“Ringrazio il vicepresidente Luca Trapanese e il segretario della Commissione Fernando Errico per aver promosso questa audizione, la sindaca di Durazzano Pasqualina Grasso e il sindaco di Santa Maria a Vico Andrea Pirozzi, che con interventi puntuali hanno rappresentato con grande chiarezza le preoccupazioni e le istanze delle rispettive comunità. Ringrazio inoltre i commissari intervenuti e tutti i soggetti presenti per il contributo offerto. La Commissione ha dimostrato ancora una volta che sui temi ambientali è possibile lavorare senza steccati politici. Approfondiremo quanto emerso e continueremo il confronto con il territorio e con gli uffici regionali”, conclude Flocco.–

Mario Mosca

Responsabile comunicazione Movimento 5 Stelle

al Consiglio regionale della Campania

Nicola Arpaia

Addetto stampa


I 90 anni di Silvio Berlusconi


(ric. e pub.) – Oggi il Presidente Silvio Berlusconi avrebbe compiuto 90 anni e l’occasione è buona per ricordare a tutti gli italiani le piccole-grandi azioni svolte dai Governi che ha presieduto e che sicuramente hanno fatto più grande l’Italia:

  1. Riforma della disciplina del lavoro (Legge Biagi) che determinò un vero e proprio record nell’occupazione (22,5 milioni).
  2. Riforma del fisco: No tax area, abolizione dell’Imu sulla prima casa, abolizione della tassa di successione e donazione. Un contribuente su 3 non pagò più le tasse. Prima della riforma i contribuenti esenti erano 2,5 milioni; dopo la riforma 12,5 milioni di contribuenti non pagarono più le tasse.
  3. Riforma delle pensioni e aumento delle pensioni minime. Dal gennaio 2002 fu innalzata a 516 euro al mese la pensione minima di 1.835.000 pensionati.
  4. Riforma della scuola. L’inglese diventa la seconda lingua madre sin dalle elementari; il computer entra nelle classi; furono assunti 130mila tra docenti e personale scolastico.
  5. Riforma della docenza universitaria con il reclutamento di docenti e ricercatori universitari con concorsi nazionali per evitare clientelismi; stanziamento di ben 144milioni di euro per le borse di studio degli studenti meritevoli.
  6. Riforma degli Enti di ricerca con il rientro di oltre 400 ricercatori residenti all’estero con un aumento del 47% dei brevetti e la possibilità di poter destinare il 5 per mille alla ricerca.
  7. Legge obiettivo per le grandi opere con un investimento complessivo di ben 125,8 miliardi di euro con l’apertura di 70 cantieri ed oltre 450mila addetti.
  8.  Fondo unico per il Sud e riforma degli incentivi: il Governo Berlusconi ottenne dall’Europa più risorse per le regioni svantaggiate: 18,9 contro 17,4 miliardi di euro previsti nell’Agenda 2000.
  9. Riforma della disciplina sull’immigrazione con la quale il permesso di soggiorno fu legato al contratto di lavoro, pena l’espulsione: furono regolarizzati ben 635mila lavoratori immigrati e gli sbarchi clandestini furono quasi azzerati.
  10. Abolizione del servizio militare obbligatorio (dopo 143 anni).
  11. Istituzione del poliziotto di quartiere e lotta alla criminalità organizzata: furono assunti 3.700 poliziotti e carabinieri e distribuiti in 748 aree territoriali. Furono arrestati ben 203 terroristi internazionali e 807 mafiosi latitanti finirono in cella.
  12. Legge sulle grandi imprese in crisi e sostegno al made in Italy con regole più semplici per aprire un’attività e riduzione delle imposte dal 36 (del 2001) al 33%. Sportelli Italia per sostenere le nostre imprese all’estero ed esenzione totale dal pagamento dell’IRAP per ben 320mila imprese.
  13. Riforma del diritto fallimentare con una semplificazione delle procedure fallimentari per la piccola impresa.
  14. Riforma del diritto societario per favorire la crescita e la competitività con una normativa semplificata per creare nuove imprese.
  15. Riforma del mercato dell’energia con il decreto “sblocca centrali” per semplificare le procedure per la costruzione di nuove centrali.
  16. Legge sull’impresa sociale e defiscalizzazione per le donazioni a società no profit.
  17. Riforma per la modernizzazione dell’agricoltura e della pesca con la costituzione di nuove figure imprenditoriali come la Società Agricola e l’Imprenditore Agricolo e nuovi strumenti per favori la competitività.
  18. Riforma della seconda parte della Costituzione con la reintroduzione del principio dell’interesse nazionale, il federalismo solidale r la riduzione del numero dei parlamentari.
  19. Nuova legge elettorale e voto degli italiani all’estero che da a circa 3 milioni di italiani all’estero la possibilità di eleggere 12 onorevoli e 6 senatori.
  20. Nuova legge per la tutela del risparmio con l’introduzione del reato di attentato ai risparmiatori.
  21. Riforma della Protezione civile con la costituzione di una cabina di regia di coordinamento di tutte le strutture di Protezione Civile, operativa su tutto il territorio italiano.
  22. Riforma dell’ordinamento giudiziario con la separazione delle funzioni: il giovane magistrato, dopo 5 anni di lavoro, deve scegliere se fare il giudice o il pubblico ministero. Cancellazione del principio della carriera automatica.
  23. Riforma del processo civile per rendere più agile il processo civile riducendo notevolmente i tempi dei procedimenti giudiziari.
  24. Disciplina del conflitto d’interessi con l’incompatibilità fra incarichi di Governo e gestione di aziende private.
  25. Riforma del sistema radiotelevisivo con nuove reti digitali e limiti per le posizioni dominanti nel mondo della telecomunicazione.
  26. Codice per la tutela dei beni culturali con l’aggiornamento delle norme e leggi partendo dalla legge Bottai del ’39 ad oggi e unificando l’intera materia.
  27. Codice della nautica da diporto con pratiche più veloci, patente per i disabili, revisione delle sanzioni, più formazione, soprattutto in materia di sicurezza.
  28. Codice della navigazione aerea per la creazione del “cielo unico europeo” rafforzando il livello di sicurezza ed efficienza globale del traffico aereo.
  29. Codice della proprietà industriale con l’abolizione di 27 leggi e 1000 disposizioni normative e lotta alla contraffazione.
  30. Codice del consumatore con il quale vengono fissate misure a tutela dei consumatori in materia di recesso e standard di qualità dei servizi pubblici.
  31. Codice della strada e patente a punti e del patentino per la guida dei ciclomotori con notevole riduzione di incidenti.
  32. Codice dell’amministrazione digitale e ammodernamento dello Stato attraverso la digitalizzazione della pubblica amministrazione.
  33. Codice dell’Assicurazioni con l’obiettivo di ridurre i costi per l’assicurato.
  34. Codice per l’ambiente per semplificare, razionalizzare e coordinare l’intera materia ambientale.
  35. Codice degli appalti per consentire di razionalizzare e semplificare le procedure per favorire la trasparenza impedendo fenomeni di concorrenza sleale e tutelando l’imprenditoria sana.
  36. Codice per la protezione dei dati personali semplificando numerosi adempimenti a carico dei cittadini e delle imprese.

