Fabrizio Gallo, legale del proprietario della Bisteccheria d’Italia, annuncia l’invio di una memoria con i messaggi: “Il Parlamento negando l’acquisizione fa un grosso danno al mio assistito”

(di Andrea Ossino – repubblica.it) – Colpo di scena nel caso Delmastro. Fabrizio Gallo, legale di Mauro Caroccia, fornirà ai pm le chat negate dal Parlamento. “Sto inviando in questi minuti alla procura una memoria con tutti i messaggi tra l’ex sottosegretario Andrea Delmastro e il mio assistito con richiesta di acquisizione immediata ai fini delle indagini”.
Il legale di Mauro Caroccia, indagato nell’inchiesta sul ristorante Bisteccheria d’Italia, spiega di aver preso la decisione di rivelare ai pm il contenuto delle chat per difendere il suo cliente: “Dalle chat si capisce chiaramente chi è il proprietario del locale e questo è fondamentale per chiarire la posizione del mio assistito. Il Parlamento, negando l’acquisizione, fa un grosso danno a un cittadino che non può difendersi visto che Delmastro non è indagato”.
Il fatto è noto. Mauro Caroccia viene condannato definitivamente per aver riciclato il denaro del clan Senese. La Guardia di finanza indaga sui suoi beni prima che l’uomo entri in carcere e scopre che ha fondato – tramite la figlia diciottenne – una bisteccheria insieme all’allora sottosegretario Andrea Delmastro e ad altri politici di Fratelli d’Italia. Visto che Caroccia non aveva beni e aveva i creditori alle costole, gli investigatori si sono chiesti da dove provenisse il denaro necessario ad aprire un’attività commerciale. Il sospetto dei pm è chiaro: ancora dal clan Senese. La risposta dell’indagato Caroccia è altrettanto semplice: i soldi li ha messi Delmastro.
Solo che una parte rilevante li ha dati in contanti. Ma, secondo la difesa, le chat tra Caroccia e Delmastro certificano la genuinità del finanziamento. La procura ha quindi chiesto al Parlamento di poter vedere le conversazioni del deputato, la Giunta ha negato l’autorizzazione e adesso si esprimerà la Camera. L’avvocato di Caroccia, però, non ci sta. Dice che è stato violato il diritto di difesa e chiede di acquisire le conversazioni. Sta preparando una memoria. Deposita le chat.
Una mossa particolare, quella dell’avvocato. Perché difficilmente la procura potrà acquisire le chat di un parlamentare senza l’autorizzazione della Camera di appartenenza, previa valutazione della Giunta. Che, in questo caso, si è già espressa e ha detto no. Una decisione alla quale si accoderà, salvo sgambetti, anche la maggioranza di governo una volta che la vicenda verrà discussa in Aula.
Occorre dunque capire se adesso la procura possa o meno acquisire, o comunque esaminare, la memoria contenente conversazioni di un parlamentare. Appare difficile: quella che riguarda le comunicazioni di un parlamentare è un’inviolabilità assoluta, che prescinde dal contenitore in cui esse sono contenute, siano in un telefono o trascritte in una memoria.
L’avvocato ne fa una questione costituzionale: “Il Parlamento non può negare l’acquisizione”. “La vicenda giuridica si scontra – sottolinea Gallo – tra il diritto inviolabile della difesa (articolo 24) e il diritto all’immunità parlamentare (articolo 68, comma 3)”.
“L’immunità parlamentare, come recita una sentenza della Corte costituzionale che sul tema si era già espressa nel 2007, non può prevalere sul diritto di difesa di un cittadino quando, soprattutto, la produzione di tali chat è favorevole per l’indagato. Nel caso di specie siamo di fronte a due situazioni collegate (semplice cittadino e parlamentare) e non ‘coimputate’, di talché, se una prova è favorevole per il cittadino, di certo non sarà pregiudizievole per il parlamentare, sconfessando quindi quella ratio richiesta per far valere l’immunità”, continua l’avvocato.
C’è aria, dunque, di Consulta. Ma un singolo cittadino, o il suo legale, non possono accedervi direttamente. Tutt’al più potrebbero chiedere al giudice di sollevare la questione.
“Apprendo che il legale del signor Carroccia starebbe depositando le famose “chat”. Non ho alcun problema che ciò avvenga anche per il loro valore chiarificatorio dell’intera vicenda. Le interlocuzioni di carattere amichevole sono e restano tipiche del dialogo che si può avere con un ristoratore romano del quale confermo non ho mai nemmeno supposto coinvolgimenti veri o presunti con ambienti criminali”, scrive Delmastro in una nota.
Ancora: “Alla Giunta per le Autorizzazioni avevo depositato una memoria, senza prendere posizione, sull’eventuale consegna non già perché non creda nelle garanzie costituzionali a salvaguardia della riservatezza e della libertà delle conversazioni e della corrispondenza degli eletti, ma perché personalmente coinvolto. Ora sono salve le prerogative parlamentari previste dalla Costituzione e il deposito delle chat, per altra via, dimostrerà, finalmente e senza ombra di dubbio, la totale estraneità non solo del sottoscritto, ma anche della attività di ristorazione a qualsivoglia logica criminale”.
Quindi la conclusione: “Per mesi, pur non essendo indagato, ho dovuto subire la macchina del fango di esponenti politici le cui amministrazioni locali di riferimento venivano sciolte per infiltrazioni mafiose. Spero che ora si possa discutere seriamente di amministrazioni infiltrate dalla mafia e non di chi, pur non essendo neanche indagato, ha rassegnato le dimissioni per rispetto delle istituzioni”.
Una cosa è certa. Fino a quando l’iter non sarà concluso, il telefono di Caroccia, incluse le conversazioni dove non è presente Delmastro, rimane congelato. E dunque c’è un’indagine sui capitali mafiosi che viene rallentata.
E poi c’è un ulteriore problema politico. Bisogna comprendere adesso come si comporterà il Parlamento davanti a un cittadino che afferma di non poter dimostrare la sua innocenza perché la politica impedisce l’acquisizione delle conversazioni in questione.
Il segretario del Carroccio vuole regolare i conti con Romeo, Zaia, Fontana e a cena con i parlamentari a Villa Angelucci dice: “I nemici interni fanno il male della Lega”. Poi difende Roggero perché, come l’orafo, sogna la legittima: vendetta. I fuoriusciti? “Vediamo se saranno eletti”

