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Grillo attacca i 5 Stelle: “Sono un’altra cosa”. Conte: non parlo di lui


Il fondatore al podcast di Fedez accusa il leader: “Sussurra ai cavilli”. Oggi il voto della base sul programma: incognita armi

Giuseppe Conte 

(di Gabriella Cerami – repubblica.it) – Il reietto, l’avvelenatore di pozzi. «Io ho già dato», Giuseppe Conte, farina di Grillo, non vuole mangiarne più. E in questa guerra che ormai va avanti da anni l’ex premier fa argine al fondatore che vuole drenare i voti M5s, forse con un nuovo partito o comunque riprendendosi il simbolo in un’aula di tribunale. «Dica quello che vuole, ma Grillo non è più una questione che riguarda il Movimento», dice l’ex premier ospite di Dritto e Rovescio su Rete4. E poi l’affondo, che fa riferimento all’idea che il comico genovese voglia far cassa con il contrassegno a cinque stelle: «I problemi economici di Grillo non sono più i miei. A noi interessano i problemi economici degli italiani».

Il presidente M5s ha calibrato bene le parole, ha avuto una giornata per riflettere sul tenore delle risposte. In mattinata infatti erano uscite le anticipazioni dell’intervista di Grillo che andrà in onda lunedì a Pulp Podcast condotto da Fedez. L’ex garante non sta più in disparte, rintanato nella sua Marina di Bibbona o a Genova o in Sardegna. Invece si agita, fa telefonate e chiede di farle, contatta ex grillini o chiede di contattarli, tesse la sua rete ripartendo dai suoi fedelissimi. Sogna, secondo quanto raccontato dal Fatto Quotidiano, un partito realizzato anche con l’intelligenza artificiale.

Ma al di là della concretezza dell’evoluzione di questa operazione, il dato certo è che Grillo vuol far male alla sua creatura che adesso considera «un’altra cosa», rispetto a quella che lui e Gianroberto Casaleggio avevano creato. Tra l’altro, anche se con il figlio Davide i rapporti si erano raffreddati, viene raccontato che invece adesso i due siano tornati a parlare e non in modo sporadico. L’obiettivo comune è vincere la causa in tribunale e riavere il simbolo. Per farne cosa? «Metterlo in una teca», disse una volta Casaleggio junior. La prima udienza è fissata per il 17 gennaio. Con ogni probabilità non si farà in tempo ad avere un responso entro le prossime elezioni, nel frattempo però Conte sarà il bersaglio continuo del fondatore che non ha accettato la cacciata.

Quello con Fedez è solo un assaggio. «M5s ora è in mano al reverendo Jones, l’uomo che sussurrava ai cavilli», dice Grillo, «un Movimento che di progressista ha solo la paralisi della mente, progressiva». E poi ancora: «Andiamo in un caos straordinario. Mi sento postumo di me stesso da vivo, perché tutte le cose che dicevo vent’anni fa devono ancora arrivare».

L’intervista, pubblicata sugli account di Fedez e di Grillo, è stata poi rilanciata su Instagram dalla pagina di Esperia Italia, un canale media dedicato a politica e attualità fondato da Pietro Dettori, collaboratore dell’ex garante dai tempi della nascita del Movimento. Un’azione social che non è passata inosservata, in prospettiva futura, dentro e fuori il partito.

Il podcast, non a caso, andrà in onda il giorno dopo la conclusione dei lavori di Nova 2.0, l’assemblea M5S chiamata a decidere i punti programmatici che Conte dovrà sottoporre agli alleati quando si siederanno al tavolo di coalizione. Ieri, durante una riunione fiume del consiglio nazionale, sono stati scritti i quesiti da sottoporre da oggi al voto, tra questi quelli sulla politica estera.

In particolare la formulazione della proposta sul riarmo, se inserire o meno la questione dell’invio di aiuti militari in Ucraina. Intanto Conte manda un messaggio agli alleati: «Se qualcuno pensa di fare un governo progressista e continuare con la stessa politica del governo Meloni, inviare armi in Ucraina e riarmare la Germania, sappia che è impossibile». Parole, quelle su Kiev, che una gran parte del Pd ha già più volte respinto al mittente. Dopo Nova sarà tempo di compromessi.


La derisione è un’arma politica ma solo se va contro i 5 Stelle


(estr. di Antonello Caporale – ilfattoquotidiano.it) – […] Esiste il mondo diseguale, il giudizio diseguale e persino lo scherno diseguale. In politica vige una sorta di liberatoria dell’irrisione nei confronti dei Cinquestelle e non per quel che combinano in Parlamento, ma per come sono visti e interpretati. “Scappati di casa”, decretò nel settembre del 2019 Silvio Berlusconi e da allora risulta questa la definizione più tenera e ripetuta. Nel tempo la coscienza pubblica esercita una sorta di ammonizione quotidiana e solleva l’incolpazione tematica: ora traditori della Patria per via del conclamato “putinismo” del loro leader e per il rifiuto di finanziare l’armamento all’Ucraina in guerra, ora “incompetenti” in via definitiva, inadeguati e, in un crescendo di tenerezze, analfabeti, cattivi profeti, ipocriti all’ennesima potenza, distruttori delle finanze pubbliche, estremisti, sinistri, qui da intendersi in senso proprio e metaforico, pericolosi e anche forse comunistoidi; oppure, secondo un altro punto di vista, vannacciani di complemento, fascisti di segno e di matita, populisti alla radice… Nei loro confronti, e solo nei loro, esiste una sorta di autorizzata irrisione di Palazzo.

[…]

L’ultimo caso è davvero sorprendente. Giorgia Meloni abolisce la tassa automobilistica, “la più odiata dagli italiani”, in un tripudio di battimani. Pochi mesi prima aveva bollato Pasquale Tridico, candidato alla presidenza della Calabria, come un nuovo Cetto La Qualunque per via dell’annuncio da parte di quest’ultimo di voler abolire la tassa sulle auto dei calabresi. Giorgia “La Qualunque”, dunque? In effetti i grillini non si sono risparmiati nell’esagerare, e anche consumare vendette parolaie. Ma nel profondo solco della narrativa di Palazzo, dell’abitudine di tutti a estremizzare giudizi o impressioni.