       Per quanto riguarda la Campania, non smetteremo mai di ringraziare il Presidente Berlusconi per averci tolto l’immondizia di dosso e per la straordinaria opera svolta per avviare la rinascita della città e della Campania: “Napoli e tutte le città della Campania tornano ad essere città dell’Occidente”. Con queste parole il 18 luglio del 2008 annunciava la fine della fase acuta dell’emergenza dei rifiuti della Campania e la messa in funzione del termovalorizzatore di Acerra (senza il quale ancora oggi saremmo soffocati dall’immondizia. 

      Per quanto riguarda i giovani non possiamo dimenticare le centinaia di milioni di euro stanziati per formare ricercatori e tecnici e, in particolare,  per il rafforzamento della ricerca nel Mezzogiorno, l’aumento del numero delle borse di studio, le migliaia di nuovi posti in alloggi e residence, i prestiti fiduciari per continuare gli studi, i provvedimenti per fronteggiare le “stragi del sabato sera”, la legge Sirchia per impedire di fumare nei locali pubblici, la decisione di garantire vaccini antinfluenzali gratuiti per gli italiani a rischio ecc. ecc.

    Si potrebbe continuare ma … già queste azioni elencate fanno ben capire chi ha sempre rappresentato il “partito del fare”.

Grazie Presidente Berlusconi!

Fiorenza Ceniccola

Vicesindaco – Guardia Sanframondi

Responsabile Comunicazione Forza Italia – Campania


Ma i politici conoscono la parola “Astensionismo”?


(Dott. Paolo Caruso) – Astensionismo il primo partito. Con oltre il 70% l’ astensionismo ha dilagato alle votazioni suppletive della Calabria. Infatti la tornata elettorale è stata pesantemente condizionata da una massiccia disaffezione, registrando una affluenza alle urne del 22,3% crollata dal 49,4% delle precedenti politiche.
Il candidato di Forza Italia, Fabio Roscioli, ha vinto le elezioni suppletive alla Camera dei Deputati nel collegio di Reggio Calabria con oltre il 50% dei consensi. A seguire il rappresentante del Campo Largo allargato, Frank Antonio Benedetto, con il 37%, il Rappresentante di Vannacci, Domenico Giannetta, con quasi l’ 11%, e Francesco Toscano della DSP con l’ 1,4%. Il debutto di Futuro Nazionale di Vannacci che presentava un candidato sottratto a Forza Italia, quindi riciclato come tanti altri che affollano tale schieramento, ha generato interpretazioni opposte tra le forze politiche. Infatti il Centrodestra e Forza Italia parlano di ” flop ” del Generale, evidenziando come il tentativo di scardinare gli equilibri della coalizione di governo nel Mezzogiorno sia nettamente fallita. Al contrario Roberto Vannacci considera questa sua prima uscita elettorale “a doppia cifra ” un risultato di partenza dignitoso. Il Generale dopo la scivolata infelice sui social, presentando la Sottosegretaria di Stato Matilde Siracusano, compagna del Presidente della Regione Occhiuto, svestita con l’ AI, non era ritenuto per niente credibile agli occhi dei cittadini. Spenti ora i riflettori sulla competizione elettorale, a prescindere dal risultato, i partiti dovrebbero chiedersi il perché della debacle dei votanti. Un astensionismo superiore al 70% rappresenta un grave vulnus al sistema democratico, un modo di protestare dei cittadini ormai disillusi dalla politica che, a prescindere dall’ invecchiamento e la disabilità, dall’ incremento dei flussi migratori fuori dai luoghi di residenza, non si recano più ai seggi elettorali. Del resto rimane tutto immobile in mano ai soliti “dinosauri” della politica, ai loro affiliati terminali a livello locale. La Calabria, Regione bellissima con panorami mozzafiato, rimane fanalino di coda tra le regioni italiane anche del Mezzogiorno, con una economia depressa, alta disoccupazione, forte emigrazione, servizi pubblici scadenti, sanità e scuole pubbliche al collasso. Regione dove spesso politica e malaffare si intrecciano in un crescendo di illegalità occupando sempre più spazi di civiltà. Ma questo ” forse ” i Politici non lo sanno…….. La loro cecità è totale…