(di Carmelo Caruso – ilfoglio.it) – Ecco come Salvini motiva la sua Lega: il nord di Attilio Fontana è una roba da babbioni e in Italia ci sarà l’invasione dei “nigeriani”. Riunisce la sua squadra a villa Angelucci e al posto delle carezze, bastona, invita alla delazione. Il partito del Nord? “Basta nord! E’ una roba da nostalgici”. La vecchia Lega? “Non esiste. Il mondo è cambiato. Lo volete capire?”. Vannacci? “Non me ne frega un cazzo”. I fuoriusciti? “Vediamo se saranno eletti”. Chi parla con i giornali? “Nemici interni, fanno il male della Lega”. Non è il Viminale che desidera ma il poligono per regolare i conti con Romeo, Zaia, Fontana. Difende Roggero perché, come l’orafo, sogna la legittima: vendetta: bum! Bum!
Gli dice Renzi durante il Question Time, al Senato: “Caro Salvini, aggiungere ai 14 anni di pena di Roggero le sue visite in carcere, questa sì che è crudeltà”. Siamo arrivati al punto che i quotidiani ribattono per la quarta volta la notizia che Salvini va al Viminale (come anticipato, copiato e poi anticipato e ricopiato, ma sempre come avevamo anticipato: il successo è arrivare postumi) e, come dice Renzi, non si sa se sperare che ci vada davvero, per liberare i pendolari, o che Piantedosi si barrichi in stanza in nome della sobrietà italiana. Cosa accade se Salvini dovesse davvero ritornarci? E’ cambiato, è peggiorato, ed è sott’ odio, tanto che i parlamentari leghisti che lo ascoltano si domandano, e seriamente: “Ma se va al Viminale, che fa? Ci scheda tutti?”. I parlamentari della Lega si ritrovano a casa di Angelucci, una villa che è grande quanto il Parco nazionale d’Abruzzo, dopo l’esplosione di Vannacci e alla vigilia delle purghe definitive. Si attendono un discorso di Salvini alla Al Pacino, e invece si sente solo il freddo della lama. Salvini promette, ancora, che la Lega andrà al “dieci per cento”, “che eleggerà almeno 70 parlamentari”, ma la verità è che ha solo uno scopo: decimare i traditori. Il voto? “Noi vogliamo andare a votare in autunno del 2027, mentre Meloni in primavera”. Le preferenze? “Non c’è l’accordo. Tajani si oppone. Noi non siamo contrari”. “La Lega al Nord? Aveva un senso quarant’anni fa. Adesso serve l’internazionale sovranista, con Le Pen e i polacchi e Vox”.
Quando parla di nord si rifersice ad Attilio Fontana, Massimiliano Romeo e Luca Zaia anche se non fa mai il loro nome. Attende, dicono in Lega, la notte delle liste, come il conte di Montecristo attendeva la vendetta e la pena sul volto del suo nemico antico: “Mio Dio! Siete quel nemico nascosto, implacabile, mortale. A Marsiglia vi ho fatto qualcosa, oh, me sventurato!”. Fa l’elenco dei leghisti che sono passati con Vannacci e anziché dire: forse non siamo stati bravi a trattenerli, ma adesso non perdiamo altri compagni. Ebbene, anziché farlo, invita al fischio perché “io posso andare a testa alta, ma gli altri non possono”. Quando pronuncia il nome di Gianangelo Bof, i leghisti cominciano a battere i piedi e Salvini ricorda che “i traditori venivano nel mio ufficio a chiedere posti e garanzie di candidatura” e sono gli stessi che oggi “sputtanano”. Cosa farà? Li spedirà a Bollate? Le sezioni si sono svuotate, ma la colpa, per Salvini, sarebbe dei parlamentari che non riescono a intercettare i militanti. Per restituire l’armonia che regna in Lega vale leggere le interviste che rilascia Alberto Stefani che parla di autonomia senza mai citare Zaia, che è come parlare di apartheid senza citare Mandela. In Veneto sono arrivati a farsi una guerra intestina: gli uomini di Stefani telefonano e dicono: “Zaia vuole far cadere Stefani”. Sarebbe questa la famiglia?
Si è riunito ancora il tavolo dei territori Lega, ieri, e Salvini ha riproposto il terzo mandato “perché adesso lo vogliono tutti”. Sono calati gli sbarchi, sono calati i reati, ma la sola sinfonia che Salvini sa suonare è l’angoscia, la ripetizione. Claudio Durigon quantomeno rilancia sulle pensioni, chiederà a Giorgetti, presto, di abbassare l’età pensionabile, mentre Salvini immagina l’Italia popolata da “nigeriani che crescono ogni anno del due per cento. Presto invaderanno l’Europa”. Con il ponte di Messina non gli è ancora andata bene, ma presto, vedrete, proporrà il muro marino al largo di Lampedusa. Quale comunità può crescere, avere voglia di fare, se il capo ha sempre il muso? Salvini accusa la sua Lega di essere nostalgica, di credere a un mondo che non esiste più, e forse ha ragione, ma quello che propone è peggio dell’Ade del regista Nolan. E’ un mondo abitato da incubi e rancori. La crudeltà di Vannacci risulta più simpatica della sua. Il Viminale è ormai come il fiore di loto che Calipso offriva a Ulisse per dimenticare le pene del mare.

(ANSA) – “Si tratta di una modifica che incide in modo radicale sul fondamento stesso della giustizia minorile”. Così, in una nota, la giunta Unione camere penali in merito al ddl relativo all’imputabilità dei minorenni.
“Il testo del disegno di legge aggiunge un ulteriore tassello alla strategia repressiva adottata nei confronti dei minori, iniziata con il decreto Caivano e proseguita, da ultimo, con la prospettata estensione del fermo di prevenzione anche ai minorenni – viene sottolineato – In questo quadro, la cosiddetta “stretta anti-maranza”, oltre a generare forti dubbi di compatibilità costituzionale, appare il sintomo di una preoccupante regressione culturale”.

(ANSA) – LA SPEZIA, 24 LUG – “Da oggi le sale operatorie dell’ospedale San Bartolomeo di Sarzana subiranno una sospensione perché le temperature raggiunte, intorno ai 26 gradi, non consentono di garantire le condizioni ottimali richieste per l’attività chirurgica”. Lo denuncia il sindacato NurSind con una nota.
“È il punto di arrivo di una situazione che denunciamo da settimane. Abbiamo parlato di reparti oltre i 30 gradi, di impianti di climatizzazione malfunzionanti, ma il caldo è solo una faccia della stessa medaglia. L’altra si chiama carenza di personale”.
Il sindacato ricorda di aver all’azienda sanitaria di attivare le prestazioni aggiuntive, “previste dal contratto nazionale proprio per affrontare situazioni di grave carenza di organico.
L’azienda, invece, ha scelto un’altra strada. Prima gli straordinari e ora, di fronte al crescente rifiuto degli infermieri di continuare a rientrare senza che vengano attivate le prestazioni aggiuntive, stanno iniziando ad arrivare gli ordini di servizio, strumenti ai quali il lavoratore, salvo i casi previsti dalla legge, non può opporsi. È una scelta organizzativa che scarica ancora una volta le inefficienze dell’azienda sugli infermieri”, spiega la segretaria territoriale Assunta Chiocca.
Il problema riguarderebbe, oltre la Spezia e Sarzana, anche Levanto. “Dopo i pensionamenti e il mancato reintegro delle unità cessate, il servizio è rimasto con un solo infermiere per turno. Una situazione resa ancora più critica dalla nuova configurazione dei locali, dove i due box assistenziali sono stati separati e non sono più reciprocamente visibili, rendendo ancora più difficile garantire la sicurezza dell’assistenza con un solo professionista in servizio”.
La segretaria pronta alla premiership, le apprensioni di Franceschini. Salis, incontri segreti a Milano con imprenditori e classe dirigente

(Daniela Preziosi – editorialedomani.it) – «Discutono da mesi di legge elettorale ignorando qualsiasi altra questione che riguardi gli italiani. Ma Giorgia Meloni adesso proverà a dare almeno una risposta sul prezzo della benzina e del diesel che ormai sono alle stelle?». Giovedì Elly Schlein è tornata a insistere sul caro carburante e sui «fallimenti» della destra. È il suo imperativo categorico: non cadere nelle trappole della destra, che detta la sua agenda mediatica e attacca sulla sicurezza per non parlare dei problemi concreti del paese, insistere allo sfinimento sui dati di realtà.

Le polemiche della destra contro il sindaco di Bologna Matteo Lepore, “reo” di aver convocato una piazza pacifica e democratica, distinta e distante da quella degli antagonisti, alla fine non hanno provocato contraccolpi nel campo largo. Avs ha offerto massima copertura al primo cittadino, così hanno fatto Riccardo Magi e Alessandro Onorato, e anche Giuseppe Conte lo ha difeso (ieri in un’intervista al nostro giornale). Qualche malumore si è registrato – ma rigorosamente off the record – solo dentro il Pd: ma perché Lepore è considerato troppo di sinistra. Quando, a maggio, a Modena, dopo i terribili fatti della Citroen di Salim El Koudri – ieri un’altra vittima non ce l’ha fatta – il sindaco Massimo Mezzetti, dem di osservanza riformista, aveva lanciato una manifestazione, aveva ricevuto lodi generali.
Ma, alla fine di una settimana caratterizzata dalle vicende Roggero e Fakir, per la sinistra il bilancio non è certamente positivo. La destra è saltata sugli scontri attribuendone la responsabilità al sindaco schleiniano, accuse risibili ma sempre appiccicose. Schlein è intervenuta solo tre giorni dopo i fattacci, teorizzando che «il ruolo della politica non è precipitarsi a commentare i fatti del giorno e alimentare le opposte tifoserie», concetto in sé sacrosanto: ma anche quando serve una legittima difesa? Il M5s ha cambiato spartito scatenando la polemica contro il no all’uso delle intercettazioni dell’ex sottosegretario Del Mastro, riuscendo a scalfire la potenza di fuoco mediatica di FdI e Lega.
Fra gli alleati c’è un minimo di coordinamento – i comunicatori dei tre partiti (Pd, M5s e Avs) non hanno ancora allineato le strategie, ma il tema è all’ordine del giorno dell’autunno – ma il problema, come sempre, non è la comunicazione. O, meglio, la comunicazione è politica: alla vigilia della pausa estiva, le iniziative immaginate per segnalare l’avvio della coalizione non sono andate in buca. Il selfie in osteria dei quattro leader (Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli) ha finito per far risaltare l’assenza dei centristi; il palco di Napoli è stato rovinato da qualche lacuna di organizzazione e dalle intemerate sulla Russia di Conte. E infine rapporti fra la segretaria Pd e il presidente M5s non hanno fatto grandi passi avanti, nonostante le raccomandazioni dei più alti dirigenti dem, rivolte a entrambi. Quando i quattro si rivedranno a Roma alla festa di Avs, l’8 settembre, alla ripresa, il rischio è che la coalizione sia ancorata alla stessa boa di oggi. Per non dire: piantata come un palo.
Per l’annuncio di primarie che ormai sembrano inevitabili, bisognerà aspettare il sì alla legge elettorale. Poi il programma. «Non si parte da zero», dice Schlein. Però da mesi il nodo delle armi all’Ucraina resta com’è: intricato stretto. E le professioni di fiducia (Schlein sul Foglio come ovunque: «Sono sicura che a settembre troveremo un terreno comune»; Conte a Domani: «A settembre ci ritroveremo per lavorare al programma e definire il piano per lanciare la coalizione che manderà a casa questo governo») sembrano sempre più atti di fede.

