
(estr. di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – […] Crescita zero. “Quando ho sentito Virginia Libero, ho detto speriamo che cresca” (Romano Prodi, 19.9). E poi magari rincoglionisca.
Guerra ibrida. “Droni sulla casa di Onorato: prima e dopo il maxi show di Ultimo a Tor Vergata, i dispositivi si sono fermati sul giardino del politico. Scatta la denuncia” (Repubblica, 14.9). Mi sa che ha stato Putin.
[…]
Good news. “L’Europa fa le prove per una guerra contro la Russia sempre più possibile” (Foglio, 19.9). Non è un amore?
Polito el Drito. “Pace, guerra e disertori. Citare la Carta a vanvera” (Antonio Polito, Corriere della sera, 20.9). Finalmente una severa autocritica.
Che bel vedovo. “Schlein e Conte alla festa romana di Bonelli e Fratoianni. Il fatto che non sia stato invitato Renzi la dice lunga sulla compattezza dell’alleanza larga” (Bruno Vespa, Messaggero, 29.8). Ma perché non te lo porti a casa e te lo metti in giardino?
Interesse di conflitto. “Tra i venti punti principali del M5S compare quella che può essere letta come una norma ‘anti-Renzi’: una ‘vera legge contro il conflitto d’interessi’ accompagnata dalla regolamentazione delle lobby” (Repubblica, 19.9). “C’è anche la norma anti-Renzi” (Domani, 19.9). Una volta da sinistra si invocava una legge sul conflitto d’interessi: ora la chiamano “norma anti-Renzi”. È l’evoluzione della specie.
Cernobyl/1. “Più il campo si affolla di questi fuochi fatui, più Giorgia appare come l’unica luce che, bene o male, resta fissa al suo posto” (Tommaso Cerno, Giornale, 15.9). Ducia, tu sei la luce.
Cernobyl/2. “Conte applaude Francesca Albanese, mentre l’inchiesta su Mohammad Hannoun ipotizza finanziamenti ad Hamas, in un’alleanza scriteriata che ci farà rimpiangere banchi a rotelle, Superbonus e tutte le altre follie che hanno sfasciato il Paese” (Cerno, Giornale, 20.9). Tutte “follie” che non c’entrano una ceppa con la Albanese, che non c’entra una mazza con Hannoun, ma che Cerno votò come senatore del Pd e di Iv nel 2019-2020.
Manca solo lui. “Il Grande Fratello Vip è l’Inps di chi non ce l’ha fatta” (Aldo Grasso, Corriere della sera, 19.9). E perché non l’hanno invitato?
Gesù, chi era costui? “Un Avvenire disarmante. Il giornale Cei e l’imposizione del pensiero unico pacifista. Gli altri zitti” (rag. Claudio Cerasa, Foglio, 16.9). Avranno mica letto il Vangelo?
[…]
Nazisti sinfonici. “Kiev, operazione Vivaldi… La vastità dei successi dei comandi di Kiev emerge dalle dichiarazioni del comandante della Terza Armata ucraina, Andrij Biletskyi, il quale ha rilevato che la ‘prima sinfonia‘ della Quattro Stagioni è riuscita con soddisfazione” (Corriere della sera, 18.9). Se lo dice il fondatore del battaglione nazista Azov, dev’essere vero.
Sempre di parola. “Ucraina, tregua energetica annunciata dalla Casa Bianca. Zelensky: ‘La rispetteremo, Mosca non lo farà’” (Repubblica, 15.9). “Russia colpisce Kiev, Ucraina risponde con drone su centrale nucleare di Kursk” (Euronews, 19.9). Ecco, appunto.
Gelosona. “L’allerta di von der Leyen per l’Ue: russi e sovranisti vogliono farci a pezzi” (Corriere della sera, 17.9). “L’allarme di von der Leyen: ‘Russi e ultranazionalisti vogliono frantumare l’Europa’” (Repubblica, 17.9). Teme che le rubino il lavoro.
Radicali liberi. “A parte qualche voltagabbana, i radicali non diventarono mai berlusconiani” (Francesco Merlo, Repubblica, 13.9). Infatti nel 1994 Berlusconi fondò Forza Italia e Pannella e Bonino si fecero eleggere con lui.
L’ideona. “Il risveglio dell’Europa… Ieri si è compiuto un piccolo miracolo di natura ucraina. Il primo ministro canadese ha portato il suo Paese in Europa” (Paolo Mieli, Corriere della sera, 18.9). Dev’essere la deriva dei continenti. Ora attendiamo con ansia l’Australia.
Intercettazioni bomba. “Le chat fra Cianfoni e lady Lavitola: ‘Valterino adesso va dall’avvocato?’” (Verità, 10.9). “Le chat fra l’ex di Lavitola e l’amica di Ranucci: ‘Valter è andato dall’avvocato?’” (Corriere della sera, 10.9). E non avete ancora letto quella ancor più clamorosa: “Oggi piove?”.
Rsa. “Ho letto Travaglio, lo so, ho messo a repentaglio la mia salute mentale” (Giancarlo Loquenzi, Facebook, 18.9). E niente, si scorda sempre di chiamare l’infermiera e di prendere la pastiglia.
Onan il Barbaro. “Sul no alle armi all’Ucraina, Conte dovrà fare pippa” (Filippo Sensi, senatore Pd, 17.9). E lui, modestamente, la nacque.
Chissà perché. “Meloni tifa Schlein leader del Campo largo” (Dubbio, 18.9). Ma non mi dire.
La storica. “La promessa di Colosimo: ‘Scriveremo la vera storia sulle stragi mafiose’” (Dubbio, 9.9). Con l’amico Ciavardini. Su Topolino.
La cura. “La galera inizia a piegare Roggero: ‘Potevo essere meno impulsivo’” (Verità, 17.9). Ma quindi gli fa bene.
[…]
Il titolo della settimana/1. “Gualtieri, l’intesa con Mamdani” (Stampa, 20.9). I tombini a Roma viene a sturarli lui?
Il titolo della settimana/2. “Il dovere di sostenere Kiev” (Massimo Giannini, Repubblica, 19.9). Dài che stavolta si arruola.
Il titolo della settimana/4. “Brusca torna in aula per parlare di Dell’Utri, ma è ritenuto inattendibile” (Foglio, 9.9). Da Dell’Utri.
Il titolo della settimana/6. “È un giallo pure il cuoco di Lavitola” (Libero, 8.9). Sarà cinese.
Il titolo della settimana/5. “Antonino Monteleone: ‘Ranucci mi ha deluso, parla con Lavitola e non con me’” (Verità, 7.9). E fattela una domanda, no?

(Andrea Zhok) – L’Europa è un’area di trasformazione industriale con scarse risorse energetiche e minerarie proprie. Senza un approvvigionamento esterno è condannata a diventare terzo mondo.
Ma questa strada suicida è esattamente quella presa. Perché?
Due interpretazioni possibili.
La prima è l’integrale asservimento agli USA. Una compagine di venduti ai vertici UE+UK avrebbe accondisceso alle provocazioni sul fronte russo sfociate nella guerra, all’incendio americano del Medio Oriente, all’appropriazione brigantesca delle risorse petrolifere del Venezuela, sacrificando il vecchio continente.
I media a gettone avrebbero indorato la pillola canticchiando il solito tormentone sulla “difesa dei diritti umani” per giustificare qualunque barbarie.
La seconda è che la guerra sul fronte russo sia stata non tollerata, ma proprio pianificata, con la prospettiva di dare una spallata alla Russia, destabilizzarne il regime, ricondurla al periodo Eltsin, a stazione di rifornimento e terra di conquista per imprenditori senza scrupoli. Un rapido collasso economico, via sanzioni, avrebbe trasformato i ricchi giacimenti russi in disponibilità perenni e incondizionate.
