Selezione Quotidiana di Articoli Vari

La “lagna” di Giorgia Meloni a “Chi”


(Estr. dell’articolo di Giulia Cerasoli – “Chi”) – Gior­gia Meloni, la nostra pre­si­dente del Con­si­glio, si sta godendo qual­che giorno di vacanza con la figlia Gine­vra al mare, ma ci ha con­cesso un’inter­vi­sta esclu­siva a 360 gradi sulle vacanze degli ita­liani, tur­bate dal pen­siero delle dif­fi­coltà eco­no­mi­che del momento, sui temi del rien­tro, sulla sua agenda poli­tica com­plessa ma anche sulla sua forza e sulla sua stan­chezza, sull’avve­nire e soprat­tutto sulle domande sco­mode di sua figlia che, come accade a ogni mamma, le stanno molto a cuore.

Domanda. Sono appena ini­ziate le ferie degli ita­liani. Vacanze pre­oc­cu­pate, per­ché il rien­tro potrebbe riser­vare, a causa di guerre e restri­zioni ener­ge­ti­che, sor­prese non pia­ce­voli per il bilan­cio delle fami­glie. Come pensa il governo di argi­nare gli effetti di que­sta situa­zione?

Rispo­sta. «Ovvia­mente com­prendo la pre­oc­cu­pa­zione, che è anche la mia. Ma finora il governo è sem­pre inter­ve­nuto tem­pe­sti­va­mente per dare una mano. Gli ultimi decreti per cer­care di abbas­sare il costo del gaso­lio rap­pre­sen­tano un uni­cum in Europa. Nes­sun altro governo euro­peo è inter­ve­nuto così.

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Poi, certo, se durasse o peg­gio­rasse ancora, dovremmo imma­gi­nare solu­zioni nuove. Ma il punto è che non siamo restati e non reste­remo a guar­dare. Quindi, a chi parte dico di godersi le vacanze: il nostro lavoro, anche ad ago­sto, è fare in modo che il rien­tro sia il più leg­gero pos­si­bile, tenuto conto delle con­di­zioni».

D. A pro­po­sito di vacanze, lei ne fa poche. Quest’anno ha comin­ciato con qual­che giorno in Sar­de­gna. alla Mad­da­lena, dove pro­se­guirà, sem­pre con sua figlia Gine­vra?

R. «Da qual­che parte in Ita­lia, che rimane il posto più bello del mondo, ma non le dico dove, e non per­ché sia un segreto di Stato, ma per neces­sità di nor­ma­lità. Cer­care di ripo­sare qual­che giorno con i gior­na­li­sti che sta­zio­nano davanti alla tua porta e i foto­rafi arram­pi­cati sugli alberi non è faci­lis­simo. Per carità, fanno il loro lavoro, ma quei giorni sono l’unico momento in cui posso essere sol­tanto una mamma come tutte le altre, e cerco di difen­derli come posso». […]

D. Lei è un pre­si­dente con molti pri­mati, ma è anche la prima pre­mier donna che gira il mondo, spesso con sua figlia al seguito. C’è ancora chi si mera­vi­glia di que­to fatto nor­ma­lis­simo, che offre un segnale posi­tivo a tutte le donne e mamme che desi­de­rano con­qui­stare posti di respon­sa­bi­lità. Quali rea­zioni hanno i suoi omo­lo­hi nel mondo quando la vedono scen­dere dalla sca­letta dell’aereo con Gine­vra?

R. «Guardi, non amo tenere Gine­vra sotto i riflet­tori, quindi non è che lei giri il mondo “al seguito”: ci sono occa­sioni, poche, in cui la porto con me, soprat­tutto quando magari sto fuori tre o quat­tro giorni, come farebbe qual­siasi mamma. Ma rispetto agli impe­gni che ho non lo fac­cio spesso, anche per non farle per­dere giorni di scuola.

Quando capita, i miei omo­lo­ghi e le altre auto­rità che incon­tro sono sem­pre diver­titi, ma non direi sor­presi; la rea­zione più bella è invece quella delle altre donne che incon­tro, che mi fanno un cenno d’intesa.

È un lin­guag­gio che non ha biso­gno di tra­du­zione. Dopo­di­ché, se que­sta imma­gine dice a una ragazza che non è vero che deve sce­gliere tra essere madre e avere una car­riera, allora sono con­tenta che si veda». […]

D. Ha smesso di fumare, ha cam­biato pet­ti­na­tura ed è impec­ca­bile in ogni occa­sione isti­tu­zio­nale, senza mostrare segni di stan­chezza. Dopo quat­tro anni da pre­mier, qual è il suo segreto?

R. «La stan­chezza c’è. Non so se dav­vero non si veda, ma io la sento eccome, a essere sin­cera. Il fumo l’ho lasciato. Aver ripreso a fumare era stata, per me, una scon­fitta insop­por­ta­bile. E sono feli­cis­sima di essere riu­scita a libe­rarmi del vizio una volta per tutte.

Per­ché ora so, meglio di prima, che il segreto è non avvi­ci­narsi mai più a una siga­retta. Quindi, sono decisa a non cascarci di nuovo. Detto que­sto, io non ho alcun segreto. Mi stanco come tutti, sono fal­li­bile come tutti. Ma sono cer­ta­mente una per­sona deter­mi­nata. Penso che la cosa impor­tante sia sapere per­ché fai le cose. Quando una cosa ha un senso per te, trovi l’ener­gia anche quando pen­savi di non averne più».

D. Nei pochi giorni che avrà di vacanza, le tre cose a cui non potrà rinun­ciare.

R. «Un romanzo, per­ché durante l’anno ho da leg­gere così tanti docu­menti che non ho più tempo per la let­tura di quello che mi piace. Le carte del bur­raco, nella spe­ranza di riu­scire a vin­cere qual­che par­tita, per­ché da Natale in poi è stato un disa­stro.

E il tempo lento con mia figlia, senza un oro­lo­gio che detta i minuti, o senza doverle dire di no quando mi chiede di gio­care. Tre cose sem­plici. Ma forse è pro­prio la sem­pli­cità che manca quando fai que­sto lavoro».

D. Gli ultimi dati con­fer­mano che il turi­smo è in grande ascesa nel nostro Paese, ama­tis­simo dagli stra­nieri. Però c’è il rischio della deser­ti­fi­ca­zione dei cen­tri sto­rici delle città d’arte, a causa del com­mer­cio di bassa qua­lità e delle valan­ghe di trol­ley che spin­gono i resi­denti ad andar­sene. Avete in mente una stra­te­gia per evi­tarlo, senza dan­neg­giare il turi­smo?

R. «Ha toc­cato un punto vero: il rischio è amare l’Ita­lia fino a con­su­marla. Non voglio città d’arte che diven­tano vetrine senza abi­tanti, con i resi­denti costretti ad andar­sene e le bot­te­ghe sto­ri­che sosti­tuite dalla pac­cot­ti­glia.

