
(dagospia.com) – Giorgia Meloni conferma di possedere le virtù del camaleonte, anche le più sfacciate. Da quanto tempo l’ex “pontiera” non si riempie la bocca della parola Trump? Ora, il massimo che si concede è: “Ci vogliono gli Stati Uniti”.
E quanto si sarà incazzata di essere stata esclusa dal tavolo dei Volenterosi Macron, Merz e Starmer, che hanno rispolverato il formato E3 (Francia, Germania, Regno Unito) per invitare Zelensky a Londra?
Il presidente ucraino, da parte sua, non ha alzato un dito per far aggiungere un posto a tavola per la fu “Giorgia dei Due Mondi”: ci ha messo un po’ ma finalmente ha capito che trattasi di un leader “tutta chiacchiere e distintivo” con accompagnamento di occhioni e smorfie.
Un tipino inaffidabile che ancora spera di ritornare nelle grazie del Demente della Casa Bianca. Una “profumiera” a capo di un governo, in compagnia di un putiniano chiamato Matteo Salvini, che figura, tra i 27 stati dell’Ue, al diciottesimo posto per contributi sulla base del prodotto interno lordo. In quattro anni di conflitto, tra aiuti finanziari, umanitari e militari, il governo Meloni ha stanziato soltanto lo 0,23% del suo Pil: 15,6 miliardi.
Essendo intelligente e scaltra, la Meloni, per rimbalzare il documento congiunto di Francia e Germania che propone l’ingresso nell’Ue dell’Ucraina, mica si è opposta direttamente, ma si è attaccata ai paesi dei Balcani che hanno fatto richiesta prima di Kiev.
Pur avendo disertato, per ripicca con il duo Macron e Merz che non se la filano, l’incontro di tre giorni fa a Tivat, in Montenegro, la Thatcher della Garbatella, che ha un rapporto consolidato con il premier albanese Edi Rama, che nel 2023 la ospitò per le vacanze nel suo Paese, ha fatto notare come sia inopportuno concedere una corsia preferenziale a Kiev, quando Albania e Montenegro hanno chiesto da anni di far parte dell’Unione.
Per capire quanto gli otoliti di Giorgia Meloni abbiano ripreso a vorticare per l’isolamento forzoso a cui è costretta, basta osservare il suo comportamento con la questione del diritto di veto al Consiglio europeo: malgrado non ci sia più Viktor Orban tra i piedi, a opporsi a qualsiasi decisione importante, Meloni non ha ancora accettato di dare il suo via libera alla rimozione dell’unanimità nelle decisioni prese dai capi di Stato e di Governo dei 27.
Per cambiare le regole sull’unanimità, infatti, serve l’unanimità: il veto è uno dei fattori che frena qualsiasi riforma e innovazione a Bruxelles (non a caso tutti coloro che hanno a cuore l’Europa, da Draghi a Prodi, ne chiedono da tempo il superamento), concedendo ai paesi più piccoli un potere di ricatto su tutti gli altri 27. Ma il no alla rimozione del veto resta per Meloni l’unica arma per metterlo in quel posto a Macron e Merz. Così imparano a non invitarmi, tiè!
Ma le maggiori difficoltà per Meloni, però, non sono tra le aule grigie degli europalazzi, piuttosto tra quelle affrescate di Roma.
In barba allo sconquasso economico mondiale, all’inflazione crescente e alle risorse energetiche appese allo Stretto di Hormuz, infatti, nemmeno la sua liaison con Trump, ha avuto effetti penalizzanti nei sondaggi, che danno FdI sempre tra il 27 e 29%.
Dati che non possono che far gongolare la Ducetta, che però è angosciata dal mantenimento dell’equilibrio tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, i tre partiti dell’alleanza di governo, in vista delle politiche del prossimo anno.
I rapporti sono sempre più tesi, a partire dalla riforma della legge elettorale che, a colpi di maggioranza, Meloni vuole far passare entro novembre.
Fino al giorno dell’approvazione delle nuove norme, Giorgia Meloni ha capito che dovrà concedere qualche carotina a uno scalpitante Matteo Salvini (vedi le accise e lo stop al “voucher energia” di Urso), avendo bisogno dei voti della Lega per farla approvare.
Anzi: Meloni si trova nella condizione di dover rafforzare e “puntellare” il fu Truce del Papeete, alle prese con Vannacci che gli sta smontando il partito.
Sebbene ripeta a tutti che si voterà alla scadenza della legislatura, a ottobre 2027, la “Statista della Sgarbatella” in realtà sogna di bruciare i tempi e anticipare l’apertura delle urne a primavera, perché teme i contraccolpi economici da qui a un anno.
È invece contrarissima ad andare a elezioni in autunno: promettere “L’età dell’oro” a ottobre e un mese dopo firmare una legge finanziaria lacrime e sangue da inviare agli ‘’aguzzini’’ di Bruxelles per l’approvazione, è troppo persino per una Camaleonte come Meloni. (Nel 2022, presentò una finanziaria in sostanza fatta da Draghi. Ora il discorso è diverso).
Allo stesso tempo la premier, che punta al voto politico ad aprile-maggio, è contraria all’election-day con le amministrative di primavera, che chiameranno alle urne gli elettori di cinque città governate attualmente da giunte di centro-sinistra (Roma, Milano, Bologna, Torino, Napoli).
L’election-day, la Ducetta, è possibile solo nel caso di poter strappare al centrosinistra Roma e Milano, i due comuni più importanti d’Italia.
Con il candidato ciellino Maurizio Lupi, scelto dal gran puparo La Russa, potrebbe giocarsela alla grande a Milano, ma la Madunnina non basta.
Occorre espugnare anche la Città Eterna, che è ancora sottosopra sul nome del candidato prescelto da via della Scrofa.
Tutto sta girando intorno dati dei sondaggi: Calenda poteva farcela a battere Gualtieri, ma ha giurato che con la destra non ci andrà mai, l’autocandidato Rampelli viene dato sconfitto per 5 punti: vale la pena lasciare la vicepresidenza della Camera per fare il capo dell’opposizione in Campidoglio?
C’è poi da considerare un altro ostacolo, il più grande, tra Meloni e le elezioni anticipate: Sergio Mattarella.
Il Quirinale, con la crisi energetica che morde i risparmi degli italiani, l’inflazione che aumenta e i soldi che scarseggiano, potrebbe facilmente tirare in ballo la questione dei costi per “sconsigliare” due tornate elettorali differenti. E per sciogliere le Camere, il pallino ce l’ha in mano, per ora, Sergione Mattarella…
‘Fosse stato per me non avrei messo in votazione il ruolo del garante’
(ANSA) – GENOVA, 08 GIU – “Per me il fondatore del Movimento 5 Stelle è il fondatore e non si muove, quando abbiamo fatto ‘Nova 1’, il primo esperimento di democrazia partecipativa Beppe Grillo non l’ha accettato, lui voleva incontrare il vertice di turno e trovare la soluzione, ma quando tu costruisci un movimento democratico, una forza politica, non è più casa tua, è la casa di tutti quelli che partecipano”. Lo afferma il presidente del M5S Giuseppe Conte a Genova a margine della presentazione del suo libro ‘Una nuova primavera’.
“La storia non si cancella, Beppe Grillo è il fondatore del Movimento 5 Stelle, il promotore del progetto, l’ho sempre rispettato per questo – ribadisce Conte -. Anche quando mi sono insediato e gli ho portato lo statuto che non voleva modificare, quando ci sono stati dei momenti in cui qualcosa non gli andava bene, non l’ho mai insultato, è stato lui a farlo, ci sono stati dei momenti in cui mi ha attaccato pubblicamente”.
“Quando Beppe Grillo voleva bloccare ‘Nova 1’ ho detto ‘no’, assolutamente ‘no’ – ricorda Conte -. Mi ha attaccato pubblicamente che all’interno di ‘Nova 1’, dove ‘non ho contato una mazza io’ lo dico pubblicamente, una buona parte degli iscritti ha voluto mettere in discussione il ruolo del garante a vita del movimento votando, fosse stato per me non l’avrei messo in votazione perché era una lacerazione insidiosa, invece hanno votato, lui ha chiesto una seconda votazione perché aveva un vecchio privilegio, alla second votazione sono aumentati addirittura i numeri contro il garante, il suo ruolo non era più necessario e si è rotto il suo contributo”.