Ma quale che sia l’interpretazione giusta, entrambi gli scenari portano allo stesso esito. Quanto più grave la situazione, quanto più pesante l’indebitamento, quanto più stretto il vicolo cieco in cui ci si è cacciati, tanto più ai dirigenti europei un ritorno sui propri passi appare impossibile. Come il giocatore d’azzardo che oramai si è giocato la macchina, la casa e un rene, uscire dal gioco sancirebbe semplicemente la rovina e dunque non gli resta che giocarsi anche l’altro rene e con ciò la vita in un’ultima scommessa del tutto per tutto. E la scommessa è la guerra, e il suo azzardo è che essa resti guerra di logoramento, un po’ ibrida, un po’ per procura, comunque convenzionale. In una guerra convenzionale a basso voltaggio e lunga durata l’UE+UK sperano di contare su maggiori risorse di uomini e denari.
Così, quel quadro che sembra folle, controintuitivo e perciò ancora implausibile a molti, il quadro di una guerra diretta con la Russia, sembra essere oramai l’unica direzione cui le oligarchie UE possono condurci.
Via libera della base a tutte le proposte da portare al tavolo della coalizione con Pd e Avs, elaborato in questo percorso. “Il governo non tiene, sì al voto anticipato”

(di Matteo Pucciarelli – repubblica.it) – MILANO – Il risultato non era in discussione, ma comunque: via libera della base degli iscritti del M5S al programma da portare al tavolo della coalizione con Pd e Avs, elaborato nel percorso di Nova. Venti punti principali, 159 votazioni proposta per proposta, 45 mila partecipanti.
“Adesso tocca a noi, il governo non tiene, ci saranno le elezioni anticipate”, dice Giuseppe Conte alla platea milanese, al termine della due giorni. “Siamo sull’orlo del precipizio, guerre dichiarate, confitti geopolitici e molti conflitti armati, dobbiamo trovare gli strumenti per poter dire che non ci stiamo, diffidando di chi vi vorrebbe a casa, indifferenti e diffidenti nei confronti della politica – spiega il presidente del M5S – La politica si può fare, dipende da quale. Chi ha sempre comandato e vuole continuare a comandare nell’opacità vi vuole a casa. Diffidate da chi dice ‘tanto è tutto uguale, state a casa’. No, non siamo tutti uguali. Questo è il tempo delle sfide decisive e delle scelte risolutive”.
Nel corso del suo intervento Conte attacca lungamente il governo e la maggioranza di centrodestra, per le scelte fatte in questi anni, per le incoerenze, contraddizioni e “truffe elettorali” di Giorgia Meloni. “La premier ha detto una cosa: ‘occhio a chi nel mondo non ama l’Italia. Vi do una notizia, chi non ama l’Italia è Palazzo Chigi. Noi sappiamo che cosa c’è dall’altra parte dopo 4 anni di governo, hanno avuto la possibilità di dimostrare dove stanno andando e dove vogliono portarci e diciamolo: c’è chi vuole più democrazia a parole, ma di fatto vuole il premierato per consegnare il potere nelle mani di una persona”, osserva. Secondo Conte, “c’è chi dice di ispirarsi a Borsellino, di volere una giustizia equa, invece vuole la magistratura sotto il tacco della politica”. E ancora il leader M5S sostiene che nel governo attuale ci sia “chi vuole norme per avvisare delinquenti e spacciatori prima dell’arresto. C’è chi ha detto e continua a dire, che vuole portare la meritocrazia e ha messo amichetti ai vertici dello Stato anche privi di competenze”. Infine, ha aggiunge, “di là sappiamo chi c’è, perché ora l’Italia è complice silente del genocidio a Gaza. Stiamo spendendo miliardi in armi, stiamo riarmando la Germania mentre lì stanno per arrivare i neonazisti al governo”, sottolinea l’ex presidente del Consiglio.
Conte parla da leader di sinistra, critica il neoliberismo che trasforma i cittadini in consumatori, rimette al centro la giustizia sociale: critica la “segregazione degli studenti”, le uscite di Antonio Tajani sulle donne, il concetto di remigrazione, e davanti a questo “non possiamo indietreggiare, ma partecipare perché siamo chiamati a operare con scelte forti di una politica radicalmente progressista”.
Sulla coalizione, Conte ricorda che a Nova da nessuna parte c’è il simbolo del M5S, e questo dimostra che “il nostro obiettivo è cambiare l’Italia, e non siamo disposti ad indietreggiare di un millimetro”. Partendo in primis dalla politica estera, “scuotendo il torpore e la rassegnazione alla guerra e ai grandi poteri finanziari”.
Guardando invece i risultati delle votazioni. Sul capitolo “L’Italia ripudia la guerra”, il 94,1% dice no al piano Rearm EU, il 91,8% all’aumento della spesa per la difesa e il 91,7% approva l’affermazione secondo cui continuare a inviare armi allontana la pace. Il riconoscimento dello Stato di Palestina arriva al 97,9%. Il minimo assoluto è il diritto di voto dai 16 anni nel Patto generazionale: 52,4%. Seguono il reddito di base per chi lavora nella cultura, 76,5%, e il capitale di partenza per i giovani, 78,4% di sì.
Il presidente del Consiglio preferisce i selfie e gli incitamenti dei giovani di Fratelli d’Italia alle domande dei giornalisti tenuti a debita distanza

(di Manolo Lanaro – ilfattoquotidiano.it) – Terminato il suo intervento dal palco di ‘Fenix’, la festa della formazione giovanile di Fratelli d’Italia, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, risponde nel retropalco alle domande di un influencer che ha una pagina su Instagram. Poi sembra lasciare il laghetto dell’Eur, dove era allestito il villaggio della festa nazionale di Gioventù nazionale, ma ha un ripensamento e sceglie di fare un giro tra gli stand. I cronisti presenti provano a rivolgere delle domande ma Meloni subito afferma: “Grazie non ho dichiarazioni da fare, una volta tanto fatemi fare una cosa che noi sia avere voi intorno”.
Meloni aggiunge anche un “basta, basta, basta” ad altre domande dei giornalisti. “Una volta tanto fatemi fare una cosa che non sia solo parlare con voi” ripete. “Ho fatto due conferenza stampa questa settimana”. Cita, la presidente del Consiglio e presidente di Fratelli d’Italia, la conferenza stampa dopo l’ultimo consiglio dei Ministri (in cui sono state concesse quattro domande alla stampa) e il punto stampa fatto a Oslo due giorni fa. Quando glielo facciamo notare, sbotta: “Non voglio parlare con voi, voglio parlare con loro”. Con i militanti. E dunque ci allontaniamo.
Seguono selfie d’ordinanza e cordone di sicurezza predisposto dai militanti di Gioventù Nazionale per permettere a Meloni di lasciare ‘Fenix’ senza ulteriori disturbi da parte dei giornalisti. Ma quando è prossima l’uscita, le facciamo notare che nel suo intervento, nel quale – oltre alle critiche a Pd e M5s – ha dedicato molto spazio al mondo della scuola, con novità per gli studenti stranieri, non ha dedicato neppure una parola allo studente originario del Congo che ha salvato l’insegnante dall’aggressione di uno studente italiano. “Ha fatto una grandissima cosa” risponde Meloni.
Il generale alla convention di Futuro nazionale a Orvieto: “L’eroe omerico non cede alla bellezza di Circe, non cede alle lusinghe, ma torna dalla moglie, e quando arriva stermina i proci e difende la propria famiglia”

(Concetto Vecchio – repubblica.it) – ORVIETO – “L’unico voto utile è quello per Futuro nazionale”. Roberto Vannacci, acclamato da cinquecento fedelissimi, accorsi a Orvieto per la convention organizzata dal suo sodale Gianni Alemanno, sembra chiudere a un’alleanza con il centrodestra alle politiche. O almeno, lascia intendere non sarà certo lui a chiederla. Questo allo stato dell’arte, poi da qui alle elezioni può succedere di tutto.