La deser­ti­fi­ca­zione viene da molto lon­tano, da decenni di scarsa visione, man­canza di pro­gram­ma­zione e scelte sba­gliate, che hanno visto pro­li­fe­rare mini­mar­ket e negozi di cian­fru­sa­glie, a sca­pito delle bot­te­ghe sto­ri­che, dei negozi di vici­nato e dei ser­vizi per i resi­denti.

Il turi­smo è una ric­chezza enorme, ma va gover­nato, tro­vando un equi­li­brio tra resi­den­zia­lità e ricet­ti­vità. Ecco per­ché, tra le altre cose, abbiamo rego­lato gli affitti brevi, stiamo lavo­rando insieme ai Comuni per com­bat­tere l’abu­si­vi­smo e ci stiamo occu­pando di aiu­tare il com­mer­cio di qua­lità e l’arti­gia­nato, che sono quei pre­sidi di auten­ti­cità che ren­dono mera­vi­gliosi i nostri ter­ri­tori».

D. Si parla di un rim­pa­sto di governo, ipo­tiz­zato per il 20 set­tem­bre, per ripor­tare Sal­vini al Vimi­nale, con altre novità.

R. «Mat­teo sarebbe un ottimo mini­stro dell’Interno, lo ha già dimo­strato. Ma si sta spen­dendo in una com­pe­tenza molto com­plessa, che è quella delle infra­strut­ture e dei tra­sporti, che richiede un impe­gno enorme, e lo sta facendo con una dedi­zione incre­di­bile. Dall’altro lato, anche il mini­stro Pian­te­dosi sta dando il mas­simo in un ambito – quello della sicu­rezza e dell’immi­gra­zione – nel quale non c’è giorno in cui si possa abbas­sare la guar­dia, come dimo­stra anche la recente crisi di Ceuta.

So che la gente si aspetta di più su que­sto, ma con pazienza e costanza stiamo costruendo e con­so­li­dando risul­tati impor­tanti e strut­tu­rali anche su que­sti fronti. Dal crollo degli sbar­chi alla dimi­nu­zione degli omi­cidi, dei furti, delle rapine e dei fem­mi­ni­cidi. Fino al raf­for­za­mento dei pre­sidi sul ter­ri­to­rio, a par­tire da quelli nelle sta­zioni e alle misure a soste­gno delle forze dell’ordine. Non si è real­mente liberi se non si è sicuri a casa pro­pria o nella pro­pria città».

D. Roberto Van­nacci è un pro­blema o una risorsa?

R. «Nes­suno dei due. Non un pro­blema, per­ché la demo­cra­zia per me non lo è mai. Non una risorsa, per­ché tutto quello che ho visto finora rac­conta, pur­troppo, un’ope­ra­zione costruita per favo­rire la sini­stra». […]

D. Par­liamo di Gine­vra. Quali sono i timori di mamma Gior­gia per sua figlia, oggi che sta cre­scendo e pre­sto non sarà più una bimba che si nasconde die­tro la mamma?

R. «L’impatto dell’intel­li­genza arti­fi­ciale sulla vita di Gine­vra e della sua gene­ra­zione è forse la cosa che mi pre­oc­cupa di più. Mi pre­oc­cupa che viva in un mondo nel quale non si distin­gue più cosa sia vero da quello che non lo è; che l’avvento dell’intel­li­genza arti­fi­ciale possa sen­si­bil­mente ridurre il numero dei lavo­ra­tori; che loro smet­tano di pen­sare, di darsi delle rispo­ste e si limi­tino a fare le domande a una mac­china.

Temo che – come geni­tori – non siamo attrez­zati per capire come tutto que­sto possa impat­tare. I social, l’uso degli smart­phone, la vita ormai sem­pre più fil­trata dallo schermo. La poli­tica prova a dare rispo­ste a que­sti temi: in Par­la­mento si discute la pro­po­sta di vie­tare i social ai minori di 16 anni.

È un bene che se ne parli, ma ho l’impres­sione che le nostre rispo­ste non siano ancora suf­fi­cien­te­mente effi­caci. E mi pre­oc­cupa, ora che Gine­vra sta andando verso l’ado­le­scenza, che un domani io possa essere troppo distratta e non accor­germi che qual­cosa non va. Non riu­scire a starle abba­stanza accanto, men­tre affronta l’età più dif­fi­cile».

D. Ora che è più grande le farà domande sem­pre più impe­gna­tive sul suo lavoro. Quali?

R. «Me le fa già e, a volte, sono più dif­fi­cili di quelle dei gior­na­li­sti: i bam­bini vanno diritti al punto, senza diplo­ma­zia. Mi chiede per­ché ho scelto que­sto lavoro, per­ché devo lavo­rare così tanto, se quello che fac­cio serve dav­vero. Qual­che volta mi ha chie­sto per­ché il mio lavoro veniva prima di lei, e mi ha fatto venire il cuore come una noc­cio­lina. A volte mi chiede per­ché alcune per­sone par­lano male di me.

Cerco di rispon­derle con sin­ce­rità e con parole che possa capire. Non le nascondo, ad esem­pio, che il mio lavoro divide, ma cerco di inse­gnarle che si può essere in disac­cordo restando per­sone per­bene. E che non deve avere mai paura di dire, e di difen­dere, quello che pensa. Il rispetto è uno dei valori più impor­tanti che possa inse­gnarle, insieme alla libertà e al corag­gio che serve per essere dav­vero liberi». […]


Buone vacanze!



ISTAT RIALZA STIME, A LUGLIO INFLAZIONE AL 2,9%

(ANSA) – ROMA, 12 AGO – L’Istat rivede al rialzo le stime di inflazione a luglio dal 2,8% al 2,9%, nei dati definitivi. Si riduce così il rallentamento dei prezzi rispetto a giugno, quando il tasso era al 3%. “Nel mese di luglio 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,3% su base mensile e del +2,9% su base annua (da +3% di giugno)”, spiega l’Istat.

L’andamento al ribasso dell’inflazione riflette la dinamica dei prezzi degli energetici non regolamentati come i carburanti e degli alimentari non lavorati. Sono in accelerazione, invece, gli energetici regolamentati. I prezzi degli energetici regolamentati salgono da +9,2% a +14,8%, i servizi relativi ai trasporti da +1,1% a +1,6% e i Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona da +2,7% a +3%.   

Un andamento opposto, in decelerazione, contraddistingue i prezzi degli energetici non regolamentati (da +13,3% a +11,4%), degli alimentari non lavorati (da +4,4% a +3,6%) e dei servizi vari (da +2,5% a +1,8%).   

Più in dettaglio per i carburanti “rallenta la dinamica tendenziale”, secondo i dati Istat, “in sensibile calo nella prima parte del mese e in rapido rialzo nella seconda”. I prezzi del gasolio per mezzi di trasporto passano dal +21,6% annuo di giugno a +18,8% e quelli della benzina da +10,3% a +8%.    L’inflazione di fondo rimane stabile (a +1,6%) mentre l’inflazione acquisita a luglio, per il 2026, sale a +2,7%.