Lavrov: “L’Europa conduce una guerra contro di noi, non c’è dubbio”


(ANSA) – MOSCA, 29 SET – L’Europa “sta conducendo una guerra contro la Russia, su questo “non c’è dubbio”. Lo ha detto il ministro degli Esteri di Mosca, Serghei Lavrov, citato dalle agenzie russe.

Il ministro degli Esteri russo ha così risposto alla domanda se la Russia riconosca o meno di condurre una guerra ibrida contro i Paesi occidentali, posta a margine del Valdai International Discussion Club. “Intendete forse dire quando distruggiamo i droni e i missili che la Gran Bretagna e l’Europa continentale forniscono all’Ucraina?”, ha chiesto a sua volta Lavrov.

“Se ammettete che ci sparano con queste armi e noi le abbattiamo, chiamatela come volete, ma non ho dubbi che questa sia una guerra che l’Europa sta conducendo contro di noi”, ha affermato il capo della diplomazia russa.

“Se intendete la distruzione delle infrastrutture utilizzate dal regime nazista (ucraino), con il supporto occidentale, per condurre una guerra contro la Federazione Russa, allora ricorriamo alla forza bruta per reprimere una minaccia diretta contro di noi”, ha aggiunto Lavrov.

MOSCA SCRIVE ALLA NATO, ‘DIFENDEREMO KALININGRAD CON L’INTERO ARSENALE’

(ANSA) – BRUXELLES, 29 SET – La Russia, attraverso la sua ambasciata in Belgio, ha scritto alla Nato per protestare contro la linea “avventurista e irresponsabile” dell’Alleanza, che comprenderebbe esercitazioni volte a simulare “l’isolamento” dell’exclave di Kaliningrad, che aumenta “notevolmente i rischi di uno scontro armato diretto”.

La Russia è pronta a ricorrere “all’intero arsenale di armi a sua disposizione” per difendere il proprio territorio, recita la dichiarazione. La Nato conferma di aver ricevuto la missiva e di aver anche risposto, denunciando “le minacce” di usare la forza da parte della Russia e ricordando la natura difensiva dell’Alleanza.

“Posso confermare che la Russia ha inviato un documento informale alla Nato e che abbiamo inviato una risposta, sottolineando che siamo un’Alleanza difensiva e che nessuna delle nostre attività o esercitazioni rappresenta un rischio per alcuna parte del territorio russo”, ha affermato la portavoce della Nato, Allison Hart.

“Condanniamo con forza la minaccia dell’uso della forza, compresa qualsiasi retorica nucleare irresponsabile. Chiediamo alla Russia di porre fine alla sua guerra non provocata in Ucraina. L’uso di tattiche ibride da parte della Russia è un segno di disperazione. Ma non ci faremo dissuadere dal nostro sostegno all’Ucraina.

Abbiamo ciò che serve per difendere ogni centimetro del territorio alleato e rimaniamo forti, pronti e in grado di contrastare qualsiasi minaccia”, ha proseguito. “Siamo profondamente allarmati dalle dichiarazioni e dalle azioni provocatorie dei vertici dell’Alleanza del Nord Atlantico e degli Stati membri della Nato riguardo alla regione di Kaliningrad, che è parte integrante della Federazione Russa”,

si legge per contro sulla nota diffusa dall’ambasciata russa presso il Belgio, che ha il compito di tenere i rapporti con la Nato. “Stiamo registrando un aumento senza precedenti dell’attività militare del blocco in prossimità dei confini occidentali del nostro Paese e si stanno intensificando le iniziative volte a contenere la presunta ‘minaccia russa’, tra cui lo svolgimento di esercitazioni su larga scala durante le quali vengono provate operazioni offensive”.


Amichettismo senza limitismo


(ANSA) – Il conduttore televisivo Peppone Calabrese, su Rai Uno con ‘Linea Verde’, è stato nominato dal ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, ‘Ambasciatore della Cucina Italiana nel Mondo’.

Durante la consegna del riconoscimento, Peppone si è definito “un oste custode”. “La cucina è fatta di persone, luoghi e storie, prima ancora che di ricette”, ha aggiunto, colloquiando con il ministro della provincia, del lavoro degli agricoltori contadini, degli allevatori e degli artigiani.