Vannacci ha fatto un comizio programmatico di quasi un’ora, alla fine di una mattinata, nella quale aveva già parlato più volte. È arrivato a dire che Ulisse ed Enea sono esempi di patriarcato mediterraneo, uno dei suoi cavalli di battaglia. Cosa intende? “Non è oppressione, possesso, violenza. È invece rispetto, devozione, il modello di famiglia che ci ha consentito di prevalere da duemila anni. L’idea dell’uomo che abbiamo è Ulisse che lascia la sua terra per difendere la patria. Non cede alla bellezza di Circe, non cede alle lusinghe, ma torna dalla moglie, e quando arriva stermina i proci e difende la propria famiglia”.
L’altro esempio è Enea, l’uomo che si carica sulle spalle il padre. Tutta la convention, intervento dopo intervento, è un inno ai valori iper conservatori, non lontano da lì un gruppo di manifestanti, di associazioni di sinistra, tra cui Articolo 21, Anpi, Spi Cgil, aveva organizzato un picchetto antifascista. “Le cose che dice Vannacci sono una ferita per l’Italia”, ha detto il senatore del Pd, Walter Verini, presente al sit-in. “Potete protestare quanto volete, per l’eternità, noi ci saremo sempre”, gli ha risposto Vannacci.
Il leader di Futuro Nazionale a Orvieto: “Non possiamo accettare che un’offesa a un ebreo sia considerata più grave di quella a un cristiano o a un islamico”
(repubblica.it) – “Tra poco nel Parlamento italiano si voterà una legge sull’antisemitismo, fortemente voluta da una certa parte politica. Noi voteremo contro“. Roberto Vannacci annuncia così, dal palco del Forum dell’Indipendenza italiana a Orvieto e tra gli applausi del pubblico, il voto contrario di Futuro Nazionale al ddl sull’antisemitismo. L’eurodeputato precisa: “Voteremo contro, non perché ce l’abbiamo con gli ebrei, anche se mi danno del sionista. Così come non ce l’abbiamo con le donne quando rifiutiamo il concetto di femminicidio, non abbiamo nulla contro gli ebrei. Però non possiamo accettare il principio secondo cui offendere un ebreo sia più grave che offendere un cristiano, un islamico o un buddista. Non lo possiamo pensare e concepire”.
Una parte consistente dell’intervento di Vannacci è dedicata alla guerra in Ucraina e al caso di Iuliia Mendel, giornalista ucraina e portavoce di Volodymyr Zelensky dal giugno 2019 al luglio 2021, successivamente allontanatasi dalla linea del presidente. Il 13 settembre Zelensky le ha inflitto sanzioni personali, accusandola di diffondere disinformazione e propaganda russa. Tre giorni più tardi, il 16 settembre, Mendel avrebbe dovuto parlare a Strasburgo, in un edificio del Parlamento europeo, durante l’evento “Ucraina: osare la pace. Diplomazia invece di escalation”, organizzato da eurodeputati dell’AfD: non si trattava di una seduta ufficiale del Parlamento europeo e tra gli interventi previsti figurava anche quello di Tino Chrupalla, co-leader dell’AfD. La security ha tuttavia impedito a Mendel di entrare nell’edificio. La giornalista ha collegato il diniego alle sanzioni che le erano state imposte tre giorni prima, riuscendo comunque a tenere il proprio intervento in videoconferenza. Il Parlamento europeo non ha fornito pubblicamente spiegazioni ufficiali sulle ragioni del mancato accesso.
“Giorni fa hanno cercato di impedire un evento con la dittatura della tecnocrazia europea”, esordisce Vannacci, che racconta quanto accaduto e cita alcuni passaggi dell’intervento di Mendel, con una frecciata a Stefano Bonaccini (“È stato persino proibito agli interpreti ufficiali del Parlamento europeo di tradurre quello che lei avrebbe detto. Noi ce ne freghiamo, come al solito, perché l’inglese lo capiamo, anche se Bonaccini dice che siamo ignoranti“). Il leader di Futuro Nazionale menziona le parole di Mendel: “”La pace non può essere pro-russa. Non ci sono condizioni migliori per la pace che adesso, ora“. Un’affermazione che Vannacci lega alle posizioni sostenute da tempo sul conflitto: “È quello che io vado dicendo da anni. Se noi avessimo accettato le condizioni di pace di tre anni fa, non saremmo in queste condizioni. Se noi avessimo accettato le condizioni di pace di due anni fa, non saremmo in queste condizioni. Non pagheremmo il gasolio due euro e tre al litro“.
Mendel, riferisce ancora Vannacci, ha richiamato un sondaggio condotto in Ucraina pochi mesi fa, secondo il quale il 66% degli ucraini preferirebbe “una brutta pace a una brutta guerra”. L’ex generale passa poi ad attaccare direttamente il presidente ucraino: “Zelensky non vincerà mai le prossime elezioni. Ed è per questo che non vuole che finisca la guerra. Non vorrebbe che si interrompesse il flusso di denaro che arriva in Ucraina e che arriva presso le compagnie che sono a lui affiliate”. Secondo la lettura proposta da Vannacci, il proseguimento del conflitto “non consentirà all’Ucraina di essere uno Stato indipendente ma lo trasformerà in uno Stato vassallo. Ed è già uno Stato vassallo, perché oggi l’Ucraina non possiede alcuna sovranità, ma si basa su risorse che vengono da stati esteri”. E aggiunge: “Ecco perché noi continuiamo a dire che oggi bisogna trovare la pace. E non è una resa, non è un lasciare la vittoria alla Russia, ma è l’unica soluzione per non consentire all’Ucraina di sparire come Stato sovrano. Ed è l’unica soluzione per fare l’interesse dell’Italia e degli italiani”. L’eurodeputato torna quindi sull’andamento del conflitto: “Più la guerra va avanti, più l’Ucraina perde popolazione e territori. L’esercito russo continua lentamente, ma inesorabilmente, ad avanzare sul territorio ucraino”.
Poi richiama nuovamente Mendel, secondo la quale “tutti dicono che bisogna sconfiggere la Russia, ma nessuno ci dice come e con quale mezzo”. Vannacci ribadisce quindi la propria critica alla strategia occidentale: “Nessuno oggi ha definito la vittoria. Il concetto di vittoria da parte di Zelensky è cambiato venti volte. Non c’è né un termine della vittoria, né ci sono i mezzi per conseguirla. L’Occidente è stato talmente ipocrita che non si è messo nelle condizioni di poter vincere questa guerra. Perché evidentemente l’unico modo per vincere questo conflitto è mandare i nostri soldati a morire al fronte. Forse avremmo qualche possibilità di vincerla. Ma siccome nessuno Stato europeo, e meno male, vuole mettersi in queste condizioni, noi non abbiamo alcuna possibilità di vincere questa guerra“. La conclusione è un nuovo attacco alla prosecuzione del sostegno militare a Kiev: “Proprio per fare gli interessi dell’Italia e degli italiani, noi siamo contrari a sostenere una guerra persa a oltranza e a sostenere l’invio di armi e risorse che fomentano questa guerra che comunque verrà persa”.
Iniziata la seconda giornata della kermesse M5S
(ansa.it) – Si chiuderà nel pomeriggio la seconda e ultima giornata di Nova 2026, la kermesse del Movimento 5 Stelle dedicata alla costruzione partecipata del programma da proporre agli alleati di centrosinistra.
A chiudere i lavori sarà il leader Giuseppe Conte. Alle 14 si concluderà il voto degli iscritti sulla bozza programmatica, articolata in 20 paragrafi, con i risultati attesi entro le 15.