ISTAT, CARO-VACANZE, MANGIARE E DORMIRE FUORI COSTA IL 3,4% IN PIÙ DEL 2025

(ANSA) – ROMA, 12 AGO – Mangiare e dormire fuori diventa sempre più caro in tempi di vacanze estive. L’Istat inserisce i servizi di ristoranti e i servizi di alloggio tra le principali divisioni di spesa che registrano dinamiche di prezzo in accelerazione su base annua a luglio. Gli aumenti sono del 3,4% rispetto a un anno prima quando la crescita rispetto al 2024 era stata del 2,9%.

Sono in accelerata anche i servizi relativi ai trasporti che passano da +1,1% annuo di luglio 2025 a +1,6% del mese scorso. Volare costa meno di un anno fa, ma rispetto al crollo dei prezzi dell’estate 2025 (a luglio -10,3% su base annua), il risparmio è quasi dimezzato (-5,6%).

CODACONS, CON L’INFLAZIONE AL 2,9% MAGGIORE SPESA DA 959 EURO A FAMIGLIA

(ANSA) – ROMA, 12 AGO – “Sul fronte dell’inflazione il bicchiere è sempre più vuoto perché il dato definitivo di luglio, pur rivisto al rialzo rispetto alla stima provvisoria, non risente pienamente della fiammata dei carburanti partita solo nella seconda metà del mese”. Lo afferma il Codacons, commentando i dati forniti oggi dall’Istat.

“L’inflazione al 2,9% si traduce, considerata la totalità della spesa per consumi, in una maggiore spesa da +959 euro annui per la famiglia tipo, +1.324 euro per un nucleo con due figli. I rincari di benzina e gasolio tuttavia faranno sentire i propri effetti sull’inflazione e sui prezzi al dettaglio solo nei prossimi dati comunicati dall’Istat, ma intanto la vera stangata è quella che si è abbattuta sulle tariffe di luce e gas”, analizza il Codacons.

“A luglio, nel momento in cui i consumi elettrici delle famiglie sono ai massimi, i prezzi dell’elettricità sul mercato tutelato salgono del +9,7% (+4,5% su giugno), mentre sul mercato libero l’aumento è del +13,9% (+4% su giugno), aggravando la spesa per condizionatori e sistemi di climatizzazione in casa”, continua l’associazione.

“Cattive notizie anche sul fronte delle vacanze estive – prosegue il Codacons – le tariffe dei voli nazionali registrano infatti un incremento su base annua del 6,2%. Di contro i prezzi dei voli internazionali, anche a causa della crisi in Medio Oriente, crollano del -7,6%. I traghetti invece rincarano del 2,5%, le auto a noleggio del 3,4%, gli alberghi del 3% e i villaggi vacanza del 2,9%”.


Carlo Freccero: Il caso Ranucci è uno spot al giornalismo online


(Carlo Freccero – dagospia.com) – Vorrei iniziare citando una famosa frase attribuita a Bertold Brecht: “Volevo sedermi dalla parte della ragione, ma tutti i posti erano già occupati e mi sono seduto dalla parte del torto”.

Le notizie che si susseguono in questi giorni riguardo a Report e all’attentato al suo conduttore, Sigfrido Ranucci, non rappresentano tanto, come alcuni vorrebbero, un’accusa nei confronti dei protagonisti a vario titolo coinvolti, quanto la presa d’atto che, come sostengo da tempo, a differenza del giornalismo on Line, il giornalismo d’inchiesta sui media tradizionali, stampa e tv, ha smesso da tempo da indagare la verità, per diventare una forma di lobbismo, uno strumento per il conseguimento di scopi personali o politici.

I giornalisti non si pongono più il compito di sviscerare la realtà. Vogliono influenzarla, strumentalizzarla, piegarla ad obiettivi politici ed economici. Da sempre il giornalismo si vanta della sua oggettività rispetto alle notizie. Raccontiamo i fatti al di là delle opinioni.

Quando il giornalismo on Line ha iniziato a crescere, nelle due forme scritto o tramite podcast, i veterani del giornalismo meanstream hanno messo in guardia il loro pubblico. Solo l’informazione ufficiale è oggettiva. Tutto il resto è fake news.

Questa forma di discredito verso la forma di verità che cresce dal basso negli utenti di internet, non è che l’ennesima forma di censura verso una rete che tutti cercano di censurare: dalla politica, alle lobbies, alle multinazionali e che tuttavia, in qualche modo, cerca di far filtrare frammenti di verità.

Alla crescita del pubblico di Internet fa riscontro il crollo delle testate stampa tradizionali e la progressiva sostituzione in televisione del l’INFOTAITMENT all’informazione. E mentre i podcast devono cercare di crescere per sopravvivere alla censura indiretta di YouTube che rende invisibile chi non raggiunge subito visualizzazioni importanti, i giornali e le televisioni si trovano a dover sempre di più dipendere da finanziamenti che non hanno nulla a che fare con le vendite. E diventano la cassa di risonanza del finanziatore.

Tutto ciò è stato visibile durante la pandemia dove lo Stato stesso metteva a bilancio ingenti finanziamenti per chi partecipasse alla propaganda promossa dal Governo. Anche le semplici inserzioni pubblicitarie rendono le testate mute rispetto ad eventuali scandali dei loro finanziatori.  

Persino la cronaca giudiziaria di Garlasco si è spaccata in due con il mainstream che osteggiava la correzione dell’errore giudiziario e Internet che metteva in piedi un’inchiesta corale e collettiva portata avanti congiuntamente tra conduttori di podcast e pubblico.

Infine, non tanto la politica come riflessione democratica, quanto gli schieramenti partitici stabiliscono quali notizie possono essere pubblicate e quali non compariranno mai sulla carta stampata. C’è chi è per il governo, chi per l’opposizione (ma la verità dovrebbe essere una).

Le carte della procura sul caso Report, come già nel caso Garlasco, svelano una gestione della verità da parte dei media, che con la verità non a nulla che spartire.                        

Lo scandalo non è tanto l’improbabile attentato, che sembra una macchinazione degna dei soliti ignoti degli anni d’oro del cinema comico novecentesco, quanto la collaborazione tra esponenti dei maggiori quotidiani italiani ed un noto faccendiere per dare finalmente un leader ai partiti di opposizione.

A questo punto il giornalismo on Line, quello delle fake news, non può che acquisire autorevolezza. Chiunque in questi anni abbia tentato di dire il suo frammento di verità è stato accusato di malafede, complottismo, quando non di collaborare col nemico.


Lavitola al Gip: sono io il mandante dell’attentato a Ranucci


(ANSA) – Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, durato oltre 5 ore, Valter Lavitola ha ammesso “di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci” così come ipotizzato dalla procura di Roma.