“Ho parlato della necessità di sentirsi cittadini – ha detto – partecipi della vita dei territori come unico modo per poter restare o tornare. Ho raccontato anche ciò che con ‘Linea Verde’ e ‘Camper Osteria Italia’ stiamo provando a trasferire. Lo abbiamo fatto incontrando antropologi, sociologi, filosofi insieme ai cuochi e agli agricoltori, cercando di far capire che siamo tutti utili all’esistenza di una comunità e a guardare il cibo come una chiave per capire chi siamo e come viviamo insieme”.

Nato a Potenza nel 1975, ha alle spalle studi in Giurisprudenza prima di dedicarsi completamente al mondo del food come ristoratore e gastronomo. Dal 2018 è uno dei volti simbolo di Linea Verde, oltre a essere stato nominato ‘Cavaliere della Repubblica’ e ‘Ambasciatore della Dieta Mediterranea nel Mondo’.


Pareggio, la tentazione nascosta


Occasione per i piccoli, iattura per i maggiori partiti che si contendono la guida del Paese. Ma lo Stabilicum rischia davvero di lasciare a bocca asciutta chi meditava di fare bottino pieno

(Giuliano Torlontano – lespresso.it) – Un fantasma si è aggirato in una sede accademica legata alla plurisecolare tradizione gesuitica: il pareggio. È ciò che tormenta i paladini del bipolarismo italiano dal 2022 incentrato su Fdi e Pd. Lo spettro è riapparso nelle stanze della più antica università pontificia. La Gregoriana ha ospitato chi immagina per il 2027 un quadro politico che ridisegni gli schieramenti politici. Il sogno settembrino – in vista delle elezioni del prossimo anno – ha accompagnato nelle scorse settimane il convegno organizzato da un politico il cui cognome riporta agli anni della Prima Repubblica. Dilatando il punto più debole della legge all’esame del Parlamento, Giuseppe De Mita (fondatore del partitino centrista, Base Popolare) ha spiegato: «Il mancato raggiungimento del 42 per cento da parte delle due coalizioni sarebbe una grande vittoria». Perché segnerebbe «un ritorno al proporzionale puro e alla centralità del Parlamento». Parole affidate al quotidiano della Cei, Avvenire, che ha dato spazio ai due giorni del convegno anche per la presenza nella lista degli interventi di Mariano Crociata, vescovo di Latina e presidente della Commissione delle Conferenze episcopali europee.

Del resto, è stato il presidente dei Vescovi italiani Matteo Zuppi a stigmatizzare la «polarizzazione» della politica italiana degli ultimi tempi. Non nascondendo una certa allergia alle posizioni leghiste su temi che per il mondo cattolico vanno affrontati all’insegna della solidarietà, come quello dell’immigrazione. Un governo che passi per la scomposizione degli schieramenti e premi le componenti meno populiste è in testa ai desiderata non solo dei nostalgici del proporzionale, spalleggiati da alcuni settori del mondo cattolico. Ad auspicare il pareggio è Carlo Calenda. Il leader di Azione intende affrontare la prossima sfida elettorale al di fuori delle due coalizioni, con l’obiettivo di raccogliere voti che poi pesino. Ovvio che i partiti più grandi la pensino diversamente. Elly Schlein, come Giorgia Meloni, esclude che possano nascere coalizioni trasversali con il Pd. Ma nei partiti il quadro è frastagliato.

La minoranza riformista del Nazareno esclude di puntare sul pareggio, senza però negare  che quella prospettiva potrebbe riaprire i giochi. Così come avverrebbe per Forza Italia, rispetto all’attuale configurazione del centro-destra. «Preferiamo perdere piuttosto che pareggiare», ha tagliato corto il presidente del Senato Ignazio La Russa, riferendosi, in particolare, al proprio partito di appartenenza, FdI.

Salvatore Vassallo, politologo e direttore dell’Istituto Cattaneo, con L’Espresso ragiona in prospettiva: «Mi pare improbabile che in caso di pareggio si possano formare grandi coalizioni. Il partito maggiore del centro-destra, Fratelli d’Italia, sarebbe indisponibile. Non avendo partecipato nemmeno alla maggioranza pro-Draghi e avendo teorizzato la necessità di stabilizzare il bipolarismo, chiederebbe con tutta probabilità di tornare a votare in tempi brevi. Eventualmente, dopo aver fatto logorare un esecutivo sostenuto da una maggioranza debole ed eterogenea. I partiti più a destra, quelli di Matteo Salvini e Roberto Vannacci, difficilmente potrebbero entrare in maggioranze che includano il Pd e viceversa. Potrebbero aderire una manciata di parlamentari centristi, ma la maggioranza rimarrebbe fragile».

Ma qui siamo nel campo del progetto politico o dell’auspicio. C’è però l’ipotesi che al pareggio si arrivi a prescindere dalle intenzioni. E per effetto di uno Stabilicum che non consenta la conquista della maggioranza per governare, sebbene la futura legge elettorale del centro-destra preveda un premio in seggi.

Nel processo di ideazione della riforma si è partiti dalla convinzione che il Rosatellum impedisse la formazioni di coalizioni di governo stabili ed autosufficienti. L’aver rinunciato definitivamente al ballottaggio ha però complicato la situazione. Il sistema di voto, infatti, non permetterebbe una via d’uscita da una eventuale situazione di stallo, favorita da soggetti politici estranei al bipolarismo.