La giornata al World Join Center di Milano si è aperta con il Nova Youth Forum, dedicato ai giovani. Alle 11.40 è previsto l’intervento dell’economista ed ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis. Spazio poi alla lotta alla mafia, con Federico Cafiero de Raho, Luca Tescaroli e Giuseppe Antoci, e all’intervento del senatore Roberto Scarpinato. Prima della chiusura di Conte è previsto un confronto tra Marco Travaglio e Mario Giordano.
Università: Meloni, tagli a favore privati? Schlein prova a dire una cosa vera
(LaPresse) – “Ho sentito dire proprio in questi giorni alla segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, che la Meloni sull’università taglia e apre ai privati. Ora io voglio chiedere: Elly cara, carissima, ma è possibile che tu non riesca a trovare un solo argomento vero per contestarci? Uno vero. Te te ne do io se vuoi. Dilla una ti prego!
Te le passo io sotto banco. Perché pure noi qualcosa sbagliamo, ma una vera. Come facciamo ad aver tagliato sull’università, se oggi il fondo dei finanziamenti è di 9,4 miliardi e quando siamo arrivati era 8,6?
E se è vero che io non sono un fenomeno in matematica, ma lì ci arrivo. E guarda, non si può fare opposizione così su tutto. Cioè, è un dato statistico, che su 5.000 cose, una buona, la dobbiamo aver fatta. Una”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni intervenendo a ‘Fenix’, l’evento di Gioventù nazionale in corso a Roma.
Meloni, per le opposizioni creeremo un conto per pagare il bollo auto…
(ANSA) – ROMA, 20 SET – Per le opposizioni “faremo il conto corrente dedicato per i nostalgici del bollo auto, così lo possono pagare”. Lo ha detto la presidente del Consiglio e leader di FdI Giorgia Meloni, sul palco di Fenix, la festa di Gioventù nazionale, formazione giovanile del suo partito. “Non si può fare opposizione così su tutto”, ha spiegato Meloni dopo aver accusato la segretaria del Pd Elly Schlein di “non trovare argomenti veri” per attaccarla.
“È un dato statistico che su 5.000 cose una buona la dobbiamo aver fatta, una. Manco quando abbiamo tolto il bollo della macchina a 14 milioni di veicoli gli è andata bene. Una volta che pensavamo di poter cantare insieme ‘bollo ciao, bollo ciao’ – ha aggiunto intonando il ritmo di ‘Bella ciao’ -, niente, non gli è andato giù manco questo. Loro lo vogliono pagare il bollo, loro lo vogliono pagare perché lo abbiamo tolto noi. Gli faremo il conto corrente dedicato per i nostalgici del bollo auto, così lo possono pagare”.
Meloni, in classe numero massimo di stranieri e divieto di burqa, norma in arrivo
(ANSA) – ROMA, 20 SET – “Sta per arrivare in Cdm un provvedimento che introduce per legge il numero massimo di studenti stranieri per classe, e introduce l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastco di imparare l’italiano, e introduce il divieto di burqa e hijab a scuola”.
Lo ha detto la presidente del Consiglio e leader di FdI Giorgia Meloni, sul palco di Fenix, la festa di Gioventù nazionale, formazione giovanile del suo partito.
Meloni, altro che bollo, Conte si pagava la campagna elettorale con il Superbonus
(ANSA) – ROMA, 20 SET – “Una risposta la devo anche ad alcuni presidenti di regione della sinistra, Movimento 5 stelle, Pd, che hanno detto: ‘i soldi della campagna elettorale della Meloni li pagano le Regioni’, riferendosi al fatto che le risorse per coprire la misura del bollo le toglieremmo alle Regioni, il che è falso. E lo abbiamo ampiamente già dimostrato, detto, ribadito, e loro lo sanno bene, ma sono abituati a fare politica così.
Però scusate, ma veramente avete la faccia di parlare di chi paga le campagne elettorali dopo lo schifo del Superbonus?”. Lo ha detto la presidente del Consiglio e leader di FdI Giorgia Meloni, sul palco di Fenix, la festa di Gioventù nazionale, formazione giovanile del suo partito.
“Dopo che avete accumulato 200 miliardi di debiti – ha continuato – che avete scaricato su questi ragazzi e sul governo successivo al vostro, perché Giuseppe Conte potesse andare in giro a fare la campagna elettorale dicendo che ti ristrutturavi casa gratuitamente. Ma non vi vergognate? Ma ci vuole coraggio… La campagna elettorale del Movimento 5 stelle ci è costata, è costata a ciascun italiano nel 2022 3.500 euro, anche a quelli che una casa non ce l’avevano, anche a quelli che erano appena nati, a tutti. Ecco quanto costano le vere campagne elettorali che faceva la sinistra”.
A. Fontana, vogliamo federalismo e ridare voci a nostri territori
(ANSA) – PONTIDA (BERGAMO), 20 SET – “Dove vogliamo andare? Verso il federalismo e verso un partito che sia organizzato, con istanze che vengano dal basso. Vogliamo ridare voce ai nostri territori”.
Lo ha detto il governatore lombardo Attilio Fontana dal palco di PONTIDA, parlando tra cori che si sono alternati da parte dei militanti, con chi scandiva “Matteo, Matteo” e chi gridava “Attilio, Attilio”. “E vogliamo che ci siano luoghi dove ogni territorio possa discutere il suo futuro – ha concluso -. La stella polare siete voi m il popolo della Lega”.
Fedriga, da Lega risposte ma rispettando le specificità dei territori
(ANSA) – PONTIDA, 20 SET – “La differenza della Lega è la capacità di dare risposte alle specificità con l’obiettivo di camminare tutti insieme ma con risposte specifiche che servono a un territorio, questa è la nostra forza. Non dobbiamo avere paura”. L’ha detto il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga dal palco di PONTIDA e ha incoraggiato il pubblico dicendo “Ricordatevi che noi quando portiamo avanti le nostre idee, contiamo perché siamo quelli che le cose le cambiamo. Continuiamo insieme le nostre battaglie”.
Romeo, vogliamo Lega più collegiale, squadra è parola d’ordine
(ANSA) – PONTIDA, 20 SET – “Viva la Lega, sempre. Facciamo risaltare sempre di più la squadra, un concetto vincente. Questa è la parola d’ordine”. Lo dice dal palco di PONTIDA il capogruppo della Lega in Senato e segretario della Lega Lombarda Massimiliano Romeo, che sta portando avanti con alcuni governatori le rivendicazioni per il Nord.
“Tutti facciamo parte della squadra e tutti insieme vogliamo che ci sia condivisione di responsabilità – conclude -. Da noi arrivano solo proposte costruttive per il bene del movimento. Noi vogliamo portare avanti il messaggio federalista. Non è un’operazione nostalgia, è la volontà di portare avanti temi attuali. Noi vogliamo una Lega più collegiale”.
Zaia, nella Lega un segretario c’è già, il riferimento resti il Nord
(ANSA) – PONTIDA, 20 SET – A chi gli dice che sarà il nuovo segretario della Lega Luca Zaia risponde, a margine del raduno di PONTIDA, che “c’è già un segretario, mi sembra ovvio”. “Io resto dell’idea che i territori di riferimento restino quelli del Nord, in un progetto di unità nazionale.
Le istanze del Nord devono essere accolte. Come c’è una questione meridionale è pur vero che c’è una quesitone settentrionale – spiega -. La quesitone sud va risolta ma ce ne è anche una del nord che è la locomotiva dell’Italia e ha bisogno di risposte, altrimenti questo paese va a finire male”.
“Questa è la festa del popolo, della Lega, non è una festa personale di Zaia, di Salvini, di Fontana o di qualcun altro – aggiunge il presidente del Consiglio regionale del Veneto -. È la festa del popolo, quindi oggi noi veniamo a PONTIDA, ormai io ci vengo praticamente da sempre, e dobbiamo avere il massimo rispetto per questi militanti, questi sostenitori e anche simpatizzanti che comunque dedicano il loro tempo libero al partito”.