Qui intendiamo soltanto segnalare la disparità di trattamento verbale, l’abilità dell’offesa solo verso gli uni, lo scherno come principio della contestazione e destino finale di una forza politica. Ogni Cinquestelle è o è stato uno “scappato di casa”, un “esperimento scientifico”. L’evoluzione della specie ha condotto Luigi Di Maio alla funzione di alto rappresentante dell’Unione europea per il Medio Oriente e il governo Meloni ha persino offerto il sostegno italiano per elevarlo a coordinatore delle Nazioni Unite per il Medio Oriente. Da allora lo status è mutato e anche le amicizie e l’ignominia, il ricordo di essere un “bibitaro” è scomparso, defunto sotto la coltre di lodi per la capacità del giovane leader ex grillino di aver saputo fare strada, diciamo così. Fece sorridere, anzi ridere (forse anche disperare), quando Di Maio collocò il generale golpista cileno Pinochet alla guida di una giunta militare di Caracas. Ma quando Giorgia spiegò, da deputata dell’opposizione, “di essere stata ultimamente a Dublino, in Scozia”, lo sdegno inaridì. C’è infatti scappato di casa e scappato di casa. Pensate se fosse capitato, che so, a Giuseppe Conte di ricevere la telefonata di due comici moscoviti, il duo Vovan e Lexus, scambiandoli per i rappresentanti della commissione dell’Unione africana e intrattenendo con loro un colloquio durato ben 13 minuti sui destini del Terzo mondo. Cosa avremmo detto, e soprattutto scritto?

[…] L’insolito, lo strano, l’eccentrico viene riferito anche quando quel Movimento convoca due grandi economisti come Jeremy Rifkin e Jeffrey Sacks. Troppa cultura in un movimento ignorante? Boh! Oppure la presenza di Yaris Varoufakis, ministro dell’Economia al tempo del governo Tsipras, troppo di sinistra per un movimento populista. Siamo all’insolito parterre, mancando paragoni perché altrove di convention e di parterre neanche l’ombra.


L’incoerente coerente


(estr. di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – […] Per sapere cosa farà domani la Meloni, basta ribaltare di 180 gradi ciò che diceva ieri: se era no, sarà sì; se era mai, sarà sempre; e viceversa. Abolire il bollo auto era roba “da Cetto La Qualunque” e “da venditori di pentole”: quindi l’ha abolito (anzi, sospeso per l’anno delle elezioni). Doveva “abolire le accise”: quindi le ha tenute. Voleva “una legge elettorale con le preferenze”: quindi l’ha fatta coi capilista bloccati. Gridava al golpe e s’appellava al Colle quando Renzi e Gentiloni imposero la fiducia sull’Italicum e il Rosatellum: quindi impone la fiducia sul Melonellum. Prometteva “l’elezione diretta del capo dello Stato”: quindi ha proposto quella del premier (e ha fallito pure lì). Voleva “abolire le Regioni”: quindi aumenta i loro poteri con l’Autonomia. Il Superbonus andava “tutelato” e “ampliato”: quindi l’ha cancellato. Annunciava che “la stagione dei bonus è finita”: quindi ne ha fatti una ventina. Le sanzioni alla Russia erano “follia”: quindi le ha moltiplicate. Condannava Israele per le stragi a Gaza e chiedeva “2 popoli in 2 Stati”: quindi non condanna lo sterminio a Gaza e si astiene sullo Stato palestinese. Prometteva “blocco navale e hotspot in Africa”: quindi ha aperto due Cpr (vuoti) in Albania. Annunciava “la caccia agli scafisti in tutto l’orbe terracqueo”: quindi ha liberato il loro capo Almasri sul volo di Stato. Giurava di non governare “mai con la sinistra”: quindi governa in Ue con i socialisti. Diceva “basta austerità e patti di stabilità”: quindi ha firmato il nuovo Patto di stabilità.

[…]

Doveva “superare la Fornero con quota 41”: quindi l’ha lasciata, anzi peggiorata (quota 41 mai vista). Era per “ridurre la pressione fiscale”: quindi l’ha portata dal 41,2 al 43,1% del Pil. Prometteva “asili nido gratis per tutti”: quindi per nessuno. La rete Tim doveva “restare italiana”: quindi l’ha venduta al fondo americano Kkr. Accusava gli altri di “svendere Alitalia a Lufthansa”: quindi ha svenduto Ita a Lufthansa. Garantiva “simpatia a chi scenderà in piazza per contestarmi”: quindi 5 dl Sicurezza per criminalizzare chi protesta. Durante il Covid accusava Conte di “non chiudere tutto subito”: quindi lo processa in Parlamento perché chiuse quasi tutto quando serviva. Paragonava a “pagliacci” e “cartomanti” le agenzie di rating: quindi si vanta perché ora promuovono lei. Annunciava la tassa sugli extraprofitti bancari: quindi non l’ha fatta. Diceva Sì al referendum contro le trivelle in mare: quindi ha ampliato le concessioni per trivellare in Adriatico. Scommetteva “sulla vittoria militare di Kiev”: quindi dice di non averlo mai detto. Sulle spese militari Nato non voleva superare “il 2% del Pil”: quindi ha firmato per il 5%. Perché lei, a suo modo, è coerente: quando dice una cosa, è quella opposta.


Andateci voi alla vostra guerra…


(Giancarlo Selmi) – Dopo averci deliziati con risatine, ammiccamenti, riferimenti più o meno espliciti, con l’unico intento di praticare lo sport più diffuso nella politica italiana: “la caccia a Conte”, la ridente Panella e il presunto storico, già rampante giornalista, Mieli, hanno chiarito il punto. Chi non la pensa come loro è automaticamente arruolato, sempre da loro, nell’esercito dei putiniani. Basta farsi delle domande, avere dubbi, osare addirittura di porre obiezioni e, puff, uno si ritrova magicamente, anche se Putin gli sta sul cazzo, a essere “putiniano”. Qualunque cosa questo voglia dire.

È la nuova frontiera della democrazia che, nel caso di Israele, s’intende applicare anche per legge: se ti permetti di avere dubbi sull’etica di quell’esercito, criticare il governo di quel paese, non l’intero popolo ma i fanatici, indignarti di fronte a un mostruoso genocidio, sei “antisemita”. Anche se sei uno di quelli che si commuovevano quando vedevano le immagini di Auschwitz, o piangevano alla visione di “Schindler’s List”. Niente, non vale più nulla, valgono solo le complicità e gli interessi di una parte della politica italiana con il Sionismo. Non vale neppure spiegare che le ragioni della tua indignazione di oggi, sono le stesse che ti hanno motivato a odiare i nazisti, odiare la Shoah e indignarti per l’antisemitismo.