(ANSA) – Donald Trump ha annunciato che un accordo con l’Iran era imminente ben 37 volte. A fare i conti delle dichiarazioni trionfali del presidente americano è stata Cnn, che spiega come siano passati più di due mesi da quando il presidente Donald Trump ha annunciato un cessate il fuoco con l’Iran, affermando all’epoca che le due parti erano vicine a un accordo.
Il 7 aprile, ricorda, Trump ha dichiarato sui social media che erano “a buon punto”, ma che servivano due settimane affinché “l’accordo fosse finalizzato e perfezionato”. Concluse dicendo che “è un onore vedere questo problema di lunga data vicino alla soluzione”. La soluzione non è però arrivata, rimarca Cnn.
Ciononostante, Trump ha trascorso i due mesi successivi continuando a suggerire che l’accordo fosse imminente. E lo ha fatto appunto, ben 37 volte, tra post sui social media, apparizioni pubbliche e telefonate con i news media, tra annunci di accordo imminente o dicendo che l’Iran era disperato di raggiungerlo.
“Non c’è alcuna indicazione che ciò sia più vero oggi di quanto lo fosse il 7 aprile – scrive Cnn – Ma Trump continua a ripeterlo, o perché è un illuso, o perché cerca di calmare i mercati finanziari, o perché pensa di poterlo far avverare con la sola forza di volontà”.
Disposte perquisizioni. Indagato anche l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti

(ansa.it) – La Procura di Roma indaga per corruzione e rivelazione del segreto di ufficio nell’ambito del progetto per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.
In base a quanto emerge da una nota diffusa dall’ufficio giudiziario, l’ufficio ha delegato i carabinieri del Ros all’esecuzione di un decreto di perquisizione a carico di tre persone tra cui un ex presidente aggiunto dalla Corte di Conti (in quiescenza dal febbraio scorso), un avvocato già Consigliere di amministrazione della società “Stretto di Messina Spa” e un imprenditore.
Le indagini hanno documentato le condotte dei tre indagati tese a condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo per la realizzazione dell’opera pubblica.
Secondo quanto emerge dalla nota, l’avvocato e l’imprenditore indagati “al fine di condizionare il citato esame della Corte dei Conti in favore della società ‘Stretto di Messina Spa’, avrebbero avvicinato il giudice contabile promettendogli il loro appoggio per ricoprire cariche in enti di diritto pubblico dopo il suo pensionamento, subordinandolo alla sua fattiva azione per il concretizzarsi dell’esigenza citata”.
Secondo l’impianto accusatorio i “due avrebbero anche tentato di avvicinare altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo per la realizzazione dell’opera infrastrutturale e rivelato, a soggetti terzi, notizie coperte da segreto, acquisite dal giudice della Corte dei Conti indagato.
Quest’ultimo, dal canto suo, avrebbe offerto – si legge nella nota – la propria disponibilità, fornendo costanti aggiornamenti sull’andamento della procedura condotta dalla Corte Contabile, rivelando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi magistrati contabili e sullo sviluppo della relativa Camera di Consiglio in adunanza plenaria della Corte stessa”.
Inoltre il magistrato contabile “avrebbe esaminato la decisione sfavorevole del 29 ottobre del 2025, impegnandosi a predisporre, nell’interesse della ‘Stretto di Messina Spa’, una memoria sulla vicenda da consegnare al commercialista della società manifestando, in cambio, l’interesse a diventare Presidente dell’Antitrust o di una società partecipata”.
Nel corso delle perquisizioni, svolte a Roma, nella provincia di Reggio Calabria e in quella di Frosinone sono stati “rinvenuti e sequestrati diversi dispostivi elettronici e documenti che verranno sottoposti a specifiche valutazioni e analisi per appurarne la valenza probatoria in relazione alle ipotesi di reato contestate”.
Uno dei pochi spazi di aggregazione soprattutto per i giovani

” Con grande preoccupazione e forte mobilitazione, residenti, associazioni e realtà sociali dell’Arenella esprimono il loro netto rifiuto alla possibilità, così come annunciata oggi in un articolo apparso sul “Corriere del Mezzogiorno”, che possa chiudere la Casa della Socialità, posta nel quartiere Arenella, in via Verrotti, 5 “. A intervenire sulla vicenda è Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, già presidente della Circoscrizione del Vomero, che in passato si è battuto affinché questa struttura, dopo essere stata riqualificata, venisse destinata a iniziative sociali, soprattutto a favore dei giovani, rimasti “orfani” da ben sette anni dell’unica biblioteca comunale presente sulla collina vomerese, la biblioteca “Benedetto Croce”, ubicata nel cantinato della scuola Vanvitelli, chiusa prima della pandemia dal momento che i locali furono ritenuti inidonei, e a tutt’oggi non ancora trasferita nei locali del polifunzionale di via Morghen, dove non sono ancora neppure i lavori di recente finanziati dall’amministrazione comunale.
” Un luogo nato dal basso – sottolinea Capodanno -. La Casa della Socialità ha una storia di rigenerazione urbana e impegno civico: negli anni 2000 lo stabile in via Verrotti era una sottostazione elettrica in stato di abbandono, soggetta a degrado e inciviltà. Grazie all’iniziativa di un gruppo di volontari, associazioni locali e al successivo supporto istituzionale, ottenuto dopo una lunga campagna civica, l’edificio fu riqualificato e trasformato in uno spazio aperto alla comunità. Dopo alcuni anni finalmente divenne un presidio di socialità, frutto della cooperazione tra cittadini, terzo settore e istituzioni, rappresentando un esempio concreto di come la cura del territorio possa generare opportunità e contrastare l’emarginazione “.
” La Casa della Socialità – puntualizza Capodanno – da quando agli inizi del 2024 è stata aperta, affidandone la gestione all’associazione “La Casa di Matteo” è diventata un punto di riferimento fondamentale per il quartiere: nata come spazio di aggregazione e solidarietà, ha ospitato, tra gli altri, attività di doposcuola per bambini e ragazzi, corsi per adulti, servizi di ascolto e orientamento, laboratori creativi, iniziative culturali e momenti di inclusione per persone anziane e fragili. La struttura ha così contribuito in modo concreto a contrastare l’isolamento sociale, favorire la partecipazione civica e creare relazioni di vicinato, spesso colmando vuoti lasciati da servizi pubblici insufficienti “.
” La possibilità di una chiusura – continua Capodanno – mette a rischio non solo un edificio, ma una rete di relazioni e servizi che sostiene e aiuta molte famiglie del territorio. Le ricadute potrebbero essere la perdita di spazi per minori e anziani, l’interruzione di progetti educativi e d’integrazione oltre all’aumento della precarietà sociale per i più vulnerabili “.
” La Casa della Socialità – prosegue Capodanno – non è un costo da tagliare, ma un investimento sulla coesione sociale e sulla qualità della vita non solo del quartiere ma dell’intera città. Siamo pronti a mobilitarci pacificamente, anche con sit-in e flash mob, per difendere questo presidio di comunità e a proporre eventuali progetti alternativi per la sua gestione e valorizzazione “.
” Chiediamo con fermezza – conclude Capodanno – l’apertura immediata di un tavolo di confronto che veda la partecipazione delle istituzioni locali, delle realtà del terzo settore, dei comitati di quartiere e della cittadinanza, per valutare soluzioni condivise. Occorre garantire la continuità dei servizi erogati con la messa in sicurezza finanziaria e logistica della struttura, in uno alla massima trasparenza sui motivi che potrebbero portare alla chiusura struttura sociale, con la presentazione di dati e alternative possibili. Al riguardo invitiamo il sindaco Manfredi a farsi carico del problema, mettendo in campo, in tempi rapidi, iniziative tese a garantire la continuità di funzionamento dell’importante luogo di aggregazione culturale e sociale “.