A una domanda sulle divergenze con Matteo Salvini, Zaia risponde che “ognuno esprime le proprie idee. Si è fatto un congresso, ne prendiamo atto, dopodiché voglio ricordare che l’estrazione politica, sociale e culturale del popolo della Lega è variegatissima ed eterogenea ed è inevitabile che a volte ci siano posizioni che a volte non collimano al 100 per cento”.
“Io – ribadisce – resto dell’idea che i territori di riferimento restino quelli del Nord, in un progetto di unità nazionale. Le istanze del nord devono essere accolte, come c’è una questione meridionale è pur vero che c’è una quesitone settentrionale. La quesitone sud va risolta ma ce ne è anche una del nord che è la locomotiva dell’Italia e ha bisogno di risposte, altrimenti questo paese va a finire male”.
Zaia, Romeo va sostituito al Senato? No, squadra che vince non si cambia
(ANSA) – PONTIDA, 20 SET – “Queste sono le scelte che dovevano fare i senatori. Per quel che mi riguarda, non andrebbe cambiato, tra l’altro siamo a fine legislatura. E direi che squadra che vince non si cambia”. Così Luca Zaia, presidente del Consiglio del Veneto e storico leghista ai cronisti a PONTIDA che gli chiedevano se Massimiliano Romeo andrebbe sostituito nel ruolo di capogruppo della Lega al Senato, viste le sue critiche alla leadership di Salvini.
Lega: Romeo contestato da alcuni militanti al grido “Matteo”
(BG), 20 set – (Agenzia_Nova) – Il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, e’ stato contestato da alcuni militanti della Lega durante il suo intervento dal palco di Pontida al grido “Matteo, Matteo”, mentre altri hanno acceso fumogeni verdi.
Zaia, Lega è l’Autonomia, anche se a Roma gli viene l’orticaria…
(ANSA) – PONTIDA, 20 SET – “Noi siamo per l’autonomia, noi esistiamo per l’autonomia e il federalismo, c’è scritto nell’oggetto sociale, io lo chiamo così, nello Statuto: il movimento nasce per il federalismo e quindi queste prime quattro materie sono arrivate. Adesso si firmerà e si deve andare avanti. Io capisco che a Roma viene l’orticaria quando parliamo di autonomia, ma l’autonomia, come diceva il presidente Napolitano, è una vera assunzione di responsabilità”. L’ha detto Luca Zaia, storico esponente leghista ed ex governatore veneto, parlando con i cronisti a PONTIDA. E ha ribadito: “Se vogliamo un Paese responsabile e che abbandoni l’assistenzialismo, dobbiamo fare l’autonomia. E comunque l’autonomia, se non la facciamo per scelta, la faremo per necessità in questo Paese”.
SPAZI RISTRETTI E NOSTALGIA IL MESTO COMIZIO DI SALVINI CHE SA GIÀ DI COMMIATO
(Francesco Bei – la Repubblica) – Come ci si sente a guidare un partito in discesa costante, superato a destra da un movimento creato dall’uomo che avevi scelto come numero due, che solo un anno fa saliva con te sul palco di Pontida e accendeva il pratone? È una Pontida carica di mestizia questa di Matteo Salvini.
Pochi giovani, a occhio la metà dello scorso anno, spazi opportunamente ristretti da gazebo, palchi e torri di tubi innocenti a mascherare i vuoti. Sarebbe quasi augurabile se il problema fossero solo gli Zaia e i Romeo, e non la sensazione che questa Lega non abbia più niente da dire.
Matteo Salvini, in attesa del comizio di questa mattina, davanti ai giovani gioca la mozione degli affetti: «Ci sono ragazzi da Roma, dalla Sicilia e dalla Sardegna, dalla Calabria, il Trentino, ciò mi porta a essere sempre più convinto che la Lega vince se è forte, unita e libera da Nord a Sud e lo dico da milanese».[…]
In fondo questi ragazzi nemmeno erano nati quando Bossi gridava «con i fascisti mai», non c’erano nemmeno quando Salvini mandò a casa il Senatùr sconfiggendolo alle primarie del 2013. E si spellano le mani sentendo Salvini ricordarlo così, come se ne fosse l’erede: «Se io sono qua stasera è perché tanti anni fa un visionario seppe ridare orgoglio e speranza a un popolo». Forse è un po’ tardi per evocare lo spirito degli inizi, quando su questo pratone i militanti si contavano a decine di migliaia, mentre oggi per tappare i buchi ci si affida al laziale Claudio Durigon, che farà salire dall’odiata Roma ladrona seicento dei suoi, la sottile linea nera (dal colore delle maglietta, con dietro la scritta «Matteo siamo con te»).
C’è aria di smobilitazione e fanno quasi tenerezza questi ragazzi che sfilano con i fumogeni, come se stessero allo stadio, urlano «remigrazione» e «Veneto nazione», a beneficio delle telecamere, con le loro t-shirt piene di slogan machi scritti in fascio-font: «La Storia ci giudica, il futuro ci appartiene».
Ma poi, quando parlano dal palco, scopri che molti hanno fatto carriera, sono consiglieri comunali, provinciali, sindaci e consiglieri regionali. In cosa credono? Quando Roberto Calderoli annuncia che il federalismo è cosa fatta, la battaglia storica è vinta, che l’autonomia finalmente è arrivata, «anche se abbiamo dovuto aspettare 40 anni», non se lo fila quasi nessuno, stanno al bancone del bar a spillare birre. Salvini ripiega sul piano Casa, ma anche quello non scalda.
Allora resta l’amarcord, il vogliamoci bene, anzi “volèmose bene” tanti sono i laziali sotto il tendone. «Io ho fatto delle Pontide dormendo in tenda o in macchina – rimembra il segretario – anzi una volta degli amici mi portarono via pure l’Y10 con dentro la valigia e mi lasciarono sul prato senza vestiti. A 53 anni mi accontento di una stanza d’albergo, ma che tempi! Il bello della Lega è l’amicizia e la fratellanza». Ecco, soprattutto la fratellanza. Come quella che si è vista in queste settimane di fratelli-coltelli. […]
Chi sarà più credibile come leader remigratore? Non resta allora che rievocare il processo, la scampata condanna per sequestro di persona. Ecco Salvini-Mandela, con la mano destra sul cuore: «Mai avere paura. Quando volevano mandarmi 6 anni in galera, non era la paura del carcere a pesarmi, perché per la Lega, per il mio popolo, bisogna essere disposti anche a fare questo. Non avevo paura per me, ma pensavo al dispiacere per i miei figli». I giovani gli battono le mani, tutti in piedi gridano «Matteo, Matteo». Per una sera la magia ha funzionato.
La leader di Fdi Giorgia Meloni chiude con un intervento dal palco la kermesse Fenix, l’evento di Gioventù nazionale che si è svolto a Roma e che quest’anno si intitola ‘Il tempo del coraggio’: “Sta per arrivare in Cdm un provvedimento che introduce per legge il numero massimo di studenti stranieri per classe, e introduce l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano, e introduce il divieto di burqa e hijab a scuola”.

(di Annalisa Cangemi – fanpage.it) – La leader di Fdi Giorgia Meloni, ormai pienamente entrata in campagna elettorale, chiude l’edizione 2026 di Fenix, l’evento di Gioventù nazionale che si è svolto al laghetto dell’Eur a Roma, e che quest’anno si intitola ‘Il tempo del coraggio’.
Nonostante Meloni abbia negato più volte l’ipotesi di elezioni anticipate, sostenendo di voler arrivare alla fine della legislatura, il suo ultimo discorso, insieme alla recente misura annunciata per sospendere per un anno il pagamento del bollo auto, dimostrano che il voto potrebbe essere più vicino di quanto pensiamo.