La prima e la seconda sono due facce della stessa medaglia e vedono in prima linea i cosiddetti “riformisti” del PD. Gli amanti del riarmo, gli sdoganatori della guerra e grandi sponsor e firmatari, come nel caso di Delrio, della legge che intende imbavagliare chi, su Israele, non la pensa come loro. I nomi sono sempre gli stessi: Guerini, Sensi, Quartapelle, Delrio, Gori, Verini, Zampa, Malpezzi e, dulcis in fundo, il diversamente portafortuna Piero Fassino. Certo giornalismo funge da spalla, Conte diventa il bersaglio automatico. Sono i riformisti senza riforme, esclusa l’anelata riforma della Costituzione, soprattutto dell’art. 11 della Carta fondamentale.

Ed è perlomeno curioso che a questa gente non sia mai sfuggita una dichiarazione contro l’attuale governo, contro le destre, o contro chiunque che non sia Giuseppe Conte e la sua comunità politica. Sono monotematici, hanno un solo avversario politico e sono iperattivi. Lo sono molto meno nel lavoro a favore degli italiani, ma su Conte sono in aperta guerra. Non disdegnano l’appoggio dei giornali di Angelucci perché con loro hanno un nemico comune. Spalano fango, accusano l’avversario di aver detto cose che non ha mai detto, di avere posizioni che non ha mai avuto, di volere cose che non vuole. Conte come Vannacci, Conte come Salvini, sono solo due degli slogan più usati.

Sono democratici, quanto io sia nato in Lapponia. Il metodo è fascista. Il pacifismo, inteso come difesa del primato della pace e della diplomazia, ideale nobile, praticato e teorizzato da Berlinguer e dai padri fondatori di quel partito, quello delle origini ovviamente, richiamato dalla stessa Carta costituzionale, viene svilito, viene reso degno di risolini, ammiccamenti e spietati attacchi. È toccato alla Segretaria dei giovani del PD Virginia Libero, a passare sotto il torchio della intolleranza di quella gente. “Non dobbiamo vergognarci del pacifismo”, ha detto. Aggiungendo: “Non saremo noi i soldati delle vostre guerre, noi organizzeremo i disertori”. Ha osato troppo, è stata lapidata.

Brava Virginia, con te l’alleanza è naturale. Per quanto riguarda, invece, i tuoi “compagni” di partito, mi permetto di aggiungere: cari Guerini, Sensi, Quartapelle, Delrio, Gori, Verini, Zampa, Malpezzi, Fassino, perché non vi arruolate? Andateci voi alla vostra guerra del cazzo. Noi no, grazie.


Ranucci, La Russa attacca l’ex conduttore di Report: “Rai lo ha fatto diventare un ricco”


(Adnkronos) – Avete fatto diventare Ranucci un martire? “Per ora la Rai lo ha fatto diventare un ‘ricco’ , un giornalista che ha un buono stipendio”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa intervistato dal direttore del Fatto Peter Gomez a Fenix, LA festa di Gioventù nazionale.

LA RUSSA, SU NOMINE DELLA VIGILANZA RAI APPLICO IL REGOLAMENTO, È MIO DOVERE

(ANSA) – ROMA, 17 SET – Sui componenti mancanti della commissione di Vigilanza Rai “io ho il diritto e dovere di rispettare il regolamento”. L’ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, intervistato da Peter Gomez a Fenix, La festa dei giovani di Fratelli d’Italia in corso a Roma.

Il presidente ha ricordato: “Io ho aspettato due mesi, ho dato alle opposizioni altri 7 giorni, quindi se non faccio il mio dovere, io e il presidente della Camera, da regolamento provvediamo a riempire i vuoti.

E come da prassi, partiamo dal capogruppo e andiamo in giù, ma non scegliamo noi i nomi. Se non lo facessi non sarei super partes, bensì dalla parte di chi vuole che non si rispetti il regolamento. Quindi io lo farò. insieme a Fontana”.

LA RUSSA, CANDIDATO SINDACO DI MILANO? IL CENTRODESTRA LO SCEGLIERÀ E VINCERÀ

(ANSA) – ROMA, 17 SET – “Noi decideremo chi sarà il candidato del centrodestra, lo sceglieremo e vinceremo”. Così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, rispondendo a una domanda sul candidato sindaco di Milano, intervistato da Peter Gomez a Fenix, La festa dei giovani di Fratelli d’Italia in corso a Roma. E ha aggiunto: “Speriamo..se non ci credo io”.

LA RUSSA, AVREMMO POTUTO BACIARE VANNACCI E ACCOGLIERLO MA NON SIAMO COME LA SINISTRA

(ANSA) – ROMA, 17 SET – “Con questi sondaggi avremo già baciato in bocca Vannacci ma grazie a Dio siamo una cosa diversa rispetto alla sinistra”. Così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, riferendosi a Roberto Vannacci e a un’eventuale alleanza con il centrodestra, intervistato da Peter Gomez a Fenix, La festa dei giovani di Fratelli d’Italia in corso a Roma.

LA RUSSA, LA LEGGE ELETTORALE È ASSOLUTAMENTE DEMOCRATICA E COSTITUZIONALE

(ANSA) – ROMA, 17 SET – “Assolutamente sì”: così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, alla domanda se La nuova legge elettorale sia democratica aggiungendo che “è costituzionale”, intervistato da Peter Gomez a Fenix, La festa dei giovani di Fratelli d’Italia in corso a Roma. E ha aggiunto: “Il premio di governabilità evita il pareggio e non ha nulla a che vedere con La legge della Dc del ’53”.


Crosetto: “Diserzione non è termine positivo. I partigiani? Lotta di liberazione la fece l’esercito”


Il ministro della Difesa commenta le parole della segretaria dei giovani del Pd Virginia Libero: “È una parola che non avrei mai voluto sentir pronunciare da chi fa politica”

Guido Crosetto

(repubblica.it) – “Qualcuno che usa in termine positivo la parola diserzione a me colpisce molto, la parola diserzione riferita alla difesa dello Stato è una parola che non avrei mai voluto sentir pronunciare da chi fa politica, politica significa pensare al bene comune, non ho mai visto nessuno fare il bene utilizzando la parola diserzione”. Così il ministro della Difesa Guido Crosetto a margine dei lavori della quarta edizione del forum ‘Risorsa Mare’ organizzato da Teha Group in collaborazione con il ministero per le Politiche del mare all’auditorium dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Orientale alla Spezia commenta le parole della segretaria dei Giovani Democratici Virginia Libero.