Fra dirigenti del Pd, anche quelli in teoria di area Schlein, la preoccupazione è a livelli di guardia. Straborda dai conversari privati. Il Sussidiario.net ha pubblicato un sondaggio della società Lab21 che incorona Conte vincitore delle potenziali primarie. Raccoglierebbe il 50,2 per cento degli elettori del centrosinistra contro il 20,4 della segretaria. Non è il primo sondaggio, e sono numeri che non impensieriscono Schlein: è straconvinta di vincere, né ha alcuna intenzione di farsi spaventare dalle voci di dentro. Figuriamoci di fare un passo di lato. «Noi i sondaggi li cambiamo», è il suo brocardo.
E però non rassicura neanche i suoi. Figuriamoci gli altri. Qualche giorno fa a Milano Silvia Salis (che a ottobre ha pronto il libro della possibile discesa in campo) è stata convocata, in grande riservatezza, da un gruppo scelto di imprenditori e altissima borghesia meneghina di sentimenti progressisti che volevano conoscerla. E testarne le intenzioni. Interrogata su tutto, è sembrata all’altezza anche dei dossier su cui non era preparata. C’è un mondo “di sopra” che ancora «non si fa una ragione» della premiership della leader Pd: «l’establishment», lo bolla lei. Per prendere le contromisure, a fine giugno ha avuto un lungo confronto con Draghi, che ha alimentato l’anima complottarda dei grillini.
Insomma, l’amalgama fra i leader di Pd e M5s non riesce. E le “gambe” di centro non camminano: Conte spera ancora di escludere Renzi dalla coalizione. Renzi se la ride, forte dell’accordo con Schlein e del fatto che Iv non dovrà raccogliere firme per correre. Mentre Magi e Onorato si appellano a Mattarella contro lo scomputo dei voti delle liste minori.
Anche Dario Franceschini, uno che appoggia pancia a terra Schlein fin dall’inizio, inizia ad avere dubbi su quale armata da contrapporre a Meloni. Dà ormai per scontato le primarie, e spera che non siano a due, ma a tre. Spera infatti in un ravvedimento operoso di Salis, cioè nella sua disponibilità a farle e a buttarsi nella mischia per attirare altri pezzi di elettorato intorno alla coalizione. A quel punto vinca il migliore, anche se non fosse Schlein. Importante è che la leadership dei progressisti sia finalmente definita.
Si conclude il percorso di arte pubblica e ricerca sul campo finanziato dal PNRR Bando Borghi: il borgo sannita si trasforma in un laboratorio permanente di innovazione culturale e memoria rurale.

Martedì 28 luglio, a partire dalle ore 18:00, in Piazza Garibaldi 1, presso la Sala Consiliare del Comune di Castelpoto si terrà la presentazione ufficiale e da lì si avvierà il tour di inaugurazione delle opere d’arte pubblica site-specific realizzate nell’ambito di “S(t)uoni Art Residency”. Il progetto, curato da Leandro Pisano, giunge così al suo momento di restituzione collettiva dopo un anno denso di residenze artistiche, workshop comunitari e indagini sul territorio.
Finanziata dal PNRR – Bando Borghi (Missione 1, Componente 3, Investimento 2.1) e promossa dal Comune di Castelpoto – con il forte impulso impresso dall’Amministrazione guidata dal Sindaco Vito Fusco –, l’iniziativa è stata sviluppata in una rara formula di coprogettazione con l’Associazione Culturale Interzona APS e con il partenariato scientifico dell’Università di Salerno (Dipartimento di Studi Politici e Sociali).
______________________________
Il cuore dell’inaugurazione del 28 luglio sarà la restituzione delle installazioni nate per abitare gli spazi del borgo, interpretando il suono e l’arte visiva non come semplici decorazioni, ma come dispositivi critici capaci di far riemergere memorie nascoste e traiettorie future del territorio.
Tra gli interventi più attesi spicca il circuito delle “Panchine Sonore”, installazioni interattive dislocate nel tessuto urbano e dotate di speciali dispositivi digitali. Ciascuna panchina consentirà a cittadini e visitatori di accedere, tramite codici QR in ceramica, a contenuti audio, podcast e archivi sonori originali creati appositamente dagli artisti internazionali in residenza – tra cui Antje Greie-Ripatti (AGF), Enrico Coniglio e Flavia Massimo – a partire dalle sessioni di ascolto ambientale (field recording) e dal dialogo con la comunità locale.
Accanto al percorso sonoro, verranno inaugurate le grandi installazioni scultoree e multimediali permanenti progettate rispettivamente da Gil Delindro e da Edgar Endress insieme a Giusy Checola. Le opere, frutto di una lunga ricerca situata tra lo spazio pubblico e il centro storico abbandonato di Castelpoto, connettono la memoria sismica e rurale del Sannio a riflessioni globali sull’ecologia e sui paesaggi in trasformazione.
A completare la mappa delle restituzioni permanenti è l’installazione In tondo nello spazio dell’artista Giovanni Gaggia (realizzata in collaborazione con Tramandars ETS in Piazza Garibaldi): un’antica botte vinaria recuperata e interamente dorata che, dal tramonto all’alba, si fa cassa di risonanza per le voci degli abitanti intrecciate a frammenti sonori dedicati a Maria Lai. L’ampio patrimonio di produzione del progetto si estende poi alle narrazioni visive e mediali dell’esperienza: dal laboratorio fotografico Alfabeto curato da Giacomo Por ai podcast di Tommaso Nudo, fino al film documentario diretto da Antonello Carbone per Aspidistra Film e al Libro Bianco di approfondimento teorico. Tutti questi esiti visivi, sonori e saggistici confluiranno nell’Osservatorio della Ruralità Futura, andando a costituire un archivio digitale permanente accessibile all’intera comunità.
__________________________
L’evento vedrà un tavolo di confronto e dibattito a cui prenderanno parte le istituzioni, il team curatoriale e gli artisti del progetto.
La giornata del 28 luglio celebrerà non solo la conclusione delle residenze artistiche, ma l’avvio di una nuova fase operativa per il borgo. Le opere entreranno a far parte del patrimonio permanente di Castelpoto e dell’Osservatorio della Ruralità Futura, ponendo l’Amministrazione Comunale all’avanguardia nelle pratiche di rigenerazione culturale e nel contrasto allo spopolamento delle aree interne attraverso la creatività contemporanea.
I dettagli sulle opere installate e i materiali di approfondimento sul percorso di residenza sono consultabili sul sito ufficiale del progetto: www.ruralefuturo.com/stuoni-art-residency/.
L’incontro è aperto alla cittadinanza, agli addetti ai lavori e alla stampa.
___________________________________________________________________________
S(T)UONI ART RESIDENCY, parte del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) – Missione 1, Componente 3, Cultura 4.0 (M1C3), Misura 2 “Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale” – Investimento 2.1 “Attrattività dei borghi storici”, è un progetto del Comune di Castelpoto in collaborazione con Associazione Culturale Interzona APS.
Finanziato da: MiC – Ministero della Cultura, Unione Europea – Next Generation EU
Info e contatti stampa:
Whatsapp: +39 0824 1756307
Social:
Instagram → @stuoni_artresidency
Facebook → S(t)uoni Art Residency