“Non avete paura di nessuno, oggi voglio dirvi che sono immensamente fiera di voi. Siete uno spettacolo che infiamma il cuore. Che cos’è la politica quella vera se non la pretesa ostinata e irragionevole che il nostro passaggio non sia inutile? Voi date un senso, ed è la ragione per la quale avevo sinceramente bisogno di voi oggi. Sarò io oggi a prendere molto da voi, perché date senso alla fatica, alle speranze. Il punto non è il peso che hai sulle spalle, il punto è per chi lo porti quel peso e dove ti sta conducendo. Quindi grazie, perché ci dobbiamo domandare cosa vogliamo farci del tempo che abbiamo. La vostra scelta è molto chiara da questo punto di vista”, ha detto Meloni dal palco, parlando ai giovani di Gn.
“In un tempo in cui tutti vi dicono che dovete apparire, voi avete scelto di appartenere, sono due concetti molto diversi. Apparire è veloce, appartenere costa tempo. Tra apparire e appartenere cambia il modo di stare al mondo. Ed è lungo questa linea di frattura che passa molto. Avere un pubblico non è la stessa cosa di avere una comunità, perché quando hai una comunità c’è qualcuno disposto a dirti la verità, anche se non è quello che vorresti sentire. Questa idea di comunità è quella che noi vogliamo ricostruire. Per esempio nella scuola. Il conto salato poi lo paga un ragazzo a un colloquio anni dopo. Il conto lo paga chi per crescere e affermarsi può contare solo sulla scuola pubblica. È stato questo il più grande fallimento del ’68, di una rivoluzione che nasceva per costruire una scuola di tutti e per tutti, ma poi ha fatto l’esatto contrario. Dare a tutti gli stessi voti non significa dare a tutti la stessa opportunità”, ha detto Meloni, ricordando il concetto di ‘merito’. “Il livellamento verso il basso non è uguaglianza. A un ragazzo va insegnato che il rispetto di fonda sulle regole e non sulla loro negazione. Ecco perché abbiamo ridato dignità al voto di condotta. Non vogliamo ovviamente costruire ‘una scuola autoritaria’, ma il rispetto è una cosa seria. Nessuna società che voglia difendere i diritti può avere paura a parlare di doveri. Lo scorso anno vi ho detto che avremmo riformato l’esame di Maturità e lo abbiamo fatto”, ha ricordato Meloni, ricordando che chi fa scena muta viene bocciato.
“Abbiamo riportato nella scuola l’educazione civica con dignità di materia. E poi il valore di tutte le competenze, perché in Italia non devono esserci scuole di serie A e di serie B. I nostri ragazzi devono poter scegliere. Considero un traguardo la riforma del 4+2”, cioè la riforma dell’istruzione tecnico-professionale in Italia. “Sono fiera di annunciare che licenzieremo presto la norma che introduce la denominazione di liceoanche per gli istituti tecnico-professionali, perché fin dal nome vogliamo che sia chiaro che sono scuole di pari valore e che le persone che le frequentano sono di pari valore”.
“Se in una classe c’è un solo bambino che non capisce l’italiano riuscirà a imparare la lingua e a integrarsi. Ma se i bambini stranieri in una classe sono tanti quello non è integrazione è abbandono. Non esiste che in una classe a sentirsi in un angolo sono i bambini italiani perché sono diventati la minoranza. Non si può fare. Chiamare tutto questo integrazione è ideologia”.
“Sta per arrivare un provvedimento in Cdm che introduce il numero massimo di studenti stranieri per classe e introduce l’obbligo per i genitori di studenti stranieri di imparare la lingua italiana. Oltre a un provvedimento che introduce il divieto di insoddare a scuola il velo islamico, il niqab. La parità tra uomo e donna non è negoziabile”.
In quest’edizione di Fenix è stata anche annunciata la nascita del movimento European Young Conservatives, una rete composta da sedici organizzazioni giovanili di quindici nazioni europee. Il movimento che raccoglie l’eredità di un’esperienza nata oltre trent’anni fa e la rilancia per una nuova generazione politica europea. All’annuncio hanno preso parte il presidente dell’Ecr Party Adam Bielan e il segretario generale Antonio Giordano, che hanno decretato l’avvio del nuovo corso. Il nuovo presidente designato di European Young Conservatives è Maicol Pizzicotti Busilacchi, già segretario internazionale di Gioventù Nazionale, mentre Aleksandra Mazur-Groszkowska, rappresentante di PiS Youth, ricoprirà l’incarico di segretario generale. Un assetto che conferma la solidità dell’intesa italo-polacca anche nella nuova generazione dei conservatori europei.
“Una famiglia politica cresce davvero quando prepara chi verrà dopo. EYC deve essere il luogo in cui nascerà la prossima generazione di leader conservatori”, ha dichiarato Giordano. I rappresentanti delle organizzazioni coinvolte hanno sottoscritto sul palco il Manifesto di European Young Conservatives, dando forma a un ‘Living movement’ che punta a collegare esperienze politiche nazionali diverse e a fare squadra per unire le forze per le sfide del futuro.
Muro All’evento M5S a Milano, Conte ripete: “Il mandato è netto, inviare armi allontana la pace”. Ovazione per Francesca Albanese

(di Luca De Carolis – ilfattoquotidiano.it) – In un angolo due parlamentari raccontano: “La gente si offre già di fare comitati per Conte, soprattutto al Sud”. Davanti all’ingresso, un coordinatore regionale spiega: “Stiamo raccogliendo il materiale e preparando i volontari, ormai ci siamo”. E poi c’è il sondaggio di Nando Pagnoncelli, pubblicato ieri dal Corriere della Sera, con l’ex premier davanti a Elly Schlein, e neanche di poco, che gira sui cellulari e domina nelle chiacchiere tra veterani. Milano, World Join Center, in zona Fiera: le primarie sono già qui. È già aria di gazebo a Nova, l’evento dei Cinque Stelle che deve raccontare i venti punti di programma di governo del Movimento, in votazione tra gli iscritti fino a questo pomeriggio. Ma in questa grande scatola di vetro e metallo affollata da quasi duemila accreditati, con i cuscini colorati, i giochi per i bimbi e i pannelli del M5S color tortora, le proposte dei 5Stelle sono già una corsia verso le primarie, quelle che il M5S ritiene inevitabili. “Se si consulteranno le persone anche per scegliere il leader di questa coalizione non si sbaglierà” scandisce dal palco il capogruppo alla Camera, Riccardo Ricciardi. “Le primarie si faranno” riassume il presidente della Regione Campania, Roberto Fico.