“Non mi avete mai sentito pronunciare la parola riarmo in quattro anni da ministro della Difesa, – sottolinea – mi avete sentito parlare della parola difesa, tutta un’altra cosa, parlare di riarmo significa dare un’accezione negativa a uno dei sacri doveri e l’unica parola a cui la Costituzione mette di fianco l’aggettivo sacro, il sacro dovere della difesa, quello che devo assolvere come ministro. Non ha nulla a che fare con il riarmo”.

I partigiani italiani disertando dall’esercito liberarono il Paese? “Lei non conosce la storia – replica Crosetto alla domanda di un cronista -. Se conoscesse la storia, saprebbe che gran parte della guerra di Liberazione fu combattuta dalle forze dell’Esercito, che dopo l’8 settembre decisero di difendere il nostro Paese, combatterono contro i tedeschi, in 600mila furono deportati nei campi di concentramento, quindi la prossima volta prima studi la storia poi faccia le battute”.


Ad agosto pagamenti record per 739 milioni agli agricoltori italiani, oltre 2,7 miliardi nei primi 8 mesi del 2026


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(di Alessio Romeo – ilsole24ore.com) – Oltre 2,7 miliardi di euro erogati agli agricoltori italiani nei primi 8 mesi del 2026, con 739 milioni nel solo mese di agosto relativi ai pagamenti previsti dalla Politica agricola comune per la campagna 2026. La svolta digitale e la semplificazione amministrativa sono le principali motivazioni che hanno consentito di registrare una nuova accelerazione dei pagamenti a favore del settore agricolo in un momento cruciale per molte coltivazioni da parte di Agea.

L’Agenzia per le erogazioni in agricoltura prosegue con decisione il percorso di efficientamento e snellimento della macchina amministrativa, grazie soprattutto alla progressiva digitalizzazione delle procedure e all’adozione di un cronoprogramma stringente, che ha consentito di rispettare gli impegni assunti con  i produttori per garantire tempestività e supporto concreto alla liquidità delle aziende agricole italiane, fortemente provate dalle sfide congiunturali e dall’aumento dei costi di produzione.

Più nel dettaglio, nel corso degli ultimi otto mesi Agea ha erogato una cifra superiore a 2,78 miliardi di euro. Un risultato reso possibile anche dall’efficacia dei controlli preventivi digitalizzati, che in un più ampio contesto pluriennale hanno visto l’Agenzia gestire volumi record di liquidazioni sul territorio nazionale. Per avere un’idea del trend dei pagamenti, i dati indicano che dal 16 ottobre al 31 dicembre 2025 sono stati erogati 2,96 miliardi mentre, complessivamente, dal 16 ottobre 2025 al 16 settembre 2026 gli importi corrisposti a vario titolo agli agricoltori italiani ammontano a circa 5,75 miliardi. Per una fotografia completa del 2025, parliamo di 10 miliardi di erogazioni che Agea ha immesso nel settore primario.

Gli anticipi degli aiuti diretti (il cosiddetto primo pilastro della Pac, accanto al secondo rappresentato dalle misure di sviluppo rurale) relativi alla campagna 2026 ammontano a 739,3 milioni. L’erogazione è avvenuta nel solo mese di agosto, in 30 giorni. L’Agenzia ha immesso liquidità immediata direttamente sui conti delle aziende, con particolare priorità per i regimi di sostegno di base, redistributivo e per i giovani agricoltori.

 Oltre 274 milioni per il riso

Un capitolo a parte riguarda il comparto del riso. In occasione della seconda edizione di Risò, il festival internazionale del riso che si è tenuto la scorsa settimana a Vercelli, Agea ha illustrato lo stato dei pagamenti per il comparto, con oltre 274 milioni erogati a fronte di una superficie ammissibile di poco inferiore a 855mila ettari. Per la campagna 2026, l’Agenzia ha inoltre disposto l’erogazione anticipata di una quota fondamentale del sostegno, pari a 245,17 euro per ettaro (ovvero il 75% dell’importo massimo erogabile in questa fase). I pagamenti sono stati avviati con tre mesi di anticipo rispetto alla tradizionale scadenza di novembre. Il percorso si completerà a inizio dicembre con l’erogazione dei saldi (il restante 25%), per un importo massimo complessivo di 370,11 euro per ettaro.


Il riformista Pd Sensi: “Conte dovrà fare pippa sul no alle armi a Kiev. Faccia pure ammuina, ma il nostro sostegno è incrollabile”


L’ex portavoce di Renzi non arretra: “Vorremmo un sostegno più caloroso e non recalcitrante”. Al leader del M5s lascia solo “motivazioni da leguleio”

(ilfattoquotidiano.it) – “Io per fortuna non sono Conte, quindi non sono un leader politico. Dico che Conte dovrà fare pippa, non c’è grande scelta. Lui può fare tutta l’ammuina che vuole per il suo pubblico e il suo elettorato, ma il sostegno all’Ucraina per il Pd e per la coalizione che si farà è incrollabile”. Lo afferma il senatore del Pd Filippo Sensi, ospite di Battitori liberi su Radio Cusano, nel confronto con i conduttori Gianluca Fabi e Savino Balzano sulla linea ferma del M5s e del suo leader Giuseppe Conte contro l’invio di armi a Kiev.

Sensi, ex portavoce e capo dell’ufficio stampa della presidenza del Consiglio dal 2014 al 2018, prima con Matteo Renzi e poi con Paolo Gentiloni, è una delle voci più esposte della minoranza riformista del Pd, quella che lui stesso descrive come “un po’ più vocale e spinta”, sul sostegno a Kiev. Alla domanda sul problema che la posizione del M5s pone al Pd, Sensi risponde: “Tutto il Pd, da quando c’è stata l’invasione russa in Ucraina, ha sempre avuto la stessa linea. Altri partiti, come il M5s, all’inizio hanno detto sì al sostegno anche militare all’Ucraina, poi hanno cominciato a non votare più. Noi del Pd abbiamo sempre votato così e continueremo a votare nello stesso modo – continua – Su questo punto del sostegno a Kiev non ci sono distinzioni tra correnti interne al Pd. Ovviamente noi della minoranza riformista del Pd vorremmo un sostegno più caloroso e non recalcitrante. Però, ripeto, il Pd sostiene l’Ucraina e continuerà a sostenerla”.