(Tommaso Merlo) – Trump rimanda i super bombardieri verso l’Iran e minaccia genocidi mentre bruciano le petroliere saudite nel Mar Rosso e il prezzo del greggio s’impenna di nuovo. Se non fermano al più presto quel delinquente rischiamo una crisi globale devastante ma non tutti i mali vengono per nuocere. Sono decenni che insanguiniamo il mondo per inseguire terroristi e potremmo finalmente capire che i cattivi siamo noi e che sarebbe ora di riprendere la strada adulta del dialogo abbandonando quella infantile delle botte. Ma incombono le notizie dal fronte. Trump ha unito l’Iran come manco la buonanima dell’Ayatollah e ha donato ai Pasdaran l’opportunità per una vendetta che attendevano da mezzo secolo mentre a casa sua è schifato anche dallo schifo. Trilioni buttati nel cesso bellico mentre il sogno americano si trasforma in un incubo. Contro l’Iran gli americani non hanno nemmeno una strategia, Trump spara balle manco fosse all’asilo e bombarda a casaccio perlopiù esche per conto dei suoi padroni sionisti sperando che prima o poi qualcuno a Teheran sventoli bandiera bianca. Strategia che non gli è riuscita in tre anni di genocidio nella striscetta di Gaza e pensano gli riesca in poche settimane in un paese come l’Iran vasto cinque volte e mezzo l’Italia che ha le forze armate sotto le montagne. I generali americani che vanno davanti alle telecamere sono mignotte della mafia lobbistica mentre gli analisti seri parlano di una grave carenza di munizioni, di un’industria bellica inadeguata oltre che di assenza di opzioni sul campo. L’invasione di terra richiederebbe anni di preparazione e sarebbe comunque un inutile bagno di sangue mentre l’occupazione di qualche isoletta sullo Stretto sarebbe anche strategicamente ininfluente. È proprio vero che lo sgretolamento di un impero parte da dentro i suoi alfieri. Quella americana è una guerra improvvisata, nasce dalla Coalizione Epstein che è riuscita a convincere il suo illustre membro Trump promettendogli gloria a buon mercato e bocche cucite. Gli iraniani si preparano invece da decenni per questo specifico conflitto ed hanno idee chiare. Liberarsi dal giogo americano e sionista ed imporre un nuovo status quo regionale ma in maniera il più possibile razionale e legale in modo da mantenere il supporto russo e cinese e anche quello politico del sud anche sociale del mondo. E per questo si son seduti a trattare il memorandum, affinché il mondo capisse di che pasta sono fatti gli americani. Al momento sono impegnati ad annientare la presenza militare americana, oltre alle basi vicine del Golfo Persico anche quelle più lontane in Arabia Saudita e Giordania, basi che hanno sia uno scopo offensivo e sono utilizzate per gli attacchi aerei contro di loro, sia lo scopo di difendere Israele che rimane quindi più indifeso e assolutamente nel menù. Ma in questa fase l’Iran si sta concentrando a vincere la guerra vitale per lo Stretto di Hormuz che è la sua più potente leva negoziale. Quelle acque sono loro e dell’Oman e come succede altrove pretenderanno un pedaggio e se in futuro qualcuno oserà aggredirli, lo bloccheranno. Nuovi equilibri che si consolideranno quando gli americani toglieranno il disturbo dall’Asia Occidentale e il dollaro lascerà spazio ad altre valute. Un rospo talmente duro da ingoiare da far scattare l’ennesima escalation. Da una parte l’Iran sostenuto da un popolo mai così unito che lotta con orgoglio per la sopravvivenza della propria civiltà, dall’altra americani mai così divisi e frustrati costretti a pagare controvoglia l’ennesimo delirio sionista. E se il popolo iraniano riconosce e stima la sua leadership, Trump e la manica di inetti di cui si è circondato sono schifati anche dallo schifo. Gli Iraniani hanno poi tempo mentre Trump ha anche politicamente i mesi contati e se gli iraniani hanno una soglia del dolore molto elevata dopo decenni di persecuzione, gli americani frignano ogni volta che vanno dal benzinaio o a comprare veleno al supermercato. Ma incalzano le notizie dal fronte. L’impero è talmente disperato ed infestato di sionismo che si è messo a colpire infrastrutture civili con l’unico risultato di scatenare la rappresaglia iraniana contro i paeselli del Golfo colpevoli di ospitare basi militari americane come se fossero villaggi turistici. E dato che i miliardi del Golfo sono un importante pilastro della Coalizione Epstein, si tratta di un deterrente non da poco. Quanto ad Israele, si gode quei fessi degli americani che per l’ennesima volta fanno il lavoro sporco per conto loro, ma se i sionisti dovessero partecipare agli attacchi, Teheran non esiterebbe a reagire duramente perché quella resta la portata principale del menù. Ma si mangia con calma e mai interrompere il proprio nemico quando è in difficoltà. Wall Street traballa e da Tel Aviv filtrano tensioni più da guerra civile che da campagna elettorale ed è vero che il sostituto di quel vomitevole mostro di Netanyahu sarà altrettanto genocidario, ma si tratta comunque della fine di una squallida era che lascerà strascichi politici in un paese già martoriato da tre anni di terrificante disumanità ed esecrato dal pianeta. Anche a Teheran quindi non escludono l’implosione e poi comunque il dulcis va sempre in fundo. L’ultima fase della strategia iraniana prevede la Liberazione del Libano, dello Yemen e della Palestina. Basta oppressione e violenza per quei popoli martoriati e autoderminazione a casa loro. Già, più che male assoluto, l’Iran è da sempre dalla parte dei popoli oppressi e contro il suprematismo bianco e sionista. L’Iran sostiene da sempre anche il popolo venezuelano e cubano e in passato Mandela chiamò l’Ayatollah “my leader” quando si incontrarono. È così, ci hanno lavato il cervello con fregnacce propagandistiche per decenni e il mondo non è affatto come ce lo hanno raccontato. L’Iran è perseguitato da mezzo secolo solo perché nemico del sionismo e perché paese che si è sempre rifiutato di scendere a compromessi con l’impero americano. E se l’Iran vincerà anche la guerra mediatica riemergerà la verità storica una volta per tutte. Quanto ai modelli politici e democratici che a noi possono piacere o meno, i popoli sono e devono essere liberi di scegliersi i propri. Dovremmo piuttosto occuparci dello stato pietoso della nostra democrazia e della nostra politica invece di continuare a dare ipocrite lezioni. Davvero, la speranza è che l’eroico Trump riesca nell’epica impresa di trascinare l’impero americano e i suoi padroni sionisti e tutto l’Occidente verso una disfatta epocale, una sconfitta strategica talmente clamorosa che nemmeno la potentissima mafia lobbistica e i tromboni del mainstream riusciranno a spacciarla alle masse come dell’altro. Grazie a quel delinquente rischiamo una crisi globale devastante ma non tutti i mali vengono per nuocere. Sono decenni che insanguiniamo il mondo per inseguire terroristi e potremmo finalmente capire che siamo noi i cattivi e che sarebbe ora di riprendere la strada adulta del dialogo abbandonando quella infantile delle botte. Sarebbe ora di assumerci le nostre responsabilità storiche, evolvere come persone e come collettività e ricostruire un futuro basato sul buonsenso e sulla pace.