La quattordicesima edizione di Salerno Letteratura, in programma dal 13 al 20 giugno, intende tributare un omaggio ad Alfonso Gatto, scegliendo un suo verso (“Il cuore desto avrà parole. Letteratura nei tempi inquieti”) che suona come un’esortazione e un au-spicio, in giorni inquieti e bui come quelli che stiamo vivendo. Tante, come ogni anno, le sezioni che accoglieranno scrittori, artisti, performer, esponenti del mondo della cultura (Finzioni, Visioni, Suoni, Classica, Il racconto della scienza, Filosofia, Sguardi sul mondo attuale, Storica, Poesia, Graphic Novel, Spazio ragazzi, Corsi/Laboratori).
Numerosissimi gli ospiti che animeranno questa edizione, pronta a trasformare i luoghi del centro storico di Salerno in un grande hub culturale dove una comunità può ritrovarsi nel segno nella cultura. Tra questi Elena Kostioukovitch, Goffredo Buccini, Lucrezia Ercoli, Andrea Moro, Franco Marcoaldi, Horst Bredekamp, Antiniska Pozzi, Marino Niola, Enrico Terrinoni, Alberto Mario Banti, Emanuele Trevi, Elena Bucci, Andrea Minuz, Gigi Riva, Ruska Jorioliani, Yassin Adnan, Asmae Dachan, Frank Westerman, Gino Castaldo, Rachel Kushner, Brian Evenson, Fabio Balsamo, Eliana Liotta, Valeria Parrella, Tiziano Scarpa, Marco Damilano, Serena Bortone, Massimo De Carolis, Nadia Fusini, Anne Cathrine Bo-mann, Veronica Galletta, Andrea Satta e Fabio Magnasciutti. Tra le autrici di graphic novel troviamo invece Igiaba Scego e Rajae Bezzaz.
Quest’anno la prolusione che apre Salerno Letteratura avrà una forma speciale. Preceduti da una lettura scenica dall’opera del grande poeta salernitano Alfonso Gatto, a cura di Marianna Esposito e in collaborazione con la Fondazione Gatto, i direttori artistici Genna-ro Carillo e Paolo Di Paolo dialogheranno sul tema del festival. Che cosa significa un cuore desto? E soprattutto quali sono le parole che potrà e dovrà dire? Il verso custodisce forse un senso civile ed etico? Le parole e il loro rapporto con le cose, la perdita o la perversione del significato delle parole, sono uno dei grandi problemi di ogni età di crisi. E quella che stiamo vivendo lo è a pieno titolo.
“Qualche volta basta un verso. Il verso giusto, come si dice. Il verso di un grande poeta del Novecento, Alfonso Gatto (1909-1976): “Il cuore desto avrà parole”. L’abbiamo scelto per inaugurare la quattordicesima edizione di Salerno Letteratura nella scia lasciata da un salernitano illustre, scomparso esattamente mezzo secolo fa; l’abbiamo scelto perché
funziona, ancor più che da titolo, da indicazione. O meglio ancora: da sveglia. L’immagine 1
realizzata da Giuseppe Durante fa il resto: se non ci addormentiamo, se non restiamo inerti di fronte alla turbolenza tragica di questi anni, se non restiamo annichiliti e indiffe-renti, il cuore trova le parole – scrivono Carillo, Di Paolo, la direttrice organizzativa Ines Mainieri e la responsabile del Programma Ragazzi Daria Limatola – In fondo, un festival che ospita decine e decine di autori e autrici è una cassa di risonanza per “cuori parlanti”: gente che, nella vita, ha scelto di esprimersi scrivendo. Il tratto della sempre più marcata presenza saggistica va forse anche incontro alle angoscianti e decisive domande di que-sta stagione: la filosofia, la storiografia, la pamphlettistica integrano il quadro di emozio-ni e stati d’animo disegnato dalla letteratura. Molti narratori, d’altra parte, vanno verso il saggio. Molti saggisti vanno verso il romanzo. Un articolato coro di cuori desti reagisce ai tempi inquieti. Apriremo l’edizione con una riflessione sulla necessità di trovare le parole giuste – con l’aiuto della filosofia e della letteratura – anche quando sembra impossibile. Nei luoghi che il pubblico ha imparato a conoscere, con qualche ulteriore novità, si avran-no per otto giorni moltissime occasioni di confronto e dialogo, di musica e spettacolo dal vivo. Ma restiamo fedeli anche alla logica – poetica! – dell’effetto sorpresa: flash mob,
performance, letture, presentazioni che non si riducono alla frontalità dell’esposizione ma diventano qualcosa di più. Anche nel programma ragazzi per la prima volta i giovani e le giovani sono parte centrale di alcuni eventi, in veste di moderatori o creatori di con-tenuti. Mentre si avvicina il solstizio d’estate, Salerno Letteratura ritrova ogni anno la sua platea, che ormai è a tutti gli effetti una comunità. Partecipe, coinvolta, esigente e festosa. Una squadra di cuori desti.
Grande spazio sarà dato alle letture sceniche e alla musica, per confermare l’identità di un festival sempre più aperto alle contaminazioni e dunque capace di essere attrattore per un pubblico trasversale. Di seguito alcune anticipazioni. Si parte il 14 giugno con il reading spettacolo Primo Consumo di e con Marco Onofrio (voce), Lorenzo Giammarioli (basso e chitarra acustica); Valentina Onofrio (percussioni). Maledizione della guerra è un’opera di impegno civile dalla struttura organica di un musical: ogni elemento è in relazione con gli altri, nulla è casuale. Nella stessa giornata ci sarà l’incontro con Corrado De Rosa, autore di Totò Schillaci. Non ero previsto (66thand2nd) con i musicisti Gianmarco Volpe e Gia-como Casaula. E ancora appuntamento con Diego De Silva, autore di Malinconico Blues (Einaudi), in anteprima per Salerno Letteratura con intermezzi musicali di Aldo Vigorito
e Stefano Giuliano. Il 15 l’affascinante lettura scenica di Daniele Russo / lectio brevis di Gennaro Carillo dedicata a Benedetto Croce e al suo vastissimo epistolario. Le emozioni non mancheranno con Enrico Terrinoni e il suo La Soglia dell’Invisibile, una lectio-spetta-colo, un viaggio vertiginoso tra testi e visioni, voci e profezie. Da Giordano Bruno a William Blake, da James Joyce a Tom Waits, da Shakespeare a Bob Dylan. Da non perdere, il 16 giugno, l’omaggio a Miles Davis in occasione del centenario della nascita con Stefano Giu-liano Quintet e Donato Verace, Bruno Salicone, Francesco Galatro, Luca Mignano. Voce recitante Brunella Caputo. Il 17 spettacolo di e con Bebora Benincasa su Antigone, Mono-logo per donna sola.Il 18 serata da brivido con la strepitosa Elena Bucci, con un omaggio
a Ingeborg Bachmann, a cento anni dalla nascita, in collaborazione con il Goethe Institut. Il 19 giugno tocca a Gino Castaldo la lectio spettacolo sull’icona David Bowie e all’antepri-ma dello spettacolo di Andrea Satta e Fabio Magnasciutti con Angelo Pelini al piano. Uno spettacolo con favole dal mondo, musica e disegni dal vivo, nella regione che ha dato i na-tali a Giambattista Basile, autore di Lu cunto de li cunti.
Domenica 20 giugno alle 11 la villa comunale di Salerno ospiterà un esperimento di scrit-tura estemporanea, a partire dal tema del festival (“Il cuore desto avrà parole”), rivolto
a chiunque voglia giocare con le emozioni e le parole. Una sessione collettiva, all’aperto, guidati da Paolo Di Paolo con ospiti a sorpresa del festival, per vivere un’emozione creati-va sotto il cielo di Salerno. Aperto a tutti, gratuito, per ogni età.
La poesia di Alfonso Gatto (1909-1976) a cui l’edizione del festival è dedicata circolerà fra i vicoli: versi ciclostilati, letture improvvisate, contagi poetici.
Lunedì 15 e martedì 16 giugno, dalle 20 alle 22, Flavia D’Aiello condurrà i passanti in via Roberto il Guiscardo nella lettura “divinatoria” delle poesie di Alfonso Gatto.
Quattro appuntamenti (il 13, 16, 18 e 20 giugno) per riscoprire la storia segreta della città, raccontata attraverso i libri degli autori che l’hanno studiata (o che vi hanno risieduto) e visitando luoghi che nascondono vicende poco conosciute.
Un evento in programma il 17 giugno al Museo Diocesano, dedicato agli studenti stranieri dell’Università di Salerno che hanno partecipato al concorso Citizens of Europe/Sulle Orme di Goethe: i finalisti, insieme all’ambasciatrice Erasmus Giusy Rossi, ci racconteran-no la loro versione aggiornata del Grand Tour e con quali occhi i giovani guardano all’Euro-pa di oggi.
Premio letterario L’Espresso – Inedito, quarta tappa del book tour che sta accompagnan-do il rilancio della storica iniziativa del settimanale. Con Paolo Di Paolo, Sabina Minardi, l’Osservatorio sul Romanzo contemporaneo dell’Università Federico II di Napoli a cura di Elisabetta Abignente e Francesco de Cristofaro e la partecipazione di Emilio Carelli diret-tore settimanale “l’Espresso”, e alcuni autori esordienti.
PrintLitoArt, prima piattaforma Made in Italy per litografie d’arte, realizzerà per Saler-noLetteratura 50 copie certificate di un’opera del fumettista salernitano Luca Raimondo ispirata ad Alfonso Gatto. Le copie saranno stampate su carta fine art, firmate, numerate e corredate di certificato di autenticità.
Una serata di dopofestival, sabato 13 giugno alle 23.30, per ricordare con aneddoti e let-ture il primo grande direttore artistico di SalernoLetteratura, Francesco Durante. Sorseg-giando, ovviamente, gin tonic insieme agli autori e alle autrici della giornata.
Torna per il secondo anno il “rovesciamento” dello schema canonico di presentazioni e festival: diventano protagonisti i lettori e le lettrici, in collaborazione con i circoli di lettura del territorio. A raccontarsi saranno gli appassionati alle storie e non coloro che le scri-vono: abitudini, tic, innamoramenti, delusioni. Uno spazio di condivisione per puntare il riflettore su quella strana tipologia di umano che ama (ancora) i libri.
Pensata per studentesse e studenti dai 16 anni in su, è una vera e propria scuola con due indirizzi: scrittura creativa coordinata da Linda Barone, dedicata alla rielaborazione di brani noti, e giornalismo culturale, curata da Oscar Buonamano ispirata ai volti femminili del giornalismo.
Il festival propone anche quest’anno la sua scuola di lettura, (Iscrizioni aperte dal 31/05 al 14/06). Roberta Lucca, Giada Trebeschi, Valentina Di Cesare e Roberto Ferrucci in veste di docenti daranno approfondimenti di letteratura contemporanea. Dal lunedì al sabato.
Il laboratorio mattutino di audiovisivi dedicato ai giovani videomaker dagli 11 ai 13 anni. Dalle ore 9.30 alle 13, cinque mattine (dal lunedì al venerdì) dedicate alla scoperta di suoni e suggestioni nascoste nell’ambiente che ci circonda, sotto la guida esperta di Roberto Pisapia.
Una performance a cura di Alice Melloni che celebrerà le ventuno Madri Costituenti che vede anche la collaborazione del Comitato Provinciale ANPI di Salerno.
Da segnalare anche quest’anno il Premio Salerno Libro d’Europa con Elgas, autore di Ma-schio nero (edizioni e/o), Nicole Flattery, autrice di Niente di speciale (La Nave di Teseo), Andreea Simionel autrice di La ragazza d’aria (Rizzoli). Il supervincitore, scelto dalla giu-
ria popolare, sarà decretato durante l’edizione del festival. Sponsor unico Bper banca. Salerno Letteratura ospita il Premio Demetra che nasce per dare un riconoscimento alla letteratura ambientale ed è promosso da Comieco – Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica. Per la prima volta il Premio verrà conferito a Salerno ai vincintori di tre delle quattro sezioni in concorso, ossia Narrativa, Saggistica e Graphic novel, cui si aggiunge un premio speciale per un’ulteriore pubblicazione giudicata meritevole. Il premio per la sezione ragazzi verrà invece conferito in Luglio ad Elba Book. La giuria è composta da: Ermete Realacci (Presidente), Carlo Montalbetti (Comieco), Duc-cio Bianchi (Responsabile scientifico), Ilaria Catastini (editore, Albeggi Edizioni), Giorgio Rizzoni (Responsabile didattico) e Paolo Barcucci (curatore di mostre), cui si è affiancata una giuria popolare tutta salernitana, composta da appassionati lettori impiegati in alcu-ne aziende del territorio. L’edizione 2026 si svolge grazie a: Seda, Symbola, Salerno Pulita, 100%Campania, Boccia industria grafica, Banco di Lucca e del Tirreno.
Ritorna la Serata Stregata, incontro con le autrici e gli autori della sestina finalista del Premio Strega 2026. Grazie alla collaborazione con la Fondazione Bellonci, Salerno Lette-ratura incontra i finalisti del Premio Strega: Michele Mari, Matteo Nucci, Bianca Pitzorno, Teresa Ciabatti, Alcide Pierantozzi e Elena Rui. A dialogare con il pubblico le scrittrici e gli scrittori che a luglio si contenderanno la vittoria. Un’occasione speciale per immergersi nel “mondo stregato” della narrativa italiana.
Si rinnova la riflessione sulla letteratura d’impresa e sull’importanza di valorizzare la lezione dei migliori maestri italiani dell’economia con il Premio Letteratura d’impresa. Promosso da Festival Città Impresa-ItalyPost, il Premio si propone di favorire le produ-zioni editoriali che raccontano la peculiarità del mondo produttivo italiano, con la finalità di promuovere una “nuova narrazione” dei sistemi imprenditoriali ed una moderna cul-tura di impresa. Due le cinquine finaliste dell’edizione 2026. Per la narrativa: Il maestro silenzioso. Giacinto Cottino (1927 – 2022) (Guerini Next) di Francesco Antonioli; Cuoio (Einaudi) di Gabriele Cavallini; Prendersi tutto. Io Aristotele Onassis (Neri Pozza) di Anna Folli; Un milione di scale. Le ragazze della Rinascente (Neri Pozza) di Giacinta Cavagna
di Gualdana; Mina. La formula di un successo italiano (Il Sole 24 Ore) di Frank Pagano, Marco Di Dio Roccazzella e Pierangelo Soldavini. Per la saggistica: Il futuro non aspetta. (Egea) di Stefano Caselli; Il coraggio e la visione. Alessandro Magno e la leadership ge-nerativa (Il Mulino) di Andrea Lipparini e Gianfranco Di Pietro; Pensiero e approccio stra-tegico. Patrimonio comune dell’impresa (Guerini e Associati) di Marco Vitale e Vittorio
Coda; Basta lavorare così: come trovare un equilibrio felice tra vita e lavoro (Bompiani) 4
di Silvia Zanella; La varietà necessaria del potere. (Guerini e Associati) di Alberto Felice De Toni e Eugenio Bastianon. Tra gli ospiti attesi a Salerno: Frank Pagano, Pierangelo Soldavini e Alberto Felice De Toni. Conduce Antonio Calabrò, Presidente Gruppo Tec-nico Cultura d’impresa di Confindustria e Museimpresa. Intervengono Antonello Sada, Presidente Confindustria Salerno; Andrea Prete, Presidente Unioncamere e CCIAA di Sa-lerno, Vincenzo Boccia, Past President Confindustria e Velleda Virno, Vicepresidente di Confindustria Salerno con delega alla Cultura d’Impresa. In collaborazione con Italypost, Confindustria Salerno, Settimana della cultura d’impresa, Camera di Commercio Salerno, Print Lito Art.
Salerno Letteratura ospita i vincitori della XV Edizione del Premio De Sanctis letteratura: Roberto Battiston, insignito del Premio Saggistica per Energia. Una storia di distruzione creazione e (Raffaello Cortina Editore, 2025) e Tonia Mastrobuoni, che ha ricevuto il Pre-mio Giornalismo con l’opera La Peste (Feltrinelli, 2025). A dialogare con gli autori sarà Pa-olo Di Paolo, membro della giuria d’eccellenza che ha selezionato i libri vincitori insieme a Corrado Augias (Presidente), Dacia Maraini, Annalisa Cuzzocrea, Carla Mellidi e Loredana
Lipperini. Saranno presenti i vincitori Tonia Mastrobuoni e Roberto Battiston con la parte-cipazione di Dacia Maraini in collegamento.
Club “Lettera 21”
“Chi ama la Cultura, la sostiene”. È con questa visione che in Confindustria Salerno è sta-to costituito il Club Lettera 21, composto da un gruppo di aziende associate partner del Festival Salerno Letteratura. Il nome richiama la storica macchina da scrivere simbolo di innovazione e cultura industriale italiana. Il Club vuole promuovere il ruolo sociale dell’im-presa come motore culturale e civile del territorio.
Ne fanno parte:
ASSOCIAZIONI: Confindustria Salerno Ance Aies Salerno
AZIENDE: Antonio Sada & Figli Spa, Apparati elettromeccanici e Telecomunicazioni srl a siocio unico, AET Holding Spa, Boccia Industria Grafica Spa, Caffè Castorino – SCM Srl,
Caffè Trucillo – Cesare Trucillo Spa Benefit Corporation, Chinotto Neri – I.B.G. Spa – D’Ami-co-D&D Italia Spa – Società Benefit, Di Mauro Officine Grafiche Spa – Società Benefit, Diel-lemme Srl – Società Benefit, Finanza.tech Spa – Società Benefit, Industria Grafica FG Srl, La Doria Spa, Michele Autuori Srl, O.M.P.M. Officina Meridionale di Precisione Meccanica Srl, Paolillo & Partners Divisione Industriale Srl, Plastica Alto Sele Spa, Radio RCS75. “Salerno Letteratura ha saputo intessere, nei suoi quattordici anni di vita, una rete di re-lazioni particolarmente ricca. La riprova è nell’attenzione che il mondo dell’imprenditoria ha sempre riservato al festival, senza mai far venir meno il proprio sostegno, neppure in stagioni difficili. Che ora si sia costituita un club come Lettera 21 per noi è dunque motivo di profonda soddisfazione. Vuol dire che esiste anche al Sud un privato illuminato che comprende appieno il significato civile del festival, l’importanza del suo apporto alla cre-scita del capitale sociale dell’intero contesto salernitano e campano. Di qui, un benvenuto e un grazie sentito a Lettera 21”, spiegano gli organizzatori.