Balzano obietta che, se Conte “dovrà fare pippa”, dovrà piegarsi alla linea del Pd sull’invio di armi e che, in caso contrario, “ci perderebbe completamente la faccia”. Mentre il conduttore pronuncia queste parole, Sensi accompagna la replica con un gesto eloquente della mano, come a sminuire il leader del M5s. Poi precisa: “Non esiste un governo europeo che non dia sostegno all’Ucraina. Non c’è. C’era prima l’Ungheria, ma stop: non c’è nessun governo liberale, conservatore, con dentro populisti di sinistra e di centrosinistra, perché questa è l’Europa e perché questo è un impegno che abbiamo e che riguarda la nostra vita, il nostro futuro, la nostra sicurezza”. E aggiunge: “Quindi, va tutto bene quando uno dice ‘il disarmo, l’Ucraina, basta, mai più’: potrà produrre qualsiasi tipo di motivazione da leguleio, del tipo ‘mandiamo i soldi ma non le armi’. Inventatevi quello che volete, ma il sostegno all’Ucraina resterà. E non perché è la linea del Pd, ma perché sono i fatti”.

Sulla possibilità che il M5s esca dal campo progressista e che faccia il suo ingresso Matteo Renzi, il senatore dem osserva: “Questo non lo so. L’alleanza di centrosinistra, sta lavorando insieme in Parlamento da un po’ su tanti provvedimenti, dal M5s ad Avs, Italia Viva, +Europa e Pd. Già questo è un pacchetto di proposte e di intese su cui si può costruire. Io penso che noi dobbiamo essere il più aperti possibile e non sdegnosi. Però queste non sono decisioni che riguardano me, che sono un peone, ma credo che tutti quelli che vogliono lavorare insieme per costruire una proposta alternativa alla destra siano benvenuti”.


Caccia, 3 italiani su 4 chiedono di fermarla o limitarla fortemente


(ansa.it) – Una netta maggioranza degli italiani chiede di ridurre drasticamente l’attività venatoria: il 75% è favorevole al suo stop, a una forte riduzione o alla limitazione ai soli casi di emergenza, secondo l’indagine Ipsos Doxa commissionata dalla Fondazione Capellino su 7.000 persone. La tutela dell’ambiente è una priorità per il 74% degli intervistati, mentre solo il 3% sostiene un incentivo alla caccia. Lo stesso 3% la indica tra le attività capaci di generare salute e occupazione nelle aree rurali nei prossimi vent’anni, contro turismo naturalistico e nuove professioni legate all’economia circolare. Il 50% giudica inoltre insufficiente l’azione del Governo per la protezione ambientale.


La Lega è una polveriera pronta a esplodere a Pontida


Lega, avviso a Salvini. La base difende i ribelli: “Basta attaccare Romeo”. Striscione all’evento in Brianza: “Chi tocca uno tocca tutti”. Fontana con il capogruppo. Sardone per Milano, il lancio a Pontida

Massimiliano Romeo

(Matteo Pucciarelli – repubblica.it) – LAZZATE (MONZA) – La serata cadeva esattamente 30 anni e un giorno dopo la dichiarazione di indipendenza della Padania, e non è casuale. Di nuovo Attilio Fontana Massimiliano Romeo insieme stavolta in Brianza, per parlare di cosa sarà la Lega, che nel frattempo ha perso la denominazione “nord”. «Le nostre radici non possono essere recise, ma qui il partito si sta spegnendo», dice l’organizzatore Andrea Monti, ex consigliere regionale e figlio di Cesarino, figura storica del Carroccio lombardo. La sala piena anche stavolta, oltre 300 persone; stavolta c’è anche la (flebile) azione di disturbo dei salviniani, capitanati dal deputato Eugenio Zoffili, con la t-shirt “io sto con Matteo”, che verrà portata anche a Pontida: sono stati lasciati fuori dall’auditorium, con i carabinieri a presidiare.

Lo striscione della base lumbard è “chi tocca uno tocca tutti”. Una difesa di Romeo, che rischia il posto di capogruppo al Senato e magari non solo. «Siamo abituati a stare accanto ai nostri compagni, saremo al suo fianco, in sua difesa», promette Fontana. Un altolà alle eventuali, possibile, purghe dei “ribelli”. Spiega Romeo: «Con lealtà ho detto a Salvini che bisogna tornare a parlare al nord. Siamo troppo ideologizzati a destra».

Mancano pochi giorni alla tradizionale kermesse: sabato c’è l’evento della giovanile sotto il tendone, domenica quella generale sul pratone. Chi parlerà dal palco? Il programma, come da tradizione (assicurano da via Bellerio), viene condiviso solo poco prima. Si sa che non ci saranno ospiti stranieri e che verrà ricordato con tutti gli onori Umberto Bossi, visto che sarà il primo raduno dopo la morte del fondatore. Dovrebbero parlare i governatori, tra cui lo stesso Fontana. Ma Luca Zaia? E Romeo, in rotta con il “Capitano”? Punti interrogativi che non sono stati sciolti e magari lo saranno oggi, ad una riunione tra Salvini e i nordisti, che avevano concordato la redazione di un documento condiviso con l’obiettivo di raccogliere le proposte del territorio. Rappresentava un po’ una risposta alla richiesta di ridare centralità alle istanze storiche del Nord produttivo.

Contestazioni organizzate a Salvini non ce ne sono, assicurano i ribelli. Nessuno però può controllare i militanti, se magari fischieranno il segretario, o se porteranno striscioni critici con il leader, per dire. Tra le altre cose, c’è maretta anche nella Lega Giovani, guidata da Luca Toccalini, deputato di 36 anni e quindi già fuoriquota. Non è scritto da nessuna parte ma è un po’ la prassi nella storia del Carroccio, chi guida gli ex giovani padani viene eletto in Parlamento: anche per questo è bene tenersi stretta l’organizzazione. Toccalini ha in mente di creare le figure dei vicesegretari anche dentro la giovanile, uno per il nord, uno per il centro e uno per il sud. Il nome proposto per il nord è quello di Cristian Colombo, sulla cui nomina i provinciali lombardi sono in disaccordo. Più per il metodo che nel merito. Infine, sempre domenica dovrebbe venire ufficializzata la candidatura a sindaco di Milano di Silvia Sardone, la vicesegretaria cresciuta con le battaglie anti-immigrazione nella multietnica via Padova. Bisogna vedere se Salvini riuscirà a imporla agli alleati.