Minister of economy Giancarlo Giorgetti, Prime Minister Giorgia Meloni on the occasion of the Prime Minister’s Communications in view of the European Council of 23 and 24 October. Chamber of Deputies, Wednesday O
(di Francesco Cancellato) – Cosa c’entrano gli houti con i maranza? Cosa c’entra l’imputabilità dei minorenni con i bombardamenti delle petroliere nel mar Rosso? Niente, direte voi. E invece no. C’entrano eccome. Perché se un alleato dell’Iran bombarda le navi che portano energia in Occidente, Donald Trump risponderà, e probabilmente quella che fino a qualche settimana chiamavamo tregua diventerà di nuovo guerra, il prezzo del petrolio continuerà a salire, come sta facendo in questi giorni, e con lui il prezzo della benzina. E se sale il prezzo della benzina, già ieri attorno alla soglia dei 2 euro al litro, sono guai per famiglie e imprese.
Dal governo ci si aspetterebbe un intervento, insomma. Magari un consiglio dei ministri convocato d’urgenza per tagliare le accise sui carburanti e provare a calmierare i prezzi anche solo per un po’. E invece niente, perché mancano le coperture. Tradotto: non ci sono i soldi. Per gli italiani, stima la Confesercenti, sarà un aumento complessivo dei costi da 700 milioni di euro in due mesi, almeno. E non ci sarà nulla per ammortizzarlo.
Torniamo a noi. Cosa c’entrano gli houti con i maranza? C’entrano, perché più si parla di maranza, di coltelli, di legittima difesa, di emergenze sicurezza, meno si parla di economia, di accise, di soldi che non ci sono. E più si criminalizzano i minori, meno si racconta che non si sta facendo nulla per dar loro un futuro.
Piccolo trucco: ogni volta che vi viene presentato un nemico, un bersaglio sociale con cui prendervela, cercate il problema che vogliono nascondere, con quel nemico. Non servirà a far comparire soldi nel portafogli, purtroppo. Ma almeno avrete capito come vi vogliono fregare.

Dal decreto anti-rave al il decreto Cutro, passando per il disegno di legge 48 del 2024 che ha introdotto 12 nuovi reati e inasprito altri già esistenti e l’ultima “norma anti-maranza”
(Francesca Martelli – lespresso.it) – La sicurezza è uno dei temi chiave della campagna elettorale per le elezioni politiche. La presidente del Consiglio Meloni alla conferenza stampa di inizio anno aveva detto di non avere raggiunto finora “dei risultati soddisfacenti”, mentre una parte del centrosinistra ha riconosciuto di avere lasciato il tema della sicurezza per anni al centrodestra.
Il governo Meloni ha approvato sette provvedimenti: il primo, il decreto anti-rave del 2022; il decreto Cutro (per inasprire le pene contro gli scafisti) e il decreto Caivano (per il contrasto delle Baby gang) nel 2023; il disegno di legge 48 del 2024 che ha introdotto 12 nuovi reati e inasprito altri già esistenti; il decreto legge 23 del 24 febbraio 2026 (stretta sui coltelli e daspo urbano per chi minaccia la sicurezza pubblica). Infine il disegno di legge sulla sicurezza approvato il 14 luglio 2026. Chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato non potrà più chiedere un risarcimento in sede civile (risarcimento che ora sta pagando il gioielliere Mario Roggero ai familiari delle vittime) e il disegno di legge con le cosiddette norme anti maranza approvato il 23 luglio 2026 per modificare le regole dell’imputabilità dei minorenni.
I sindaci – in modo bipartisan – chiedono di potenziare gli organici delle forze dell’ordine nelle città e di dotare la polizia locale di strumenti adeguati, mentre gli ultimi fatti di cronaca – la morte di Fakir a Bologna, la condanna definitiva del gioielliere Roggero, e prima ancora i fatti di Rogoredo con relativo depistaggio – hanno scatenato reazioni politiche davvero repentine: richieste di grazia, raccolte fondi per le forze dell’ordine, proposte di legge, richieste di dimissioni. Tutto rapidissimo, davvero troppo.

(Salvatore Bianco – lafionda.org) – Non c’è verso: l’intervista al Foglio della segretaria del PD è disarmante. Non c’è la forza intellettuale e, prima ancora, spirituale di uscire con una “mossa del cavallo” dall’angolo in cui ci siamo cacciati, come auspicava Vittorio Foa un’era geologica fa. Potrebbe suonare irrituale, quasi blasfemo, nel bel mezzo della tempesta perfetta, ma forse un primo bilancio critico, severo, è possibile farlo, dall’avvio della guerra mondiale a pezzi.
Dopo l’anno spartiacque del 2022 il pensiero critico si è esercitato e si è messo all’opera, proponendo, con interventi e articoli sempre più incisivi, possibili passi avanti e vie di fuga. Ma non c’è stato verso: il sistema della guerra e la propaganda bellicista di accompagnamento non hanno voluto sentire ragioni; anzi, fanno perno proprio su quel dissenso sempre più strutturato per dilagare. Quando qualcosa, dalle catacombe della controinformazione, penetra nel mondo di sopra, le reazioni risultano sempre sprezzanti. Lorsignori hanno sentenziato: troppa Cina, troppa Russia, troppo europeismo in stile Ostpolitik anni Sessanta; l’anomalia spagnola, pur con tutte le sue contraddizioni (si vedano le posizioni sul conflitto in Ucraina), non è una vera alternativa, ecc. ecc.
Galli, Preterossi, Caracciolo e qualche altro autentico volenteroso non smettono di mettere in guardia, ritagliandosi il ruolo, non proprio piacevole, di Cassandra. Dicono cose di buon senso e non di senso comune. Ma la leadership politica, come ampiamente mostra la lunga intervista della Schlein al Foglio, nella quale non si citano mai l’Iran e il governo israeliano, è ferma all’occidentalismo (che poi produce l’orientalismo, come aveva denunciato profeticamente il grande Edward Said), fiancheggiatore, più o meno, dei Democratici americani per default. E una minoranza, quasi per riflesso pavloviano, viceversa punta tutto temerariamente sulla Russia: una follia anche questa, naturalmente.
Che fare, dunque? Sicuramente non smettere di pensare criticamente, nel suo significato etimologico di «sospensione degli automatismi», nel caso di specie delle coazioni a ripetere proprie delle logiche di sviluppo intrinseche alla guerra. Non c’è dubbio alcuno che, se intendiamo contrastare quei «fenomeni morbosi» che paiono sovrastarci, occorra credere nella forza materiale delle idee che, in quanto possibilità, esigono, come ammoniva Leibniz, di esistere.

(Dario Lucisano – lindipendente.online) – «La disposizione impugnata introduce una misura sospensiva che opera in modo automatico e generalizzato, senza prevedere alcun criterio di graduazione o differenziazione in relazione ai diversi stadi dei procedimenti autorizzativi già pendenti»; per tale motivo si rivela «intrinsecamente irragionevole». È il giudizio espresso dalla Corte Costituzionale sulla norma della regione Sardegna sulle aree idonee per costruire impianti alimentati da fonti rinnovabili. Il regolamento sospendeva le pratiche in corso e vietava nuove richieste nelle aree non idonee, salvo eccezioni limitate. Secondo quanto stabilito dalla Consulta, la Regione ha superato le proprie competenze violando i principi statali e gli obiettivi europei sulla transizione energetica. La norma, continua la Corte, avrebbe così determinato «un ostacolo al conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione e di massima diffusione delle fonti energetiche rinnovabili».
La sentenza della Corte Costituzionale è stata rilasciata il 10 giugno ed è stata depositata ieri, 23 luglio. Con tale decisione, la Consulta conferma l’orientamento della sentenza emanata nel dicembre del 2025, in cui stabiliva che «la qualifica di non idoneità di un’area non può tradursi in un aprioristico divieto di installazione» degli impianti da fonti rinnovabili. In questo, la norma è stata ritenuta illegittima per una violazione dei principi di uguaglianza e di ragionevolezza sanciti dall’articolo 3 della Costituzione, poiché avrebbe bloccato senza distinzione i procedimenti senza considerare lo stato di avanzamento procedurale. A presentare ricorso contro la legge era stato l’esecutivo Meloni, che tra le varie cose contestava alla Regione una violazione dell’art. 117 terzo comma della Costituzione, relativo alla divisione delle competenze tra Stato e regioni; anche in quest’ambito, la legge sarda è stata dichiarata illegittima.
La norma sarda sulle aree idonee individuava le zone del territorio regionale in cui sarebbe stato possibile – e quelle in cui non sarebbe stato possibile – realizzare impianti alimentati da fonti di energia rinnovabile, distinguendoli per categoria (eolico, fotovoltaico, termodinamico ecc.) e taglia (piccola, media e grande). Per quanto riguarda le aree non idonee agli impianti eolici, l’allegato alla legge individuava una quarantina di categorie, tra cui, ad esempio, i parchi naturali e le riserve, nelle quali la realizzazione degli impianti era vietata. La disciplina si sarebbe applicata «a tutto il territorio della Regione, ivi comprese le aree e le superfici sulle quali insistono impianti a fonti rinnovabili in corso di valutazione ambientale e autorizzazione, di competenza regionale o statale, ovvero autorizzati che non abbiano determinato una modifica irreversibile dello stato dei luoghi».
Il tema è particolarmente sentito in Sardegna. Nel corso degli anni, i cittadini hanno organizzato numerose proteste per contestare la realizzazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili, ritenuti frutto di operazioni speculative. Nel 2024 è nata anche la cosiddetta “rivolta degli ulivi”, contro gli espropri legati al Tyrrhenian Link, il cavo sottomarino che collegherà la Sardegna alla penisola per trasportare l’energia elettrica prodotta sull’isola. I lavori per l’infrastruttura sono iniziati all’inizio del medesimo anno, mentre a novembre è stato sgomberato il presidio organizzato dai cittadini nelle aree interessate dagli espropri. La mobilitazione si è spostata anche sul piano giuridico: a gennaio 2025 è stata presentata una proposta di legge di iniziativa popolare per bloccare definitivamente la realizzazione degli impianti non ancora autorizzati o completati, il cui iter risulta ancora sospeso. Gli attivisti hanno proseguito le proteste e, per questo, sono stati destinatari di denunce e accusati di reati quali danneggiamento e violenza privata.