Però prima bisognerà passare da un tavolo di programma di tutto il centrosinistra. E la prima botola resta quella, le armi all’Ucraina. “Continuare a dare armamenti a Kiev allontana la pace” recita il punto 17 del programma. Qualcuno l’ha interpretata come una formula per ammorbidire la linea. Ma i 5Stelle, tutti, giurano di no: “Giovedì in Consiglio nazionale qualcuno voleva una frase meno dritta, ma si è andati in altra direzione”. E se quelle parole suonano più educate di un no secco, “è solo per rispetto nei confronti del dramma dell’Ucraina, mica per aprire al Pd” assicura un dirigente. “Il nostro no all’invio di armi resta netto, terremo il punto” ribadisce Chiara Appendino. “E se il Pd non lo accettasse?”. “Non è un problema nostro” replica l’ex sindaca di Torino. E comunque anche Conte ripete che “le armi allontanano la pace: con la guerra e il riarmo non andiamo da nessuna parte”. Secondo l’ex premier “il mandato della base è chiaro: no all’economia di guerra. Al governo costruiremo percorsi di pace, saremo capofila in Europa, saremo contagiosi”. Prevedibile entusiasmo dalla platea, da cui partono timidi applausi quando citano la segretaria dei Giovani democratici, Virginia Libero, che ha esortato alla diserzione contro tutte le guerre. Conte invece chiede e ottiene un lungo applauso per Alessandro Di Battista, “un nostro compagno di strada”. E promette: “Nel primo Consiglio dei ministri cancelleremo una serie di norme sulla giustizia e quelle sulla sicurezza che reprimono il dissenso”. Parole da candidato a Palazzo Chigi, secco: “Non sono disponibile a vivacchiare”. Niente compromessi, è il sottotesto. Ma con i dem bisognerà trovarne: pure su Kiev. Anche se dalla destra del Pd Filippo Sensi attacca: “Altro che Nova, sono stravecchi come l’ipocrisia e il cinismo”. Nell’attesa, l’area riservata alla giovanile del Movimento – “ormai ne fanno parte quasi 10 mila ragazzi” spiega Vittoria Baldino – ricorda che prima bisogna vincere nei gazebo. Perché il voto dei ragazzi sarà fondamentale. Lo sa anche la platea, che riserva ovazioni a Francesca Albanese. Lei torna sullo sterminio a Gaza e bolla come “un’infamia” il ddl antisemitismo ora in discussione in Parlamento, che piace anche a un pezzo del Pd: “Isolerà ancora di più Israele ed è incostituzionale”.
A margine, la relatrice dell’Onu sui territori palestinesi occupati parla proprio dei dem: “Hanno bravissimi deputati, ma devono liberarsi della componente pro-apartheid”. La guerra resta il centro della giornata, con l’economista americano James Kenneth Galbraith che teorizza: “Continuare a comprare armi inutili porterà allo stesso collasso economico dell’Unione sovietica”. Oggi seconda giornata, con i risultati del voto online e il discorso di Conte: quello vero, dove “parlerà di futuro” sorridono i suoi.

(Simonetta Sciandivasci – lastampa.it) – Complimenti, italiane più belle che simpatiche: se siete “non appariscenti ma serie”, un discendente di Tajani potrebbe chiedervi in sposa. Non fatevi trovare impreparate. Se siete belle e affascinanti e avete per questo “la tendenza a mettere qualche cornetto”, ché si sa come siete fatte, invece, dispiace: non avete speranze. Il vicepremier 2 ha detto così: «Se quella bella poi ti tradisce non va bene. La meno vistosa ti garantisce la stabilità di casa e famiglia».
La moglie bella fa il marito cornuto, dicevano gli antichi e ora lo dice anche l’uomo che paghiamo per mediare tra Zelensky, Putin e Trump. E che però adesso, causa Vannacci, consegna il figlio alla vetustà della modestia per rinnegare la sua immagine di volto arcobaleno della destra di governo, che tanto piaceva a Marina Berlusconi, figlia di uno che avrebbe dato il Copasir a Kim Kardashian e la Difesa a Pamela Prati, e che chissà cosa penserebbe di questa apertura all’Italia rurale anni 50, che come in ogni campagna elettorale si ripresenta sotto forma di politico maschio che dice “Lo dico da padre”. Vi supplico, non arriviamo a rimpiangere il “lo dico da tombeur” del de cuius.
L’avvocato pesca pure tra i rivali, bocciati gli aiuti a Kiev

(estr. di Ilaria Proietti – ilfattoquotidiano.it) – […] Di sicuro il risultato fa felice il M5S: ieri il Corriere della Sera ha pubblicato un sondaggio sulle intenzioni di voto dei potenziali elettori del campo dei Progressisti che dà avanti Giuseppe Conte nella sfida alle primarie con Elly Schein. Ma la rilevazione di Ipsos premia la linea pentastellata anche su riarmo e guerra in Ucraina. In particolare il tema del riarmo europeo vede una maggioranza che si oppone all’ipotesi di arrivare al 5 per cento del Pil per la difesa. Poi c’è il nodo della guerra in Ucraina: il 36 per cento propende per proseguire il supporto militare al Paese aggredito, il 38 invece interromperebbe l’invio di armi per concentrarsi sulle vie diplomatiche. E anche nell’elettorato dem il sostegno a Kiev, pur prevalente, non è maggioritario, a dispetto della linea ufficiale del Pd oltre che della grancassa mediatica.
[…] Ma quello che in giornata fa esplodere le chat del Pd è la contesa delle primarie: Conte si aggiudicherebbe la vittoria nella sfida ai gazebo. Secondo Ipsos infatti può contare su un consenso più trasversale della segretaria del Pd che risulta più divisiva. Il leader del M5S infatti pesca abbondantemente anche tra gli elettori dem. Ma prima classifica e numeri. Conte si assicura il primo posto con una percentuale del 38 per cento, mentre Schlein è data al 22, seguita da un terzo candidato al 20. “Il prevalere di Conte è motivato dal fatto che ottiene oltre al consenso della stragrande maggioranza degli elettori pentastellati (78 per cento), un voto maggioritario a sinistra (54, presumibilmente motivato dagli orientamenti pacifisti sempre più marcati negli ultimi tempi), e otterrebbe anche il voto di un quinto circa degli elettori Pd e delle forze centriste” spiega Nando Pagnoncelli.
[…]
Al contrario Schlein fatica di più: “Solo la metà (49 per cento) degli elettori Pd voterebbe la propria segretaria, mentre il 20 per cento si orienterebbe su Conte, il 15 su un candidato terzo, il 16 è incerto o per scheda bianca o nulla; inoltre, la segretaria Pd otterrebbe scarsi consensi dagli elettori degli altri partiti”. E qui si torna al ribollire di ieri nelle chat del Pd. Specie attorno al ruolo di portavoti (per Conte) di Alessandro Onorato. Ma alcuni insistono sulla necessità di prevedere il ballottaggio come fa in chiaro Filippo Sensi, che segnala il rischio legato al voto on line caro ai 5Stelle: “Non vorrei che invece dei cinesi in fila, ci trovassimo a votare i bot russi…”. Ma a tenere banco è l’idea del “federatore” da mettere in campo lasciando ai gazebo solo la possibilità di incoronarlo. Ma chi? Viene evocato il maggiore gradimento registrato da Ispos sul nome di Silvia Salis. Ma c’è chi taglia corto. “Saranno primarie vere e Salis ha detto che non accetterà la sfida: i nostri elettori si dovranno accontentare di Schlein”.
Il capogruppo dei 5 stelle alla Camera: “Se non ci sarà una nuova legge elettorale, Meloni andrà a dimettersi al Colle e si andrà al voto”

(di Matteo Pucciarelli – repubblica.it) – Riccardo Ricciardi, capogruppo alla Camera del M5S, con quale approccio vi presentate al tavolo con gli alleati? Sull’Ucraina il no all’invio di armi è uno dei punti di maggior distanza con pezzi di Pd.
«La domanda “come aiutare militarmente l’Ucraina?” era valida quattro anni fa, non oggi. Kiev è diventato l’hub più innovativo e produttivo per quanto riguarda gli investimenti nelle armi, laboratorio di sviluppo numero 1 in Europa. Ha ancora senso continuare ad alimentare una dialettica e retorica belligerante? La base ci ha detto con chiarezza che serve una svolta».
Gli altri però vi rispondono: dobbiamo continuare ad aiutare gli ucraini. Voi dite di non farlo più con le armi: allora come?
«Intanto a non morire più e ad arrivare a una pace. È innanzitutto questo l’aiuto che dobbiamo dare».
Ma così non si rischia di lasciare l’Ucraina in balia di Putin?
«Ci sono due posture possibili: o scegli di essere un mediatore oppure di vedere nella Russia il nemico da sconfiggere. Finora l’Europa ha scelto di essere la controparte e così si è autoisolata, rinunciando a svolgere un ruolo politico e diplomatico».
Ma ci sono margini per trovare un accordo con il Pd oppure per voi è una linea invalicabile?