Pontida, Salvini organizza le truppe: bus e alloggi gratis per i fedelissimi

Oggi vede i governatori, che intanto lavorano alla loro associazione. Incognita Romeo dal palco

Matteo Salvini, ministro dei Trasporti

(LAURA BERLINGHIERI, FRANCESCA DEL VECCHIO – lastampa.it) – ROMA. Il popolo leghista si mobilita per Pontida mentre il segretario Matteo Salvini cerca la maniera giusta per rallentare, almeno di qualche giorno, la costituzione dell’associazione nordista dentro il partito. Sono due facce della stessa medaglia: la strategia salviniana per «una Pontida unitaria», così come l’ha annunciata lui stesso sui social. Ma le partite da giocare sono due: da un lato garantire la partecipazione al raduno di domenica sul sacro pratone bergamasco, dall’altro quella di governare la spinta della fronda interna che da mesi gli chiede il passo di lato.

Dalla Lombardia arriveranno circa 24 pullman, 31 dal Veneto – ma Salvini aveva chiesto fossero almeno 50 -, mentre ai militanti del Centro-sud alcune segreterie regionali offriranno «viaggio e pernottamento gratis nell’hinterland milanese». In Puglia non si è riusciti a riempire un autobus da 50 posti, così si è optato per uno da 34, mentre dalla Basilicata il contributo simbolico per ogni partecipante è di 50€, tutto compreso. Dalla Capitale le alternative sono due, entrambe a costo zero: sabato la partenza in pullman, con notte in hotel, e domenica il treno speciale da Roma Termini. Denominatore comune: paga la Lega. In totale, è la stima che circola tra i leghisti, si prevedono circa 100 autobus, meno dei 200 degli anni scorsi quando aveva suscitato interesse pure la folta delegazione di bengalesi della Lega Sport di Terracina. Ma quest’anno va così: il segretario si sta dando da fare per far arrivare a tutti i partecipanti – quelli che partiranno domenica mattina con il treno delle 6 da Roma e giungeranno sul pratone giusto in tempo per il suo discorso di chiusura – una t-shirt con su scritto “Io sto con Matteo”. Il colpo d’occhio deve essere chiaro: a Pontida non ci sono ribelli.

Ad assicurare il pienone dovrebbero pensarci pure i motociclisti, cooptati per un raduno “anti Ue” proprio a Pontida, dal titolo “Bruxelles non spegnerà i nostri motori”. L’invito, si legge sulla locandina, è aperto anche ai non iscritti al Carroccio, purché arrivino sulle sue ruote.

Ma il rebus riguarda soprattutto la scaletta, ancora in costante aggiornamento e blindatissima. Tra le incognite più grandi c’è l’intervento del capogruppo al Senato e segretario della Lega Lombarda Massimiliano Romeo, tra i nordisti più critici e già nel mirino del capo dopo il suo libro Fare la Lega. Agenda per il rinnovamento. Salvini avrebbe due opzioni: impedirgli di parlare dal palco adducendo ragioni di scaletta oppure lasciare che i suoi lo fischino. In entrambi i casi, il segnale non sarebbe dei migliori e c’è già chi promette che «si comporterà di conseguenza» se ciò dovesse accadere.

Quel che è certo è che Pontida sarebbe la sede giusta per il vicepremier per rilanciare la possibile candidatura di Silvia Sardone a Milano, ennesimo motivo di frizione con il collega Antonio Tajani di Forza Italia, che spinge per il suo sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago.

A proposito di Romeo, ieri sera la sua ultima prova di forza da Lazzate, in Brianza, dopo essere stato acclamato ad Alzano Lombardo 10 giorni fa, per un altro incontro aperto con i militanti. Che stavolta sono riusciti a tenere fuori dall’evento il fedelissimo di Salvini Eugenio Zoffili, inviato dalla segreteria per misurare il dissenso.

Quanto ai nordisti, oggi i governatori Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti più Luca Zaia incontreranno Salvini a Milano – l’appuntamento dovrebbe essere alle 13 in via Bellerio – per provare a scrivere il manifesto politico del nuovo corso leghista. Una roadmap fortemente voluta dal segretario che – esattamente come il tavolo dei territori convocato per 5 settimane di fila durante l’estate – dovrebbe arginare la costituzione dell’Associazione Nord che nascerà subito dopo Pontida. La «solita fuffa» la definisce qualche dirigente. «Qualcosa che non soddisferà la necessità di dare risposte al territorio che lamentiamo da mesi».


La versione criminale di Batman


L’ex pugile vicino a Bandecchi e i blitz anti-immigrati: «L’ho picchiato così forte che s’è piegato il bastone». Torino, indagate 8 persone tra le quali la star social Frank Mascia: dal suo profilo TikTok si etichetta «coordinatore nazionale» di «Dimensione Bandecchi giovani», il movimento del sindaco di Terni. Scoperta una chat con 70 persone

16 set 2026

(di Massimiliano Nerozzi – corriere.it) – La versione criminale di Batman: «L’ho picchiato così forte che s’è piegato lo sfollagente», scriveva in chat uno degli indagati che partecipava ai raid notturni contro gli spacciatori, organizzati — secondo l’ipotesi investigativa — dalla star dei social Frank Mascia, al secolo Franco Masciandaro, 44 anni due giorni fa, torinese con il cuore (e i cazzotti da ex pugile) di estrema destra. E che dal profilo TikTok con 33 mila follower, oltre ai quasi 50 mila su Instagram, si etichetta «coordinatore nazionale» di «Dimensione Bandecchi giovani», il movimento del sindaco di Terni.

Il video: «Stiamo reclutando»

Utilizzando i profili digitali — sostiene la Procura distrettuale antiterrorismo di Torino, che ha appena chiuso l’inchiesta — Mascia ha istigato «all’usurpazione di pubbliche funzioni», sostituendosi cioè alle forze dell’ordine, invitando le persone «a partecipare alle ronde nei quartieri periferici», da Aurora a Barriera di Milano, per «individuare e allontanare soggetti asseritamente dediti allo spaccio o comunque ad attività illecite».
Basti un video su TikTok del 21 luglio 2024, finito nell’inchiesta della polizia: «Stiamo reclutando persone che abbiano voglia di contrastare baby gang, spaccio, rapine, ci siamo stufati di vivere con la paura per i nostri figli. Contattateci». 