(Elena Basile – lafionda.org) – Continuiamo a scrivere fin quando e ovunque ce lo permettano! Se un giorno ci saranno degli storici che analizzeranno questi tristi giorni — nei quali la mancata risposta alla sfida climatica, robotica e nucleare comporterà inevitabili conseguenze —, essi potranno correggere, con la nostra versione, la narrativa criminale a cui lavora l’apparato mediatico. Sapranno che la società civile era in fermento; che molteplici voci si levavano nel deserto; che movimenti del dissenso nascevano come funghi; e che qualche formazione politica, come i 5 Stelle in Italia e alcune forze della sinistra radicale in Europa, aveva il coraggio di condannare il genocidio e di appellarsi a una mediazione con la Russia.
L’atlantismo filoneoconservatore e il neoliberismo sono la cifra del mainstream. Tutto: da destra al centro-sinistra. Vorrei che qualcuno mi spiegasse, su questi temi, la differenza esistente tra politici come Renzi, Gentiloni, Tajani e la Meloni. Non ne vedo alcuna, se non qualche sfumatura:
La differenza tra questi due schieramenti, in Italia come in Europa e negli Stati Uniti, riguarda unicamente i valori di facciata e il censo degli elettori.
Generalizzando, possiamo affermare che le destre si rivolgono ai meno abbienti, ai perdenti della globalizzazione, e cercano un ritorno ai principi della tradizione, dell’identità nazionale, dell’ordine e dell’autorità. Promuovono la più sfrontata accettazione delle gerarchie sociali ed etniche, per cui il bianco ha sempre ragione rispetto all’”intruso” immigrato, il gioielliere che uccide è una persona per bene, il criminale che ruba (senza uccidere) va disumanizzato, il poliziotto violento va perdonato, l’israeliano è “buono e amico” e si difende dal criminale palestinese. Uno sciorinamento di luoghi comuni che deriva anche dalla mancanza di istruzione e cultura di parte dell’elettorato di destra.
Il centro-sinistra, i socialisti europei e i democratici americani (ma anche la Forza Italia rivisitata dai figli di Berlusconi) si rivolgono invece a un ceto medio arricchito, a una piccola borghesia impiegatizia e benestante, a una popolazione più colta che viaggia e si professa progressista. Può quindi sfoggiare una certa comprensione per il debole — immigrato, palestinese o povero che sia — utilizzando i valori umanistici, le battaglie contro le disuguaglianze, i diritti della donna e delle minoranze e la consapevolezza climatica in modo puramente strumentale contro le destre.
Si tratta di una manovra manipolatoria. A prescindere dalla retorica, il centro-sinistra, i socialisti europei e i DEM restano espressione dello Deep State statunitense. Quando si tratta di decidere, sono filo-israeliani e complici del genocidio quanto le destre; sono anti-immigrati e spensieratamente dimentichi dei diritti umani (si pensi alle politiche sull’immigrazione di Minniti); sono a favore delle guerre e del progetto neoconservatore di dominio sulla Russia e sull’Iran nello scontro contro le potenze del surplus. Affossano con il riarmo la transizione climatica dopo averla difesa a parole, e continuano con le politiche neoliberiste, le privatizzazioni, i trasferimenti finanziari dai più poveri ai più ricchi, distruggendo lo Stato sociale a vantaggio del Keynesismo militare.
È difficile capire quale delle due destre — quella populista o quella tecnocratica — sia la più pericolosa. Certamente la cancellazione dei principi costituzionali da parte delle destre terrorizza: un autoritarismo provinciale e rozzo che minaccia soprattutto l’Italia. Eppure credo che il centro-sinistra, i socialisti europei e i DEM siano nel lungo periodo maggiormente deleteri, in quanto manipolano quella parte di opinione pubblica che potrebbe invece svegliarsi e opporre una sana e consapevole resistenza politica. Giocano il ruolo del “poliziotto buono” e la piccola e media borghesia illuminata si fa trascinare verso campagne militariste e fasciste, convinta di difendere la democrazia, la libertà, i diritti sociali e quelli degli immigrati, che vengono invece massacrati proprio dalla cosiddetta élite progressista.
Insomma, non si sa più dove voltare la testa. Non so se personaggi come Picierno, Calenda, Renzi, Quartapelle o Gentiloni possano davvero essere considerati difensori della Costituzione italiana solo perché si sono schierati per il “No” al referendum sulla giustizia. Sono gli stessi che difendono la censura contro i media russi, che vogliono sanzioni esplicite per chi esprime un pensiero diverso dalla narrativa NATO, che silenziano gli oppositori mettendo veti sulla partecipazione a programmi come TG1/TV7 (ipocritamente ritenuti liberi e progressisti), che cancellano l’Articolo 11 della Costituzione contrario alla guerra. Hanno un potere radicato in Europa ed egemonizzano la cultura, sponsorizzando operazioni che pompano autori letterari del tutto incompetenti, per non parlare del teatro o del cinema.
In sintesi:
La direttrice dello IAI (che, sebbene porti avanti l’agenda dei Democratici americani e dei neoconservatori alla Victoria Nuland, viene spudoratamente chiamato “istituto di ricerca”) si è recentemente vantata di aver scritto un articolo per The Economist in cui perora l’invio di truppe di giovani europei in Ucraina per “forgiarne lo spirito guerriero”. La retorica militarista più becera è diffusa non solo da Nathalie Tocci, ultima ruota del carro, ma anche da intellettuali progressisti come Antonio Scurati, autore di libri di grande successo in Europa basati su una ricostruzione volgarizzata del fascismo, di cui finisce oggi per diffondere proprio i valori legati alla virilità e al sacrificio per la Patria.
Per molti di noi le domande ricorrenti sono:
Se leggiamo la dottrina militare americana, appare chiaro che la difesa dell’unipolarismo e il confronto con le potenze del surplus (in primis la Cina) potranno portare a una catastrofe nucleare e alla fine della vita sul pianeta. Come è possibile che l’élite e i suoi colletti bianchi, per quanto corrotti, non capiscano cosa c’è in ballo e non tutelino neanche i propri affetti?
Geopsichiatria. Mi ritornano in mente le parole dell’antropologo Emmanuel Todd. Come fermare la follia di chi ormai crede — o finge di credere — alla propria stessa propaganda e a luoghi comuni che neanche la più standardizzata soap opera statunitense farebbe propri? “Israele si difende come può” e “L’Ucraina combatte per la democrazia occidentale”.
Bisogna svegliare il popolo dei rassegnati: chi sa ma vota comunque per i soliti perché “tanto non ci sono alternative”, o chi si rifugia nel non-voto convinto (come in Iran) che nulla possa mai cambiare. Bisognerebbe che il dissenso smettesse di frammentarsi, di inseguire identità ed assoluti cedendo all’eterna irrilevanza. Sarebbe essenziale individuare dei mecenati in grado di finanziare, in Europa, media alternativi che arrivino nelle case delle tante persone ignare e turlupinate dalla propaganda rozza di Vespa o da quella più sofisticata della Gruber.
Chi è bravo e ha fatto storia in televisione come Santoro, insieme ai pochi media rimasti che ospitano il pensiero libero (come Il Fatto Quotidiano o il programma Accordi e Disaccordi, che purtroppo a volte sembra una brutta copia dei talk show progressisti), dovrebbero unirsi per una causa comune: la creazione di un’informazione veramente libera.
No, non ho preso alcuna droga per sognare una simile utopia. Credo che la speranza possa ancora salvare il genere umano: essa è la capacità di immaginare una realtà differente e di cercare razionalmente una via d’uscita dalla trappola.
Purtroppo la storia del povero Bernie Sanders negli USA, del laburismo anglosassone e delle sinistre europee fino agli anni Ottanta ci insegna che, se si prova a cambiare il centro-sinistra o il cosiddetto socialismo europeo dall’interno, si viene ingoiati e si finisce per contribuire alla mutazione antropologica in corso.
Come non essere silenziati e ghettizzati se si rifiutano i compromessi e le alleanze che snaturano la lotta politica? Questa domanda cruciale dovrebbe aprire un grande dibattito pubblico.
Oggi la contraddizione tra popolo ed élite sta esplodendo. Dobbiamo entrare nelle crepe che si stanno creando perché, come cantava Cohen, è proprio attraverso di esse che entra la luce.
Il capitalismo finanziario senza pianificazione, senza socialismo di mercato e senza protezione dei diritti umani è sprofondato nel nichilismo, in guerre suicide che rischiano di eliminare la civiltà occidentale. Non riesce più a garantire l’accumulazione di capitale in Occidente. La concentrazione della ricchezza in pochissime mani e l’impoverimento massiccio della popolazione sono insostenibili. La distruzione dei beni comuni, a cominciare da istruzione e sanità, è sotto gli occhi di tutti. La burocratizzazione della ricerca scientifica, i rischi della rivoluzione robotica e la minaccia climatica sono tali da rendere indispensabile la cooperazione in un mondo multipolare.
Dividere il mondo in blocchi economici, monetari, militari e valoriali è il modo più rapido per soccombere al disastro. Di questo l’opinione pubblica europea dev’essere informata, affinché la pressione per cambiare la classe dirigente si rafforzi e raggiunga il suo scopo.
Contro le lobby della finanza, delle armi e di Israele, contro i diktat dell’intelligence e degli apparati mediatici, la società civile del 90% può organizzarsi: non dobbiamo restare schiavi degli interessi di quell’1% che, comunque vada, riuscirà a subire meno danni di tutti gli altri.
(di Alexandra Bruell – Wall Street Journal) – Una delle fonti più ricche di informazioni online sta rivalutando il proprio rapporto con Google. Reddit, la bacheca online che alimenta un’ampia porzione dei risultati di ricerca di Google, ha discusso la possibilità di impedire al colosso tecnologico l’accesso ai propri contenuti per l’uso nell’intelligenza artificiale, secondo persone a conoscenza della questione.
È parte di un crescente coro di aziende dei media online che esprimono frustrazione nei confronti del gigante tecnologico, mentre l’IA cambia il modo in cui le persone pongono domande, sottrae traffico alle ricerche e sconvolge i modelli di ricavo degli editori.
Questi ultimi affermano che il motore di ricerca non è più una fonte affidabile di visitatori, soprattutto dopo che Google […] ha ampliato negli ultimi mesi le proprie funzionalità di ricerca basate sull’IA. USA Today, Politico, The Economist, People Inc. e Reuters stanno tutti valutando come, o persino se, continueranno a collaborare con Google.
Nel 2024 Reddit ha concluso un accordo da 60 milioni di dollari l’anno che consentiva a Google di utilizzare i suoi materiali per addestrare modelli di IA. Ma, poiché le risposte generate dall’IA alle richieste riducono i clic verso siti web esterni, i dirigenti di Reddit stanno valutando quale sia il vantaggio di continuare a fornire i propri contenuti a Google […]. Le aziende stanno discutendo un possibile rinnovo dell’accordo, che scadrà a breve.
«Per alcune categorie di editori è una questione esistenziale», ha dichiarato David Buttle, amministratore delegato della società di consulenza per i media DJB Strategies. «Stanno valutando misure più radicali».
Secondo Cloudflare, i bot rappresentano ormai più della metà di tutto il traffico web. Alcuni estraggono i contenuti degli editori per addestrare i propri modelli di IA, altri scandagliano i siti per aiutare a rispondere rapidamente alle richieste degli utenti o per vendere i contenuti ad altre aziende. I tentativi di bloccare i bot si sono trasformati in un gioco senza fine, man mano che la tecnologia diventa più sofisticata.
Gli editori possono disattivare specificamente la scansione destinata all’addestramento dei modelli di IA di Google, ma in genere devono consentire al bot di effettuare la scansione sia per i risultati delle richieste basate sull’IA sia per la funzione di ricerca tradizionale, se vogliono che i loro contenuti compaiano in una delle due.
USA Today […] sta valutando di bloccare il crawler di Google, il che significherebbe che i suoi contenuti non comparirebbero né nei riepiloghi di Google basati sull’IA né nei risultati di ricerca con i tradizionali link blu. Per il quotidiano […], il traffico organico proveniente da ricerche Google effettuate da utenti statunitensi è diminuito del 18% tra giugno 2025 e giugno 2026, secondo la società di misurazione delle ricerche Semrush.
[…]
USA Today ha una causa pendente contro Google, nella quale sostiene che l’azienda detenga un monopolio nelle tecnologie pubblicitarie che danneggia i ricavi pubblicitari dell’editore.
[…]
Google afferma che le sue funzionalità di ricerca basate sull’IA «inviano ogni settimana miliardi di clic al web» e rispondono alle esigenze in evoluzione degli utenti. «Le nostre funzionalità di IA mettono in evidenza i link al web e aiutano creatori ed editori ad ampliare il proprio pubblico, e offriamo controlli chiari ai proprietari dei siti web per gestire i propri contenuti», ha dichiarato un portavoce.
Penske Media, proprietaria di Variety e Rolling Stone, ha citato in giudizio Google a settembre per motivi antitrust, sostenendo che i suoi riepiloghi basati sull’IA utilizzino illegalmente i contenuti giornalistici dell’editore e deprimano il traffico online.
I dipendenti di Politico, testata di Axel Springer, hanno discusso la possibilità di limitare l’accesso di Google e di altri bot ai suoi articoli gratuiti. Secondo persone a conoscenza della questione, è stata avanzata l’ipotesi di introdurre un sistema di registrazione obbligatoria che imponga agli esseri umani di effettuare l’accesso per visualizzare i contenuti.
Reuters, che come Politico ricava gran parte dei propri introiti da offerte rivolte alle imprese, ha dichiarato che sta anch’essa valutando se bloccare il bot di Google per il proprio prodotto di informazione destinato ai consumatori, mentre il traffico diminuisce.
«Stiamo certamente esaminando i compromessi economici tra la ricerca e i riepiloghi basati sull’IA», ha dichiarato Paul Bascobert, presidente di Reuters.
A giugno Google ha dichiarato che si conformerà a una decisione di un’autorità di regolamentazione britannica che consente agli editori di decidere se partecipare alle funzionalità di IA senza rinunciare alla propria presenza nei risultati di ricerca tradizionali. Google ha affermato che avrebbe testato le funzionalità nel Regno Unito prima di renderle disponibili ai proprietari di siti web a livello globale, ma non ha fornito una tempistica precisa.
The Economist sta discutendo attivamente la possibilità di escludersi dalle funzionalità di ricerca basate sull’IA dopo la decisione britannica.
[…] Google ha compiuto alcune aperture verso le testate giornalistiche, tra cui il lancio di un programma che paga più di 200 editori per accedere ai loro contenuti e utilizzarli nell’IA. Ora consente inoltre agli utenti di selezionare fonti di notizie preferite per personalizzare le principali notizie che compaiono nei risultati di ricerca, con la possibilità di generare più traffico verso quei siti.
People Inc. è riuscita ad aumentare i ricavi attraverso eventi, segnalazioni dai social media e l’espansione delle app, anche se Google ha contribuito ad appena il 25% del suo traffico nel primo trimestre di quest’anno, rispetto a oltre la metà di due anni fa. La società, il cui portafoglio comprende People, Better Homes & Gardens e Travel + Leisure, sta esplorando modi per rendere i propri contenuti più facilmente assimilabili dai bot autorizzati e continua a consentire a Google di estrarli, mentre valuta il futuro di quel rapporto.
«Disattivarli e bloccarli completamente è al 100% sul tavolo», ha dichiarato Neil Vogel, amministratore delegato di People Inc.
Nel frattempo, Time sta aiutando gli inserzionisti a far arrivare i propri messaggi davanti ai bot, utilizzando una sorta di approccio da cavallo di Troia: creare annunci basati su testo che i lettori normali non vedono mai, ma che i crawler di IA potrebbero trovare. La speranza è che AI Overviews di Google e altri chatbot che aspirano contenuti editoriali possano fare riferimento alle informazioni contenute in quel materiale quando rispondono alle richieste degli utenti. Questo, a sua volta, potrebbe aiutare i marchi a raggiungere potenziali clienti.
«Ora ci sono due pubblici», ha dichiarato Mark Howard, direttore operativo di Time. «Stiamo pensando a come offrire il massimo servizio agli esseri umani quando arrivano e a come considerare i bot come un pubblico secondario».
News Corp, proprietaria del Wall Street Journal, ha un accordo commerciale per fornire contenuti sulle piattaforme di Google.
Correzioni e precisazioni
Secondo la società di misurazione delle ricerche Semrush, il traffico organico proveniente da ricerche Google effettuate da utenti statunitensi per il quotidiano nazionale USA Today è diminuito del 18% tra giugno 2025 e giugno 2026. Una versione precedente di questo articolo affermava erroneamente che il traffico fosse diminuito di quasi la metà, sulla base di dati inesatti di Semrush.
Inoltre, secondo Semrush, nello stesso periodo il traffico proveniente da ricerche Google effettuate da utenti statunitensi è diminuito del 20% per il sito di Politico e del 31% sia per CNN sia per Business Insider. L’articolo precedente affermava erroneamente che il traffico fosse diminuito del 23% per il sito di Politico, di circa il 25% per CNN e di oltre l’85% per Business Insider. Nel frattempo, i dati di Semrush contenuti nel grafico sul traffico proveniente dalle ricerche Google presentavano inesattezze per diverse pubblicazioni.
Il traffico medio degli ultimi 12 mesi è aumentato di circa il 16% per The Guardian e del 15% per BBC, mentre è diminuito di circa il 3,2% per People, del 18% per The Wall Street Journal, del 27% per Time, del 28% per USA Today, del 35% per Reuters, del 43% per Business Insider e del 44% per Washington Post.
Il grafico precedente affermava erroneamente che il traffico fosse aumentato di circa il 22% per The Guardian e del 16% per BBC, e riportava cali inesatti del 6,1% per People, del 16% per The Wall Street Journal, del 27% per Time, del 30% per USA Today, del 30% per Reuters, del 44% per Washington Post e del 46% per Business Insider. (Corretto il 22 luglio.)