Del resto, la nuova legge elettorale ostacola nuove “discese in campo”. E Beppe Grillo ha escluso di progettare un nuovo partito che sarebbe nato al di fuori degli attuali schieramenti: «Non ho potere e facoltà». Raccogliere le firme (seimila in ogni collegio) per chi non è rappresentato in Parlamento, è, comunque molto complicato. «Se si replicasse sul fianco sinistro quello che è già avvenuto sul fianco destro con Futuro Nazionale, anche il campo progressista scenderebbe sotto la soglia del 42 per cento prevista per la conquista del premio di maggioranza», osserva Lorenzo Pregliasco. Pericolo scampato, forse, per Pd, Cinque Stelle ed altri alleati, dopo le parole del comico genovese. Resta però una questione. «Il dato del centro-sinistra è superiore alla soglia di appena uno o due punti, a seconda dei sondaggi; al massimo, si arriva al 44 per cento», spiega il politologo e direttore dell’Istituto YouTrend, avvertendo che «il rischio del pareggio c’è».

Con Matteo Salvini, sempre più convinto  che si debba «collaborare con Mosca», nonostante Kiev, e Giuseppe Conte pronto a fare «tabula rasa» anche degli aiuti militari all’Ucraina, a Bruxelles si comincia a guardare con apprensione alle elezioni italiane che si terranno nello stesso anno delle “presidenziali” francesi, sulle quali incombe Marine Le Pen. Eletto oltralpe e vicino all’Eliseo, l’europarlamentare Sandro Gozi di Renew Europe esprime la preoccupazione che «l’Italia, oggi in seconda linea rispetto agli impegni europei a favore dell’Ucraina, nel 2027 sia ancora più ambigua ed esitante». Per salvaguardare la politica estera da Lega, Cinque Stelle, Avs e Futuro Nazionale, meglio il pareggio, è la tentazione. Ma resta un azzardo per chi sostiene, in base all’esperienza, che un governo debole a «maggioranza fragile», per dirla con Vassallo, renderebbe debole anche l’azione dell’Italia in Europa.


Il campo largo e la vera opposizione


(Tommaso Merlo) – Nonostante il governo Meloni si sia rivelato una chiavica, le opposizioni rischiano di perdere lo stesso le elezioni. Il campo largo fa cagare ai più e le ragioni sono ovvie per i poveri cristi che lottano per sopravvivere lontani dalla cloaca politica romana. La qualità della vita sta peggiorando in maniera radicale e dopo decenni di malapolitica corrotta ed inconcludente, non può che risultare indigesta una ammucchiata partitocratica d’altri tempi che ha come unico vero collante la poltronite acuta. Campo lardo, pance e culi gonfi a furia di code alla vaccinara e pajate tra i vicoli del centro di Roma, presunti onorevoli che rimbalzano da un palazzo all’altro con addosso i vestiti da carnevale altolocato. Campo codardo che gioca con le parole per trovare sintesi utili solo alle loro onorevoli natiche senza affrontare mai le sfide sostanziali perché impopolari o troppo ardue. In campagna elettorale leoni, nei palazzi coglioni che si nascondono dietro a frasi strafatte di conformismo e dal retrogusto di muffa burocratica. Perché non vivendo sulla loro pelle i problemi dei poveri cristi, non hanno nessuna urgenza a risolverli. I politicanti andrebbero retribuiti come gli operai in modo che anche loro lavorino ma si ritrovino poveri al punto da far fatica a mantenere i figli e bestemmiare ogni volta che vanno al supermercato o dal benzinaio. Onorevoli che in quel di Roma siano costretti ad affittare una camera invece che un appartamento andando a vivere insieme ad altri colleghi come gli studenti così almeno muovono il culo per cambiare le cose altro che attici e ville. Campo bugiardo che promette a vanvera e poi non combina una minchia e passa il tempo a battibeccare sul nulla. Campo tardo che trascina i mocassini da una riunione nauseabonda all’altra e passa il tempo a postare minchiate sui social per nascondere la propria inutilità e mediocrità. Campo testardo che non cambia idee e tantomeno se stesso perché non riesce e non gli conviene. Campo vecchiardo, con irremovibili baroni che invecchiano su qualche poltrona prigionieri dei personaggi che recitano e delle balle che si raccontano da soli fino ad un passo dalla fossa. Campo bastardo che raccatta voti e poi se ne fotte della sofferenza di milioni di cittadini che dopo aver perso una vita dignitosa hanno perso anche la speranza che insieme possiamo farcela a venirne fuori. Più una crisi è grave, più richiede scelte radicali e la moderazione è solo una ridicola scusa dei conservatori anche di se stessi. Un sistema marcio non si cavalca ma si rimpiazza. Altro che tristi walzer partitocratici, serve una svolta radicale con una politica che torni ad occuparsi con umilità, serietà ma anche feroce determinazione dei problemi dei poveri cristi sporcandosi mani e mocassini per riuscire ad arginare la devastazione sociale e democratica frutto del neoliberismo e cioè della mafia lobbistica di matrice economica ed ideologica che ha strappato potere e risorse ai popoli con la complicità dei politicanti. Serve una vera opposizione con l’ambizione di cambiare davvero. Al momento in Italia ci sono tre anime di opposizione. La prima è la destra del campo bugiardo, gente che vuole armare ancora la banda Zelensky, spacciare l’anti nazismo con l’antisemitismo e restare una colonia americana anche se l’impero crollerà. Guerrafondai, lobbisti cronici e fanatici del pensiero unico neoliberista. Poi nell’opposizione c’è un enorme ventre molle che comprende le varie busecche del campo lardo, correnti e partitini il cui unico vero collante è la viscerale passione per la carriera politica e i privilegi elitari che garantisce. Politicanti che alla fine si accontentano di sventolare qualche bandierina identitaria qua e là e non hanno né le ambizioni, né le idee, né la forza di cambiare davvero un sistema che in fondo gli ha permesso di sgambettare tutti eleganti tra i sanpietrini romani. Tanti gregari e rarissimi presunti leader specializzati più in comunicazione social e dinamiche palazzinare che di vera politica. Presunti interpreti di un popolo sempre più lontano e disilluso. Poi c’è una terza anima dell’opposizione, quella vera. Gran parte di questi cittadini non votano perché non hanno nessuno che li rappresenta davvero mentre una minoranza si illude con qualche minestrina riscaldata. Cittadini che senza tante balle vogliono un cambiamento vero e radicale. Non chiacchiere e mezze misure ma fatti. Una politica che agisca nei palazzi con determinazione, perseveranza, disinteresse, libertà, slancio ideale in modo da vincere opposizioni politiche e resistenze burocratiche ed incidere in modo significativo sulla realtà. Oggi il problema più devastante è l’ingiustizia sociale e ci vuole la clava e non il fioretto per intaccare gli enormi interessi che la alimentano. Lo stesso vale per la strategica riconquista della sovranità economica derubata dagli strozzini borsistici o la sovranità politica sottratta dal verminaio lobbistico di Bruxelles e dalla Nato. Servono scelte storiche coraggiose, altro che ammucchiate partitocratiche con unico vero collante la poltronite acuta. Più una crisi è grave, più richiede scelte radicali e la moderazione è solo una ipocrita scusa dei conservatori anche di se stessi. Un sistema marcio non si cavalca ma si rimpiazza. Una impresa che solo una politica piena ed esclusiva espressione del popolo può avere la forza e il coraggio di tentare.