Tanti l’hanno preso in parola, visto il gruppo whatsapp «Security Torino», con circa 70 partecipanti e gli altri sette indagati dalla Procura diretta da Giovanni Bombardieri. Dall’istigazione a delinquere si è presto passati ai fatti, se nell’avviso di fine indagini notificato ai difensori — tra i quali gli avvocati Roberta AlbaPasqualino Ciricosta e Gianni Iacono — vengono descritti sei blitz, per i quali sono contestati la violenza privata e le lesioni. Raid ai quali avrebbero partecipato uomini tra i 57 e i 29 anni.

Spedizioni punitive

Tutto è partito da un’informativa della Digos che, subito dopo una manifestazione antidegrado, aveva notato un gruppo di persone, tutte vestite di nero, tornare sul posto alla ricerca di pusher. La sera del 17 luglio 2024 — secondo l’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Davide Pretti — Masciandaro e un complice «avevano accerchiato alcuni ragazzi di etnia africana e, percuotendone uno con schiaffi al volto, li costringevano ad allontanarsi da piazza Bengasi», capolinea sud della metro. 

Una decina di giorni dopo erano entrati in azione a parco Sempione, zona di spaccio, avevano accerchiato un ragazzo di origine nordafricana, ma nato a Torino, che fumava uno spinello su una panchina: colpendolo con un bastone e con uno sfollagente di metallo, «a testa, torace e genitali», per poi spruzzargli dello spray al peperoncino. Morale: «Trauma cranico non commotivo e congiuntivite», guaribili in una settimana. Era andata peggio a un altro giovane, picchiato «con bastoni e spranghe», provocandogli «lesioni guaribili in 15 giorni».

Ronde non  autorizzate

Oltre alle aggressioni, gli inquirenti contestano l’organizzazione delle ronde: poiché i servizi di controllo (da parte dei cittadini) richiedono l’iscrizione dell’associazione all’albo tenuto dalla prefettura, con l’indicazione dei nomi degli iscritti, la partecipazione degli stessi a specifici corsi di formazione, lo svolgimento dell’attività in gruppo di massimo tre persone, una casacca apposita e rigorosamente senza armi. Di più, il gruppo non si sarebbe limitato alla mera osservazione e alla segnalazione, «ma svolgendo attività di prevenzione e di repressione di reati». A novembre 2025 era scattato il sequestro preventivo dei profili social, non è bastato: per i magistrati, l’istigazione a delinquere è ancora «attuale».


Il bollo, la propaganda e la democrazia autentica


(Tommaso Merlo) – Togliere il bollo auto per il solo anno delle elezioni è una mossa mediatica per far reggere i sondaggi mentre il prezzo della benzina e della spesa finiscono fuori controllo. Armi di distrazione di massa mentre il mondo va a rotoli e anche per la linea politica seguita da questo infimo governo. E cioè la guerra contro la nostra principale fonte energetica russa e il servilismo americano e quindi verso i sionisti che da Gaza sono passati a versare sangue nel Golfo Persico. Armi di distrazione di massa affinché la propaganda prevalga sulla misera realtà e le élite continuino a godersi ad oltranza le onorevoli poltrone. Ma un conto è la politica, un altro la storia. Questo governo passerà ai posteri per la complicità nel genocidio del secolo e per il folle riarmo mentre milioni di cittadini sono alla canna del gas. Tutto il resto è chiacchiericcio. Da noi come in tutta Europa dove le élite attendo con terrore le elezioni e quando nasce un movimento dal basso estraneo al carnevale partitocratico, si scagliano contro per distruggerlo. Democrazia apparente ed oligarchia sostanziale, coalizioni faccia della stessa medaglia bucata con chi comanda davvero che dietro le quinte maneggia il capitale con cui si compra anche la coscienza degli arrivisti. Una lotta mediatica tra propaganda e realtà. Il bollo come i 5 mila dollari di Trump, voto di scambio a favore di telecamera nella speranza che il telelettore metta i propri miseri interessi prima di quelli collettivi. Ma per scordarsi dei disastri di Trump, ci vogliono ben altre somme. Oramai e’ al capolinea, non ne azzecca una neanche per sbaglio e persiste narcisiticamente nei suoi tragici errori. Come coi dazi che hanno distrutto interi comparti, fatto schizzare l’inflazione e scombussolato la comunità internazionale ma ancora minaccia litigando perfino col ligio Canada. E come l’aggressione illegale all’Iran finita malissimo e da cui non sa come uscire. Gli americani sanno che votando i democratici a novembre cambia ben poco perché gli oligarchi corrompono entrambi i partiti per essere sicuri che il banco vinca sempre, ma almeno togliendo a Trump la maggioranza al Congresso arginano quella demenziale iattura. Anche in Russia si vota per il rinnovo del parlamento col beneplacito dello zar. I cagnolini della Nato danno Putin per decrepito da anni ed invece è l’unico leader in carica con consensi oceanici. E questo soprattutto grazie agli aggressori occidentali che hanno risvegliato l’orgoglio russo che pare non abbia nessuna intenzione di arrendersi ai rigurgiti da guerra fredda e pure ipocrita. Quanto alle elezioni nella democratissima Ucraina invece, Zelensky ha fatto sapere che non se ne parla nonostante il suo mandato sia scaduto da una eternità. Dice che la colpa è ovviamente dei russi i quali da anni pero’ chiedono elezioni in modo che a Kiev si insedi una leadership legittima con cui trattare. Ma del resto dopo intere generazioni finite sotto terra e dopo immani scandali di corruzione, gli ucraini non voterebbero Zelensky e la sua banda neanche con una pistola alla testa. Ma si sa, degli ucraini non frega nulla a nessuno, tantomeno agli europei che continuano a mandare soldi ed armi in modo che quel disgraziato paese sparisca del tutto dalle mappe geografiche. In Terra Maledetta invece si vota, il sionismo deve scegliere il suo nuovo führer. Quell’orco malefico di Netanyahu va male nei sondaggi perché considerato troppo moderato oltre che un immondo cazzaro. Ha perfino mentito spudoratamente sul 7 ottobre e sull’Iran e dopo anni di crimini di guerra, l’unico suo vero risultato è lo sputtanamento globale del sionismo. Da quelle parti al posto di comizi e mancette elettorali si ammazzano palestinesi e si ruba terra altrui. Vince il condottiero più sanguinario che rassicura i coloni sionisti che la terra promessa non è affatto una minchiata colossale e che potranno continuare a spargere sangue innocente nella totale impunità fino alla divina vittoria. Quanto ai Palestinesi non gli permettono di votare da vent’anni, del resto all’ultima tornata del 2006 ha vinto il partito sbagliato e cioè Hamas innescando una reazione del mondo democratico e civile tale da sfociare in un genocidio. Ed è proprio quella Terra Maledetta ad insegnare come alla lunga la realtà prevalga sempre sulla propaganda. Dopo decenni di bugie e manipolazioni, a seguito dell’orrore di Gaza è emersa la verità sulla persecuzione del popolo palestinese. Già, con le trovate mediatiche e il voto di scambio puoi raccattare qualche voto e far reggere i sondaggi, coi soldi puoi corrompere politica e media mainstream deviando la narrazione pubblica per un po’, ma un conto è la politica e un altro la storia. E dato che la verità alla lunga trova sempre modo di emergere, non bisogna perdere la speranza che da questa infima oligarchia lobbistica si torni presto ad una democrazia autentica.