“Ho depositato in Consiglio regionale la proposta di legge per il riordino del turismo in Campania”: lo rende noto Corrado Matera, presidente della Commissione Bilancio ed esponente del Partito Democratico, annunciando l’avvio dell’iter legislativo regionale dell’importante intervento organico che punta a riorganizzare la governance del settore, valorizzare tutti i territori della Campania e superare la frammentazione normativa esistente. “Il testo -sottolinea Matera- rappresenta il completamento di un percorso avviato durante il mio mandato da assessore al Turismo e proseguito con l’Assessore Felice Casucci, e che mira a contribuire alla semplificazione della materia”.
La Campania presenta un’offerta turistica estremamente articolata, che comprende grandi attrattori internazionali, città d’arte, aree costiere e interne, isole, borghi, parchi, cammini, turismo religioso, enogastronomico, termale e sportivo, fino alle nuove forme legate all’accoglienza diffusa e al turismo delle radici. Una complessità che richiede regole più chiare, strumenti di programmazione stabili e una governance capace di mettere in rete istituzioni, Comuni, operatori e territori. “La proposta di legge -spiega il consigliere regionale del Partito Democratico- interviene sull’assetto complessivo del sistema turistico regionale, con particolare riferimento alla programmazione, all’organizzazione e alla valorizzazione delle diverse tipologie di offerta, oltre agli strumenti di sostegno al comparto”.
Nel testo sono previsti, tra gli altri punti, gli Ambiti territoriali turistici omogenei, il rafforzamento delle DMO (Destination Management Organization), il riordino dei servizi di informazione e accoglienza turistica e la valorizzazione delle diverse forme di turismo: accessibile, sostenibile, rurale, religioso, enogastronomico, sportivo, termale, dei cammini, delle radici ed eventi. Non si tratta di un semplice aggiornamento normativo, ma di una legge di sistema pensata per superare frammentazioni e sovrapposizioni e rendere più moderno l’intero impianto del turismo regionale. “L’obiettivo -conferma Matera- è rafforzare il ruolo della Campania nel panorama turistico del Mediterraneo attraverso un modello più integrato e una maggiore capacità di coordinamento tra Regione e territori. È una riforma che guarda al futuro del turismo campano, ma che nasce dalla consapevolezza che ogni territorio, dalle grandi destinazioni internazionali ai piccoli borghi delle aree interne, rappresenta una risorsa preziosa per la crescita della nostra regione e per la costruzione di opportunità durature di sviluppo e occupazione”.
In questo quadro si inserisce anche l’avviso pubblico “Le Stagioni della Campania 2026-2027”, promosso dalla Giunta regionale e dall’assessorato al Turismo guidato dall’assessore Vincenzo Maraio, per un importo di 10 milioni di euro. In continuità con il lavoro tracciato negli ultimi 10 anni, l’iniziativa va nella direzione di sostenere i Comuni, favorire i partenariati territoriali e valorizzare le specificità locali attraverso itinerari integrati culturali, naturalistici ed enogastronomici. “Entrambe le iniziative -conclude il Presidente della Commissione Bilancio- si muovono nella stessa strategia di rafforzamento del sistema turistico campano e di costruzione di un’offerta più integrata, stabile e riconoscibile, capace di valorizzare le identità e le vocazioni dei diversi territori della Campania”.
A Casoria confronto su strumenti di partecipazione e ruolo dei giovani nelle istituzioni: “Le elezioni sono un passaggio, ora il lavoro vero nelle comunità”