«Una coalizione progressista non puo fare la politica estera di Meloni. Noi l’abbiamo sempre contrastata e abbiamo sempre votato contro. Perché dovremmo perseguire sulla stessa strada?».
Alcuni sondaggi indicano Conte come il candidato più forte nel centrosinistra. Ci credete?
«Intanto siamo convinti che far scegliere alla comunità progressista sia il metodo migliore. Le persone vogliono partecipare. Se i sondaggi dicono questo, bene, ma oggi non li stiamo guardando: certe indicazioni saranno tangibili quando ci saranno regole e candidati. Di sicuro quei numeri rappresentano un attestato di stima nei confronti di Conte, perché le persone ricordano che è stato un grande presidente del Consiglio».
Ora c’è un cronoprogramma?
«Non ancora. Il nostro percorso come M5S è durato cinque-sei mesi, il resto delle forze della coalizione lo sapevano. Ora dobbiamo essere pronti il prima possibile, col programma e con le primarie».
A prescindere dalla legge elettorale con cui si andrà a votare?
«Credo di sì, per un fatto banale: se non ci sarà una nuova legge elettorale, Meloni andrà al Quirinale a dare le dimissioni e si andrà al voto. Non c’è una terza strada».
Su Renzi c’è l’altra linea rossa?
«Per noi il punto è che ci sia un programma chiaro per cinque anni. Sarebbe catastrofico costruire qualcosa che dopo due anni si frantuma. Dobbiamo mettere in piedi un progetto che sia in grado di durare per tutta la legislatura».
Nel programma non compare esplicitamente la parola “patrimoniale”, nonostante il tema fosse molto presente nelle richieste dal basso. Perché?
«Abbiamo punti molto concreti sulla redistribuzione e su un fisco più equo e progressivo. Scrivere semplicemente “patrimoniale”, senza avere a disposizione dati precisi, significava solo avere un gagliardetto. L’obiettivo è una tassazione più forte sulle rendite speculative, senza bisogno di uno slogan che ti espone soltanto agli attacchi. La prospettiva rimane comunque quella di combattere le disuguaglianze e non toccare l’economia reale, senza polarizzare il dibattito attorno a una parola».
Tra le proposte c’è anche l’istituzione di un ministero delle Politiche migratorie. Perché?
«Un fenomeno di queste dimensioni, epocale, deve essere governato e serve un ministero che ne abbia la responsabilità a 360 gradi. È paradossale che tutti parlino continuamente di immigrazione e poi non ci sia un soggetto istituzionale che abbia una responsabilità complessiva sulle politiche migratorie».

(estr. di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – […] “In generale Berlusconi non dava troppa importanza a quello che usciva sui giornali, perché secondo lui parlavano solo a una piccola élite”. Egli “non temeva per la presa che avrebbero avuto sul suo elettorato”. Che, sosteneva, si fidava solo di ciò che diceva lui. Ecco, se cercassimo pezzi di discontinuità tra il prima e l’attuale dopo della destra italiana, subito ce ne scodella uno lo strepitoso libro di Paola Zanca. Che ha raccolto i segreti del “Regista di Berlusconi” (PaperFirst) direttamente dalla inedita e croccante testimonianza di Roberto Gasparotti. L’uomo che ha curato tutte le apparizioni pubbliche del suo leader e capo assoluto, a cominciare dal video che iniziava con “L’’Italia è il Paese che amo”. Mentre, come sappiamo, per la premier underdog stampa, televisione e un po’ l’informazione tutta rappresentano un pericolo da cui stare alla larga, come la classica fossa dei serpenti (a meno che l’invito non giunga da luoghi protetti e inoffensivi, come la Rai dei Bruno Vespa, o la Mediaset dei Nicola Porro e Paolo Del Debbio). Un atteggiamento quasi opposto che può fornirci più di una spiegazione.
[…]
Certo, l’ex cavaliere aveva dalla sua la capacità di controllo assoluto sulla scenografia costruita a sua immagine e somiglianza e l’essere stato capace di sovrapporre (a colpi di editti, ricatti e censure) una comunicazione super controllata a una informazione perlopiù sottomessa. Altra carta vincente, come sappiamo, è l’aver saputo costruire una immagine che negli anni si è fatta leggenda: “Le canzoni-inno, i palchi bianchi, il divieto di ospiti vicino al podio, il prompter per leggere i discorsi, i bigliettini delle fan in tasca”. E poi, i capelli, il trucco, l’altezza poiché ogni appuntamento pubblico dell’inventore di Forza Italia doveva seguire un format preciso. Il racconto di un mistero narrato con accenti certamente gloriosi e gaudiosi (quasi mai dolorosi, per un sentimento di lealtà quasi filiale di Gasparotti). Di come un agente immobiliare, mezzo spiantato, sia riuscito a “vendere” agli italiani, per quasi un ventennio, una illusione abbagliante e avvelenata. La Meloni si accontenta di molto meno, attenta però a tracciare un solco netto con lo stile ruffiano e svaccato coltivato dai cortigiani del presidente-padrone (imperdibile la sfuriata dell’allora giovanissima ministra davanti al video musicarello di “Meno male che Silvio c’è”).
Scrive nella prefazione Marco Travaglio che il ritratto di Berlusconi tracciato dal suo regista-tuttofare “è anche quello della serva Italia che purtroppo gli è sopravvissuta”. È questo, purtroppo, un tratto deleterio di continuità di una nazione costantemente incline al servo encomio salvo poi, alla bisogna, capace di praticare con premeditata smemoratezza il codardo oltraggio nel celebrare la caduta dell’idolo di turno. Da quando c’era Lui a quando, adesso, c’è Lei si può dire che i Gasparotti (e i suoi eredi non pervenuti) si adoperino per allestire la scenografia più sfavillante e per vendere le bugie più farlocche. Anche se poi, come sempre, se il pubblico si stufa e smette di comprare, il circo chiude.

(di Michele Serra – repubblica.it) – Se vivessimo nel famoso “paese normale”, nessuno si chiederebbe dove è nato il ragazzino che ha accoltellato la prof a Roma, e di che colore è la sua pelle. E nessuno si chiederebbe dove è nato il ragazzino che l’ha soccorsa, e di che colore è la sua pelle. Staremmo discutendo di ragazzini e basta; della loro fragilità e della loro esposizione alla violenza, che i social trasmettono come i ratti e le pulci la peste; e della loro capacità di empatia, per aiutare una vittima e neutralizzare un aggressore.
Invece ci tocca la classificazione etnica dei protagonisti, è il bianco indigeno che ha offeso, è il nero importato che ha difeso; e in aggiunta ci tocca la mesta analisi delle idee della prof, che ama Almirante e di conseguenza “difende la razza”, è a favore della remigrazione che è un poco come essere a favore del ritorno del dentifricio nel tubetto, ma si sa che tra l’ideologia e l’intelligenza non sempre c’è un nesso.
Cosa che non la rende meno vittima, quella prof, e meno degna di soccorso e di solidarietà: ma oramai il quadro è avvelenato, niente è più leggibile per come la realtà lo ha scritto, anni e anni di schifoso razzismo e di disperato, affannato antirazzismo hanno trasfigurato le parole e gli sguardi.
A parti invertite (il nero che assale, il bianco che difende) la storia sarebbe diventata una bandiera per l’oscena propaganda razzista, che ha piantato le tende, da anni, nelle prime pagine dei giornali di destra.
La sola risposta intelligente e civile sarebbe ignorare totalmente quel criterio di giudizio. Non invertirlo: proprio ignorarlo. Non approfittare del fatto che è stato il bianco a violare e il nero a proteggere. Mi chiedo se ci siano ancora margini per farlo, e temo di no. La lettura cromatica degli episodi di cronaca è di per se stessa una vittoria del razzismo.