LAVITOLA AL GIP, ATTENTATO PER FARGLI ALZARE IL LIVELLO DI SCORTA

(ANSA) – “Ha confermato l’ipotesi accusatoria della procura della Repubblica ammettendo di essere stato il mandante dell’attentato e dice di averlo fatto per tutelare la incolumità di Ranucci che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo e fargli innalzare la scorta”. Lo afferma l’avvocato Sergio Cola, difensore di Valter Lavitola, al termine dell’interrogatorio di garanzia.

ROMA: LEGALE LAVITOLA, A GIP HA CONFERMATO ESSERE MANDANTE ATTENTATO DINAMITARDO

(Agenzia_Nova) – Valter Lavitola “ha confermato l’ipotesi accusatoria della Procura ammettendo di essere stato il mandante dell’attentato”. Lo ha detto l’avvocato difensore di Valter Lavitola, Sergio Cola, a termine dell’interrogatorio di garanzia per l’ex giornalista e imprenditore accusato di essere il mandante dell’attentato dinamitardo avvenuto il 16 ottobre dello scorso anno di fronte all’abitazione del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci, a Pomezia.


La profezia di Calenda: “In autunno Putin attaccherà la Nato. È la sua unica soluzione per sopravvivere alla guerra”


Il leader di Azione pronostica che il presidente russo “testerà la tenuta” dell’alleanza colpendo un suo Paese membro: “Il mondo sarà più pericoloso, serve un governo ‘vecchia maniera’”

La profezia di Calenda: “In autunno Putin attaccherà la Nato. È la sua unica soluzione per sopravvivere alla guerra”

(ilfattoquotidiano.it) – Vladimir Putin attaccherà la Nato e lo farà in autunno. La profezia non viene da un esperto militare o da una talpa del Cremlino, ma da Carlo Calenda, che lo assicura in un’intervista alla Stampa: “In autunno la Russia testerà la tenuta della Nato con un attacco a uno dei suoi Paesi. Ci siamo già andati vicino con il drone che ha violato l’aeroporto di Lipsia. Per Putin è l’unica soluzione di sopravvivenza alla guerra”, garantisce il leader di Azione. Approfittandone per rilanciare il suo obiettivo politico, la creazione di un esecutivo di larghe intese in cui il suo partitino possa avere un ruolo decisivo: dopo le elezioni, pronostica, “nascerà un governo alla vecchia maniera, per paradosso qualcosa di più serio di quel che si vede oggi. Ad esempio non potrà promettere stupidaggini come l’abolizione delle accise. Ci sarà il solito cazzeggio in campagna elettorale, poi si inizierà a parlare di cose serie. E ce ne sarà bisogno perché per allora il mondo sarà un posto più pericoloso di oggi“, avverte.

Calenda è convinto che si voterà “ad aprile, per una ragione molto semplice: Meloni non può permettersi di farlo dopo le Comunali (previste nell’autunno 2027, ndr), dalle quali uscirà sconfitta”. La legge elettorale in via di approvazione, prevede, “produrrà un pastrocchio, un tipico caso di incomprensibile testardaggine della premier. Il premio al 42% è ridicolo, soprattutto sei dici a priori che non ti alleerai con Vannacci”. Per questo l’ex ministro si dice “certo” che il voto finirà in “pareggio”, e si immagina già kingmaker del futuro governo, che sogna guidato dal Commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni. “Dialogherò con tutti gli europeisti. Oggi – almeno sulla carta – i miei interlocutori naturali sono il Pd, che dopo il pareggio non avrà più Schlein come segretario, e Forza Italia, quando non è schiacciata sulla linea di Tajani e le stupidaggini di Meloni”. Sempre che Putin non li stermini tutti.


Sul riarmo vietato discutere: aggirati i Parlamenti europei


Democrazia a rischio. Il report di Camera e Senato sull’illegittimità del piano Rearm 2030. La clausola di salvaguardia e il prestito Safe

Sul riarmo vietato discutere: aggirati i Parlamenti europei

(di Lorenzo Giarelli – ilfattoquotidiano.it) – Per volere di Ursula von der Leyen, in questi anni il piano Rearm 2030 ha seguito una procedura d’urgenza che lo stesso Europarlamento ritiene illegittima, tanto da spedire il caso alla Corte di giustizia europea. Ma un problema democratico si presenta ora anche nei singoli Stati membri, dove quasi tutti i Parlamenti stanno rimanendo fuori dal dibattito sull’attivazione della clausola di salvaguardia per le spese in Difesa (la possibilità di spendere fino all’1,5 per cento in più del Pil), in molti casi legata all’adesione al Safe, strumento di finanziamento del riarmo e altro pilastro del Rearm.

Lo si scopre da un dossier del Servizio studi di Camera e Senato diffuso nei giorni scorsi. In Italia la situazione è ancora in evoluzione: il governo non ha ancora deciso se accedere al Safe, per quanti miliardi e in che modo; si è solo limitato a “prenotare” circa 15 miliardi di prestiti anche se l’ipotesi più realistica è che alla fine ne richiederà meno della metà. Dopo aver ascoltato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, la scorsa settimana il Parlamento ha approvato una risoluzione per legittimare l’attivazione della clausola di salvaguardia e l’eventuale adesione al Safe, senza però che sia ancora specificato alcun dettaglio. Altri passaggi saranno necessari, visti anche i vincoli di bilancio a cui dovremmo derogare per investire in Difesa.

In altri Paesi però è già tutto definito e i parlamentari sono rimasti ai margini. Nulla di illegale, visto che ciascun Paese segue le proprie procedure, ma l’indicazione di come pure su un tema così cruciale si possa fare a meno di un dibattito in aula è evidente. “La partecipazione dei Parlamenti nella decisione di attivare la clausola di salvaguardia nazionale – scrivono i tecnici nel dossier – è stata limitata a un numero ristretto di casi. Molti referenti hanno però riferito di un coinvolgimento indiretto delle Commissioni parlamentari in sede di esame dei documenti nazionali di bilancio”. Il report ricorda anche che, nel caso limite in cui tutti gli Stati aderissero a pieno, parleremmo di un “aumento di spesa complessivo pari a circa 650 miliardi di euro” per il settore Difesa. Come detto, la discussione sulla clausola di salvaguardia è strettamente legata al Safe, perché “alle spese per la Difesa finanziate dai prestiti Safe si applica la flessibilità della clausola di salvaguardia”, dunque ogni governo è chiamato a una valutazione complessiva sugli strumenti messi a disposizione dall’Europa. L’elenco include 18 Paesi in cui il governo ha già deciso sulla clausola di salvaguardia. In molti di questi la dicitura è esplicita: “Nessun coinvolgimento” del Parlamento. Vale per Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia, Lituania, Slovenia, Spagna e Ungheria.

In altri casi il coinvolgimento è stato molto marginale. In Germania il Bundesrat non è stato chiamato in causa, mentre il Bundestag è stato informato solo ex post, cioè a cose fatte. In Danimarca la discussione è stata solo in commissione, così come in Finlandia, in Portogallo e in Grecia. In Polonia l’aula non è stata coinvolta, mentre solo ex post c’è stato un dibattito con gli esponenti del governo in commissione.