Chi fermerà il Melonellum?


(di Virginia Piccolillo – il Corriere della Sera) – La battaglia per il No al referendum l’hanno vinta (anche se il rimborso di mezzo milione di euro non l’hanno ancora ottenuto per cavilli procedurali). Ora quei «volenterosi», giuristi, associazioni civiche e testimonial sono tornati a costituire un network: la Rete Voto Libero ed Eguale. 

Carlo Guglielmi, portavoce dei 15 che con la raccolta firme contro la riforma Nordio riaprirono la partita finita con il No al referendum, già freme: «Siamo pronti. Appena la legge sarà pubblicata ci muoveremo con ricorsi ai giudici civili per lesione del diritto di voto».

Pietro Adami coordina gli avvocati che si accingono a presentarli nei tribunali e nelle Corti d’Appello: «Ma prima deve esistere la legge», spiega. Enrico Grosso, il costituzionalista portavoce del comitato per il No ai Referendum concorda.

Lui intravede vari profili di incostituzionalità nella legge. A partire dal premio di maggioranza: per chi supera il 42% dei voti regala 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. […]

Grosso spiega: «La Corte non indica soglie, dice che il premio si può assegnare purché, nel concreto, non sia eccessivamente distorsivo. Questo è abnorme: se una coalizione raggiunge il 42,2% e l’altra il 42,1% la prima si vede attribuiti i 105 seggi. Per una differenza dello 0,1».

L’altro punto critico, per Grosso, è la «carenza totale di possibilità, per gli elettori, di scegliere il candidato da eleggere. La Corte ha chiarito che non si può votare a scatola chiusa. E il sistema delle lunghe liste bloccate del premio di maggioranza è incostituzionale». Per questo la legge prevede sette nomi. 

Ma, obietta Grosso, «se la mia coalizione vince il premio, la lista da corta diventa lunghissima: si aggiungono altri 70 eletti che mi vengono imposti dalla scelta delle segreterie dei partiti». […]

E arriva poi all’alternanza di genere, che non è prevista anche per i capilista: «Apre un problema con l’articolo 51 sull’equilibrio di genere. Nel 2003 è stata fatta una modifica costituzionale per introdurlo e ora lo si viola». 


Agricoltura, Campagnuolo (Avanti Insieme): “136 milioni contro il caro fertilizzanti, risorse importanti anche per le imprese del Sannio”


Oltre 136 milioni di euro per sostenere gli agricoltori colpiti dall’aumento del costo dei fertilizzanti. Il decreto del Ministero dell’Agricoltura è stato adottato il 15 settembre 2026 e la misura è stata annunciata ufficialmente il 16 settembre.

«È una misura importante che interessa direttamente anche tante aziende agricole del Sannio, alle prese con costi di produzione sempre più difficili da sostenere».

Lo dichiara Evangelista Campagnuolo, Presidente del Movimento Civico Avanti Insieme.

Il provvedimento mette insieme oltre 45 milioni di euro della Riserva agricola europea e ulteriori 91 milioni di risorse nazionali. Secondo il Ministero dell’Agricoltura, l’intervento riguarderà oltre 547 mila agricoltori italiani e consentirà di compensare il 50% degli aumenti registrati nei costi dei fertilizzanti per le colture individuate dalla misura. Tra quelle indicate figurano grano, mais, olio e nocciolo.

Un elemento particolarmente rilevante è la modalità prevista: il Ministero annuncia l’erogazione mediante accredito diretto sui conti dei beneficiari, senza ulteriori adempimenti burocratici.

«Per territori agricoli come il nostro ridurre il peso dei costi di produzione significa aiutare concretamente chi continua a lavorare la terra. Ora è fondamentale che l’attuazione sia rapida e che le aziende possano conoscere con chiarezza criteri, importi e tempi».

Campagnuolo conclude: «Difendere l’agricoltura significa difendere imprese, lavoro e territorio. Le risorse ci sono: adesso devono arrivare rapidamente a chi produce.»


Benevento: Accademia di Santa Sofia, martedì 22 settembre la presentazione della nuova stagione


L’Accademia di Santa Sofia presenta la nuova Stagione Artistica 2026/2027, un percorso culturale che accompagnerà Benevento da ottobre a maggio con un variegato calendario di appuntamenti dedicati alla musica, al teatro e alla danza. La presentazione ufficiale è in programma martedì 22 settembre, alle ore 11, presso la Libreria Ubik LiberiTutti, in via Lungosabato Bacchelli 10, a Benevento. Nel corso della conferenza stampa saranno illustrati il programma e le principali novità della nuova stagione, pensata per consolidare il ruolo dell’Accademia di Santa Sofia nel panorama culturale cittadino. All’incontro interverranno il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, il direttore del Conservatorio “Nicola Sala”, Giuseppe Ilario, il presidente del Conservatorio “Nicola Sala”, Nazzareno Orlando, la rettrice dell’Università degli Studi del Sannio, Maria Moreno e il commissario della Camera di Commercio, Girolamo Petrone. Saranno inoltre presenti il presidente dell’Accademia di Santa Sofia, Salvatore Palladino, la direttrice artistica, Marcella Parziale, la consulente scientifica, Aglaia McClintock, e la presidente dell’associazione Amici dell’Accademia, Maria Buonaguro, che modererà la conferenza. Al termine della conferenza stampa sarà possibile acquistare gli abbonamenti alla Stagione Artistica 2026/2027 direttamente presso la Libreria Ubik LiberiTutti. Gli abbonamenti saranno inoltre disponibili online sulla piattaforma Clappit. La stampa e la cittadinanza sono invitate a partecipare.