“Ft”: opposizione italiana divisa sulla sfida a Meloni, nodo leadership e Ucraina


(Agenzia_Nova) – L’opposizione italiana cerca di costruire un fronte comune contro la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in vista delle prossime elezioni, ma resta divisa sulla leadership e su temi cruciali come il sostegno all’Ucraina.

E’ quanto scrive in un editoriale il quotidiano “Financial Times”. Giuseppe Conte punta a guidare il “campo largo” e propone un cambio della politica estera, compreso un ridimensionamento del sostegno a Kiev e un riavvicinamento a Mosca: “Dobbiamo cambiare tutto, a cominciare dalla politica estera”.

Elly Schlein rivendica invece la leadership in quanto segretaria del Pd, partito che nei sondaggi raccoglie circa il doppio dei consensi del Movimento 5 Stelle. Secondo il politologo Daniele Albertazzi, ripreso dal quotidiano, i due partiti finiranno per allearsi perche’ “l’unica possibilita’ che hanno di battere Meloni e’ riunirsi”, ma resta da capire se la proposta sara’ credibile agli occhi degli elettori.

Il quotidiano osserva che, a quasi quattro anni dall’insediamento, Meloni deve fare i conti con crescita debole, pressione sui salari reali e un sondaggio in cui emerge che il 53 per cento degli italiani ritiene che il Paese stia andando nella direzione sbagliata.

A destra, inoltre, la premier e’ sotto pressione per l’ascesa di Roberto Vannacci e del suo nuovo partito Futuro Nazionale. La riforma elettorale promossa dal governo, in attesa dell’approvazione definitiva, premierebbe la maggiore alleanza pre-elettorale con seggi aggiuntivi, spingendo le opposizioni a convergere su un candidato premier e un programma comuni.

Schlein vuole definire prima la piattaforma e poi scegliere il candidato attraverso le primarie, mentre Conte preferisce individuare prima il leader ed e’ determinato a passare dalle primarie.

Tra i possibili alleati figurano anche Italia Viva di Matteo Renzi e Alleanza Verdi e Sinistra. Secondo lo storico Lorenzo Castellani, ripreso dal quotidiano, la possibile intesa appare per ora “un cartello elettorale, non una vera coalizione” e, in caso di vittoria, “il rischio di instabilita’ e’ elevato”.

La deputata Pd, Lia Quartapelle, avverte infine che il proprio partito e il M5s non possono affrontare insieme le elezioni senza chiarire la propria posizione sull’Europa e sull’Ucraina: “Non possiamo presentarci insieme a una campagna elettorale se prima non chiariamo questo punto”. “Giorgia Meloni e’ logorata”, conclude, “se facciamo i compiti, se ci comportiamo bene e se restiamo concentrati, possiamo vincere”.