In Slovacchia il Parlamento ha votato una risoluzione sulla clausola di salvaguardia, in Repubblica Ceca il governo ha informato solo il Senato (senza che però fossero messe al voto risoluzioni). Il governo della Lettonia invece ha aderito facendo a meno della discussione in aula, ma ricevendo un mandato della Commissione Affari europei a scatola chiusa, ancor prima che il meccanismo di attivazione della clausola fosse formalizzato dal Consiglio europeo. Come a dire: per il riarmo bisogna fare presto.


Dammi una scorta e ti solleverò il mondo!


(Marco Ciriello – dagospia.com) – Se è vero che Valter Lavitola ha fatto piazzare la bomba – «d’amore» – davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci allora sappiamo che il faccendiere ha capito più di tutti la categoria politico-giornalistica dei “professionisti dell’antimafia” nata da un articolo di Leonardo Sciascia nel lontano 1987. Lavitola ha fatto sua quella teoria e i suoi benefici, capendo l’importanza politica e culturale di essere il Bene, con la scorta che diventa una rendita di posizione oltre due ali d’angelo.

A leggere i giornali sembra che Lavitola oltre Sciascia avesse letto anche Osvaldo Soriano perché il suo “Cefalù” ricorda “El Refugio”: il bar di Parigi che fungeva da territorio neutrale per le spie di tutto il mondo ne “L’occhio della patria”. E Lavitola un piccolo Julio Carré capace di tenere al suo tavolo due direttori, Paolo Mieli e Stefano Cappellini, oltre il puro Ranucci.

Invece di fargli le interviste sulla sua innocenza bisognerebbe chiedere a Lavitola delle sue letture che ormai i giornalisti non intercettano dalle sue teorie, fu deduzione empirica o lettura carceraria? È evidente che aveva capito come funziona l’Italia-Bene o del presunto-Bene meglio di tutti: deducendola da Sciascia.

Se davvero è il mandante della bomba – «d’amore» – è anche il migliore dei politici, mentre crea, con altissime consulenze, il questionario per capire il Ranucci gradito, ha già immaginato come spingerlo in avanti: facendogli perdere l’innocenza, portandolo tra i “quasi” martiri, allargando il finissimo ragionamento sciasciano che partiva dal prefetto Mori e passava per la promozione di Borsellino toccando l’ascesa di Orlando.

Lavitola strappa il ragionamento a Sciascia e lo capovolge, con uno scoppio – sempre che sia il mandante – è convinto di rafforzare la posizione in Rai di Ranucci – chi toglie il programma a un eroe? – e contemporaneamente di “aiutare” la discesa in campo del giornalista, che – stando alle trascrizioni dei colloqui e dei messaggi – appare vittima lusingata del progetto, al netto dell’oscurità della bomba.

Lavitola sembra aver capito le carriere con la scorta più di tutti, coniugando i sondaggi di Publitalia e quindi la lezione berlusconiana con quella sciasciana, un’Italia impensabile oltre lo studio di Marcello Dell’Utri, l’unico capace di annodare Silvio B. e Leonardo S., poi a Roma, scavalcando Filippo Ceccarelli. Prendi l’anima buona, minacciala, esponila, portala all’estremazione, e poi zac: candidala per le altre anime buone, ecco – il presunto – teorema dei professionisti dall’anima buona – pensato e forse attuato da Valter per l’amico Sigfrido.

Ora, Lavitola – sempre che sia davvero il mandante – appare come megalomane e sconfitto, ma in realtà è uno che aveva compreso come si scende in campo meglio di Calenda e come ci si può restare più a lungo di Segni, analizzando le ascese da scorta, le carriere con le ali, l’imposizione del Bene. Insomma, o Lavitola – come il suo ristorante – è qualcosa in più di mezzo parlamento con inserti di buone letture e pessimi metodi oppure è una scheggia di commedia all’italiana che, però, in un’estate sola, si è mangiata tutti i giallisti da vetrina.


Putin: “Risponderemo ai sequestri delle nostre navi da parte degli europei”


Il Cremlino minaccia ritorsioni in risposta alle intercettazioni della flotta ombra russa. Medvedev parla di “approccio simmetrico”.

(ilfattoquotidiano.it) – Il presidente russo Vladimir Putin ha minacciato di sequestrare navi appartenenti a paesi europei in risposta ai piani di intercettazione e sequestro di navi russe sospettate di far parte della “flotta ombra” di Mosca. “Saremo costretti a rispondere per le rime”, ha detto Putin mentre supervisionava esercitazioni navali nell’Estremo Oriente russo, aggiungendo che Mosca agirà “ovunque lo riterrà necessario e opportuno, in qualsiasi luogo”. La Francia e il Regno Unito hanno fermato diverse petroliere sospettate di far parte della flotta ombra russa che trasporta petrolio in violazione delle sanzioni internazionali. L’Ue ha sanzionato centinaia di navi della flotta ombra.

Intervenendo durante una visita a una nave da guerra russa impegnata in un’esercitazione navale nel Pacifico, Putin ha definito le azioni occidentali volte a sequestrare navi legate alla Russia una violazione del diritto marittimo internazionale. “Non è altro che pirateria e rapina“, ha affermato il leader russo. Concetto ribadito dal vice presidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev, sul suo canale Telegram. “I cani dell’Europa occidentale abbaiano istericamente sulla cosiddetta flotta ombra russa”, ha dichiarato Medvedev, secondo cui “la stragrande maggioranza delle navi dell’Europa occidentale batte bandiera di comodo. Cosa significa questo? Significa che, seguendo un approccio simmetrico, la Russia ha il diritto di attaccare qualsiasi nave mercantile di Paesi nemici, sia nelle nostre acque che in acque neutrali, se vi è un sufficiente sospetto che trasporti merci per il nemico”


I conservatori USA sbarcano a Roma: nel 2027 la convention


I conservatori USA sbarcano a Roma: nel 2027 la convention per aiutare Meloni e far svoltare a destra l’Europa. Una delegazione della CPAC, network della destra trumpiana negli Stati Uniti, sarà in visita a Roma a settembre e organizzerà la propria convention in Italia nel 2027. È forse l’appuntamento più importante per l’estrema destra mondiale, e non sarà in Europa per caso. L’anno prossimo si vota in Italia, Spagna e Francia. Il progetto è portare la svolta a destra e, finalmente, frammentare del tutto l’Unione europea.

(di Valerio Renzi – fanpage.it) – La CPAC sbarca a Roma. A inizio settembre una delegazione della Conservative Political Action Conference sarà in Italia per incontri di alto livello (ma riservati), una conferenza stampa e una cena di gala il cui invito è stato recapitato a Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani, oltre ad altre figure di primo piano della destra di governo. Nel 2027 invece si terrà il vero e proprio meeting, forse l’appuntamento più importante dell’anno per la leadership della destra globale.