“Un risultato fondamentale che premia il nostro lavoro e tutela la cittadinanza: la Corte dei Conti ha escluso in modo categorico qualsiasi dichiarazione di dissesto finanziario per l’Ente”. A dichiararlo è il Sindaco di San Nicola Manfredi, Arturo Leone Vernillo, a margine dell’udienza dinanzi alla magistratura contabile.
I giudici hanno esaminato il piano di riequilibrio relativo al periodo 2012-2017: pur bocciando l’impianto contabile riferito a quelle annualità passate, la Corte ha riconosciuto che l’Amministrazione comunale attuale non presenta alcuna delle criticità o deficitarietà riscontrate all’epoca.
“Ho risposto personalmente e con fermezza davanti a un collegio di 11 giudici contabili – spiega il Primo Cittadino – e le nostre ragioni sono state accolte. La struttura finanziaria attuale del Comune è solida e non sussistono i presupposti per il dissesto. Sono orgoglioso di aver salvato ancora una volta San Nicola Manfredi da conseguenze pesanti che avrebbero gravato sui cittadini”.
Il Sindaco guarda con fiducia anche ai prossimi passaggi “Attendiamo con serenità i dettagli dell’ulteriore istruttoria in corso, certi di poter fare piena chiarezza anche su quel fronte, sempre e solo nell’interesse della nostra comunità. Viva San Nicola Manfredi”
Dal soccorso territoriale del 118 fino alla terapia sub-intensiva: dagli esperti del Pronto soccorso le prime linee guida per la gestione integrata dei casi