Un Leone contro la guerra


Il Papa scomunica il riarmo. E richiama al rispetto del diritto internazionale. Applicato contro Putin, ignorato con Trump e Natanyahu

Un Leone contro la guerra

(di Antonio Pitoni – lanotiziagiornale.it) – Brutte notizie per il partito transnazionale europeo della guerra. Se qualcuno pensava che con la morte di Papa Francesco – che aveva apertamente rimproverato alla Nato (ergo all’Occidente) di essere “andata ad abbaiare alle porte della Russia” – le bordate contro il conflitto mondiale “a pezzi” sarebbero cessate, da ieri farebbe bene a ricredersi. Non è stato, del resto, più tenero, l’intervento del successore di Bergoglio, Leone XIV contro il riarmo europeo.

Un (Papa) Leone contro la guerra

A Metz, davanti al presidente francese Emmanuel Macron, alla testa insieme a Germania e Gran Bretagna del blocco dei volenterosi del fine guerra mai in Ucraina, il Pontefice ha messo il dito nella piaga. “Bisogna guardarsi dall’illusione del riarmo”, ha avvertito. Ed ha aggiunto: “Bisogna chiedersi se stiamo realmente facendo sforzi creativi per promuovere la pace mondiale o se stiamo semplicemente cercando di arginare l’emorragia della guerra e prepararci meglio a quelle che presumiamo debbano ancora venire”.

Parole alle quali, in Italia, non solo il governo ma anche il Pd, in veste di principale partito dell’opposizione, dovrebbe tenere a mente in vista della segreteria di domani e della direzione di venerdì. A cominciare dalla leader Elly Schlein, che continua a barcamenarsi come può per tenere insieme le diverse anime del partito e frenare la spinta bellicista della minoranza riformista.

Ma c’è un altro passaggio del discorso di Leone XIV che dovrebbe far riflettere, dal primo all’ultimo, i leader europei, a cominciare dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Quello sul diritto internazionale e il multilateralismo, che, ricorda il Papa, “sottolineano l’eguaglianza effettiva degli Stati nelle loro relazioni reciproche e costituiscono il miglior antidoto alla volontà di dominio, che è all’origine di ogni conflitto”.

Lo stesso diritto internazionale che, per citare un autorevole ministro italiano, vale fino a un certo punto. Applicato alla lettera con la pluri-sanzionata Russia di Putin che invade l’Ucraina. Ma trattato come carta straccia nelle guerre illegali di Usa e Israele della premiata ditta Trump-Netanyahu dai cosiddetti leader europei.


Sarà vietato paragonare Netanyahu ai nazisti e accusare di “razzismo” o di “apartheid” Israele


Controlli affidati al Viminale

Sarà vietato paragonare Netanyahu ai nazisti e accusare di “razzismo”  o di “apartheid” Israele

((di Alessandro Mantovani – ilfattoquotidiano.it) – L’antisemitismo è già punito in Italia dal cosiddetto decreto Mancino – 122 del 1993, convertito in legge n. 205 del 1993 – per la prevenzione e la repressione dei crimini d’odio, della discriminazione e della violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Il ddl in discussione alla Camera e già approvato al Senato, all’art. 1 comma 2, stabilisce che, “considerata l’unicità storica del fenomeno e delle sue conseguenze, è adottata la definizione operativa di antisemitismo formulata dall’Assemblea plenaria dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (International Holocaust Remembrance Alliance – Ihra) il 26 maggio 2016, ivi inclusi i relativi indicatori, necessari ai fini dell’applicazione della legge medesima”.

Questa la definizione: “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti. Le manifestazioni retoriche e fisiche di antisemitismo sono dirette contro individui ebrei o non ebrei e/o contro le loro proprietà, istituzioni comunitarie e luoghi di culto”. È accompagnata da una serie di undici esempi pratici – sette dei quali sono riferiti a Israele e al conflitto israelo-palestinese, non agli ebrei – per aiutare a identificare comportamenti antisemiti. Tra questi troviamo formulazioni ovvie come “l’incitamento all’odio o alla violenza contro gli ebrei” o “la negazione della Shoah”, ma anche altre, molto più discutibili, come “negare al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione, ad esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è un’impresa razzista”. O anche “tracciare paragoni tra l’attuale politica israeliana e quella dei nazisti”. La questione dell’autodeterminazione è delicata: potrebbe rientrare nella definizione dell’Ihra il semplice auspicio a uno Stato binazionale nel territorio tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo, o l’uso di un termine come “apartheid” che presuppone il razzismo. E potrebbe essere considerato vietato anche l’uso di espressioni come “campo di concentramento” a proposito del trattamento inflitto dalle forze militari israeliane ai palestinesi.

Esiste un’altra definizione di antisemitismo, detta di Gerusalemme e firmata nel 2021 da centinaia di accademici contro le ambiguità delle formulazioni di cui sopra: “L’antisemitismo è discriminazione, pregiudizio, ostilità o violenza contro gli ebrei in quanto ebrei (o contro le persone o le istituzioni ebraiche in quanto ebraiche)”. Anche qui si fanno esempi concreti, 15 in tutto, meno centrati sulla questione israelo-palestinese. Gli ultimi 4 sono definizioni di quanto non può essere di per sé considerato antisemita: “la critica a Israele come Stato”, “l’antisionismo”, “il boicottaggio” ossia le campagne e il movimento di “boicottaggio, disinvestimento e sanzioni” (Bds) contro lo Stato di Israele, purché basate su motivazioni politiche e di diritti umani e non sull’odio verso le persone ebraiche.