“Il Network Giovani Campania apre una nuova fase di lavoro sui territori dopo la tornata delle elezioni comunali. A Casoria si è svolta una giornata di confronto e organizzazione che ha riunito giovani, amministratori e rappresentanti istituzionali anche in occasione della recente nomina del vicesindaco di Casoria, Gaetano Palumbo, a componente del Comitato Direttivo di ANCI Campania, elemento che ha offerto un ulteriore momento di dialogo sul ruolo degli enti locali e sulla partecipazione delle nuove generazioni alla vita amministrativa”.
L’incontro ha rappresentato un momento di rilancio del percorso sui territori, con l’obiettivo di rafforzare la partecipazione giovanile e consolidare il confronto tra giovani e istituzioni dopo le settimane segnate dalla tornata elettorale comunale.
“Le nuove generazioni non possono essere coinvolte soltanto nei momenti elettorali, ma devono essere protagoniste in modo stabile e continuo nei processi decisionali che riguardano le proprie comunità”.
“Nel corso dell’incontro si è discusso in particolare degli strumenti di partecipazione giovanile già esistenti e della necessità di renderli più accessibili, efficaci e realmente in grado di incidere sulla vita pubblica dei territori. Oggi più che mai serve passare da una partecipazione formale a una partecipazione concreta, capace di trasformare idee e proposte in azioni”.
Un passaggio è stato dedicato anche alla recente tornata elettorale comunale, richiamata come momento di impegno e partecipazione da parte di tanti giovani del territorio, senza rappresentare il centro del confronto, che si è invece concentrato sulla fase successiva e sul lavoro nei territori.
Alla giornata hanno preso parte il sindaco di Casoria, il vicesindaco Gaetano Palumbo, diversi consiglieri comunali, i consiglieri regionali Salvatore Flocco ed Elena Vignati e il coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle Salvatore Micillo.
“Il segnale emerso da Casoria è chiaro: c’è una generazione che non vuole limitarsi ad assistere, ma che chiede di essere parte attiva e riconosciuta nella costruzione delle scelte pubbliche. Dopo il voto si apre la fase più importante, quella del lavoro quotidiano nei territori, fatta di ascolto, presenza e proposta”.
“Il Network Giovani Campania continuerà a essere uno spazio di confronto e partecipazione per ragazze e ragazzi che vogliono impegnarsi nella vita pubblica, promuovendo iniziative e momenti di dialogo diretto con le comunità e le istituzioni. Le città crescono solo se chi le vive ha strumenti reali per incidere sulle decisioni. La partecipazione giovanile non può essere episodica o legata ai momenti elettorali: deve diventare una pratica strutturata e permanente nei territori”-concludono i ragazzi e le ragazze del Network Giovani Campania.
L’ennesimo battibecco con Netanyahu, che finora lo ha indotto a fare tutto quello che chiedeva o quasi, incorona una politica estera povera di idee strategiche e ricca di colpi a vuoto