A darne notizia alcuni giorni fa sulla stampa nostrana è stato Francesco Giubilei, che come spesso capita fa tutte le parti in causa, fonte del retroscena e giornalista che dà la notizia. Giubilei infatti fa parte del network europeo della CPAC, grazie al suo ruolo di presidente della Fondazione Tatarella a cui si aggiunge ora quello di direttore scientifico della Fondazione AN. Da quanto reso noto dal giornalista, all’organizzazione dell’evento lavorano ovviamente Matt Schlapp, direttore della American Conservative Union, la lobby che organizza CPAC, insieme al consulente dell’amministrazione Trump Marcel Kaminstein e diverse figure italiane, con tutta probabilità lo stesso Giubilei.

Per partecipare al tour romano i delegati dovranno pagare 15mila dollari. La tre giorni nella capitale prevede “tavole rotonde di alto livello e conversazioni private con alti funzionari e figure di spicco della politica conservatrice”, e poi una “serata di gala formale con relatori di spicco e cena raffinata”, il soggiorno presso un club di polo, “in un ambiente intimo ideale per stringere relazioni e coltivare la diplomazia”, e in ultimo “un’esperienza speciale in Vaticano, che dovrebbe includere una visita guidata o privata”.

I lobbisti della destra americana arrivano per sostenere a Giorgia Meloni quando le urne sono ormai in vista. Il 2027 potrebbe essere l’anno della svolta all’estrema destra per l’Europa, realizzando il piano di disarticolazione dall’interno dello spazio europeo teorizzato dalla presidenza di Donald Trump. In Francia Marine Le Pen marcia verso l’Eliseo, non c’è sondaggio che non la dà vincente al secondo turno. In Spagna l’estrema destra di Vox è pronta a governare con i popolari, mentre Pedro Sanchez e le sinistre sono indietro nelle rilevazioni di voto. I piani di vittoria prevedono ovviamente la continuità in Italia con un Meloni-Bis, per non dare neanche un minimo di fiato alle sinistre continentali. Uno scenario trionfale per la destra americana e i tecnoligarchi, su cui vale la pena investire tempo, denaro e algoritmi.

Finora la casa europea della CPAC era stata l’Ungheria di Viktor Orbán, con uno spin off europeo della manifestazione. L’edizione del 2026 (la prima era stata nel 2021) ha visto tra gli altri la partecipazione della leader di AfD Alice Weidel e di quello di Vox Santiago Abascal, del presidente argentino Javier Milei e ovviamente di esponenti di primo piano della destra americana e MAGA. Forse l’iniziativa non ha portato proprio bene a Orbán, visto che tre settimane dopo la destra globale vedeva il crollo di una delle sue avanguardie con la sconfitta nelle urne. Per questo forse la destra americana guarda all’Italia per il 2027, per una nuova edizione globale della conferenza dopo l’Australia, il Brasile e il Regno Unito, a ribadire che la battaglia più importante si combatte in Europa.

A preparare l’arrivo della potente lobby dei conservatori americani, che ha contribuito in questi anni a spingere sempre più a destra il Partito Repubblicano, è arrivato a maggio Kevin Robert, presidente dell’Heritage Foundation. Il ricchissimo think tank tra le altre cose ha redatto Project 2025, un’agenda di governo ultra conservatrice ampiamente adottata da Donald Trump nel corso della sua seconda presidenza. Robert ha incontrato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, fondatore e riferimento della Fondazione Fare Futuro, che ha organizzato il viaggio.

Giorgia Meloni non è mai stata ospite a Budapest, ma ha invece partecipato due volte alla CPAC negli Stati Uniti, la prima volta come leader di Fratelli d’Italia nel 2022, e nel 2025 nella veste di primo ministro. Nel 2027 sarà la padrona di casa, rimane da vedere se nel ruolo di capo di governo o di leader dell’opposizione.


Vogliono uccidere Report approfittando del caso Ranucci: questa è l’unica certezza di tutta la storia


(Francesco Cancellato – fanpage.it) – Prima di tutto i fatti, per come li conosciamo finora. A mettere in atto l’attentato ai danni del conduttore di Report Sigfrido Ranucci sono state quattro persone, Antonio Passariello, Marika De Filippi, Saverio Mutone e Pellegrino D’Avino, quattro criminali avellinesi, che hanno agito su commissione. Stando alle indagini della procura di Roma, e alle carte dell’ordinanza di custodia cautelare, emergono evidenze di forti legami tra loro e il faccendiere Valter Lavitola, un uomo dal passato oscuro, dedito a complotti, ricatti ed estorsioni che si era apparentemente rifatto la vita come ristoratore.

Bene: stando alle carte della procura di Roma, emerge piuttosto chiaramente il coinvolgimento di Lavitola nell’attentato ai danni di Ranucci. Meno chiaro, a dispetto di tutto è il movente: gli inquirenti fanno notare che i due fossero amici, molto amici. E allo stesso modo, che il faccendiere fosse convinto che Ranucci si dovesse candidare in Parlamento e assumere la leadership del centrosinistra, per diventarne a sua volta il consigliere ombra. Quindi, deducono: l’attentato potrebbe essere stato fatto per ergere Ranucci a vittima suprema e lanciarne la carriera politica.

Fine. Per ora siamo qui. Potete pensarla come volete della sciagurata amicizia tra Lavitola e Ranucci, e della sua opportunità. E magari dalle indagini emergerà altro, non lo sappiamo. Ma per ora non c’è una riga, un mezzo virgolettato in cui Lavitola espliciti questo legame tra il suo opinabile disegno politico e l’attentato a Ranucci. E, sono gli stessi inquirenti a metterlo nero su bianco, Ranucci era totalmente inconsapevole del fatto che Lavitola stesse preparando un attentato ai suoi danni. Allo stesso modo, nelle 198 pagine di ordinanza, non emerge nessuna forma di condizionamento che Lavitola avrebbe posto in essere nei confronti di Ranucci, per indirizzare l’attività giornalistica di Report.

Bene. E allora forse in questa fase varrebbe la pena di concentrarsi su altro. Ad esempio, su come una parte politica, buon ultimo il vicepremier Matteo Salvini in persona, e i suoi organi di propaganda travestiti da giornali stanno facendo di tutto per far cacciare Ranucci da Report, appigliandosi a qualunque cosa per raggiungere il loro obiettivo. E siccome, allo stato attuale, non ci sono appigli per giustificare la cacciata di Ranucci, vale la pena di chiedersi perché tanta foga, perché tanto interesse a vedere cadere la testa del conduttore di Report.

Perché, banalmente, Ranucci in questi anni non è stato solo il conduttore di Report. È stata la persona che ha messo la sua faccia e il suo corpo per difendere la più scomoda delle trasmissioni d’inchiesta del servizio pubblico dagli attacchi violentissimi che ha subito quasi settimanalmente dalla maggioranza di governo. Attacchi dai banchi del governo, dalla commissione di vigilanza Rai, dalla commissione antimafia, dai parlamentari, dai dirigenti Rai, dalle trasmissioni e dai giornali di destra. Un fuoco di fila impressionante cui Ranucci si è opposto mettendoci la faccia e tutto il suo carisma. Egomaniaco? Narcisista? Forse, come chiunque faccia questo mestiere, peraltro, o quello del politico, peraltro. Ma è facile pensare anche, che con un conduttore più arrendevole, Report sarebbe già stata chiusa o silenziata da tempo.