(ilsole24ore.com) – Negli ultimi vent’anni la mortalità correlata al calore nelle persone con più di 65 anni è aumentata del 54%. In assenza di trattamento tempestivo, la mortalità del colpo di calore classico raggiunge l’80%, quella del colpo di calore da sforzo il 33%. Anche da questi dati deriva il primo documento – messo a punto dalla Simeu Società di Medicina di emergenza urgenza – che definisce i passaggi necessari per contrastare il fenomeno.
Un capitolo del Position Paper è dedicato alla revisione della terapia cronica nell’anziano, dove farmaci di uso quotidiano agiscono da moltiplicatori di danno durante le ondate di calore. Altro obiettivo cruciale è superare le differenze di trattamento ed è per questo che da Simeu chiedono di integrare il percorso nelle direttive ministeriali per le stagioni estive, così da superare le disomogeneità regionali. La Società scientifica ha ribadito la propria disponibilità a collaborare con il Ministero della Salute per integrare i contenuti del “Percorso Calore” nelle direttive ministeriali operative per le stagioni estive e per promuoverne la diffusione capillare su scala nazionale. «Il punto non è la competenza, che nei nostri Pronto Soccorso c’è – avvisa Mario Guarino, vice presidente Simeu e direttore della Medicina d’Emergenza-Urgenza dell’Ospedale Cto di Napoli -. Il punto è l’omogeneità. Un paziente con colpo di calore deve trovare lo stesso percorso e gli stessi tempi ovunque si trovi. Il documento è pronto, la disponibilità a lavorarci insieme alle istituzioni anche».
Il documento fissa un obiettivo operativo preciso: temperatura centrale sotto i 39 gradi entro trenta minuti dal riconoscimento, con raffreddamento da iniziare sul posto e non all’arrivo in ospedale.«Il colpo di calore è un’emergenza tempo-dipendente, esattamente come l’infarto o l’ictus, ma non ha ancora una rete che lo tratti come tale – dichiara ancora Guarino -. L’obiettivo terapeutico è portare la temperatura centrale sotto i 39 gradi entro trenta minuti dal riconoscimento. Questo significa che il raffreddamento va iniziato sul posto, prima del trasporto, non al momento dell’arrivo in Pronto soccorso».
Il “Percorso Calore” si articola su quattro linee operative. La prima è nel Triage dedicato e fast-track, con criteri clinici ed epidemiologici per l’identificazione precoce dei pazienti a rischio fin dal primo accesso: anziani, fragili, pazienti con patologie croniche, lavoratori esposti. Poi, occorrono protocolli clinico-assistenziali standardizzati per la gestione immediata del colpo di calore, della disidratazione severa e dello scompenso di patologie preesistenti. In terzo luogo, serve integrazione tra rete ospedaliera e rete territoriale, con flussi informativi e percorsi protetti di dimissione verso assistenza primaria e Adi. Infine: preparazione e rimodulazione delle risorse nei periodi critici, con criteri di attivazione straordinaria degli organici e delle aree di osservazione in concomitanza con i bollettini di allerta meteo-climatica.
Il documento definisce standard puntuali: misurazione della temperatura rettale come unico metodo attendibile per la temperatura centrale, raffreddamento attivo precoce con interruzione a 38,6 gradi per prevenire il fenomeno dell’afterdrop, divieto di antipiretici, dotazione specifica delle ambulanze nel periodo 1 maggio-30 settembre, formazione annuale del personale di 118, Pronto soccorso, Osservazione breve intensiva e semi-intensiva da completare entro il 30 aprile.
Uno spazio dedicato riguarda dunque il paziente anziano e la revisione della terapia cronica. «La maggior parte degli over 65 non arriva in Pronto Soccorso per un colpo di calore in senso stretto, ma per lo scompenso acuto di patologie croniche precipitato dall’esposizione al caldo», osserva Guarino. «Molti farmaci di uso quotidiano si comportano da moltiplicatori di danno. La riconciliazione farmacologica all’ingresso e una lettera di dimissione che dica con chiarezza al medico di famiglia cosa è stato sospeso e perché sono parte integrante della cura».
SIMEU ha ribadito la propria disponibilità a collaborare con il Ministero della Salute per integrare i contenuti del “Percorso Calore” nelle direttive ministeriali operative per le stagioni estive e per promuoverne la diffusione capillare su scala nazionale.