Non solo: autorevoli giuristi ritengono che quando la definizione adottata per legge sarà quella dell’Ihra sarà possibile – per un privato, una comunità ebraica, un organo di polizia e anche un pubblico ministero – utilizzarla come presupposto dell’azione penale ai sensi del decreto Mancino già in vigore.

Il ddl in discussione assegna al ministero dell’Interno e alle forze di polizia il compito di monitorare l’antisemitismo così come definito per via normativa. Prevedono altresì specifici monitoraggi per le scuole e per le università. È bene sottolineare quanto avvenuto in Paesi come la Germania e il Regno Unito, dove la definizione Ihra è stata adottata per via amministrativa, senza neanche bisogno di nuove leggi: sono stati aperti centinaia di procedimenti amministrativi contro docenti e studenti per le loro dichiarazioni e i loro scritti contro le politiche di Israele e a favore dei palestinesi, alcuni professori sono stati perfino licenziati, un gran numero di manifestazioni e conferenze è stato annullato o vietato preventivamente. In molti casi il successivo intervento dei giudici ha annullato i provvedimenti o rimosso le conseguenze più pesanti, ma l’azione amministrativa funziona benissimo come deterrente. In Germania è stato bloccato e sciolto dalla polizia il Congresso Palestinese a Berlino nel 2024, è stato messo al bando il movimento Bds, è stato vietato l’ingresso nel Paese e perfino il collegamento da remoto o sono state annullate conferenze all’ex ministro greco Yanis Varoufakis, alla relatrice speciale dell’Onu Francesca Albanese e alla filosofa ebrea statunitense Nancy Fraser.


Vittoria di Putin. La strampalata teoria dell’odio dei russi per la stessa Russia


(estr. di Alessandro Orsini – ilfattoquotidiano.it) – […] Putin ha stravinto le elezioni per la Duma. La grande stampa italiana ha inventato molte teorie assurde sulla guerra in Ucraina. La più assurda è la “teoria dell’odio russo per la Russia”. Questa teoria richiede uno studio attento, poiché fornisce una misura precisa dell’incapacità di analisi della classe dirigente italiana e del suo fallimento quale guida nazionale.

La teoria dell’odio russo per la Russia, come propongo di chiamarla, è un’interpretazione etnocentrica, radicata nel senso di onnipotenza, che genera frustrazioni non compensate. Siccome nessuno è onnipotente, chiunque creda di esserlo sbatte contro amare delusioni.

[…]

Il 24 febbraio 2022, la grande stampa italiana ha iniziato a vaneggiare: “L’Ucraina vincerà la guerra, certamente!”, “Zelensky sta vincendo a Bakhmut!”, “La Russia andrà in bancarotta”, “La Russia ha un esercito di cartone”. Secondo la teoria dell’odio dei russi per i russi, la guerra in Ucraina avrebbe causato il rovesciamento di Putin, poiché i russi erano schierati con la Nato. Un’idea così assurda sarebbe sufficiente a decretare la morte di qualunque classe dirigente, ma il vertice politico è talmente fallito e corrotto che siamo andati oltre.

Per compensare la frustrazione, la grande stampa italiana – che è un’emanazione sistemica, non autonoma, del vertice su indicato – è andata oltre. In un miscuglio di squallore intellettuale, miopia geopolitica e incapacità di analisi, abbiamo assistito al passaggio dalla “teoria dell’odio dei russi per la Russia” alla “teoria dell’odio dei generali russi per Putin”, secondo cui i generali di Mosca lavoravano al rovesciamento di Putin.

Una frustrazione non compensata è una condizione psicologica penosa in cui l’individuo non riesce a bilanciare il mancato conseguimento di un obiettivo onnipotente con un obiettivo alternativo. E così Giorgia Meloni, ricorrendo alla disinformazione, ha dichiarato che l’Ucraina ha vinto la guerra perché il suo obiettivo non era sconfiggere la Russia, bensì resistere.

Scoppiata la guerra in Ucraina, questa rubrica aveva previsto che il tentativo della Nato di sconfiggere la Russia avrebbe smisuratamente aumentato i consensi a Putin.

Il successo di Putin al voto per la Duma, che ha superato tutti i record precedenti, conferma la correttezza di tale previsione. Tuttavia, la classe dirigente italiana ha elaborato immediatamente una spiegazione ad hoc per nascondere la propria mediocrità.

[…]

Ecco perché sentiamo dire: “Putin non ha consensi, la Russia è una dittatura!”. La teoria dell’odio russo verso la Russia è assurda. I russi odiano la Nato, non la Russia. I russi odiano i vari Gentiloni, Draghi, Von der Leyen, Rutte. È ovvio che sia così: quale popolo amerebbe chi opera per precipitarlo nella miseria e nella sconfitta?

Siccome i russi amano la Russia, sostengono la decisione di Putin di invadere l’Ucraina per impedire alla Nato di piazzarsi in quel Paese.

Per la grande stampa italiana, forse, è giunto il momento di passare dalla fase della pubertà a quella della maturità. Questo suggerisce, in forme decisamente umilianti, il voto in Russia del 18 settembre 2026.