(Mattia Ferraresi – editorialedomani.it) – Una delle misure della disperazione di Donald Trump è l’umiliante pervicacia con cui è costretto a rincorrere gli alleati, che talvolta si aggiungono agli avversari nella lista dei soggetti da tenere a freno. Il caso in questione è naturalmente Benjamin Netanyahu.
Il presidente ha in modo perentorio detto che «Israele e Iran devono immediatamente smettere di sparare», dopo lo scambio di missili del fine settimana. Poi ha aggiunto: «Entrambe le parti, Israele e Iran, stanno cercando di arrivare a un immediato cessate il fuoco! I negoziati finali sulla “pace” stanno procedendo, ma devono sottostare all’ignoranza o alla stupidità che si mettono in mezzo. L’embargo resterà in vigore e in piena forza fino a che un “accordo finale” non sarà raggiunto. Le cose devono procedere rapidamente».
Giusto il giorno prima Trump si era prodotto in un coro di reprimende contro il primo ministro israeliano, che disgraziatamente crede di essere alla guida degli eventi in Medio Oriente, quando invece «sono io che comando», come ha detto nella solita sventagliata di interviste arrabbiate.

Una settimana fa si era prodotto nella performativa esibizione di molte parole con la effe in telefonate infuocate con l’alleato che continua ad attaccare il Libano quando la Casa Bianca intima di smetterla e poi riaccende il conflitto con l’Iran che l’altro tentava invano di raffreddare.
L’ennesimo battibecco con Netanyahu, che finora lo ha indotto a fare tutto quello che chiedeva o quasi, incorona una politica estera povera di idee strategiche e ricca di colpi a vuoto. Nella tempestosa intervista a Meet the Press, finita con il presidente che lascia indignato lo studio, ha perfino detto di non avere «mai garantito niente nuove guerre» – e del resto «perché avrebbe dovuto costruire il più grande esercito del mondo?» – cosa sostanzialmente e tecnicamente falsa, visto che ha passato anni, anzi decenni, a ritagliare la sua identità politica con le forbici dell’isolazionismo e del disimpegno, in aperta opposizione con le avventure militari costruite sui pilastri dell’imperialismo americano.

Il negoziatore Trump ha sempre presentato l’imprevedibilità come una risorsa, proponendo continue variazioni sul tema tattico presentato molti decenni fa da Nixon con la sua “madman theory”. Ma applicata al Medio Oriente l’imprevedibilità trumpiana non produce una leva vantaggiosa, ma uno stallo senza risoluzione. Le tregue annunciate su Truth non sopravvivono al comunicato successivo, e dopo l’ultimo abbozzo di cessate il fuoco Netanyahu ha fatto sapere che l’esercito avrebbe continuato a colpire il Libano meridionale «come previsto», e il ministro della Difesa ha negato l’esistenza di una qualche tregua. Teheran fa lo stesso, e mentre il Trump assicura che i negoziati procedono «molto bene», il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, smentisce qualunque progresso.
Il risultato è che la politica estera di Trump gira a vuoto. L’embargo sui porti iraniani, che il tycoon definisce «la cosa più potente», serve in teoria a strappare un «accordo finale» di cui però nessuno conosce i termini. C’è poi il processo di erosione sul fronte interno, con la Camera che ha approvato, grazie al concorso di alcuni repubblicani, una risoluzione per limitare i poteri di guerra del presidente.
Ogni mossa di Trump è una reazione a uno stimolo precedente, non il tassello di un disegno strategico, e questo suo essere reattivamente in balia di eventi che suscita e alimenta ma non controlla è la cifra della indecifrabile postura della sua amministrazione.
Davanti al notaio. L’autorizzazione all’uso del nome, le molestie, il ruolo di Nicole: cosa non torna nel dietrofront

(estr. di Thomas Mackinson e Antonio Massari – ilfattoquotidiano.it) – […] Roma – Punta del Este. La ritrattazione di Graciela consegnata a un notaio il 29 maggio scorso va letta con attenzione per comprendere se, e su cosa, abbia davvero fatto dietrofront. E per farlo bisogna sapere quel che ha detto e documentato al Fatto tra aprile e maggio. Analizziamolo punto per punto.
[…] “Riguardo alla signora Nicole Minetti – dichiara Graciela al notaio – durante tutto il tempo in cui ho lavorato nella tenuta “Gin Tonic”, non ho mai presenziato né in alcun modo mi consta con certezza, che la signora Minetti fosse coinvolta in una presupposta operazione orientata a cercare, coinvolgere, ingaggiare o in qualsiasi modo indurre a partecipare o invitare prostitute da nessuna parte”. Il Fatto non ha mai scritto che lei avesse assistito personalmente ai festini. Riguardo alle “certezze” è sufficiente riportare la trascrizione di alcuni messaggi. “Nicole c’entra con l’organizzazione, è la maitresse anche oggi secondo te?”, le chiede il collega Thomas MacKinson. La domanda è centrata quindi sul suo ruolo di “maitresse”. E Graciela risponde: “Sì, lei c’entra con tutto, tutto… guarda le ragazze. Le ragazze devono fare esercizio, hanno la loro parrucchiera… Io… stiamo parlando di come era l’organizzazione fino a un anno fa. Io parlo di un anno fa. Nicole guarda le ragazze: questa mi piace, questa non mi piace…”.
Torniamo alla sua dichiarazione al notaio che riguarda “l’adozione del figlio”. Su questo Graciela spiega che “il focus dell’attenzione” di Minetti “è stato fondamentalmente diretto alla cura e all’educazione del bambino, che come ho già espresso pubblicamente, è molto allegro ed è in perfette condizioni”. Al Fatto aveva detto: “Il bambino sta sempre e solo con la tata uruguayana Fatima” e che “viveva praticamente 24 ore su 24 con lui”.
[…]
Terzo capitolo: le “molestie” subite da Giuseppe Cipriani. Graciela sostiene dinanzi al notaio: “Riguardo alla situazione con il signor Giuseppe Cipriani, indicata come molestia, devo chiarire che si è trattato di una situazione di molestia sul lavoro, conflitto risolto mediante accordo transattivo stipulato tra le parti”. Non specifica di quale tipo di molestia si sia trattato. E quindi non esclude affatto quel che ha già detto a MacKinson: “Ha cercato di baciarmi e un giorno mi ha chiesto un massaggio erotico (gli ho risposto che non facevo quel tipo di massaggio…). E l’ultimo giorno ha cercato di baciarmi di nuovo e voleva che lo toccassi. Mi sono rifiutata e la cosa non gli è piaciuta per niente”. Per dimostrare la veridicità del suo racconto allega un messaggio inviato alla factotum di casa Cipriani: “Io non faccio quel tipo di massaggio e Giuseppe mi ha insinuato molte volte di fargli un massaggio sensuale”. Nella sua dichiarazione davanti al notaio su questo punto non ritratta una sola parola rispetto a quelle consegnate al nostro giornale.
[…]
A proposito della “copertura mediatica”, Graciela precisa: “La rivelazione del mio nome in maniera non autorizzata mi ha causato un danno enorme nella vita lavorativa e nella vita privata. Questo danno ha la sua origine nella pubblicazione del mio nome completo in un mezzo di stampa italiano, nonostante io, di fronte alla loro richiesta, abbia detto loro in maniera espressa e chiara che non autorizzavo la pubblicazione né l’utilizzo del mio nome. Hanno anche travisato alcune delle mie affermazioni”. Il 9 maggio, giorno prima della stesura dell’intervista pubblicata l’11 maggio, MacKinson le scrive: “Allora, mi autorizzi a dire al direttore che faremo l’intervista con nome e cognome, ma con l’accordo che prima di pubblicare avrai tempo per leggere tutto e non verrà modificato dopo?”. Risposta di Graciela: “Sì”. Il 10 maggio, alle 16:01, MacKinson le scrive: “Buongiorno, come stai? Oggi è il giorno che cambia le cose, grazie a te”, per spiegarle che scriverà l’intervista in giornata. Alle 20:29 MacKinson le invia il file Word con la bozza finale dell’intervista, pregandola di leggerla e segnalare modifiche. Graciela replica: “Lo farò più tardi stasera”. Risposta: “Devo chiudere il giornale tra un’ora, per questo te lo chiedo”. Anche ipotizzando un malinteso, in questo passaggio non ritratta nulla e non muta il contenuto delle sue dichiarazioni al Fatto.
Dal notaio Graciela assicura che proprio perché “attenta agli involontari malintesi, distorsioni e al rumore mediatico che queste pubblicazioni di carattere giornalistico hanno generato” non parlerà più con nessun giornalista. Soprattutto per “ritrovare la mia tranquillità familiare, salvaguardare i miei figli e me stessa da un’esposizione pubblica non desiderata né cercata e focalizzarmi interamente sul recupero della mia vita e sulla ricerca di un nuovo orizzonte lavorativo”.
Infine, un’informazione molto importante. Che invece di chiudere il capitolo, potenzialmente lo riapre: “Affermo la mia totale disposizione a comparire dinanzi agli ambiti istituzionali o giudiziari dove sia formalmente richiesta, al solo fine di chiarire qualsiasi dubbio o fatto che, a causa della mia inesperienza davanti ai media, possa aver causato un danno ingiustificato a terzi o alle istituzioni”. Sarebbe davvero interessante se un magistrato italiano, o qualsiasi istituzione interessata a fare chiarezza su questa vicenda, accogliesse questo suo ennesimo invito.
Il ruolo dell’emissario di governo Deodato e il pasticcio Metropolitan –