Ed è questo il punto a cui siamo ora, precisamente: al tentativo finale di levare di mezzo Ranucci, con il malcelato obiettivo di delegittimare tutto quel che Report ha fatto sinora, e di addomesticarla, se non addirittura di chiuderla. Di farne, nel migliore dei casi, un programma che fa inchieste con il bilancino – una a destra, una a sinistra, e magari qualcuna dove non si parla di politica – come ha messo nero su bianco il capo degli approfondimenti Rai Paolo Corsini in una missiva al conduttore finita agli atti dell’ordinanza della procura. Un giocattolino che non rompa troppo le scatole a chi comanda, e ai suoi amici.

Potete pensarla come volete, su Report. Possono piacervi o meno le inchieste di quel gruppo di giornalisti. Ma vedere un’intera parte politica e un intero apparato mediatico al suo servizio all’assalto di un programma d’inchiesta del servizio pubblico, approfittando di un attentato di cui il conduttore è vittima, non è un bello spettacolo. E non è un bello spot per la nostra libertà d’informazione e per la nostra democrazia. Forse è questo ciò di cui dovremmo parlare oggi, ciò per cui dovremmo indignarci oggi. E magari vigilare affinché non accada.


“Chi si dice patriota dovrebbe essere qui a onorare la patria”: l’orazione di Conte a Sant’Anna di Stazzema


Il leader M5s alla commemorazione dell’eccidio: “Non ci possiamo permettere ambiguità”. E si impegna a far discutere la proposta di legge per bandire simboli e gadget nazifascisti

(ilfattoquotidiano.it) – “Chi si professa patriota dovrebbe essere qui per onorare la patria”. Da Sant’Anna di Stazzema, parlando alla cerimonia di commemorazione dell’eccidio di 82 anni fa, Giuseppe Conte chiama in causa la destra di governo assente alla cerimonia (c’era solo il leader di Forza Italia Antonio Tajani) e le sue reticenze nel condannare le atrocità nazifasciste durante la guerra civile. “Non possiamo onorare la patria se non onoriamo chi non si è piegato alla dittatura e per questo ha sacrificato la propria vita. Chi non si inchina davanti a questo sacrario civile, chi evita di pronunciare parole di verità, non solo continua a ferire un’intera comunità ma finisce per disconoscere i fondamenti stessi della nostra storia repubblicana”, accusa il presidente del M5s. Infatti, incalza, “le ragioni fondative della Repubblica, non ci permettono neppure oggi, a distanza di anni, di essere indulgenti verso ideologie o prassi ispirate al fascismo. Non ci possiamo permettere nessun cedimento, nessuna ambiguità, incertezza verso azioni o pensieri nostalgici”. E raccoglie l’invito del sindaco di Stazzema Maurizio Verona: “Anche io, per quanto mi compete dall’opposizione e per la mia parte politica, spingerò perché si apra una discussione in Commissione Giustizia sulla proposta di iniziativa popolare volta a bandire simboli e gadget nazifascisti“.

“Ancora oggi ci lascia senza fiato la brutalità con cui furono uccise 560 persone“, afferma l’ex premier. “Quel giorno a Sant’Anna non sopravvisse neppure un barlume del senso di umanità, imperversò solo il furore cieco della barbarie. Con i soldati tedeschi c’erano anche uomini e donne con il volto semicoperto, parlavano italiano, erano i collaborazionisti, i complici fascisti di questa strage. Non fu una rappresaglia militare, fu un’azione terroristica premeditata, un massacro pianificato e attuato nei minimi dettagli. Qui a Sant’Anna di Stazzema, in questo sacrario laico, ogni cittadino che si riconosce nei valori repubblicani rinnova il proprio giuramento alla Costituzione. E’ un atto di memoria, ma anche un atto di responsabilità, conservare la verità, proteggere la democrazia, onorare chi ha dato la vita per questi principi”. A marigne della cerimonia, poi, Conte parla dell’attualità esortando la politica “ad avere il coraggio di costruire percorsi diplomatici, negoziati, condizioni per una pace giusta e duratura. L’Europa non può rassegnarsi a una nuova corsa al riarmo come unico orizzonte politico, ma deve essere protagonista di diplomazia e di pace”.

Ricorda la strage anche la segretaria del Pd Elly Schlein: “La memoria dell’orrore nazifascista e dei martiri di Sant’Anna è un dovere, perché la storia non si riscrive e non si dimentica”, scrive in un post sui social. “L’eccidio di Sant’Anna di Stazzema è una ferita nella storia italiana ed europea che ricorda la necessità di uno sforzo quotidiano per difendere ogni giorno la democrazia, la libertà e i principi antifascisti della nostra Costituzione e della nostra Repubblica”.


Attentato Ranucci: giornalista, da Moro a Falcone messa a tacere voce che spaventa 


(LaPresse) – “La voce che spaventa. Ho imparato, seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, e Piersanti Mattarella a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza”.

Così il giornalista e conduttore di ‘Report’ Sigrido Ranucci, in un post sul proprio account Facebook corredato dalla foto di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. “Muoiono tutti nello stesso identico modo — non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto, un attimo prima degli altri, il disegno intero di cui erano parte, e per aver tentato, con l’ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta”, conclude Ranucci. 


Ponte Summer Festival, parte il conto alla rovescia: mancano 10 giorni alla grande serata di musica e spettacolo


Mancano ormai soltanto 10 giorni al Ponte Summer Festival. Il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato e cresce l’attesa per la prima edizione dell’evento che sabato 22 agosto, a partire dalle ore 21, porterà musica, spettacolo e divertimento in Piazza Fontana Longa a Ponte, in provincia di Benevento. Una serata pensata per coinvolgere un pubblico di tutte le età e trasformare il centro cittadino in un grande palcoscenico a cielo aperto. E soprattutto, con un elemento destinato a rendere ancora più speciale l’appuntamento: l’ingresso sarà completamente gratuito. Il programma promette una lunga notte all’insegna della musica e dell’intrattenimento. Ad aprire la serata sarà Kophra, giovane cantautore toscano classe 2005, tra gli artisti emergenti più interessanti del panorama musicale italiano. Con brani come Capitale e Fuori Europa, ha conquistato un pubblico sempre più ampio grazie a uno stile diretto e autentico, capace di raccontare emozioni, sogni e fragilità soprattutto alle nuove generazioni. A seguire spazio a Bar Italia – Discoteca Italiana, format dedicato alle grandi hit dance degli anni Novanta. Non un semplice dj set, ma uno spettacolo completo con animazione, ballerine, spettacoli di fuoco, laser show ed effetti speciali. Un viaggio musicale nella memoria di un’intera generazione, pronto a trasformare Piazza Fontana Longa in una grande discoteca a cielo aperto. A chiudere la serata sarà Cecilia Gayle, artista amatissima dal pubblico e protagonista di successi che hanno fatto ballare intere generazioni. El Pam Pam ed El Tipitipitero sono pronti a riportare in piazza ritmo latino, energia e tanta voglia di divertirsi. A fare da filo conduttore alla manifestazione sarà Paolo Stefanelli, conduttore radiofonico, speaker e presentatore televisivo, nonché voce di Bar Italia – Discoteca Italiana. Sarà lui ad accompagnare il pubblico attraverso i diversi momenti dello spettacolo, dando ritmo e coinvolgimento a una serata costruita per non lasciare spazio alla noia.