(estr. di Tomaso Montanari – ilfattoquotidiano.it) – […] Alessandro Giuli vorrebbe essere ricordato come un libero intellettuale casualmente approdato alla carica di ministro della Cultura, e in quell’alto seggio eroicamente impegnato a difendere la libertà sua e della cultura medesima. Purtroppo (per lui, ma soprattutto per noi) ognuna di queste speranze è destinata a naufragare miseramente.
[…] Il grottesco servilismo dell’Accademia dei Lincei (o d’Italia?), che ne ha presentato in pompa magna un risibile libercolo stampato a spese del contribuente, non basta certo a camuffare la tragicomica inadeguatezza da semicolto, che deflagra ogni volta che prenda la parola; per non dire di quando venga ritratto mentre rende omaggio a eroi coloniali, travestito da nazista dell’Illinois. Ma, soprattutto, Giuli è libero e indipendente da Giorgia Meloni quanto un’ombra è libera dal corpo che la getta. L’ultima dimostrazione di tanta coraggiosa autonomia è l’incredibile decreto (datato al 25 maggio scorso) col quale il ministro ha rinnovato il Consiglio d’amministrazione della Galleria degli Uffizi. Brilla, tra tutti, il nome di Carlo Deodato: nientemeno che il segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri. Ecco che, con questo solo nome, gli Uffizi diventano una succursale di Palazzo Chigi: attraverso un filo direttissimo che sottopone il massimo museo italiano al controllo personale del capo del governo. Quale autonomia avrà il direttore del Museo con una simile figura nel suo Cda? Non che il direttore attuale smani per essere, e apparire, indipendente dai padroni del Paese: come certifica la sua imbarazzante partecipazione, giusto un anno fa, alla memorabile manifestazione di Fratelli d’Italia “Spazio cultura”, dove egli prese la parola tra Mollicone, Donzelli, Arianna Meloni, e sotto l’alta coordinazione culturale di Mario Sechi: toccando così il punto più basso in un’apparizione pubblica di un direttore degli Uffizi. Almeno finora.
[…] Accanto all’emissario di Chigi si allineano altri due nomi assai parlanti. Quello del professor Alessandro Campi, ordinario di Storia delle dottrine politiche a Perugia, a lungo organico alla destra (già direttore della fondazione di Gianfranco Fini) e tuttora sensibile al revisionismo storiografico e al rilancio di valori nazionalistici. E poi quello di Stefano Mugnai, già deputato di Forza Italia, candidato trombato della destra alla presidenza della Regione Toscana e oggi dipendente del Comune di Firenze. Del resto, lo stesso Deodato ha le carte in regola sul piano ideologico: già braccio destro di Renato Brunetta, “fece parlare di sé nel 2015, quando fu relatore della sentenza del Consiglio di Stato contro le nozze gay, e si scoprirono i suoi tweet contro i diritti delle persone lgbt” (così il Fatto). Cosa abbiano a che fare costoro con il governo dei musei, cosa sappiano degli Uffizi è un mistero: anzi, è tragicamente chiaro. Ed ecco allora il “colpo di genio” del callido Giuli: che va a New York a vedere la mostra su Raffaello e decide di nominarne nel Cda degli Uffizi la curatrice che lì lo aveva guidato (“come spiegava bene, signora mia…”). A mo’ di foglia di fico: a colmare, cioè, due vuoti, quello di una donna, e quello di qualcuno che abbia qualcosa a che fare con la storia dell’arte. Peccato che Carmen Bambach non sia solo un’autorevole collega storica dell’arte, ma sia anche conservatrice in un grande museo straniero (appunto il Metropolitan di New York) strutturalmente interessato al prestito di opere delle Gallerie degli Uffizi: il che comporta un evidente, quanto altamente inopportuno, conflitto di interessi permanente. […]
Tutto questo disastro certifica due cose. La prima è che questi famosi patrioti fanno solo danni alla Patria. E che, straparlando di nazione dalla mattina alla sera, poi prendono il patrimonio storico e artistico della nazione e lo affidano alla loro fazione: e non cambia solo una consonante. La seconda è che avevamo ragione quando, in non molti, scrivevamo che la riforma Franceschini avrebbe messo i musei nelle mani della politica, e che si trattava di fatto di una pistola puntata alle tempie del patrimonio culturale, e di una pistola che la destra avrebbe usato. Ecco, dunque, lo sparo: uno dei tanti di questo osceno governo. Postilla personale: ieri sera ho rassegnato le dimissioni dal comitato scientifico degli Uffizi, nel quale ero stato designato dal Consiglio Superiore dei Beni culturali nel 2021. Rimanere lì dentro, a dare consigli a un museo governato così, significherebbe essere complici. E almeno questo no: non in mio nome.
Difendo Erri De Luca perché la penso all’opposto di lui

(Piergiorgio Odifreddi – lastampa.it) – Leggo con interesse la notizia che il Festival Salerno Letteratura ha bandito Erri De Luca, o lo ha almeno declassato, perché lui ha dichiarato di essere sionista, e ha negato che ci sia un genocidio a Gaza. Vorrei anzitutto dichiarare la mia solidarietà allo scrittore, pur non conoscendolo personalmente, e benché io la pensi esattamente al contrario da lui: sono infatti antisionista, e affermo che ci sia un genocidio a Gaza. Ma il bello della vita è proprio che non la pensiamo tutti uguali. E il bello dei dibattiti è appunto discutere del perché la pensiamo come la pensiamo.
Nel mio piccolo, io lo faccio da sempre, e non solo in politica: anche nella religione, che è l’altro ambito in cui gli animi si surriscaldano. Io sono ateo, e ritengo che i monoteismi siano una tragedia per l’umanità, perché contengono in sé il germe della violenza: una tesi articolata in alcuni bei libri dall’egittologo tedesco Jan Assmann, scomparso un paio d’anni fa. Di conseguenza sono antigiudaico, anticristiano e anti-islamico, ma questo non mi ha impedito di dibattere amichevolmente sul giudaismo con Robert Aumann, premio Nobel per l’economia ed ebreo ultraortodosso, e sul cristianesimo con Joseph Ratzinger, teologo e papa ultracattolico.
I festival, a mio avviso, dovrebbero appunto proporre dibattiti fra persone che la pensano diversamente, a lasciare che a giudicare della bontà o della cattiveria delle posizioni da loro sostenute fossero gli spettatori, e non gli organizzatori. Salvo restando, naturalmente, che questi ultimi hanno tutti i diritti di invitare o bandire chi vogliono, e lo fanno tutti: a destra come a sinistra.
A me, per esempio, è recentemente successo il contrario che a De Luca: sono stato bandito dal Festival della Comunicazione di Camogli, perché antisionista. O meglio, per aver dedicato un capitolo del mio ultimo libro su Russell, guarda caso intitolato “Cattivo maestro”, all’ultimo appello lanciato dal filosofo il 31 gennaio 1970, tre giorni prima di morire: una lettera facilmente reperibile in rete, e caldamente raccomandata alla lettura, in cui già allora egli accusava Israele di fare ai Palestinesi esattamente le stesse cose che fa ora.
A onor del vero, mentre De Luca la notizia l’ha avuta direttamente dagli organizzatori di Salerno, io l’ho avuta soltanto per via indiretta. Può dunque essere facilmente smentita dagli organizzatori di Camogli, nel caso essi vogliano illustrare nei fatti il tema del Festival di quest’anno, che è “Coraggio”. Ma lo sanno loro, lo sanno altri, e dunque lo so anch’io (come diceva Andreotti, se uno vuol conservare un segreto, non deve confidarlo neppure a sé stesso). E, per inciso, non sono neppure l’unico bandito da Camogli, anche se io mi limito a parlare dei fatti miei.
A questo punto, con tutti questi banditi in circolazione, propongo modestamente a De Luca: perché non organizziamo noi un bel Festival dei Banditi, magari nella zona di Gaza occupata da Israele, e promettiamo fin d’ora di non bandire nessuno? Di banditi ne troveremo a iosa, in loco, e io mi prenoto fin d’ora per un dibattito con Netanyahu o Ben Gvir.

(estr. di Andrea Scanzi – ilfattoquotidiano.it) – […] La politica italiana era in crisi, ma per fortuna adesso c’è Vannacci. Il Generale Irrisolto ha creato un autentico bijou, dando vita a un partito che chiamerò qui – con approccio deliberatamente didascalico – “Trapassato Remoto”. Scrittore di livello stilistico rasoterra, e dunque di grande successo tra coloro che non hanno mai aperto un libro, Vannacci è una sorta di banalissimo Farinacci da discount, convinto (comicamente) di essere un Gigante e aduso a trattare a pesci in faccia i giornalisti, con toni patetici da bullo fuori corso. Vannacci dice le stesse cose che dicevano Meloni e Salvini in campagna elettorale quattro anni fa, però con ancora più foia e machismo d’accatto. Noioso e prevedibile come pochi, ricorda quei tizi assurdi che, al bar, si vantano per avere appena vinto la gara di rutti. E tu gli offri una Sambuca con la mosca per levarteli di torno. Politicamente vale un’ameba, dialetticamente vale un pinolo, ideologicamente è uno Starace sensibilmente meno caricaturale. E per tutti questi motivi, al prossimo giro, prenderà parecchi voti.
[…] Pur con tutti i suoi limiti, va però concesso al Generale Irrisolto di stare allestendo una classe dirigente di livello principesco. I meloniani sono deludenti, i renziani peggio ancora. Un disastro generalizzato. Invece in “Trapassato Remoto” il livello dei candidati è elevatissimo. La campagna acquisti del Generale Irrisolto si sta rivelando sontuosa. Un parterre de roi che pilucca dal meglio del meglio dei transfughi – figli di un Dio minore – di Fratelli di Donzelli, Lega Morta e Forza Gasparri. Quello di Vannacci è davvero un dream team autentico. Basta pensare al “Pistolero” (con rispetto parlando) Pozzolo, che dopo i fasti della celebre notte di Capodanno nel Biellese ci ha regalato pure l’incidente col Suv per “eccesso di aquaplaning”, con tanto di tasso alcolemico ampiamente fuori scala (guai però a chiamarlo “ubriaco”, altrimenti querela. Lo chiameremo allora “Alcolicamente Sbarazzino”, con un rispetto semantico che difficilmente avrebbero usato lui e Vannacci laddove l’incidentato con troppo alcol in circolo fosse stato un vile nonché abietto migrante). Strepitoso pure l’arrivo della Ravetto, nome mitologico a lungo in Forza Italia e poi nella Lega. Decenni fa la si vedeva spesso (per sua sfortuna) in tivù, poi è caduta nel dimenticatoio: sono lontani i tempi in cui, con vivo sprezzo del ridicolo, “indossava” il broncio efferato se Aldo Busi osava farle una battuta. Se non altro, il suo sbrocco tragicomico di qualche settimana fa con una giornalista di Rai News ha ricordato ai più smemorati quanto possa essere enorme la sua perdurante impalpabilità astiosa. Vannacci (sempre con rispetto parlando) sta “raccattando” di tutto e di più. Infatti ha appena accolto altri quattro Churchill da Lega e Forza Italia. Il famosissimo Attilio Pierro (?), l’irreprensibile Gianangelo Bof (??), il garbato nonché folgorato sulla via della […] Remigrazione Domenico Furgiuele e il leggendario Davide Bergamini. Uno che, il 27 gennaio 2026, ci fece sapere quanto segue: “Passo dalla Lega a Forza Italia per non farmi trascinare a destra da Vannacci”. E che poi, con coerenza adorabile, ci rivela ora: “Ho deciso di intraprendere un nuovo percorso insieme al generale Vannacci”. Daje Bergamini! E daje pure Antonio Maria Rinaldi, per gli amici “Bombolo”, l’esilarante economista euroscettico che farebbe tornare il buonumore financo a Scurati (forse). Una squadra simile non ce l’aveva neanche l’Olanda del ’74. Complimenti! Già che ci siamo, tra le sue ardite milizie non vorremmo che mancassero anche il Canaro, Jimmy il Fenomeno, Godzilla, Scaramacai, Pina Picierno, Leao, Emanuele “Frigna” Fiano, Nick Kamen, Minnie, la Pora Menca di Frassineto, Parenzo, Minetti & Cipriani, Capitan Harlock, Claudia Fusani, Marattin, Povia, l’Uomo Tigre, gli Oliver Onions e Pippo Franco. Stai riscrivendo la Storia, Farinacci-Vannacci: non fermarti proprio adesso!

(di Michele Serra – repubblica.it) – Nel misterioso mondo neo-primitivo nel quale ci siamo oramai inoltrati, con capi di Stato che sembrano capitribù, la guerra come prassi quotidiana di risoluzione (anzi, di non risoluzione) dei conflitti, le religioni impugnate come armi e le armi come unica religione condivisa, le istituzioni transnazionali ridotte a scatole vuote, può anche capitare che un singolo individuo molto ricco si improvvisi mediatore tra due Stati belligeranti (Russia e Ucraina) senza averne alcun titolo, né istituzionale né ufficioso.
È per il fatto di essere «uno degli uomini più ricchi del mondo» che Roman Abramovich cerca di mediare tra Zelensky e Putin. E se la ricchezza è una circostanza che, sia chiaro, non impedisce ad alcuno di avere le migliori virtù (possibile che Abramovich sia la più ispirata e saggia delle persone), sta di fatto che è diventata una forma di carisma, e anche di carisma politico, decisamente discriminante.
Fosse un elettricista, una cuoca, un insegnante o una dottoressa, a fare la spola tra Mosca e Kiev, ne saremmo tutti sbalorditi. Ci parrebbe di entrare in una favola — la favola della democrazia — nella quale la facoltà di incidere nella realtà delle cose è alla portata di tutti.
Invece è un oligarca, è uno straricco l’aspirante mediatore di pace: e ci pare del tutto naturale, quasi fisiologico, il suo sovrapporre al potere della ricchezza il potere tout court. Sono ricchissimo, dunque posso trattare da pari a pari con i capi di Stato.
In attesa di una sapiente riorganizzazione dei non ricchi (chissà mai che possano dire la loro, e addirittura contare qualcosa), mettiamoci comodi e godiamoci lo spettacolo di questa nuova Età dell’Oro. L’acciaio delle armi e l’oro delle monete, come nelle saghe arcaiche.

(Di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – C’è una donna, in Uruguay, che ha bisogno di aiuto. E lo chiede, lo grida per tre mesi. È Graciela Mabel De Los Santos Torres, 51 anni, massaggiatrice disoccupata. Dice di aver subìto molestie sessuali da Giuseppe Cipriani nel suo ranch “Gin Tonic” a Punta del Este, di aver visto festini per vip con ragazze anche molto giovani, selezionate da Nicole Minetti e portate lì dai bordelli locali e […]