Ma il Ponte Summer Festival non sarà soltanto musica. Durante la serata sarà possibile vivere anche un’esperienza dedicata alla convivialità, grazie agli stand gastronomici e alle proposte di street food, pensati per accogliere famiglie, giovani, gruppi di amici e visitatori provenienti dai diversi centri del territorio. Il patrocinio del Comune di Ponte accompagna questa prima edizione, che si presenta con un cast di grande richiamo e con tutti gli ingredienti per trasformare la piazza in una grande festa. Ora è ufficialmente partito il conto alla rovescia: -10. Tra dieci giorni Piazza Fontana Longa si accenderà per una notte di musica, ballo, spettacolo e condivisione. L’appuntamento è per sabato 22 agosto, dalle ore 21, a Ponte. Ingresso gratuito. L’estate sannita si prepara a vivere una nuova grande serata. E il conto alla rovescia è già cominciato.

Ufficio Stampa


Fronte iraniano, Trump e iper capitalismo


(Tommaso Merlo) – Sulle navi americane di stanza nel Golfo manca dentifricio e deodorante e le truppe si lamentano di mangiare che manco li cani e di non voler morire per quegli stramaledetti sionisti. Ci son stati anche tentativi di suicidio perché li tengono a galleggiare per mesi e mesi per una guerra senza senso e persa da mo’, l’essere poi in balia dei deliri di un Demente Senile in Capo, non aiuta affatto. Trump blatera che lo Stretto di Hormuz è aperto ma l’unica cosa aperta sono i suoi orifizi da cui esce ogni schifezza e pure a nastro. I pochi analisti militari non corrotti dalla mafia lobbistica americana ammettono la disfatta e quelli finanziari ritengono imminente una crisi devastante se la situazione non si sblocca. Già, Trump è fottuto. Più che un presidente, il becchino dell’impero americano imploso per mano di un capitalismo scappato di mano in cui perfino le persone sono diventate “capitale” e la loro vita un piano di investimento, di risparmio e di accumulo in vista di un salvifico profitto. Persone rinchiuse in un piccolo mondo mentale e circondate da una giungla di mercato in cui competere e fare marketing per piazzare se stessi e collezionare i miraggi materiali che il lunapark consumistico e carrieristico offre per ogni gusto e stagione. Eh sì, il mondo è infestato di trump, di gente posseduta dal demone egoistico e narcisistico che li anima da sotto i loro ciuffi di plastica e il loro cerone arancione. Iper capitalismo che non è altro che la manifestazione dei mali che ci affliggono dentro. L’Iran ha mandato gli americani a prenderselo in quel posto, vogliono la resa incondizionata e tutti i punti del primo Memorandum soddisfatti prima ancora di sedersi eventualmente a trattare. E come dargli torto, americani e sionisti sono soliti ammazzare i negoziatori e hanno aggredito l’Iran per ben due volte mentre trattava. Civiltà superiore occidentale e democrazia modello israeliana all’opera. L’Iran controlla lo Stretto di Hormuz e attende che la scarsità di petrolio faccia crollare economicamente e quindi anche politicamente i suoi persecutori, le elezioni sono tra poco ma non può attendere troppo. Oggi l’Iran è in una netta posizione di forza negoziale e superiorità anche militare, ma gli Stati Uniti sono tre volte l’Iran come popolazione e stampano dollari come se fosse carta igienica. Nel giro di qualche tempo potrebbero colmare il gap producendo missili, droni e contraerea all’altezza di quella iraniana e mettere insieme quell’esercito di almeno un milione di effettivi che gli servirebbe per tentare l’invasione di terra. Americani e sionisti sono poi dei killer seriali, il loro stato profondo e depravato stermina oppositori politici e stronca paesi insistendo anche per anni da dietro le quinte, come in Siria. Bombe, sanzioni, e complotti che passano da un burattino alla Casa Bianca all’altro. All’Iran conviene quindi la fine definitiva di quasi mezzo secolo di persecuzione e fin che ha la forza, provare anche a salvare il popolo palestinese e quello libanese e yemenita. Le difficoltà economiche e le profonde fratture politiche americane, giocano a favore dell’Iran in questa fase al punto che a Teheran ai falchi non basta l’intransigenza diplomatica ma vogliono il contrattacco militare. Già, Trump è fottuto. Se molla, il mainstream sionista sbatte le sue porcate con Epstein in prima serata e in mondovisione e rischia la lapidazione globale. Se rilancia militarmente rischia una sabbiosa caporetto, l’ammutinamento e la corte marziale per aver tradito gli interessi americani a favore di quelli sionisti. E poi c’è quello che rimane del suo tossico ego, sopravvivere alla totale disfatta del proprio personaggio pubblico è il vero inferno in terra, roba da tuffarsi di pancia dal tetto della Casa Bianca per la felicità dell’intero sistema solare. Secondo i pochi analisti americani non al soldo della mafia lobbistica, Trump doveva rispettare il Memorandum e più temporeggia più l’Iran alzerà l’asticella fino a rigettare ogni soluzione anche sul nucleare e gli conviene quindi calare le braghe e arrendersi correndo poi in conferenza stampa a vantarsi del trionfo e raddoppiando le dosi di antipsicotici e antidiarroici. Eh sì, il mondo è infestato di trump, di gente posseduta dal demone egoistico e narcisistico, persone ridotte a “capitali” intenti a perseguire il profitto perché è da esso che fanno dipendere il loro valore e benessere. Soldi ma anche potere e visibilità e roba e status sociale. Prima se stessi e sempre ben piazzati al centro del proprio piccolo mondo. Credendosi indispensabili anche quando sono di troppo e addirittura dannosi. Credendosi chissà chi quando non sanno neanche chi sono davvero. Ignoranza esistenziale frutto dell’arroganza che impedisce di ascoltare e di sentire e quindi di apprendere ed evolvere. Delirio iper capitalista che devasta la vita personale e collettiva. Competizione perpetua, depravazione consumistica, sottocultura dell’immagine ed ovviamente conflitto permanente. Iper capitalismo manifestazione dei mali che ci affliggono dentro e la cui soluzione non può quindi essere fuori. Solo la nostra consapevolezza potrà sconfiggere i trump che ci circondano e quello dentro di noi in modo da costruire un mondo migliore.